Libano e Hezbollah
Trasformare la resistenza in una lotta generalizzata di liberazione nazionale e sociale
Claudia Cinatti
L’offensiva sionista contro la West Bank e la striscia di Gaza continua. Dall’altra parte del confine Nord dello Stato d’Israele, da alcuni giorni, i ministri sciiti di Amal e Hezbollah minacciano di ritirarsi dal governo di Siniora. È ormai fatto compiuto dall’undici novembre. Nasrallah, il leader incontestato del partito di Dio che raggiunge secondo i sondaggi livelli di popolarità enormi in Libano e nel mondo arabo-musulmano, ha annunciato il lanciato di una campagna popolare di disobbedienza civile, per appoggiare le rivendicazioni dei partiti sciiti. Non vengono messi in discussione né la presenza dell’UNIFIL II né il carattere profondamente reazionario e pro-imperialista del governo di Siniora, da cui non sono neanche usciti durante l’offensiva israeliana. Insieme ai loro nuovi alleati cristiani del generale Aun –marionetta del governo francese- Hezbollah dimostra di voler rafforzare il suo peso all’interno del esecutivo libanese.
Dopo l’aggressione sionista contro il Libano e la resistenza militare portata avanti in gran parte dalle milizie sciite che sono riuscite a respingere l’attacco si è aperto un importante dibattito fra i settori anti-imperialisti nei paesi centrali e nel movimento trotzkista in generale sulle caratteristiche e le potenzialità della resistenza di Hezbollah. In questo contesto, e prima della manifestazione romana per la Palestina del 18/11, ci è sembrato utile pubblicare, tradotto in italiano, un articolo scritto in agosto durante l’offensiva israeliana da Claudia Cinatti. Oltre a questo articolo rinviamo i lettori interessati alle dichiarazioni e agli altri testi elaborati dai diversi gruppi che costituiscono la Frazione Trotzkista per la Quarta Internazionale, disponibili sul nostro sito internet, pubblicati nella nostra stampa e distribuiti nelle manifestazioni a cui abbiamo partecipato, ribadendo il nostro totale appoggio militare alla resistenza libanese e palestinese, mobilitandoci per la sconfitta dell’esercito sionista, la distruzione dello Stato d’Israele e la costruzione di una Palestina Operaia e Socialista in cui possano vivere in pace arabi ed ebrei nel quadro della lotta per una Federazione delle Repubbliche Socialiste del Medio Oriente.
Buona lettura,
14/11/06
Mentre i caccia israeliani –forniti dal Pentagono- bombardano i villaggi del Sud del Libano, distruggono le infrastrutture e assassinano civili, il governo libanese di Fuad Siniora “lamenta” che la “comunità internazionale” non faccia niente per frenare l’offensiva. Spera che il principale partner d’Israele, gli Stati Uniti, considerino che la quantità di bombe lanciate sia sufficiente e si possa arrivare a un cessate il fuoco.
Non è una novità che a soffrire di più durante le guerre siano i lavoratori e i poveri. Nonostante le dure condizioni di vita della popolazione libanese, tragicamente peggiorate dall’inizio dell’offensiva di Tsahal, la popolazione libanese non dà la colpa a Hezbollah per le morti e le distruzioni causate dall’invasione israeliana. Secondo alcune inchieste, l’80% dei libanesi appoggerebbero la resistenza contro l’aggressione scatenata da Tel Aviv.
Per poter sconfiggere l’offensiva israeliana e l’imperialismo, bisogna comunque superare i limiti di una resistenza circoscritta alle milizie dell’Hezbollah . È necessario che le ampie masse di lavoratori, contadini poveri, e i settori oppressi, entrino in azione, trasformando l’attuale resistenza in una lotta generalizzata di liberazione nazionale e sociale.
Il governo dei miliardari libanesi è un alleato dell’imperialismo
L’attuale governo “d’unità nazionale” del Libano difende sopratutto gli interessi materiali dei prosperi imprenditori dell’edilizia, del settore turistico e finanziere. Il Primo ministro Siniora fa parte della multimilionaria élite politica che governa il paese dalla fine della guerra civile. Suo predecessore, il magnate Rafik Hariri , aveva accumulato una fortuna tale di poter figurare fra i cinque politici più ricchi al mondo. Ma mentre la sua famiglia ha ereditato, dopo il suo assassinio in febbraio del 2005, circa 16,7 miliardi di dollari, “l’eredità” di Hariri per le masse popolari e i lavoratori libanesi è tutt’altra.
Il programma di “ricostruzione” del paese dopo la guerra civile ha implicato un addebitamento estero di 35 miliardi di dollari, l’equivalente del 185% del PIL libanese. Sotto la tutela del FMI e della Banca Mondiale, Hariri ha lanciato un programma neoliberale. Applicando ricette purtroppo conosciute già in altri paesi semicoloniali, questo programma combinava tagli ai servizi pubblici, privatizzazioni, aumenti delle tasse e attacco al salario reale. La disoccupazione colpisce il 20% dei libanesi e un terzo di loro vive sotto la soglia di povertà. Questa situazione ha provocato una profonda polarizzazione sociale fra i ceti medio-alti, che hanno approfittato della “crescita” economica, e la classe operaia. In reazione agli attacchi orchestrati dal governo Hariri, questa ha reagito nel 2003 e nel 2004 con due potenti scioperi generali . Siniora, anche lui imprenditore, amico di Hariri, impiegato del suo impero finanziario nel passato ed ex ministro delle finanze, è uno dei principali responsabili della crescita del debito estero e dei programmi di “riforme strutturali” dell’ultimo decennio .
I limiti di Hezbollah nel dirigere una vera lotta di liberazione nazionale
Hezbollah si è rafforzato notevolmente a livello nazionale come anche nell’insieme del mondo arabo-musulmano. Rappresenta oggi agli occhi di ampi settori una forza legittima di resistenza contro l’oppressione israeliana. La ragione principale di questa considerazione risiede nel fatto che nonostante esso consista in una forza assai ridotta da un punto di vista militare, sia tuttavia l’unica forza che affronti il potente esercito sionista . Quest’orientamento contrasta ovviamente con la politica pro-imperialista non solo del governo libanese ma anche dei principali paesi arabi, Egitto, Giordania e Arabia Saudita in particolare. L’esercito libanese si è mantenuto ai margini del conflitto mentre il paese veniva aggredito brutalmente da Tsahal. Ha lasciato la resistenza nelle mani della milizia dell’Hezbollah sebbene le sue forze siano dieci volti più importanti del corpo combattente sciita. Dimostra in questa maniera il carattere borghese e pro-imperialista del suo Comando che risponde al governo di Sioniora.
Hezbollah è ben lungi dall’essere simile alla caricatura macchiettistica presentata dai ritratti canzonatori di Bush e Blair: una banda di fanatici terroristi. Si tratta di un’organizzazione che dispone di un ampio sostegno popolare. Negli ultimi due decenni, Hezbollah ha costruito una variegata rete di assistenza sociale che include assistenza sanitaria e scuole. Questa politica che si rivolge ai settori più poveri dei quartieri e dei villaggi a maggioranza sciita tuttavia non si limita ai soli sciiti, ma include anche i poveri di altre confessioni. Questo, assieme alla resistenza contro Israele gli ha permesso anno dopo anno di rafforzare la sua popolarità e il suo peso nella politica libanese, estendendo la sua base socio-elettorale anche ai ceti medi urbani.
Alle elezioni del 2005, Hezbollah ha guadagnato 14 seggi in parlamento. Ha centrato la sua campagna elettorale su una combinazione di retorica anti-imperialista, rigetto dei programmi neo-liberali dei successivi governi libanesi, un’agenda politica che articolava riforme sociali e ideologia religiosa.
Ma malgrado le sue denuncie del regime libanese, Hezbollah partecipa al “governo d’unità nazionale” di Fuad Siniora nato sotto le pressioni nordamericane che hanno fatto seguito alla cosiddetta “rivoluzione dei Cedri” e al ritiro della Siria dal Libano. Il ministro dell’Energia di Hezbollah non si dimesso dal governo neanche a fronte del fatto che Siniora non ha preso nessuna misura per affrontare l’offensiva israeliana.
Malgrado il discorso anti-imperialista e nonostante l’opposizione armata a Israele, il carattere sociale e il programma di Hezbollah fanno sì che la politica del partito di Dio non miri a trasformare l’attuale scontro con Israele in una vera lotta per l’emancipazione nazionale e sociale. Anche se tatticamente dichiara di opporsi all’imposizione forzata dell’Islam e di considerare alleati gli altri popoli oppressi del mondo anche i non musulmani, l’obiettivo strategico di Hezbollah è l’istituzione di uno Stato islamico in Libano, basato sul modello iraniano dell’Ayatollah Khomeini.
La teocrazia iraniana che ha costruito Hezbollah, che nomina il suo “capo spirituale” e che esercita un’influenza decisiva riguardo agli orientamenti politici dell’organizzazione, è profondamente reazionaria. Portavoce degli interessi della borghesia bazari nel ‘79, ha schiacciato nel sangue la rivoluzione sociale che stava iniziando. Ha istaurato un regime confessionale repressivo che, nonostante le frizioni con Washington, ha preservato il carattere capitalista del sistema economico del paese. Anzi, per rafforzare il suo peso regionale, Teheran oggi sostiene attraverso le organizzazioni sciite legate al regime degli Ayatollah l’occupazione militare dell’Irak. Come la Siria, che mantiene stretti rapporti con Hezbollah, l’Iran proverà a trarre profitto della situazione in Libano per favorire i suoi interessi, non quelli degli sfruttati della regione.
L’intervento attivo del movimento di massa
Per poter sconfiggere l’offensiva in corso, bisogna mettere in movimento le enormi energie e la disposizione alla lotta dei lavoratori e oppressi libanesi e di tutto il Medio Oriente. Questo potrebbe realizzarsi attraverso un programma che combini la resistenza contro lo Stato d’Israele e contro l’imperialismo insieme alla lotta contro gli sfruttatori locali e contro la loro élite politica, organizzata nella cosiddetta “coalizione del 14 marzo ”. La borghesia libanese e i suoi rappresentanti politici non hanno nulla a che vedere con gli interessi dei lavoratori e degli oppressi libanesi. Infatti, prima della guerra, stavano negoziando il disarmo delle milizie dell’Hezbollah sotto la tutela dell’imperialismo. Sono gli stessi che oggi fanno appello all’intervento di una “forza d’interposizione”.
Un programma veramente rivoluzionario deve partire della difesa incondizionata della resistenza libanese contro l’aggressione militare israeliana e della lotta nazionale e internazionale per la sconfitta d’Israele, degli Stati Uniti e dei loro alleati. Nonostante questo, la resistenza contro un esercito infinitamente superiore non può limitarsi alle milizie dell’Hezbollah che esercita un monopolio esclusivo sulla lotta armata, delegando ai “civili” il semplice ruolo di sostegno passivo, di vittime o di rifugiati. Bisognerebbe sviluppare l’armamento generalizzato delle masse lavoratrici e povere per permettere di portare la lotta contro i reggimenti di Tsahal in ogni villaggio. Conferire alla resistenza un carattere massiccio è l’unica via per sconfiggere nemici così potenti come l’imperialismo e lo Stato d’Israele. Allo stesso tempo, bisognerebbe sviluppare un’attività d’intensa propaganda verso la base dell’esercito libanese per guadagnarla a questa politica e portarla alla rottura con la politica di collaborazione e passività del governo di Siniora.
Questa lotta corrisponde a una prospettiva strategica. Bisogna andare oltre una semplice “vittoria morale” sugli agenti arabi dell’imperialismo e di Israele. Prendere le misure necessarie per assicurare la sconfitta dell’offensiva israeliana vuol dire espropriare le imprese imperialiste, la borghesia locale e i capitali dei magnati politici libanesi.
Malgrado il carattere eroico delle lotte portate avanti dalle masse nella regione mediorientale (pensiamo in particolare alla rivoluzione iraniana del 79 e alle due Intifada), queste non sono state mai capeggiate da direzioni che difendessero una strategia capace di portare le masse alla vittoria.
Per trionfare occorrerebbe, essendo in prima linea nella resistenza, superare le attuali direzioni (siano islamiche o nazionaliste arabe), attraverso un programma, una politica e una strategia rivoluzionaria con cui la classe operaia del Medio Oriente, alla guida dei contadini poveri, dei giovani oppressi e di tutti gli sfruttati della regione, possa arrivare a sconfiggere definitivamente lo Stato terrorista d’Israele, gli Stati Uniti e le corrotte borghesie arabe in una lotta per avanzare verso la Federazione delle Repubbliche Socialiste del Medio Oriente.
http://www.ft-ci.org
http://www.ft-europa.org




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