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  1. #31
    Antiokos
    Ospite

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    Giusto per rendere l'idea della diversità di vedute:

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Il Brahman..è Uno e Molteplice..in uno spazio dove la logica formale non esiste più..e neppure il linguaggio..e neanche il pensiero..In quello spazio che però..ci deve condurre la logica e il linguaggio..in uno sviluppo che sia concettualmete coerente..confondere il piano del pensiero..e quello del Brahman..oltre il pensiero..ingenera solo confusione sintattica e mentale..e allora..diamo alla mente quello che è della mente e al Brahman oltre la mente..quello che è Suo..
    Quindi..ragioniamo con logica..e le contestazioni..devono essere logiche..cioè fondate..senza unire il piano mistico con quello della mente..
    Una cosa..non può essere A e nel medesimo tempo B..ovverosia Uno e Molteplice..e..se lo è..significa che l'Uno si riferisce ad un aspetto..e il Molteplice ad un altro aspetto..cioè..l'Uno si riferisce ad un piano..e il Molteplice ad un altro piano di esistenza..
    Il Brahman è l'Infinito..e la comprensione logica e mentale di questo concetto..è la base di Tutto..
    L'Infinito per definizione non ha limiti..e quindi non ha parti..perchè se avesse parti..sarebbe limitato..perchè una parte..dovrebbe entrare in rapporto con un altra parte..limitata..Un'Infinito diviso in parti..è una contradizione tra i termini....perchè un Infinito non può ammettere nulla che sia diverso da se stesso..perchè ciò lo limiterebbe..però..un'Infinito..per essere tale..deve contenere Tutto..anche il Molteplice..e..allora..ecco..che pur rimanendo se stesso..completamente e totalmente..e non come sostrato..poichè si potrebbe pensare a una divisione tra sostrato e molteplice..dico..rimanendo se stesso..produce in modo illusorio..e ..l'esempio è il sogno..produce i Molti..pur rimanendo Uno..o meglio Zero..in quanto anche l'Uno è una qualificazione che è meglio attribuire all'Essere Puro..quando non parliamo in modo poetico..Naturalmente lo Zero metafisico non è la Zero matematico..anzi..sono opposti..in quanto uno rappresenta l'Infinito..senza qualificazioni..e l'altro rappresenta un nulla di quantità..
    Quindi..il Molteplice non si pone sullo stesso piano dell'Infinito o del Brahman..o dell'Uno..e non è neanche una trasformazione che implica una differenziazione dell'Infinito..che rimane sempre uguale a se stesso..si può dire che emana..a condizione di pensare quest'emanazione non come un allargarsi..ma come a produrre qualcosa che rispetto a Lui..non esiste..in quanto niente può entrare in relazione col Brahman o Infinito..
    Il fatto che una cosa non esista al livello del Brahman..non significa che non esista al livello suo proprio..e.quando sogniamo..ci appare tutto reale..e anche piacevole o doloroso..perchè anche noi siamo della stessa natura del sogno..ed entriamo in relazione con qualcosa che noi stessi abbiamo prodotto..ma che consideriamo a noi esteriore..
    Un Illuminato..è tale..solo se riesce ad essere consapevole di sognare..significa che l'illusione pur rimanendo..non è più considerata reale..ma solo un sogno..
    Così lo stato di veglia..rispetto al Brahman non è reale..ma..dal momento che noi ci siamo dentro..ci appare reale..anzi..come unica realtà..esattamente come quando sogniamo..
    L'Infinito..invece ..è il Tutto..che sfugge alla nostra comprensione..in quanto la mente..imbevuta di pensiero logico e formale..non ce la fa a comprenderlo..e deve cedere il passo ad altri strumenti..come la Meditazione..Guenon la chiama Intuizione Intellettuale..o Intellettualità Pura..
    L'Indefinito..procede dal finito..ed è limitato dall'ordine di realtà che consideriamo..per esempio..i numeri sono indefiniti..non infiniti..in quanto ciò che non è numero né è al di fuori..così tutto ciò deduce dal finito..l'amore è indefinito..in quanto ciò che non è amore non gli appartiene..
    Solo l'Infinito Metafisico..o Infinito..e basta..diffenziandosi dall'indefinito..è il Tutto o Brahman..ed è il Mistero..o Segreto...incomunicabile..ma solo indicato..
    Atman e Brahman sono la medesima cosa..perchè tutto ciò che si differenzia da Brahman ..è solo sogno e illusione..Vera al suo livello..ma destinata a scomparire come un sogno al mattino..
    Testa è un espositore e pensatore pregevole ma questa visione Advaita è portatrice di paradossi, e certamente non tutte le conclusioni che postula sono scontate... prima di tutto bisognerebbe intendersi su che cos'E' il Brahman, perchè se E' solo l'Essere e il Non-Essere è solo un'astrazione Mentale, abbiamo già concluso il discorso... secondo, la separazione Uno e Molteplice non è Logica come vuole fare apparire, anche perchè poi considera il Brahman non l'Uno, ma appunto lo Zero Metafisico, al di là dell'Essere, quindi l'Infinito Non-Essere o Non-Manifestato. L'Uno è l'Essere puro, è la Sostanza, l'Energia, appunto l'Essenza di cui sono parte tutti gli Enti, per questo si può anche definire Substrato, o Unità sottostante (o se si preferisce "sovrastante"... o tutti e due...) non c'è nessuna possibile Dicotomia o Separazione, tra Uno e Molteplice, non sono piani diversi, è solo l'Esistenza che si manifesta eternamente in una "contemporaneità" (passatemi il termine) naturale in cui il Tutto contiene entro se stesso la Molteplicità, la Differenziazione. Il Tutto non è Omologazione, in cui la Realtà è Indefinita, e solo l'Assoluto o Brahman esiste e il resto è Sogno, il Brahman è l'Unica Essenza, ma per natura questà Unità e anche Molteplice, è Differenziata non Indefinita, perchè l'Essere è in Sè stesso il Molteplice, perchè se l'Essere non fosse per natura Molteplice oltrechè Uno, perchè appunto unica Essenza del Molteplice, non sarebbe l'Essere Assoluto, ma sarebbe solo l'Essere Supremo dove solo Esso esiste e la Molteplicità sarebbe altro da lui, questa Molteplicità ridotta a Sogno. Il discorso di A che non può essere = a B è un voler trasporre la Logica dove la Logica non può arrivare... A è l'essenza che è sottostante, che pervade, che compenetra, che circonda tutti i B, B+B+B+B+B etc. sono gli Enti di cui è "composto" A e A è l'Essenza a cui appartengono tutti i B.

  2. #32
    Amore vince la morte
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    Faccio una sorta di schematizzazione, spero di non risultare fastidioso.


    1. prima di tutto bisognerebbe intendersi su che cos'E' il Brahman?

    - E' solo l'Essere
    - solo Non-Essere
    -Essere e Non-Essre
    - è solo un'astrazione Mentale,








    2. la separazione Uno e Molteplice non è Logica come vuole fare apparire, anche perchè poi considera il Brahman non l'Uno, ma appunto lo Zero Metafisico, al di là dell'Essere, quindi l'Infinito Non-Essere o Non-Manifestato.

    posizione di Testa




    L'Uno è l'Essere puro, è la Sostanza, l'Energia, appunto l'Essenza di cui sono parte tutti gli Enti, per questo si può anche definire Substrato, o Unità sottostante (o se si preferisce "sovrastante"... o tutti e due...)


    posizione tua se non sbaglio. vero?


    ma i testi da cui voi fate queste considerazioni differenti sono gli stessi?
    o ci sono testi specifici per la tradizione advaita?




    non c'è nessuna possibile Dicotomia o Separazione, tra Uno e Molteplice, non sono piani diversi, è solo l'Esistenza che si manifesta eternamente in una "contemporaneità" (passatemi il termine)



    non solo te lo passo, ma ce lo spazio per approfondire la tematica del TEMPO.
    bella questa intuitio



    naturale in cui il Tutto contiene entro se stesso la Molteplicità, la Differenziazione.

    Il Tutto non è Omologazione, in cui la Realtà è Indefinita, e solo l'Assoluto o Brahman esiste e il resto è Sogno,

    mentre per Testa, non solo Assoluto esiste?
    non ho capito questo passaggio?


    il Brahman è l'Unica Essenza,


    mentre per la posizione advaita ve ne sono diverse di Essenze?


    ma per natura questà Unità e anche Molteplice, è Differenziata non Indefinita, perchè l'Essere è in Sè stesso il Molteplice, perchè se l'Essere non fosse per natura Molteplice oltrechè Uno, perchè appunto unica Essenza del Molteplice, non sarebbe l'Essere Assoluto, ma sarebbe solo l'Essere Supremo dove solo Esso esiste e la Molteplicità sarebbe altro da lui, questa Molteplicità ridotta a Sogno.


    possizione interessante questa che, se ho capito bene, Testa non condividerebbe.
    Devo ancora capire quanto questa posizione (a quale tradizione della scuola di pensiero indiano appartiene?), quanto vi siano delle convergenze con la filosofia eleatica.
    Secondo te?




    Il discorso di A che non può essere = a B è un voler trasporre la Logica dove la Logica non può arrivare...



    FONDAMENTALE questa precisazione FONDAMENTALE


    A è l'essenza che è sottostante, che pervade, che compenetra, che circonda tutti i B, B+B+B+B+B etc. sono gli Enti di cui è "composto" A e A è l'Essenza a cui appartengono tutti i B.


    qui A in questione si chiama Brahman, mentre la scuola di Elea lo chiamò ESSERE e da qui la frase di Aristotele Ti to on...che è il vero inizio della metafisica che abbandona la dottrina delle Idee di Platone.


    da approfondire


    ciao

    pf

  3. #33
    Antiokos
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    naturale in cui il Tutto contiene entro se stesso la Molteplicità, la Differenziazione.

    Il Tutto non è Omologazione, in cui la Realtà è Indefinita, e solo l'Assoluto o Brahman esiste e il resto è Sogno,

    mentre per Testa, non solo Assoluto esiste?
    non ho capito questo passaggio?
    Forse mi sono spiegato male, è Testa che teorizza un Riassorbimento nell'Indefinito e per cui solo Brahman esiste e la Molteplicità è un Sogno, io contesto questa posizione perchè si postula l'esistenza Reale solo di un Brahman Indefinito, e la Molteblicità viene bollata come Illusione, e per me è paradossale.

    A domani il resto delle risposte.

    Saluti

  4. #34
    Amore vince la morte
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    solo Brahman esiste

    Molteplicità viene bollata come Illusione


    quest discorso non è paradossale, è eracliteo

    Parmenide parla si del divenire come illusione, mentre per Eraclito esso è la somma realtà, ma non è detto che DIVENIRE e MOLTEPLICITA' siano cose analoghe...
    non so se mi sono fatto capire.


    quindi, direi che quella di Testa sia una visione piu eraclitea, quindi confusionaria come il 90% delle cose che ha detto Eraclito

    attendo il resto

    pf

  5. #35
    Antiokos
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Faccio una sorta di schematizzazione, spero di non risultare fastidioso.

    1. prima di tutto bisognerebbe intendersi su che cos'E' il Brahman?

    - E' solo l'Essere
    - solo Non-Essere
    -Essere e Non-Essre
    - è solo un'astrazione Mentale,
    Riguardo al Brahman, le visioni sono variegate, come tutto in India... (e non potrebbe essere altrimenti in un contesto Gentile) le principali visioni si possono sintetizzare così:

    I) Brahman è oltre l'Essere e il Non-Essere. La visione più comune, che anch'io non rigetto a priori. Pensare il Brahman in questi termini però non implica necessariamente, come fa Testa, il dissolvimento degli Atman personali nell'Indefinito, questa è una conclusione arbitraria che ha postulato Shankara fondatore della cosiddetta Advaita. Inoltre Testa questo "oltre" lo intende come "Separazione" dalle due "Qualificazioni" (Essere e Non-Essere), come "Produzione Illusoria", come "Illusione", "Sogno", come dimostrerò quotandolo, e che alla fine a me sembra quasi un Dualismo Realtà-Sogno, quando invece questo "oltre" bisognerebbe vederlo come Unità Assoluta che comprende sia l'Essere che il Non-Essere.

    II) Brahman è il Non-Essere da cui poi viene emanato l'Essere, come già detto, una implicazione "non necessaria", in altre parole "non scontata", sia in questo caso come in quello di prima, è che l'Essere sia considerato un Illusione.

    III) Brahman è l'Essere.

    Testa oscilla tra la I e la II visione quando parla nel Brahman nelle sue esposizioni. Io tra la I e la III, anche se tendo ad identificare il Brahman con l'Uno, con l'Essere, Testa con lo Zero Metafisico.

    "All'inizio mio caro, null'altro vi era che l'Essere (Sat) Senza Dualità (Advaita). Altri in verità dicono 'All'inizio vi era il Non-Essere (Asat) senza dualità; da questo Non-Essere nacque l'Essere'. Ma come potrebbe essere possibile? come può l'Essere nascere dal Non-Essere? In verità al principio delle cose c'era l'essere puro, unico e senza secondo (Advaita)".

    Il saggio Aruni, Chandogya Upanishad VI, 2,1-2.

    "L'Immensità (Il Brahman), che può essere descritta come continuum di spazio-tempo-coscienza, sarebbe lo stadio ultimo e assoluto in cui sono unite l'Esistenza (Sat) (sorgente della forma spaziale), la Coscienza o Conoscienza (Chit) (sorgente del Pensiero) e la durata senza limite o Eternità (sorgente dell'Esperienza o Beatitudine; Ananda). Dunque il Brahman è definito 'Unità indivisibile di Esistenza, Coscienza ed Eternità' (Taittiriya Upanishad II, 1,1)"

    Alain Danielou, Miti e Dèi dell'India; L'Immensità (Il Brahman), il substrato comune pp 39-41. (continua...)

    Quando avrò più tempo vorrei continuare la tematica.

    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    ma i testi da cui voi fate queste considerazioni differenti sono gli stessi?
    o ci sono testi specifici per la tradizione advaita?
    Ogni maestro può avere dei suoi testi di "preferenza", ed ogni maestro commenta a suo modo le Upanishad e i Veda ed altri testi, come la Bhagavad Gita.

    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    non c'è nessuna possibile Dicotomia o Separazione, tra Uno e Molteplice, non sono piani diversi, è solo l'Esistenza che si manifesta eternamente in una "contemporaneità" (passatemi il termine)

    non solo te lo passo, ma ce lo spazio per approfondire la tematica del TEMPO.
    bella questa intuitio.
    Grazie, anche se ho usato un aggettivo improprio in un contesto di Eternità; Riguardo al Tempo, anche su questo gli sviluppi sono molteplici e molto stimolanti, ma per ora soprassediamo.

    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    il Brahman è l'Unica Essenza,
    mentre per la posizione advaita ve ne sono diverse di Essenze?
    Il discorso è un pò complesso, nel senso che per molti Advaita, compreso Testa, il Brahman è l'Unica Realtà, ma l'Essere è Illusorio, quindi in che misura sarebbe corretto parlare anche dalla loro ottica di un'Unica Essenza?

    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    ma per natura questà Unità e anche Molteplice, è Differenziata non Indefinita, perchè l'Essere è in Sè stesso il Molteplice, perchè se l'Essere non fosse per natura Molteplice oltrechè Uno, perchè appunto unica Essenza del Molteplice, non sarebbe l'Essere Assoluto, ma sarebbe solo l'Essere Supremo dove solo Esso esiste e la Molteplicità sarebbe altro da lui, questa Molteplicità ridotta a Sogno.

    possizione interessante questa che, se ho capito bene, Testa non condividerebbe.
    Devo ancora capire quanto questa posizione (a quale tradizione della scuola di pensiero indiano appartiene?), quanto vi siano delle convergenze con la filosofia eleatica.
    Secondo te?
    No testa non condivide, questo pensiero (da me espresso più volte dell'Unità nella Molteplicità) è grosso modo quello della scuola Vishishtadvaita, il cui esponente più importante fu Ramanuja (1017-1137) (morto a 120 anni!), le Anime non si dissolvono nell'Indefinito, ma sono Eterne, eternamente reali, eternamente "distinte" (distinte, non "separate" nel senso di essere altro da Brahman, ma di essere distinte una dall'altra, distinte ma unite allo stesso tempo, non mi sembra un concetto assurdo, che che ne dica Testa), le Anime sono parti di Brahman, il Brahman è l'Essenza che è comune a tutta la Molteplicità, comunque l'ho spiegato più compiutamente in precedenza.

    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Il discorso di A che non può essere = a B è un voler trasporre la Logica dove la Logica non può arrivare...

    FONDAMENTALE questa precisazione FONDAMENTALE
    Grazie

    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    A è l'essenza che è sottostante, che pervade, che compenetra, che circonda tutti i B, B+B+B+B+B etc. sono gli Enti di cui è "composto" A e A è l'Essenza a cui appartengono tutti i B.

    qui A in questione si chiama Brahman, mentre la scuola di Elea lo chiamò ESSERE e da qui la frase di Aristotele Ti to on...che è il vero inizio della metafisica che abbandona la dottrina delle Idee di Platone.


    da approfondire


    ciao

    pf
    Da approfondire, più avanti approfondiremo anche su questo e sulla scuola eleatica.

    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    solo Brahman esiste

    Molteplicità viene bollata come Illusione
    quest discorso non è paradossale, è eracliteo

    Parmenide parla si del divenire come illusione, mentre per Eraclito esso è la somma realtà, ma non è detto che DIVENIRE e MOLTEPLICITA' siano cose analoghe...
    non so se mi sono fatto capire.


    quindi, direi che quella di Testa sia una visione piu eraclitea, quindi confusionaria come il 90% delle cose che ha detto Eraclito

    attendo il resto

    pf
    Esatto, Divenire e Molteplicità non vanno necessariamente a braccetto, il Divenire caratterizza questo Mondo Materiale, in cui tutto muta e si trasforma, mondo che come disse Platone è solo un pallido riflesso dei mondi superiori, e in un certo senso è vero è Maya, è Illusione, non nel senso che non esista, ma che è Illusorio rispetto alla Realtà Assoluta, Eterna, Immutabile. Ma ciò non ha necessariamente a che fare con la Molteplicità, essa può sussistere anche nell'Eternità, senza bisogno di essere annullata.

    Saluti, continueremo

  6. #36
    megaelleno
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    L’argomento si fa spinoso ma, come suggerisce pfjodor, anche bello. Devo complimentarmi anzi, sia con lui, sia con Antiokos, perché stanno contribuendo in maniera encomiabile alla discussione, rendendola senz’altro una delle migliori e più profonde mai affrontate in questo spazio.

    Brahman è oltre l'Essere e il Non-Essere.
    Questa definizione, pur con molti distinguo, può essere ascritta alla maggior parte dei Neoplatonici.

    Pensare il Brahman in questi termini però non implica necessariamente […] il dissolvimento degli Atman personali nell'Indefinito
    Poiché i problemi sollevati sono di una tale vastezza e profondità da tenerci molto impegnati nei prossimi tempi, procedo per ora a soffermarmi su questa ultima affermazione, reintroducendo la sola questione delle differenziazioni delle anime dalle altre sostanze incorporee.
    Se infatti le anime sono incorporee, come è possibile differenziarle tra loro e dalle altre sostanze incorporee? Anche l’Anima Mundi lo è, ed anche il plotiniano Nous e lo stesso Uno lo sono.

    Ma accantoniamo per un momento la questione e passiamo a considerare il tema dell’anima e del suo destino una volta che si riunisce all’Uno. Vi sarà l’annullamento completo oppure l’anima conserverà la sua differenziazione?

    La risposta per me, come Antiokos sa, è giamblichea, e quindi non solo diversa da quella che danno Plotino e Porfirio, ma perfino in contrasto con quanto insegnarono altri neoplatonici (tra i quali Amelio e Numenio).

    Ma questo tema implica necessariamente anche una riflessione sullo status ontologico dell’anima. Platone ci insegna che la psyche occupa una posizione mediana. Che essa sia incorporea non vuol dire perciò, come alcuni neoplatonici arrivarono ad affermare, che essa sia “omogenea” (homoiomeres) alle altre sostanze incorporee.

    L’homoiosis theo di cui parla Platone nel “Teeteto” è l’henosis, l’unione con gli Dei. I teologi cristiani invece, e in particolar modo quelli di tradizione greca, parlano di theosis. Quest’ultima implica un “modo” divino dell’esistenza, un “riempimento” che annulla la persona: secondo Massimo il Confessore nella theosis l’ego umano è rimpiazzato dalla presenza divina. Questo annullamento dell’individualità mi ricorda molto ciò di cui ci dice Antiokos.

    Ma gli antichi (palaioi) ci insegnano diversamente: le anime liberate dai vincoli della generazione si uniscono ai Beati Immortali ed insieme ad essi reggono (sundioikousi) il cosmo.
    L’henosis è quindi l’innalzamento dell’anima ad un livello divino, che la rende partecipe del potere demiurgico degli Dei e la fa divenire “co-reggente” dell’universo.
    In questa condivisione encosmica vi è il “rientro”, la reintegrazione dell’anima nel suo ciclo cosmico. Solo in questo modo si può accettare il “ritorno” dell’anima all’Uno senza predicarne l’annullamento in Esso e senza soggiacere ad una serie di contraddizioni irrisolvibili.

  7. #37
    Antiokos
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    Citazione Originariamente Scritto da =DADOUKOS= Visualizza Messaggio
    L’argomento si fa spinoso ma, come suggerisce pfjodor, anche bello. Devo complimentarmi anzi, sia con lui, sia con Antiokos, perché stanno contribuendo in maniera encomiabile alla discussione, rendendola senz’altro una delle migliori e più profonde mai affrontate in questo spazio.
    Grande Dadoukos, per parte mia ti ringrazio molto e contraccambio i complimenti. Si fa quel che si può, il mondo moderno, caotico ed alienante ci reclama spesso alla sua corte tirannica... (a volte, ma questo è dovuto al Kali Yuga, mi caratterizza una certa visione pessimistica di tipo "gnostico" riguardo alla percezione del Cosmo... ripeto a volte... ma questo non è dovuto al Cosmo di per se stesso, ma alla società odierna, al mondo dominato e sottomesso dalla follia che ha pervaso il genere umano...) ed il tempo fugge inesorabile.

    Citazione Originariamente Scritto da =DADOUKOS= Visualizza Messaggio
    Questa definizione, pur con molti distinguo, può essere ascritta alla maggior parte dei Neoplatonici.
    Infatti, anche se appunto con molti distinguo, ma ne parleremo.

    Citazione Originariamente Scritto da =DADOUKOS= Visualizza Messaggio
    Poiché i problemi sollevati sono di una tale vastezza e profondità da tenerci molto impegnati nei prossimi tempi, procedo per ora a soffermarmi su questa ultima affermazione, reintroducendo la s,ola questione delle differenziazioni delle anime dalle altre sostanze incorporee.
    Se infatti le anime sono incorporee, come è possibile differenziarle tra loro e dalle altre sostanze incorporee? Anche l’Anima Mundi lo è, ed anche il plotiniano Nous e lo stesso Uno lo sono.

    Ma accantoniamo per un momento la questione e passiamo a considerare il tema dell’anima e del suo destino una volta che si riunisce all’Uno. Vi sarà l’annullamento completo oppure l’anima conserverà la sua differenziazione?

    La risposta per me, come Antiokos sa, è giamblichea, e quindi non solo diversa da quella che danno Plotino e Porfirio, ma perfino in contrasto con quanto insegnarono altri neoplatonici (tra i quali Amelio e Numenio).

    Ma questo tema implica necessariamente anche una riflessione sullo status ontologico dell’anima. Platone ci insegna che la psyche occupa una posizione mediana. Che essa sia incorporea non vuol dire perciò, come alcuni neoplatonici arrivarono ad affermare, che essa sia “omogenea” (homoiomeres) alle altre sostanze incorporee.

    L’homoiosis theo di cui parla Platone nel “Teeteto” è l’henosis, l’unione con gli Dei. I teologi cristiani invece, e in particolar modo quelli di tradizione greca, parlano di theosis. Quest’ultima implica un “modo” divino dell’esistenza, un “riempimento” che annulla la persona: secondo Massimo il Confessore nella theosis l’ego umano è rimpiazzato dalla presenza divina. Questo annullamento dell’individualità mi ricorda molto ciò di cui ci dice Antiokos.

    Ma gli antichi (palaioi) ci insegnano diversamente: le anime liberate dai vincoli della generazione si uniscono ai Beati Immortali ed insieme ad essi reggono (sundioikousi) il cosmo.
    L’henosis è quindi l’innalzamento dell’anima ad un livello divino, che la rende partecipe del potere demiurgico degli Dei e la fa divenire “co-reggente” dell’universo.
    In questa condivisione encosmica vi è il “rientro”, la reintegrazione dell’anima nel suo ciclo cosmico. Solo in questo modo si può accettare il “ritorno” dell’anima all’Uno senza predicarne l’annullamento in Esso e senza soggiacere ad una serie di contraddizioni irrisolvibili.
    Dadoukos, analisi esposta in modo mirabile, molto utile alla riflessione e che stimola molteplici domande.

    Giamblico quindi ritiene che esistano molteplici Sostanze, Essenze? una Essenza Animica e una Divina, sempre emanate dall'Uno? (che a questo punto è necessariamente oltre l'Essere, non è solo l'Essere puro, perchè emana da Sè più Essenze, oltrechè una pluralità di Enti), ma ciò non spiegherebbe comunque il come (e si torna all'interrogativo iniziale da te sollevato... ) un'anima si distingue una da un'altra e parallelamente un Dio da un'altro.
    Ramanuja parla di un'Unica Essenza ma di una Pluralità di Enti Eterni, non ho un quadro chiaro, come ho già detto, esattamente sul come, della differenziazione, come da te giustamente chiesto, da quel che mi ricordo però, essendo appunto l'Essere per natura Uno e Molteplice, ad una Unità di Essenza, sottostante e omnipervadente, è associata necessariamente una Pluralità di Coscienze, e sarebbe appunto la Chit (Coscienza) Personale a fare in modo che non ci sia omologazione, dissolvimento, la Coscienza Assoluta comunque pervaderebbe quelle personali, nel senso che pur con il mantenimento della Consapevolezza Singola, le anime sono partecipi di quella Totale, Assoluta; cercherò di portare citazioni, stò facendo ricerche più approfondite sul tema.
    Una Unica Essenza quindi non necessariamente porta ad una dissolvimento individuale.

    Però c'è un'altro problema... in che cosa Anime e Dèi sono diversi allora?

    Ed è quì che la teoria di una Pluralità di Essenze emanate risulta molto convincente; oppure potrebbe essere anche un'Unica Essenza ma caratterizzata da diversi Gradi dell'Essere, di cui parla Plotino.
    Le Anime sono parte di un'Unità più grande: l'Anima del Mondo, emanata dal Nous a sua volta emanato dall'Uno.

    Dadoukos le Anime sono parte dell'Anima del Mondo, ma per Giamblico gli Dèi sono emanati direttamente dal Nous? (sono di un'ignoranza suprema... )

    Spero di non aver messo troppa carne al fuoco, e soprattutto di aver centrato il/i punto/i.

    Saluti

  8. #38
    megaelleno
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    Effettivamente, la dottrina dell’anima co-reggente, ben diffusa presso gli antichi - anche Salustio chiude il suo De Diis et Mundo prospettando la possibilità che le anime che abbiano vissuto secondo virtù si uniscano agli Dei e con essi governino il mondo intero - se da un lato illumina quello che è il destino di alcune anime, dall’altro non fornisce una risposta ai già visti interrogativi:

    ciò non spiegherebbe comunque il come un'anima si distingue una da un'altra e parallelamente un Dio da un'altro.
    Però c'è un'altro problema... in che cosa Anime e Dèi sono diversi allora?
    Tornerò perciò su quest’argomento nei prossimi giorni.

    cercherò di portare citazioni, stò facendo ricerche più approfondite sul tema.
    Io farò lo stesso. Molto bene. Uno dei più importanti compiti di questo spazio, del resto, dovrebbe essere quello di stimolare una crescita interiore.

    Ramanuja parla di un'Unica Essenza ma di una Pluralità di Enti Eterni, non ho un quadro chiaro, come ho già detto, esattamente sul come, della differenziazione, come da te giustamente chiesto, da quel che mi ricordo però, essendo appunto l'Essere per natura Uno e Molteplice, ad una Unità di Essenza, sottostante e omnipervadente, è associata necessariamente una Pluralità di Coscienze, e sarebbe appunto la Chit (Coscienza) Personale a fare in modo che non ci sia omologazione, dissolvimento, la Coscienza Assoluta comunque pervaderebbe quelle personali, nel senso che pur con il mantenimento della Consapevolezza Singola, le anime sono partecipi di quella Totale, Assoluta;
    Interessante.

    Dadoukos le Anime sono parte dell'Anima del Mondo, ma per Giamblico gli Dèi sono emanati direttamente dal Nous? (sono di un'ignoranza suprema... )
    Questa è già una domanda ‘cosmologica’. È un argomento che sto affrontando da qualche tempo e sul quale preferirei ci ritrovassimo fra qualche mese…

  9. #39
    Antiokos
    Ospite

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    Una breve precisazione, ho rispolverato alcune cose:

    E' vero alcuni Advaitin parlano di dissolvimento ultimo dell'Atman nel Brahman, ma sono stato impreciso, la teoria di Shankara è ancora più radicale (e paradossale), tale che Atman = Brahman, nel senso che proprio non esiste una pluralità di Atman, c'è un Solo e Unico Atman-Brahman, la pluralità degli Atman è Maya Illusione, le Anime sembrano tante perchè l'Unico Atman-Brahman è presente in una pluralità di corpi, ma una volta che l'Anima lascia il corpo, scopre che è sempre stata Brahman (Brahman "tutto intero"), non si può nemmeno parlare di dissolvimento... come l'aria dentro un vaso sembra separata dall'aria all'esterno del vaso, quando il vaso si rompe, si scopre che è sempre stata la medesima aria, tutta senza distinzione. Certo, è una visione poetica, ma secondo me (e non solo secondo me) Shankara ha confuso i piani... perchè un conto è dire che siamo Tutti parte di un'Unica Essenza, un conto è dire che la Coscienza personale è Maya, Illusione, e che ognuno di noi, senza saperlo, per via dell'Avidya, Ignoranza, è Brahman senza distinzione "tutto intero", ognuno di noi è l'Intero Brahman senza saperlo! ... ma come è possibile? perchè allora la consapevolezza di ognuno di noi è diversa se non esiste la coscienza personale?, perchè c'è bisogno dell'Illuminazione a questo punto? tanto siamo già tutto il Brahman senza saperlo... tempo fa sul forum Gnostico feci infatti questa critica:

    "in questo tipo di concezione anche le anime sono destinate a dissolversi (ma dissolvimento a questo punto non è esatto, perchè non c'è mai stata una separazione reale, ma solo illusoria) perdendo la propria personalità ed individualità nell'Assoluto-Infinito (in realta non è esatto il termine "perdendo" ma bisogna dire: "non avendo mai avuto" individualità). Questa posizione è quella di alcune correnti filosofiche induiste, ma questa concezione genera dei paradossi evidenti, in quanto, questo è uno degli esempi che si possono fare, se esiste un'unica personalità (o non-personalità) suprema possibile, un essere, come un'anima, nella sua individualità non esisteva prima, ne esisterà dopo, ne in ultima analisi è mai esistita, è un'illusione, tutte le anime sono l'Assoluto-Infinito nella sua personalità senza sapere di esserlo, si va anche oltre il monoteismo, è un ultra-monoteismo." !!!

    Certe volte mi scordo persino quello che scrivo o studio... avevo già fatto una critica radicale... il bello è che mi ricordavo Shankara meglio quest'Estate che ora... è ancora peggio di quello che ricordavo...

    Saluti

    P.S. Prossimamente cercherò di postare le critiche di Ramanuja a Shankara, oltre a cercare testimonianze sui temi affrontati con voi.

  10. #40
    Antiokos
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Effettivamente..per parlare.bisognerebbe definire i termini..altrimenti si creano naturali incomprensioni..quindi definiamo Brahman...
    Brahman non è l'unione di Essere - Non Essere..ma è qualcosa che li trascende entrambi..in quanto ambedue sono qualificazioni..e quindi limitazioni..e Brahman è Infinito..e quindi non qualificato...
    "Il Brahman è Unità indivisibile di Esistenza, Coscienza ed Eternità".

    (Taittiriya Upanishad II, 1,1)

    Devo arguire che che quell'"Oltre" (di cui spesso si parla) l'Essere e il Non-Essere per Testa (e sottinteso, anche per coloro ai quali lui si rifà) non è un'Unità Assoluta, ma è qualcosa di separato dall'Essere e dal Non-Essere, c'è quindi Dualismo tra l'Essere/Non-Essere e il Brahman che è altro da essi? e allora Brahman cos'è? il Vuoto? il Nulla?
    Sull'aggettivo di Infinito dato al Brahman poi potremmo stare a discutere un eternità... () qualificare il Brahman come Infinito non è anch'essa una qualificazione (appunto)? (scusate il "sofisma" ma non è mera operazione retorica) ed essere Infinito significa per forza essere Inqualificato? che cosa significa Infinito? Infinita può essere la Luce, Infinito può essere l'Amore o il Bene, etc. ma Infinito in sè che significa? Infinito rispetto a che cosa? per Testa gli Enti Eterni limiterebbero l'Infinito di Brahman, non capendo che proprio nella Molteplicità che l'Assoluto è "Sè stesso", questa Molteplicità di cui è composto il Tutto, che E' il Tutto, necessariamente Uno-Molteplice. Infinito poi significa per forza Infiniti Enti-Esseri? o una Quantità Determinata di Enti può essere non in contraddizione con una Infinità Energetica sottostante e omnipervadente?

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    L'Essere o l'Uno ..è una qualificazione di Brahman..e..dal momento che qualcosa del Brahman Inqualificato si afferma..a causa del Suo essere Tutto..quello che rimane fuori dall'Essere..è il Non Essere..ma..sia l'Essere..che il Non Essere..sono indefiniti..non sono infiniti..a causa del loro essere qualificati..quindi..non sono parte di Brahman....ma sono produzioni di Brahman..
    Come fa il Brahman Inqualificato (Brahman Nirguna) a Essere Tutto se Essere e Non-Essere non sono parte di Brahman? c'è quindi Dualismo (?)... poi che significa che sono "Produzioni" di Brahman? non sono quindi Realtà Eterne? sono Realtà Create dal Nulla? (non sarebbe un pensiero indiano) sono Emanazioni Illusorie quindi "Temporanee"?
    Io da questo passo capisco che sono Emanazioni Illusorie, la cui Realtà quindi è "Superficiale" e "Temporanea", quindi Non sono Emanazioni Eterne, ma presuppongono un cambiamento di Status sia in origine che alla fine, vengono emanate da una Realtà Indefinita-Infinita e lì ritornano, ma questo cambiamento di Status implica la Esistenza (Temporanea) e poi la Non-Esistenza? (ma ciò che esiste, E' ed E' sempre stato, e sempre Sarà) o implica un cambiamento di Esistenza? ma se il Brahman è oltre l'Essere e l'Essere è Illusorio, Temporaneo, come si può parlare ancora di Esistenza? ed è quì che secondo me tutto il sistema cade.

    Valete Optime!

 

 
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