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Platone
..il comprendere che tale contemplazione è contemplazione di noi stessi..che non vi è alcuna distinzione tra l'eterno e il caduco, lo stante e il diveniente, l'epistème e la realtà accidentale sulla quale l'epistème si impone..la più elevata teofania impallidisce in confronto..come l'ombra degli abissi marini si oppone al bagliore insostenibile del sole..
Ovviamente se qualcuno decidessere di appendere per i piedi Platone in qualità di sofista (o per qualsiasi altro motivo) lui non se ne lamenterà dall'alto della sua consapevolezza di "super-dio" severiniano.
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eq...
A me pare che il paradiso del Platy manchi del concetto di Giustizia, ma se glielo faccio notare so già che mi dirà che la giustizia è un concetto umano che quando oltrepasseremo se lo "concepiremo" sarà completamente altro rispetto a quello che possiamo pensare nel nostro isolamento.
Solo che sto pensiero a parole sue viene meglio. :giagia:
Dipende dal significato che attribuisci al termine giustizia..perchè ogni significato possibile dovrà prima o poi fare i conti con l'autentica, originaria, fondamentale Giustizia..cioè il non isolamento..la non identificazione dei non identici..isolamento e identificazione che rappresentano la Vera Ingiustizia originaria..il terreno basilare sul fondamento del quale può crescere ogni ingiustizia..
Cosa intende il mortale per ingiustizia? il comportarsi non conformemente alla Verità..ma che ne sa il mortale della verità? nulla..proprio perchè il mortale vive la non-verità..e ciò che crede sia giusto è a sua volta ingiusto..proprio perchè lo nomina quando ormai l'errore è già compiuto..infatti sia il senso del giusto che quello dell'ingiusto scaturiscono dall'Ingiusto..cioè dalla fede che l'uomo sia un centro di forze in grado di mobilitare consapevolmente e volontariamente mezzi..
Il mortale non può dire cosa sia la giustizia..proprio perchè sul fondamento della fede nel divenire ogni eterno è impossibile..cioè il fondamento della giustizia è la fede..ma ogni fede è violenza..proprio perchè tratta ciò che oscuro come chiaro e luminoso..cioè pretende di oltrepassare l'inoltrepassabile..
Il non-apparire del Tutto è lo stesso isolamento della struttura originaria del destino dalla totalità dell'iposintassi dell'essente..l'apparire infinito appare formalmente nel finito..cioè il concreto appare come astratto..questo genera la contraddizione C..e dunque il dispiegamento del manifestarsi progressivo del Tutto attraverso un indefinito concretarsi insaturabile..solo sul fondamento di tale isolamento è possibile quella forma specifica dell'isolamento in cui il consiste la fede nel divenire e accade l'esser mortale..
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oggettivista
Il Dio nel quale credi rappresenta la suprema realtà non duale degli advaitavada ?.
L'Advaita Vedanta..nella sua forma più rigorosa e affascinante..propone il ricongiungimento di Finito e Infinito..Atman e Brahman..Sè e Assoluto..dissolvimento totale della dualità..niente di più distante di quanto intendo io..l'intellettuale occidentale solitamente vede l'Oriente come la soluzione al nichilismo..quando invece è l'incubatrice stessa della malattia..quella malattia che l'Occidente ha deciso di rigorizzare fino in fondo..ma andare oltre l'Occidente non significa abbracciare l'Oriente..entrambi proseguono lungo il sentiero della notte..tornare al bivio e percorrere quello del giorno significa andare oltre la comune identità dei due mondi..al di là di entrambi..
Parmenide inaugura la rigorosa speculazione teoretica della nostra tradizione culturale..e allo stesso tempo l'eleatismo è l'incontro più prossimo con l'Advaita..il molteplice è illusorio e il Tutto è ab-soluto..tutt'altro! Quel che dico è proprio che il molteplice è in-negabile..nel significato più rigoroso intendo..cioè ogni specifica determinazione è non-negabile..non tramontabile..non diveniente..
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Platone
Cosa intende il mortale per ingiustizia? il comportarsi non conformemente alla Verità..ma che ne sa il mortale della verità? nulla..proprio perchè il mortale vive la non-verità..e ciò che crede sia giusto è a sua volta ingiusto..proprio perchè lo nomina quando ormai l'errore è già compiuto..infatti sia il senso del giusto che quello dell'ingiusto scaturiscono dall'Ingiusto..cioè dalla fede che l'uomo sia un centro di forze in grado di mobilitare consapevolmente e volontariamente mezzi..
Finché non metti in discussione nella pratica i rapporti di forza immanenti evidenti alla percezione immediata (per illusori che possano risultare in un qualche "mondo dietro il mondo"), noi possiamo lasciarti dire e credere tutto quello che vuoi sull'"impossibilità di mobilitare mezzi".
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Prinz Eugen
Finché non metti in discussione nella pratica i rapporti di forza immanenti evidenti alla percezione immediata (per illusori che possano risultare in un qualche "mondo dietro il mondo"), noi possiamo lasciarti dire e credere tutto quello che vuoi sull'"impossibilità di mobilitare mezzi".
Non esiste alcun rapporto di forza: senza neanche dilungarmi troppo sulla molteplicità di motivi, basterebbe anche solo rilevare che un rapporto di forza implica banalmente che vi siano forze in gioco, venendo meno questo presupposto viene meno anche il senso stesso dell'espressione.
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Platone
Non esiste alcun rapporto di forza: senza neanche dilungarmi troppo sulla molteplicità di motivi, basterebbe anche solo rilevare che un rapporto di forza implica banalmente che vi siano forze in gioco, venendo meno questo presupposto viene meno anche il senso stesso dell'espressione.
Capisci che non mi fa nessuna differenza dimostrarne l'esistenza o l'inesistenza; mi importa che tu vada a lavorare tornando stanco alla sera a connetterti e io prosegua a godermi la mia condizione di privilegio.
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oggettivista
Intendi forse dire che il molteplice non è illusorio ma solo effimero ?.
Potresti darmi una definizione di Dio ?.
No, intendo dire che il molteplice non solo non è illusorio..ma nemmeno effimero! La filologia tradizionale fa di Parmenide il più radicale negatore del divenire..ma Parmenide nega il divenire appunto perchè ritiene che il divenire mostri l'uscire e il tornare dal/nel nulla da parte di cose, sensazioni, vite, momenti, situazioni, pianeti..cioè già Parmenide, che pur vuol evitare la contraddizione..ha fede nella contraddizione..crede che la contraddizione sia evidente..si tratta appunto di comprendere che l'inoltrarsi e il congedarsi della terra e dell'indefinita mole di dati che con essa si manifestano..non ne è la creazione..e nemmeno l'annientamento..
Il Dio è la dimensione di significati stabile e non smentibile all'interno della quale l'esistenza assume, appunto, senso..cioè è la regola non controvertibile..che poi sia trascendente o immanente alla realtà diveniente..che sia il Dio filosofico o quello teologico..la metafisica dei primi pensatori ionici o le costanti leggi scientifiche..si tratta appunto di ciò che non sopraggiunge e non tramonta..che è tale però in relazione a ciò che invece sopraggiunge e tramonta..nemmeno con Hegel, che pure ha spostato la corona dal capo di Gesù per porla sull'uomo possiamo parlare di una vera svolta..appunto perchè anche Hegel ritiene che le determinazioni empiriche siano di per sè (e contrariamente a quelle categorali) inessenziali..transeunti..precarie..polvere destinata alla polvere..come diceva il vecchio Dio ad Adamo..
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Prinz Eugen
Capisci che non mi fa nessuna differenza dimostrarne l'esistenza o l'inesistenza; mi importa che tu vada a lavorare tornando stanco alla sera a connetterti e io prosegua a godermi la mia condizione di privilegio.
Quel che ti importa non ha alcuna pretesa di incontrovertibilità..è cioè un'interpretazione..interpretazione il fatto stesso che esista una molteplicità di coscienze..dunque figuriamoci quanto senso può avere parlare di rapporti di forze o dimensione collettiva o rapporto individuo-individuo o individuo-società..