Ottimo post PvreHate!
L'unica cosa che contesto, come sempre, è l'uso di termini come "islamismo ed "integralismo". Ma non è un problema.
Vedo che hai perfettamente capito che cosa dicono i comunitaristi...![]()


Ottimo post PvreHate!
L'unica cosa che contesto, come sempre, è l'uso di termini come "islamismo ed "integralismo". Ma non è un problema.
Vedo che hai perfettamente capito che cosa dicono i comunitaristi...![]()


Può darsi che tu abbia ragione, ma allora non riuscirei a spiegarmi come mai inizialmente (anni addietro) Hezbollah avesse la dichiarata intenzione di portare la rivoluzione khomeinista in Libano ed ora abbia cambiato idea. A mio parere c'è attualmente all'interno di Hezbollah un intenso dibattito su questo. Mi piacerebbe sentire l'opinione di Basiji a riguardo.
Istintivamente però mi viene da abbracciare la tua prima ipotesi. Attualmente la popolarità presso le masse di Hezbollah è assolutamente indiscussa e raccoglie consensi anche all'interno della altre forze della resistenza libanese.
Diciamo che sono io che a volte non capisco bene le frasi altruiOriginariamente Scritto da Outis
. Hai scritto partito sciita...era già chiaro così (per tutti ma non per me)
E questa sarebbe un ottima cosa da parte di Hamas. L'importante è che quest'ultima non faccia poi l'errore contrario di trasportare acriticamente l'esperienza di Hezbollah in una realtà come quella palestinese diversa da quella libanese.Originariamente Scritto da Outis
Comunque sarebbe un'iniziativa ottima da parte di Hams.
Dammi retta, devo migliorare ancora moltoOriginariamente Scritto da Outis
Comunque grazie per la fiducia compagno
A luta continua




Ottimo, aggiungo io che bisogna distinguere (almeno parzialmente) la natura di un movimento dalla sua rivestitura ideologica.
Gli Hezbollah usano un'ideologia religiosa per fare un movimento nazionalitario di liberazione nazionale con un'importante venatura anticapitalista. Il vantaggio è che così si appoggiano alle tradizioni comunitarie di autorganizzazione degli sciti e che devono trovare alleanze con le altre comunità libanesi rendendo meno probabili derive fondamentaliste.
Negli anni '50-'60 un movimento così sarebbe nato sulla base di un'deologia marxista classica o di tipo maoista.
Al di là delle diverse coloriture ideologiche bisogna riconoscerne il carattere di liberazione nazionale e non fare come molti compagni che sono contro gli Hezbollah perché parlano a nome di Dio, mentre sarebbero favorevoli se parlassero a nome degli operai rivoluzionari libanesi.


Esattamente. Mi interessa sottolineare soprattutto l'ultima parte del tuo intervento. E' da notare come l'opposizione di certi compagni che fanno del dogmatismo la loro unica fonte di vita e di verità sia in antitesi con la pratica dei compagni libanesi che da tempo collaborano assieme ad Hezbollah nell'ambito della resistenza libanese sia a livello militare che a livello civile.
A luta continua


Faccio una premessa doverosa: non ho letto l'articolo di Claudia Cinatti, non per disinteresse, ma per motivi di tempo. Quindi scriverò alcune considerazioni sullo stesso, eventualmente, dopo averlo fatto.
Ho però letto tutti i commenti degli amici, con piacere. Spero di portare alcuni brevi chiarimenti e approfondimenti sulla visione di Hizbullah, sin dalla sua fondazione, in merito ai propri legami con la Rivoluzione Islamica dell'Iran e la Repubblica Islamica in seguito instaurata, al contesto libanese, ed alla creazione di un modello di Stato Islamico sul "modello iraniano".
Non vi è discrepanza, nè tra i fondatori e semplici militanti di Hizbullah, nè tra i suoi oppositori e nemici, che l'impatto principale sulla sua nascita, oltre all'invasione sionista del Libano, fu la benedetta Rivoluzione Islamica del 1979, e la sua incomparabile Guida, l'Imam Khomeyni (RA). Tale impatto, influenza e relazione è stata ribadita in ogni sede e luogo dai dirigenti del movimento di resistenza islamica libanese. Vorrei anche specificare, come molti hizbullahi hanno sempre tenuto a fare, che è inesatto tradurre o parlare di Hizbullah come "partito di Dio" o "partito sciita". Questo perchè il termine Hizbullah, derivando da due precisi versetti del Sacro Corano (V: 56; LVIII, 22) e numerosi detti (ahadith) del Santo Profeta (S) e dei Puri Imam (AS), ha una connotazione essenzialmente e principalmente spirituale e metafisica. Nel suo genuino significato coranico, ed in particolar modo nel versetto 56 della Sura al-Maida (V), il termine "hizb", nulla ha a che vedere con un’organizzazione partitica secolare di stampo occidentale, ma designa piuttosto l’insieme di coloro che si "raggruppano" (dal verbo "hazzaba", raggruppare, riunire) per seguire il Dio, il Profeta (S) e i suoi Imam (non per nulla questo versetto è immediatamente successivo all’altro celeberrimo della Wilayat dell’Imam Ali (as), e i due versetti si chiariscono a vicenda). Forse ancora più chiara la descrizione degli hezbollahi data dal secondo versetto coranico menzionato, che non ha bisogno di commenti:
"Non troverai alcuno, tra la gente che crede in Dio e nell'Ultimo Giorno, che sia amico di coloro che si oppongono a Dio e al Suo Inviato, fossero anche i loro padri, i loro figli, i loro fratelli o appartenessero al loro clan. Egli ha impresso la fede nei loro cuori e li ha rafforzati con uno spirito proveniente da Lui. Li farà entrare nei Giardini dove scorrono i ruscelli, in cui rimarranno in perpetuo. Dio si compiace di loro e loro si compiacciono di Lui. Essi sono Hizbullah. Ebbene, Hebzollah non è forse quello di coloro che trionferanno?".
La fondazione di Hizbullah venne rese pubblica con la famosa "Nass al-Risala al-Maftuha allati wajahaha Hizbullah ila-l-Mustad'afin fi Lubnan wa-l-Alam" (Testo della lettera aperta che Hizbullah rivolge ai diseredati-oppressi del Libano e del Mondo) pubblicata sul quotidiano "Al-Safir" il 16 febbraio 1985, dove vi è un accenno, alla voce "c" del paragrafo "i nostri obiettivi", che recita:
- permettere a tutti i figli del nostro popolo di determinare il proprio futuro e scegliere in totale libertà la forma di governo desiderata. Chiamiamo tutti loro ad adottare l'opzione del governo Islamico che, solo, è capace di garantire giustizia e libertà per tutti. Solo un regime Islamico può fermare ogni prossimo tentativo di infiltrazione imperialista nel nostro paese." (Per l'edizione integrale della "lettera aperta" in inglese, cfr. http://www.ict.org.il/Articles/Hiz_letter.htm). Mi sembra piuttosto chiara l'idea e posizione di Hizbullah, come di ogni musulmano credente, riguardo la creazione di uno Stato Islamico: obiettivo imprescindibile e dovere religioso, ma applicabile solo in una situazione dove la maggior parte della popolazione ne richiesta l'attuazione, sul modello esemplare e perfetto del Santo Profeta (S) a Medina e dell'Imam 'Ali (AS) a Kufa. O più recentemente, senza comparazioni logicamente con lo Stato Islamico del Profeta e del primo Imam Sciita, sull'esempio della Rivoluzione Islamica del 1979 e della Repubblica Islamica iraniana.
Tale obiettivo non è mai stato disconosciuto o modificato da Hizbullah. Ad esempio Shaykh Naim Qassem, uno dei fondatori del movimento ed attuale vice-segretario, nel suo libro "Hizbullah: una storia dall'interno" (di cui consiglio la lettura a tutti gli 'inglesizzati', tradotto e pubblicato in questa lingua da Saqi), ne parla tranquillamente. In questo senso Hizbullah guarda all'esempio e "modello iraniano": quello di un intero popolo che liberamente sceglie l'opzione islamica di governo. Ma bisogna essere realisti e comprendere il contesto completamente differente in cui operava l'Hizbullah iraniano (che preparò e guidò la vittoriosa Rivoluzione iraniana) e quello libanese: nel primo caso operava in un paese dove la popolazione è al 99% musulmana, di cui più del 98% sciiti; il secondo in un paese dove i cristiani rappresentano un terzo della popolazione (35%), leggermente in più dei musulmani sunniti (29%) e sciiti (29%), oltre ad una non trascurabile presenza drusa (5%). Questi dati sulla base di una recentissima ricerca realizzata da uno studioso di statistica libanese, sebbene altre fonti parlino di una presenza sciita maggioritaria nel paese.