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  1. #41
    رباني
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    Citazione Originariamente Scritto da Primoli Visualizza Messaggio

    A me invece non risulta. Fu la Chiesa a salvare, conservare e tramandare il materiale classico fino a noi. E lo fece nel silenzio degli scriptoria e delle biblioteche dei monasteri presenti in tutta Europa. E ti ricordo anche che Aristotele, che era greco, fu preso a modello dalla Chiesa. Altro che le università islamiche. Il contributo dell'islam alla società europea, ad eccezione della simbologia numerica, credo sia pari all'1%. Non un decimo di più.

    .
    Giustiniano, imperatore cristiano , chiuse la scuola filosofica di Atene nel 529, molti degli scritti classici andarono cosí perduti.

    La politica religiosa di Giustiniano rifletteva la convinzione imperiale che l'unità dell'impero presupponesse incondizionatamente l'unità della fede; e con lui sembrò un dato di fatto che questa fede potesse essere solo l'Ortodossia. Gli appartenenti ad un credo differente dovettero riconoscere che il processo iniziato a partire da Costantino II sarebbe continuato con vigore. Il Codice Giustiniano conteneva due statuti (Cod., I., xi. 9 e 10) i quali decretavano la totale distruzione dell'Ellenismo, anche nella vita civile; queste disposizioni vennero attuate con zelo. (Wikipedia)

    Il rientro di Aristotele nel mondo di lingua latina – dopo secoli di assenza - avviene soprattutto attraverso la mediazione della cultura araba La tesi dell'unità assoluta di Dio è anche alla base dell'interesse nutrito dagli arabi per le scienze della natura e per la matematica, considerate come vie d'accesso all'unità della natura nella totalità dei suoi aspetti. Essi daranno, infatti, decisivi contributi all'astronomia e alla medicina, ma anche nell'ottica, grazie soprattutto a colui che i latini conosceranno come Alhazen, vissuto tra il X e l’XI secolo. Particolare impulso ricevette anche l'alchimia, intesa come tecnica in grado di trasformare le sostanze naturali, per esempio, i metalli in altre sostanze più nobili (come l'oro). Il presupposto di essa è l'antica concezione di una simpatia che legherebbe tra loro tutte le cose, sicchè l'azione esercitata su una di esse produce i suoi effetti anche su altre; inoltre, attraverso le operazioni alchemiche, l' anima purificherebbe se stessa e ascenderebbe, quindi, verso l'unità divina. Già nell' VIII secolo, con Gabir ibn Hayyan, l'alchimia ha un notevole sviluppo, come sarà poi, nel X sec., nel sud della Spagna ad opera di al-Magriti. Uno scritto, a lui erroneamente attribuito, dal titolo "Lo scopo del sapiente", sarà tradotto in latino col titolo "Picatrix" e diventerà un testo classico dell'alchimia e della magia in Occidente. Agli Arabi si deve anche l’elaborazione dell'algebra, ignota agli antichi e "destinata all'estrazione di incognite numeriche e geometriche" secondo la definizione datane da uno dei maggiori autori di algebra, il poeta persiano Omar Khayyam, vissuto tra l'XI e il XII secolo. In questa direzione egli era stato preceduto da al-Khuwarizimi, già operante nella prima metà del IX secolo e dal cui nome deriva il termine "algoritmo" per indicare una particolare tecnica di calcolo. La matematica, inclusa l'algebra, appariva nel mondo arabo come una via privilegiata di accesso al mondo intelligibile, secondo l'antico insegnamento platonico. Il primo rilevante contatto degli arabi con i testi filosofici greci avviene nel IX secolo, in parte attraverso la meditazione della cultura siriaca. Già nella seconda metà del IV secolo, il cristianesimo si era diffuso in Siria e ad Odessa si era costituita una scuola dedita anche alla traduzione in siriaco di opere di Aristotele, considerato ben più di Platone, il vero filosofo. Aristotele, infatti, forniva gli strumenti logici e concettuali con i quali affrontare le dispute teologiche. Quest'opera di traduzione continuò anche dopo la conquista araba, avvenuta nel VII secolo. Giacomo e Giorgio di Odessa, morti nei primi decenni dell'VIII secolo, Traducono e commentano soprattutto opere logiche di Aristotele, mentre pressoché ignote rimangono le opere non logiche. Verso la metà dell'VIII secolo, la capitale del dominio arabo viene trasferita da Damasco a Bagdad. Qui, nell'815, è istituita dal califfo al-Ma'mun la Casa della Sapienza, con annessi una biblioteca e un osservatorio astronomico; in essa, viene avviato un intenso lavoro di traduzione di testi greci dal siriaco o direttamente dal greco. Propulsore di questa attività è un cristiano, Hunain ibn Isaaq (810-877), noto ai latini col nome di Joannitius. Il suo obiettivo, perseguito anche dal figlio e dal nipote, è la traduzione sistematica di quasi tutte le opere note di Aristotele, ma già nel X secolo, queste traduzioni erano divenute rare e se ne dovettero intraprendere altre. L'immagine di Aristotele che ne risultava era però intrisa di forti elementi di provenienza neoplatonica: infatti, ad Aristotele erano anche attribuite una teologia, che è in realtà un insieme di estratti dalle "Enneadi" di Plotino e da commentari diPorfirio, e un "Libro sul Puro Bene", che sarà poi noto ai latini col titolo di "Liber de causis", il cui contenuto deriva dagli "Elementi di teologia" di Proclo. Questi testi consentivano di porre a coronamento del pensiero aristotelico una teologia che concepisce Dio non soltanto come causa finale, bensì anche come sorgente dalla quale emana il tutto. L'interesse iniziale per la filosofia e la scienza greche deriva in gran parte dalle dispute che avevano luogo a Damasco o a Bagdad tra cristiani, ebrei e musulmani, nel corso delle quali, per evitare di avere la peggio, questi tentarono d'impadronirsi delle tecniche argomentative elaborate dai greci, in particolare da Aristotele. Il problema che nasceva da questo incontro con la filosofia greca, era che queste tecniche, ritenute valide, portavano a volte a conclusioni che potevano apparire incompatibili con i contenuti della religione rivelata nel Corano. In generale i filosofi arabi intesero non tanto mettere in discussione o addirittura abbandonare questi contenuti, quanto individuare connessioni possibili tra il piano dell'esperienza religiosa , comune a tutti i fedeli , e il piano della riflessione filosofica , destinato a pochi . Non si deve tuttavia pensare che quest'aspetto sia stato più rilevante nell'esperienza religiosa e nella riflessione teologica dell'Islam; i filosofi arabi inclini a ripercorrere le orme degli antichi, in particolare di Aristotele, furono una minoranza, che non riuscì, e forse soprattutto non mirò, a diffondere la propria riflessione in vaste cerchie. Tuttavia é proprio questa minoranza di filosofi che rivestì notevole importanza per gli sviluppi della ricerca filosofica nell'Occidente medioevale
    Fonte:

    http://www.filosofico.net/arab34.html

    Anche qui:


  2. #42
    Extra Ecclesiam nulla salus
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    Citazione Originariamente Scritto da Abdullah Visualizza Messaggio
    Giustiniano, imperatore cristiano , chiuse la scuola filosofica di Atene nel 529, molti degli scritti classici andarono cosí perduti
    Nel 529, secondo anno del suo regno, Giustiniano soppresse la Scuola di Atene (istituita da Platone) per esigenze religiose. La filosofia lì insegnata, a suo giudizio, metteva a repentaglio l'unità delle fede, concetto al quale teneva moltissimo. Il fatto che gli scritti classici andarono tutti perduti, invece, non è affatto una diretta conseguenza della soppressione della Scuola. Sicuramente l'azione giustinianea (che ebbe, in altri settori, meriti straordinari e indimenticabili) non agevolò le cose e, anzi, contribuì sicuramente alla dispersione di qualche testo. Ma comunque oggi non è facile dire con certezza (se non ricostruendo astrattamente la bibliografia dei vari filosofi) se e quali documenti andarono dispersi a seguito della chiusura. E, come ti ho accennato nel precedente messaggio, il fatto che la Chiesa (e tutta la conseguente Scolastica) abbia preso ben presto Aristotele e le sue teorie filosofiche come modello (l'ipse dixit), dimostra inequivocabilmente che gli scritti aristotelici erano conosciuti eccome, nonostante il provvedimento di Giustiniano.

    Relativamente a quanto hai citato riguardo ai presunti meriti arabi nella traduzione e nella conservazione degli scritti classici, convengo con te che diversi letterati musulmani tradussero Aristotele. Ma così come questo è un dato certo, è altrettanto certo che le più imponenti traduzioni aristoteliche le fece proprio l'occidente, e non l'islam. Tanto che alla Chiesa gli scritti aristotelici giunsero assai presto, ben prima delle riscritture arabe. Ricorderai, ad esempio, la figura di Andronico da Rodi, vero?

    E se proprio vogliamo andare a sindacare sul come i musulmani entrarono a contatto con le opere (in greco) di Aristotele, allora dobbiamo anche dire che qualche secolo prima di quello che nel tuo testo è citato come secolo di contatto fra arabi e scritti filosofici greci (il nono), lorsignori islamici fecero una bella razzia nei maggiori luoghi di cultura in Siria e Palestina, come loro usanza peraltro, e li depredarono di tutti i testi filosofici (in greco) che poi naturalmente tradussero. Era il settimo secolo.

    E poi, guarda caso, com'é che l'islam (così permeato di cultura, così come anche oggi, peraltro) non ha mai prodotto, tranne poche eccezioni, nessun autonomo grande filosofo, limitandosi a tradurre opere realizzate in occidente? Certo, qualche filosofo notevole anche nell'islam c'é stato (e tu ne hai citato qualcuno), ma mi pare abbastanza palese il fatto che non c'é paragone fra l'esiguità della cultura e della produzione filosofica islamica e la mole incredibile
    delle produzioni europee.

  3. #43
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    tutte le pesonalità di rilievo della cultura islamica non erano arabi.

  4. #44
    رباني
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    Citazione Originariamente Scritto da Primoli Visualizza Messaggio
    ma mi pare abbastanza palese il fatto che non c'é paragone fra l'esiguità della cultura e della produzione filosofica islamica e la mole incredibile
    delle produzioni europee.
    Mi pare palese il fatto che in occidente si dia maggior rilievo alla filosofia ellenica e tedesca. In oriente i filosofi mussulmani sono ben noti, piú di Platone e Aristotele. Purtroppo alcuni governi (Egitto, Arabia Saudita...) su pressione di gruppi integralisti (wahabiti) vietano le opere di Ibn-Arabi e altri commentatori coranici, "colpevoli" di essere troppo vicini a Platone.

    tutte le pesonalità di rilievo della cultura islamica non erano arabi.
    Vero: Islam non é uguale ad arabo e arabo non é uguale ad Islam.

  5. #45
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    Citazione Originariamente Scritto da dime can Visualizza Messaggio
    tutte le pesonalità di rilievo della cultura islamica non erano arabi.
    Quando parlo di "arabi" non mi riferisco specificamente agli abitanti dell'Arabia Saudita. In genere uso il termine "arabo" come indice di abitante nelle zone orientali nelle quali vige l'islam come religione. Probabilmente è un uso improprio, ma è quello che comunemente si utilizza, visto che spesso e volentieri si sente dire che anche i palestinesi sono arabi.

  6. #46
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    Predefinito Quando saremo uno stato islamico ... attente MOGLI !!

    Quando saremo uno stato islamico ... attente mogli ... sono cavoli vostri ... ma non vi preoccupate non vi faremo ne sanguinare ... ne ossa rotte !!

    http://video.libero.it/app/play/inde...016dd238bd343b

    Abdullah ... tu sei sposato ? Quante mogli hai ? Le picchi tutte ? Oppure sono brave e obbedienti ?

  7. #47
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    non tutti i mali vengono per nuocere. quando saremo in regime islamico pagheremo solo il 2,5% del capitale in eccesso rispetto a quello che serve per vivere. se diventiamo musulmani. chi vuol rimanere cristiano non pagherà la zakat, ma pagherà la tassa del dhimmi e gli sembrerà di essere rimasto in italia.

  8. #48
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    Citazione Originariamente Scritto da dime can Visualizza Messaggio
    non tutti i mali vengono per nuocere. quando saremo in regime islamico pagheremo solo il 2,5% del capitale in eccesso rispetto a quello che serve per vivere. se diventiamo musulmani. chi vuol rimanere cristiano non pagherà la zakat, ma pagherà la tassa del dhimmi e gli sembrerà di essere rimasto in italia.
    Scusa ... puoi ripetere lentamente facendo lo spelling delle parole (a Roma se dice "parla come magni").
    Non capisco ... cos'e' una battuta o una minaccia ?
    In altre parole mi sembra di capire che se diventiamo uno stato musulmano pagheremo meno tasse e potremo picchiare le mogli ?
    ... cavolo ... se ci metti anche una gita libera a Gardaland ogni mese ... voto subito !!

  9. #49
    Extra Ecclesiam nulla salus
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    Per capire come funzionava il democraticissimo regime fiscale nell'islam, basta andare a ritroso nel tempo fino alla dominazione musulmana in Spagna. Lorsignori islamici bivaccavano senza pagare un soldo. I cristiani, conquistati, dovevano pagare le tasse anche per loro. D'altronde l'islam parla di fratellanza e di uguaglianza, no? Bell'esempio di fratellanza e uguaglianza.

  10. #50
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    avrebbero pagato solo la zakat (3,5%) se avessero pronunciato la formula magica (shahida) davanti a due testimoni : "la ilah illallah muhammadan rasul allah". in caso contrario avrebbero pagato la tassa del dhimmi (circa il 50%) evitando però la zakat. poi per le botte alla moglie (a alle mogli) dipende dalla gentilezza del padrone.

 

 
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