Perché non metti mai le maiuscole?


Perché non metti mai le maiuscole?


e tu come fai a credere che Dio abbia creato degli esseri e poi li abbia abbandonati in giro per l'universo, nascondendoci addirittura la loro esistenza ? Deve essere allora quel Dio vago e relativo di cui è portavoce presso il papa padre balducci, cioe un Dio che ha creato il mondo e gli esseri e poi se n'è fragato .


Chi ti dice che io creda questo?


Scusa aganto. Hai ragione. E' che scrivo sempre di corsa e spesso me ne dimentico. Però è vero. Dovrei metterle.
vedi , ora ad esempio rispondendoti di corsa non le avevo messe. sapendo che hai ragione, le ho messe


per me puoi fare a meno di metterele, era una curiosità...




Ah... Vabè...


ora capisco come si fa ad vere 1000 e passa messaggi, di sto passo ...


Leggiti anche i post chilometrici, non da copia-e-incolla; ci sono anche quelli...
In effetti, anche questo tuo messaggio, è composto da un solo rigo.


1. Allontanati dalle allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti come ti nutri
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso
7. Stai attento a non fare…indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Usare le parole straniere non è bon ton e potrebbe portare a misunderstandings.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza si intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Sii sempre più o meno specifico
15. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
16. Non fare frasi di una sola parola.
Eliminale.
17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente. Non usare metafore incongrue anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
18. Metti, le virgole, al posto giusto.
19. Distingui tra la funziione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
20. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
22. Sii chiaro e conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento (o di scarsa sottigliezza) – affinché il tuo discorso, ancorché utile, non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che certamente (specie quando il tuo periodare sia inutilmente farcito di precisazioni ultronee, termini obsoleti, anafore o catafore poco disambiguabili, ircocervi lessicali) è sempre segno di mala affectatio – e pertanto non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, e soprattutto guardati da quei tecnicismi che eccedono le competenze del destinatario, evitando pertanto deep structures rizomatiche (per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e invitino alla deriva decostruttiva) – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica.
23. Gli accenti non debbono essere né scorretti né inutili, perché chi lo fà sbaglia.
24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva anche il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “Cinque maggio”.
29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
30. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
31. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
32. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno,
non quando non serve.
33. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
34. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
35. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente delle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
36. Non essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
37. Una frase compiuta deve avere
38. Solo gil stronzi usano parole volgari.
(Da: Umberto Eco, Sator Arepo eccetera, Roma: Nottetempo, 2006)