



Diversamente da Merello non sono riuscito a leggere il Manifesto di Langone tutto d'un fiato, anche perchè da quando sto insieme a voi su POL il tempo che dedicavo alle letture "cartacee" si è drasticamente ridotto (Giò mi dovrà spiegare dove trova il tempo di leggersi Schmitt se sta collegato al pc quanto e più di me).
Tornando a Langone, dirò subito che questo libro è strettamente collegato al Manifesto dei conservatori di Scruton, con la sensibile differenza che l'approccio alla politica del filosofo inglese è quello di un agnostico devoto, mentre il nostro si definisce cattolico "fondamentalista".
L'opera in questione altro non è che l'esaltazione vigorosa dell'antico sul moderno, di tutto ciò che dura nel tempo rispetto a ciò che si consuma in fretta perchè raffazzonato o moda passeggera. In tal ottica va considerato il riferimento a Pasolini, politicamente di sinistra ma culturalmente reazionario. Per Pasolini il Langone ha qui parole dolcissime, frutto probabilmente di una folgorazione recente, visto che pochi anni or sono, ad Otto e mezzo, aveva avuto parole sprezzanti per lo scrittore omosessuale.
Ogni pagina di questo Manifesto è un duro colpo assestato al politicamente corretto. Si esalta ciò che è proprio su tutto ciò che è esotico, la credenza sulla scienza, la lentezza sulla velocità, l'irrazionale sul razionale, l'identità di genere sull'omosex, la fedeltà al divorzio, la separazione sulla commistione.
E' perciò un libro destinato a raggiungere una piccolissima fascia di lettori "militanti", mentre è già stato messo all'indice dal mondo, che è tanto consapevole della sua attuale forza da non curarsi minimamente della carica "sovversiva" di questo volumetto, che campeggia in bella mostra di sè persino nelle librerie Feltrinelli (pur rappresentando l'esatto contrario di ciò che rappresenta un valore per le librerie Feltrinelli).
Come dicevo in apertura del topic, tanti i motivi per me di ispirazione e di conferma. Ad esempio il valore del muro, cortina che separa il buono dal cattivo, il puro dall'impuro... oggi le mura vengono viste come espressione di chiusura all'altro da sè, e dunque costruzioni artificiali da abbattere ai fini di un'umanità libera e finalmente indifferenziata. Ma per Langone, che da buon conservatore considera la differenza un valore e l'uniformità un disvalore, questo è un dogma relativista, che va rifiutato opponendovi i veri dogmi rintracciabili nella Parola di Cristo e nel Magistero della Chiesa.
Grande importanza hanno per l'Autore le nostre tradizioni locali, dal trullo al presepe, oppure a oggetti ormai in disuso come il tabarro o la bicicletta. Che diventano tutte armi affilate per combattere le tendenze globalistiche e modaiole. Ma il Nemico da stanare, che si cela per tutte le 150 pagine del volume, è il relativismo morale, quell'"improduttivo fai-da-te" alla quale viene opposta l'"ubbidienza" a Dio e al Decalogo "che consentono un gran risparmio su dubbi e macerazioni e masturbazioni con la coscienza che non c'è".
E in questa condanna dell'Io moderno che ha finito col soppiantare Dio, Langone sembra avvicinarsi al pensiero di un grande filosofo ancorchè ateo, Leo Strauss, che giudicava Socrate un corruttore dei giovani ateniesi perchè li invitava a conoscere se stessi e a distogliere il loro sguardo dagli dei. Per Langone, che oltretutto è un fine umorista, tutti noi o si è ispirati dal divino o si è condizionati da "personalità umane "non più utili di un pezzo di legno e senza nemmeno delle belle venature". Cosa che avviene immancabilmente quando la sovranità di Dio è messa in discussione.




eccomi, ho anche io letto il sacreo testo
a parte alcune esagerazioni (secondo me fatte per "fare il figo") mi è sembrato ottimo, condivido quasi tutto.




stasera rifaccio uno screening libro alla mano...
su due piedi mi viene in mente la storia di non prendere mai l'aereo...
anche non condivido una eccesiva "mania" nella ricerca del cibo prelibato.
Ultima modifica di codino; 11-02-10 alle 17:48




A me ha dato un certo fastidio questa sua ricerca, appunto, del cibo prelibato, del vestito raffinato... piacerà (ci scommetto) tantissimo ai dandies della DR, io preferisco però chi fa scelte più "popolari".
Quelli di Langone sono gusti di nicchia che rischiano di essere apprezzati sempre e soltanto da una nicchia...


già, legge pure le letture...
quando si dice la coerenza...
sì, sono d'accordo, anche a me quell'aspetto mi ha dato fastidio, mentre ho apprezzato il capitoletto sul tabarro e sui costumi tipici tradizionali (che purtroppo in Puglia non so neppure quali fossero, mi devo informare)...
Inoltre ieri ho visto uno dei fim "destrodivini", "Il cattivo tenente" che mi ha fatto abbastanza cagare...:sofico:, così come non capisco perchè fra i ibri consigliati ci sia la Giovanna D'Arco di Luc Besson!
La eccessiva ricerca del cibo prelibato mi ha fatto venire in mente un passo delle Lettere di Berlicche di Lewis, non so se lo conoscete e/o l'avete presente...
Ultima modifica di codino; 14-02-10 alle 22:24


Il vestire raffinato - come lo chiami tu - ha una spiegazione precisa. Un paio di pantaloni Incotex, che costano circa 150-170 euro, sono fatti innanzitutto in Italia e durano una vita. Le Church's, fatte anch'esse a mano, e che costano sui 400-450 euro, durano anch'esse una vita.
Possiamo dire lo stesso della roba cinese o italiana fatta comunque in Cina?