

Michelstaedter diceva:
1. La volontà è in ogni punto volontà di cose determinate. Non v'è possesso d'alcuna cosa - ma solo mutarsi in riguardo a una cosa, entrare in relazione con una cosa. Ogni cosa ha in quanto è avuta.
2. Determinazione è attribuzione di valore: coscienza. Ogni cosa in ogni punto non possiede, ma è volontà di possesso determinato: cioè una determinata attribuzione di valore: una determinata coscienza.
3. Nessuna cosa è per sè, ma in relazione a una determinata coscienza. Fin quando io voglia ancora in qualche modo, attribuisco valore a qualche cosa - c'è qualcosa per me.
4. La vita è un'infinità correlatività di coscienze.
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)


Ciò in cui l'uomo si distingue dalla bestia dovrebbe essere proprio la capacità di imbrigliare, controllare o negare i propri istinti... Naturalmente questo non vuol dire che ci si dovrebbe lasciar morire di fame (che è pur sempre una possibilità di libertà).
Ci sono delle considerazioni molto interessanti sulla libertà in Teoria e Fenomenologia dell'Individuo assoluto di Evola, che però conosco solo di seconda mano, attraverso Il cammino del Cinabro.
Pare che abbia delineato la concezione più radicale della libertà che si possa pensare, cioè, se ben ricordo, la libertà di controllare sé stessi come pure di lasciarsi andare, che è vera libertà assoluta. Fermo restando che il lasciarsi andare, pur essendo una possibilità, va vissuto con lo stesso distacco dell'autodisciplina (e questo è il difficile).
Ultima modifica di Malaparte; 03-05-10 alle 00:20
Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.