Giustiniano, imperatore cristiano , chiuse la scuola filosofica di Atene nel 529, molti degli scritti classici andarono cosí perduti.
La politica religiosa di Giustiniano rifletteva la convinzione imperiale che l'unità dell'impero presupponesse incondizionatamente l'unità della fede; e con lui sembrò un dato di fatto che questa fede potesse essere solo l'Ortodossia. Gli appartenenti ad un credo differente dovettero riconoscere che il processo iniziato a partire da Costantino II sarebbe continuato con vigore. Il Codice Giustiniano conteneva due statuti (Cod., I., xi. 9 e 10) i quali decretavano la totale distruzione dell'Ellenismo, anche nella vita civile; queste disposizioni vennero attuate con zelo. (Wikipedia)
Fonte:Il rientro di Aristotele nel mondo di lingua latina – dopo secoli di assenza - avviene soprattutto attraverso la mediazione della cultura araba La tesi dell'unità assoluta di Dio è anche alla base dell'interesse nutrito dagli arabi per le scienze della natura e per la matematica, considerate come vie d'accesso all'unità della natura nella totalità dei suoi aspetti. Essi daranno, infatti, decisivi contributi all'astronomia e alla medicina, ma anche nell'ottica, grazie soprattutto a colui che i latini conosceranno come Alhazen, vissuto tra il X e l’XI secolo. Particolare impulso ricevette anche l'alchimia, intesa come tecnica in grado di trasformare le sostanze naturali, per esempio, i metalli in altre sostanze più nobili (come l'oro). Il presupposto di essa è l'antica concezione di una simpatia che legherebbe tra loro tutte le cose, sicchè l'azione esercitata su una di esse produce i suoi effetti anche su altre; inoltre, attraverso le operazioni alchemiche, l' anima purificherebbe se stessa e ascenderebbe, quindi, verso l'unità divina. Già nell' VIII secolo, con Gabir ibn Hayyan, l'alchimia ha un notevole sviluppo, come sarà poi, nel X sec., nel sud della Spagna ad opera di al-Magriti. Uno scritto, a lui erroneamente attribuito, dal titolo "Lo scopo del sapiente", sarà tradotto in latino col titolo "Picatrix" e diventerà un testo classico dell'alchimia e della magia in Occidente. Agli Arabi si deve anche l’elaborazione dell'algebra, ignota agli antichi e "destinata all'estrazione di incognite numeriche e geometriche" secondo la definizione datane da uno dei maggiori autori di algebra, il poeta persiano Omar Khayyam, vissuto tra l'XI e il XII secolo. In questa direzione egli era stato preceduto da al-Khuwarizimi, già operante nella prima metà del IX secolo e dal cui nome deriva il termine "algoritmo" per indicare una particolare tecnica di calcolo. La matematica, inclusa l'algebra, appariva nel mondo arabo come una via privilegiata di accesso al mondo intelligibile, secondo l'antico insegnamento platonico. Il primo rilevante contatto degli arabi con i testi filosofici greci avviene nel IX secolo, in parte attraverso la meditazione della cultura siriaca. Già nella seconda metà del IV secolo, il cristianesimo si era diffuso in Siria e ad Odessa si era costituita una scuola dedita anche alla traduzione in siriaco di opere di Aristotele, considerato ben più di Platone, il vero filosofo. Aristotele, infatti, forniva gli strumenti logici e concettuali con i quali affrontare le dispute teologiche. Quest'opera di traduzione continuò anche dopo la conquista araba, avvenuta nel VII secolo. Giacomo e Giorgio di Odessa, morti nei primi decenni dell'VIII secolo, Traducono e commentano soprattutto opere logiche di Aristotele, mentre pressoché ignote rimangono le opere non logiche. Verso la metà dell'VIII secolo, la capitale del dominio arabo viene trasferita da Damasco a Bagdad. Qui, nell'815, è istituita dal califfo al-Ma'mun la Casa della Sapienza, con annessi una biblioteca e un osservatorio astronomico; in essa, viene avviato un intenso lavoro di traduzione di testi greci dal siriaco o direttamente dal greco. Propulsore di questa attività è un cristiano, Hunain ibn Isaaq (810-877), noto ai latini col nome di Joannitius. Il suo obiettivo, perseguito anche dal figlio e dal nipote, è la traduzione sistematica di quasi tutte le opere note di Aristotele, ma già nel X secolo, queste traduzioni erano divenute rare e se ne dovettero intraprendere altre. L'immagine di Aristotele che ne risultava era però intrisa di forti elementi di provenienza neoplatonica: infatti, ad Aristotele erano anche attribuite una teologia, che è in realtà un insieme di estratti dalle "Enneadi" di Plotino e da commentari diPorfirio, e un "Libro sul Puro Bene", che sarà poi noto ai latini col titolo di "Liber de causis", il cui contenuto deriva dagli "Elementi di teologia" di Proclo. Questi testi consentivano di porre a coronamento del pensiero aristotelico una teologia che concepisce Dio non soltanto come causa finale, bensì anche come sorgente dalla quale emana il tutto. L'interesse iniziale per la filosofia e la scienza greche deriva in gran parte dalle dispute che avevano luogo a Damasco o a Bagdad tra cristiani, ebrei e musulmani, nel corso delle quali, per evitare di avere la peggio, questi tentarono d'impadronirsi delle tecniche argomentative elaborate dai greci, in particolare da Aristotele. Il problema che nasceva da questo incontro con la filosofia greca, era che queste tecniche, ritenute valide, portavano a volte a conclusioni che potevano apparire incompatibili con i contenuti della religione rivelata nel Corano. In generale i filosofi arabi intesero non tanto mettere in discussione o addirittura abbandonare questi contenuti, quanto individuare connessioni possibili tra il piano dell'esperienza religiosa , comune a tutti i fedeli , e il piano della riflessione filosofica , destinato a pochi . Non si deve tuttavia pensare che quest'aspetto sia stato più rilevante nell'esperienza religiosa e nella riflessione teologica dell'Islam; i filosofi arabi inclini a ripercorrere le orme degli antichi, in particolare di Aristotele, furono una minoranza, che non riuscì, e forse soprattutto non mirò, a diffondere la propria riflessione in vaste cerchie. Tuttavia é proprio questa minoranza di filosofi che rivestì notevole importanza per gli sviluppi della ricerca filosofica nell'Occidente medioevale
http://www.filosofico.net/arab34.html
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