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Discussione: mitrokin al tigì tre

  1. #11
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    E bravo il Cioni che m'ha bruciato sul tempo.

    Commissione Mitrokhin, falsi dossier contro la sinistra
    Repubblica rivela conversazioni con due ex spie russe. A Roma agenti di Scotland Yard per indagare sul delitto Litvinenko

    Il presunto assassino di Aleksandr Litvinenko, l’ex agente del Kgb avvelenato a Londra con una sostanza radioattiva, si chiama Igor e vive a Roma.
    Lo sostengono fonti dell’intelligence di Londra che annunciano l’arrivo a Roma degli investigatori inglesi.
    Gli uomini di Scotland Yard vengono a Roma per interrogare anche Mario Scaramella, ex consulente della commissione Mitrokhin, che si trovava a Londra con Litvinenko poco prima che l’ex spia si sentisse male.
    Ieri intanto “Repubblica” ha pubblicato due lunghi colloqui che i giornalisti del quotidiano diretto da Mauro hanno avuto lo scorso anno con Litvinenko e un’altra ex spia del Kgb.
    Con una conferma: la Mitrokin serviva per colpire la sinistra.

  2. #12
    trilex
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    come no tutto falso, in Italia non c'erano traditori al soldo dell'URSS...ehhh

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da trilex Visualizza Messaggio
    come no tutto falso, in Italia non c'erano traditori al soldo dell'URSS...ehhh
    Certo.
    Tipo Jas Gawronski o Cossutta ...

    Mithrokin, conferme dalle spie del Kgb: falsi quegli scandali
    Il vero obiettivo della commissione parlamentare era infangare i leader di tutto il centrosinistra
    di Marco Tedeschi / Milano
    27 Novembre 2006

    LE SPIE RUSSE CONFERMANO: il vero obiettivo della commissione Mithrokin era fabbricare scandali falsi per incriminare Prodi, la sinistra e i Verdi.
    Lo rivela «Repubblica» pubblicando la sbobinatura di due lunghe conversazioni, che risalgono ai primi mesi dello scorso anno.
    Una con Aleksandr Litvinenko, la spia russa uccisa per avvelenamento a Londra ed Evgeni Limarev, ex ufficiale del Kgb.
    Non furono mai sentiti ufficialmente dalla commissione, ma interrogati, in incontri segreti, da quel Mario Scaramella che lavorò come braccio destro di Paolo Guzzanti, il senatore forzista presidente della Mitrokin. Riferisce Litvinenko a Repubblica: «Ho offerto i nomi degli uomini del Kgb che avevano operato in Italia, ma Mario (Scaramella, ndr) insisteva su due questioni: il sequestro Moro e i rapporti di Prodi con il Kgb.
    Mi raccontò che Prodi conosceva l'indirizzo dove le Br tenevano sequestrato Moro per averlo appreso durante una seduta spiritica.
    Mi chiese se non ritenevo che Prodi avesse appreso del covo dal Kgb.
    Mi chiese anche se il sequestro non fosse stato organizzato dal Kgb e se avesse addestrato le Br.
    Dissi che non conoscevo alcun dettaglio del sequestro e che non avevo mai sentito parlare di Prodi».
    Seconda questione:
    «Mario sembrava ossessionato dal gruppo dei Verdi.
    Non avevo particolari informazioni. Piuttosto fui io ad ascoltarlo attentamente, mentre sosteneva che dietro la loro attività politica potessero nascondersi interessi del Kgb».
    Terza ossessione di Scaramella:
    «Voleva sapere se gli affari dell'Olivetti nell'ex Unione Sovietica nascondevano legami con il Kgb.
    Ho semplicemente spiegato che ogni azienda che operava sul mercato sovietico veniva spiata dal Kgb».

    Mario gli ha fatto molte altre domande su personaggi italiani di cui parla Limarev:
    «Scaramella voleva che avvallassi le sue notizie che mi sembravano grottesche.
    Mi mostrò anche un elenco di personalità».
    Limarev fa i nomi: il Verde Pecoraro Scanio, Cosimo Sgobio e Oliviero Diliberto (Comunisti Italiani) Alfonso Giani (Rifondazione comunista) Antonio Rotundo, Umberto Ranieri e Eugenio Duca (Ds).
    Non avevo visto mai in vita mia alcuno di quegli uomini ma anche un bambino avrebbe capito cosa bolliva in pentola.
    Il dossier Mitrokin per Scaramella e Guzzanti era solo un negozio in cui ammassare dividendi politici, ricatti per le personalità coinvolte, buoni affari con la raccolta di finanziamenti da organizzazioni governative».

  4. #14
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    Come sono finito a lavorare per la commissione Mitrokhin.
    [...]
    Mi chiese se avessi nulla in contrario a parlare con un suo amico, un giudice italiano, Mario Scaramella, che lavorava per la Commissione Mitrokhin. Mario mi chiamò e mi chiese di riferire tutto ciò che sapevo delle operazioni e dei contatti del Kgb in Italia.
    [...]
    Ho un fratello che si chiama Maxim. Ha 21 anni ed è in Italia da 4. Vive a Rimini, dove è studente universitario e lavora come cuoco in un ristorante specializzato in carne alla brace. Ebbene, un mese prima che arrivassi in Italia, Maxim mi chiama disperato. La Polizia non intende più considerare valido il suo visto di studi e minaccia di espellerlo in Russia. Il che significa la sua condanna a morte. Chiedo aiuto a Mario, che dice di non preoccuparmi. Mi spiega che Berlusconi è stato messo al corrente del mio impegno con la Mitrokhin e che Maxim può stare tranquillo. Io collaborerò portando le prove che la commissione chiede e a Maxim verrà concesso asilo politico. Maxim mi conferma che Mario è andato a Rimini e ha parlato con la polizia. Alla fine mio fratello però ha dovuto cavarsela da solo per ottenere il permesso. La vicenda fu certo un modo per convincermi a collaborare.
    [...]
    Agli inizi di marzo 2004, arrivai all'aeroporto di Fiumicino, dove trovai ad aspettarmi Scaramella, un interprete russo e un autista.[...]Era un cittadino russo e mi colpì che non aveva alcun titolo per stare in Italia. Né un permesso di soggiorno, né l'asilo politico. Dissi a Mario: "Come pensate di proteggere questa persona? Le cose che ascolterà da me su Kgb ed Fsb accusano Putin e dunque mettono in pericolo la sua vita...". Mario disse di farmi gli affari miei.
    [...]
    "Sapevo di consegnare alla Commissione Parlamentare elementi in grado di accusare Putin e il suo sistema di controllo criminale della Russia. Sapevo che Berlusconi diceva di essere amico di Putin, dunque chiesi a Mario se la Commissione o i suoi capi erano in grado non solo di proteggere il sottoscritto, ma di dare alle mie informazioni un seguito politico. Mario mi disse che doveva interpellare il suo boss, Paolo Guzzanti (Litvinenko lo chiama "Pablo Guzzanti" ndr.). I due si sentivano in continuazione, finché, una mattina, nell'appartamento, Mario chiamò "Pablo" di fronte a me. L'interprete mi tradusse le parole che Mario sosteneva stesse pronunciando Guzzanti. A suo dire, Guzzanti aveva incontrato Berlusconi, gli aveva esposto i miei timori e le mie richieste. E Berlusconi aveva risposto: "Ditegli che non ho amici". Stupidamente, ritenni di potermi fidare".
    [...]
    Ho raccontato come l'Fsb, il nuovo servizio segreto russo, sia una struttura mista di intelligence e crimine organizzato. Ne ho spiegato le origini nella dissoluzione del Kgb. Ho offerto i nomi degli uomini che avevano operato in Italia, ma Mario insisteva su tre questioni.
    a) Il sequestro Moro e i rapporti di Prodi con il Kgb. Mario mi raccontò che Prodi conosceva l'indirizzo dove le Br tenevano sequestrato Moro per averlo appreso durante una seduta spiritica. Mi chiese se non ritenevo che Prodi avesse appreso del covo dal Kgb. Mi chiese anche se il sequestro non fosse stato organizzato dal Kgb e se avesse addestrato le Br. Dissi che non conoscevo alcun dettaglio del sequestro e che non avevo mai sentito parlare di Prodi. Osservai soltanto che, se volevano il mio parere di esperto, era poco credibile che Prodi avesse appreso la notizia durante una seduta spiritica e che sicuramente il Kgb aveva seguito il sequestro provando ad acquisire informazioni. Io non avevo e non ho nessun tipo di prove su Prodi.
    b) Le attività dei Verdi. Mario sembrava ossessionato dal gruppo dei Verdi. Non avevo particolari informazioni. Piuttosto fui io ad ascoltarlo attentamente, mentre sosteneva che dietro la loro attività politica potessero nascondersi interessi del Kgb.
    c) La Olivetti. Mario voleva sapere se gli affari dell'Olivetti nell'ex Unione Sovietica nascondevano legami con il Kgb. Ho semplicemente spiegato che ogni azienda che operava sul mercato sovietico veniva spiata dal Kgb. Ma questo non vuol dire essere controllati dal Kgb. Mario mi ha anche fatto molte altre domande su personaggi italiani di cui oggi non ricordo più il nome e anche su un giornale, di cui lo stesso non ricordo. In ogni caso, dovrebbe essere tutto in quei verbali che ho firmato
    [...]
    Mario mi disse che la sua società, la Ecpp (Environmental Crime Prevention Programme), si occupava di grandi temi della sicurezza ambientale e aveva un contratto con la Commissione di Paolo Guzzanti per condurre delle indagini sul Kgb...Sul conto di questa società Ecpp io ho raccolto tre versioni diverse da fonti che non posso rivelare e di cui non sono in grado di valutare l'attendibilità. Prima versione: La Ecpp è quello che dichiara di essere. Una società che combatte le mafie del crimine ambientale. Seconda versione: la Ecpp è una società schermo dei servizi segreti italiani. Terza versione: la Ecpp è una lavanderia per il riciclaggio del denaro. Un fatto è certo. Mario ha sostenuto che Berlusconi era molto scontento del lavoro che i servizi italiani stavano facendo per la Mitrokhin e dunque c'era bisogno della Ecpp. Inoltre, durante il mio soggiorno a Napoli, Mario chiese se poteva assistere ad uno dei nostri incontri un amico americano venuto per me dalla Germania. Se ne rimase in silenzio, senza neppure presentarsi. Quando si allontanò, Mario sostenne che lavorava per i servizi statunitensi e che la Cia poteva essere interessata alle mie informazioni. Io non gli credetti
    [...]
    Non molto tempo dopo la mia trasferta in Italia, Berlusconi incontrò Putin. Li vidi in televisione abbracciarsi e baciarsi e lì compresi che ero stato usato. Che Berlusconi era un piccolo bugiardo, degno della stessa considerazione che si dà al proprio cagnolino cui si dà da mangiare sotto il tavolo. Io avevo dato le prove alla Commissione che Putin controllava la Russia con gli eredi corrotti del Kgb e Berlusconi cosa faceva? Baciava Putin. Evidentemente aveva scambiato le mie informazioni con dell'altro che non conosco. Berlusconi dimostrava di essere come Putin. La stessa cosa. Ripensai allora anche ad una circostanza che, durante i giorni di Napoli, mi aveva colpito. Il giornale di Berlusconi diede notizia che il colonnello Litvinenko aveva accettato di svelare i suoi segreti alla Commissione. Mi chiesi perché mi bruciavano in quel modo. Oggi penso che fosse un modo per mettere Putin sull'avviso. Mi sfogai con Mario e lui mi disse che non capivo. Che quelle dimostrazioni di amicizia erano frutto dei "giochi della grande politica". Il mio amico esule ceceno Akhmed Zakaiev, mio vicino di casa a Londra, mi prese in giro: "Ma come è possibile che un ex colonnello del Kgb sia così fesso da essersi fatto fregare dagli italiani?". Anche oggi arrossisco. E' vero, mi sono fatto fregare. Non ce l'ho con Mario, in fondo penso sia una persona per bene, ma con la Commissione per come ha deciso di trattare la verità. Mi sono fidato. Ho raccontato quel che sapevo perché l'Occidente sapesse. E le mie informazioni su Putin? Come sono state usate da Berlusconi?

    http://www.repubblica.it/2006/11/sez...epubblica.html

    Vediamo chi capisce a quale gioco ha giocato quel bastardo del nanerottolo.

  5. #15
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    Non infierire sul malato "opportuno" ...

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Non infierire sul malato "opportuno" ...
    Gia'..come la sciatalgia del centometrista...'sto bastardo ha fatto deporre un ex-colonello del kgb con il ricatto,gli ha lasciato credere di essere al sicuro e ascoltato,gli ha lasciato credere che quello che dichiarava rischiando la vita avrebbe avuto un senso e un seguito ma visto che tra le tante cose gravi e serie che diceva non c'era nulla da utilizzare contro il nemico politico,lo ha bruciato e condannato a morte.
    Maledetto lui e chi ancora si rifiuta di accendere il cervello,dai,forza bananas del cazzo,provate adesso a dirmi che grand'uomo sia 'sto pezzente pieno di soldi.

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Ochtopus Visualizza Messaggio
    Gia'..come la sciatalgia del centometrista...'sto bastardo ha fatto deporre un ex-colonello del kgb con il ricatto,gli ha lasciato credere di essere al sicuro e ascoltato,gli ha lasciato credere che quello che dichiarava rischiando la vita avrebbe avuto un senso e un seguito ma visto che tra le tante cose gravi e serie che diceva non c'era nulla da utilizzare contro il nemico politico,lo ha bruciato e condannato a morte.
    Maledetto lui e chi ancora si rifiuta di accendere il cervello,dai,forza bananas del cazzo,provate adesso a dirmi che grand'uomo sia 'sto pezzente pieno di soldi.
    Mario Scaramella: falso il curriculum, veleni veri
    Il rappresentante dei Ds: tutto torna.
    Nella Commissione molti i sospetti sul consulente di Guzzanti

    di Susanna Ripamonti / Milano

    Chi è Mario Scaramella, il consulente della commissione Mitrokin arruolato dal presidente Paolo Guzzanti, con un curriculum da millantatore che fa pensare a una versione colta e ben addestrata di quell’Igor Marini che fu al centro dell’affaire Telekom Serbia? Il diessino Valter Bielli, che ha rappresentato i Ds nella Commissione Mitrokin, si è posto molte volte questa domanda e adesso, mentre si rilegge il curriculum di questo strano personaggio, non si sorprende delle rivelazioni di Repubblica: «È la quadratura del cerchio, direi che tutto torna».
    Lei ha cercato di capire chi fosse Scaramella?
    «Partiamo dall’inizio. La commissione in un primo tempo aveva concentrato la sua attività su presunte pressioni fatte dai governi Prodi, Dini e D’Alema per condizionare l’attività dei servizi e per impedire che indagassero sul dossier Mitrokin. Noi abbiamo smantellato questa manovra, dimostrando che non c’era stata nessuna pressione politica sull’attività dell’intelligence. A quel punto Guzzanti e il centro destra spostano l’attenzione su questioni come l’attentato al Papa, la strage di Bologna, il sequestro Moro. E qui spunta Scaramella»
    In che veste?
    «Come consulente, ma in effetti con incarichi che spaziavano in tutte le direzioni: fu addirittura mandato a Tel Aviv per indagare sul terrorismo islamico. Ho deciso di guardare il suo curriculum, ho cercato di fare una verifica...»
    E cosa ha scoperto?
    «Che era tutto falso. Affermava di aver insegnato in università dove non lo conoscono neppure. Ho chiesto a Guzzanti, che lo aveva sempre coperto, di chiedere chiarimenti e Scaramella integrò il curriculum con qualifiche ancora più inquietanti».
    Ovvero?
    «Glielo leggo: dice di essere stato consulente di diverse società e di aver ricevuto incarichi di “consigliere giuridico e diplomatico” per i governi Italiano, Usa, colombiano e russo. In particolare sostiene di aver “coordinato progetti di cooperazione spaziale con l’Europa, gli Usa e varie organizzazioni multilaterali per conto del direttivo centrale dei centri missilistici russi Makeev in Celiabisk” e di aver lavorato “con la divisione siberiana dell’accademia russa della scienza a Novo Sibisk”».
    Un ingegno multiforme, poliedrico si direbbe...
    «Aspetti, aspetti, mi lasci continuare: “Responsabile delle operazioni di reimpiego spaziale delle infrastrutture missilistiche per la distruzione di massa” e in particolare ha coordinato “le operazioni di lancio dei missili balistici R29R da sottomarini nucleari della marina russa per il posizionamento in orbita di sensori spaziali per la sicurezza ambientale. E potrei continuare».
    Ma un personaggio del genere, che è stato anche generosamente retribuito, non insospettiva i suoi colleghi?
    «A dire il vero sì, in commissione tutti avevano sospetti, anche nel centrodestra. Poi me lo trovo impelagato in una sparatoria in cui sono coinvolti dei camorristi e in cui, l’unico ferito che arriva all’ospedale, è proprio quello che avrebbe sparato. E Scaramella fa la vittima, afferma che avevano tentato di ammazzarlo per il suo ruolo nella commissione Mitrokin!».
    La stampa aveva parlato di lui per una vicenda di scorie radioattive...
    «Sì, quelle che avrebbero dovuto trovarsi nel Golfo di Napoli, sosteneva di averlo saputo da fuorusciti russi. Ma a un certo punto si è anche spacciato per consulente del governo di San Marino, quando a Rimini fu trovata una valigetta contenente materiale radioattivo. Le autorità sammarinesi lo hanno diffidato a dichiararsi loro consulente, ma nel frattempo lui fece trapelare informazioni che danneggiarono l’inchiesta che la procura di Rimini stava conducendo da quattro anni».
    Ma il suo lavoro nella commissione Mitrokin?
    «Io ho sempre avuto il sospetto di un attività collaterale, fatta a margine della commissione, per acquisire materiale e per costruire prove per conto di chi lo pagava. E in questo senso le rivelazioni di Repubblica confermano il mio sospetto. Si è cercato di usare la commissione Mitrokin per costruire false prove, mai avvallate da un passaggio istituzionale».
    Insomma, attività di dossieraggio?
    Attività parallele, schermate da quella Ecpp, con sede a Washington, di cui Scaramella si dichiarava segretario generale, che in realtà serviva a convogliare finanziamenti, transitati anhe per la Finbroker, una finanziaria di San Marino che spunta anche nell’inchiesta Telekom Serbia».

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    tutto molto interessante e molto "ordinario", conoscendo le attitudini dell'ex presidente del Consiglio.
    Vedo già i titoli de il Giornale di domani:

    Un sospetto parlamentare Russo (Spena) calunnia Paolo Guzzanti
    (catenaccio)
    E, dunque, il nostro proprietario

    Poi fanno sempre in tempo a "scusarsi": come con la Turco ...

  9. #19
    i' marchese del grullo
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    Vedo già i titoli de il Giornale di domani:

    Un sospetto parlamentare Russo (Spena) calunnia Paolo Guzzanti
    (catenaccio)
    E, dunque, il nostro proprietario

    Poi fanno sempre in tempo a "scusarsi": come con la Turco ...


    lo vedo male a codesto guzzanti .... l'ha 'ombinato un bel casino e adesso li si strizza i' cculo .....

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Mario Scaramella: falso il curriculum, veleni veri
    Il rappresentante dei Ds: tutto torna.
    Nella Commissione molti i sospetti sul consulente di Guzzanti

    di Susanna Ripamonti / Milano

    Chi è Mario Scaramella, il consulente della commissione Mitrokin arruolato dal presidente Paolo Guzzanti, con un curriculum da millantatore che fa pensare a una versione colta e ben addestrata di quell’Igor Marini che fu al centro dell’affaire Telekom Serbia? Il diessino Valter Bielli, che ha rappresentato i Ds nella Commissione Mitrokin, si è posto molte volte questa domanda e adesso, mentre si rilegge il curriculum di questo strano personaggio, non si sorprende delle rivelazioni di Repubblica: «È la quadratura del cerchio, direi che tutto torna».
    Lei ha cercato di capire chi fosse Scaramella?
    «Partiamo dall’inizio. La commissione in un primo tempo aveva concentrato la sua attività su presunte pressioni fatte dai governi Prodi, Dini e D’Alema per condizionare l’attività dei servizi e per impedire che indagassero sul dossier Mitrokin. Noi abbiamo smantellato questa manovra, dimostrando che non c’era stata nessuna pressione politica sull’attività dell’intelligence. A quel punto Guzzanti e il centro destra spostano l’attenzione su questioni come l’attentato al Papa, la strage di Bologna, il sequestro Moro. E qui spunta Scaramella»
    In che veste?
    «Come consulente, ma in effetti con incarichi che spaziavano in tutte le direzioni: fu addirittura mandato a Tel Aviv per indagare sul terrorismo islamico. Ho deciso di guardare il suo curriculum, ho cercato di fare una verifica...»
    E cosa ha scoperto?
    «Che era tutto falso. Affermava di aver insegnato in università dove non lo conoscono neppure. Ho chiesto a Guzzanti, che lo aveva sempre coperto, di chiedere chiarimenti e Scaramella integrò il curriculum con qualifiche ancora più inquietanti».
    Ovvero?
    «Glielo leggo: dice di essere stato consulente di diverse società e di aver ricevuto incarichi di “consigliere giuridico e diplomatico” per i governi Italiano, Usa, colombiano e russo. In particolare sostiene di aver “coordinato progetti di cooperazione spaziale con l’Europa, gli Usa e varie organizzazioni multilaterali per conto del direttivo centrale dei centri missilistici russi Makeev in Celiabisk” e di aver lavorato “con la divisione siberiana dell’accademia russa della scienza a Novo Sibisk”».
    Un ingegno multiforme, poliedrico si direbbe...
    «Aspetti, aspetti, mi lasci continuare: “Responsabile delle operazioni di reimpiego spaziale delle infrastrutture missilistiche per la distruzione di massa” e in particolare ha coordinato “le operazioni di lancio dei missili balistici R29R da sottomarini nucleari della marina russa per il posizionamento in orbita di sensori spaziali per la sicurezza ambientale. E potrei continuare».
    Ma un personaggio del genere, che è stato anche generosamente retribuito, non insospettiva i suoi colleghi?
    «A dire il vero sì, in commissione tutti avevano sospetti, anche nel centrodestra. Poi me lo trovo impelagato in una sparatoria in cui sono coinvolti dei camorristi e in cui, l’unico ferito che arriva all’ospedale, è proprio quello che avrebbe sparato. E Scaramella fa la vittima, afferma che avevano tentato di ammazzarlo per il suo ruolo nella commissione Mitrokin!».
    La stampa aveva parlato di lui per una vicenda di scorie radioattive...
    «Sì, quelle che avrebbero dovuto trovarsi nel Golfo di Napoli, sosteneva di averlo saputo da fuorusciti russi. Ma a un certo punto si è anche spacciato per consulente del governo di San Marino, quando a Rimini fu trovata una valigetta contenente materiale radioattivo. Le autorità sammarinesi lo hanno diffidato a dichiararsi loro consulente, ma nel frattempo lui fece trapelare informazioni che danneggiarono l’inchiesta che la procura di Rimini stava conducendo da quattro anni».
    Ma il suo lavoro nella commissione Mitrokin?
    «Io ho sempre avuto il sospetto di un attività collaterale, fatta a margine della commissione, per acquisire materiale e per costruire prove per conto di chi lo pagava. E in questo senso le rivelazioni di Repubblica confermano il mio sospetto. Si è cercato di usare la commissione Mitrokin per costruire false prove, mai avvallate da un passaggio istituzionale».
    Insomma, attività di dossieraggio?
    Attività parallele, schermate da quella Ecpp, con sede a Washington, di cui Scaramella si dichiarava segretario generale, che in realtà serviva a convogliare finanziamenti, transitati anhe per la Finbroker, una finanziaria di San Marino che spunta anche nell’inchiesta Telekom Serbia».
    E queste cose le dice adesso? Certo che i nostri parlamentari sono dei bei figuri...

 

 
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