
Originariamente Scritto da
MrBojangles
Mario Scaramella: falso il curriculum, veleni veri
Il rappresentante dei Ds: tutto torna.
Nella Commissione molti i sospetti sul consulente di Guzzanti
di Susanna Ripamonti / Milano
Chi è Mario Scaramella, il consulente della commissione Mitrokin arruolato dal presidente Paolo Guzzanti, con un curriculum da millantatore che fa pensare a una versione colta e ben addestrata di quell’Igor Marini che fu al centro dell’affaire Telekom Serbia? Il diessino Valter Bielli, che ha rappresentato i Ds nella Commissione Mitrokin, si è posto molte volte questa domanda e adesso, mentre si rilegge il curriculum di questo strano personaggio, non si sorprende delle rivelazioni di Repubblica: «È la quadratura del cerchio, direi che tutto torna».
Lei ha cercato di capire chi fosse Scaramella?
«Partiamo dall’inizio. La commissione in un primo tempo aveva concentrato la sua attività su presunte pressioni fatte dai governi Prodi, Dini e D’Alema per condizionare l’attività dei servizi e per impedire che indagassero sul dossier Mitrokin. Noi abbiamo smantellato questa manovra, dimostrando che non c’era stata nessuna pressione politica sull’attività dell’intelligence. A quel punto Guzzanti e il centro destra spostano l’attenzione su questioni come l’attentato al Papa, la strage di Bologna, il sequestro Moro. E qui spunta Scaramella»
In che veste?
«Come consulente, ma in effetti con incarichi che spaziavano in tutte le direzioni: fu addirittura mandato a Tel Aviv per indagare sul terrorismo islamico. Ho deciso di guardare il suo curriculum, ho cercato di fare una verifica...»
E cosa ha scoperto?
«Che era tutto falso. Affermava di aver insegnato in università dove non lo conoscono neppure. Ho chiesto a Guzzanti, che lo aveva sempre coperto, di chiedere chiarimenti e Scaramella integrò il curriculum con qualifiche ancora più inquietanti».
Ovvero?
«Glielo leggo: dice di essere stato consulente di diverse società e di aver ricevuto incarichi di “consigliere giuridico e diplomatico” per i governi Italiano, Usa, colombiano e russo. In particolare sostiene di aver “coordinato progetti di cooperazione spaziale con l’Europa, gli Usa e varie organizzazioni multilaterali per conto del direttivo centrale dei centri missilistici russi Makeev in Celiabisk” e di aver lavorato “con la divisione siberiana dell’accademia russa della scienza a Novo Sibisk”».
Un ingegno multiforme, poliedrico si direbbe...
«Aspetti, aspetti, mi lasci continuare: “Responsabile delle operazioni di reimpiego spaziale delle infrastrutture missilistiche per la distruzione di massa” e in particolare ha coordinato “le operazioni di lancio dei missili balistici R29R da sottomarini nucleari della marina russa per il posizionamento in orbita di sensori spaziali per la sicurezza ambientale. E potrei continuare».
Ma un personaggio del genere, che è stato anche generosamente retribuito, non insospettiva i suoi colleghi?
«A dire il vero sì, in commissione tutti avevano sospetti, anche nel centrodestra. Poi me lo trovo impelagato in una sparatoria in cui sono coinvolti dei camorristi e in cui, l’unico ferito che arriva all’ospedale, è proprio quello che avrebbe sparato. E Scaramella fa la vittima, afferma che avevano tentato di ammazzarlo per il suo ruolo nella commissione Mitrokin!».
La stampa aveva parlato di lui per una vicenda di scorie radioattive...
«Sì, quelle che avrebbero dovuto trovarsi nel Golfo di Napoli, sosteneva di averlo saputo da fuorusciti russi. Ma a un certo punto si è anche spacciato per consulente del governo di San Marino, quando a Rimini fu trovata una valigetta contenente materiale radioattivo. Le autorità sammarinesi lo hanno diffidato a dichiararsi loro consulente, ma nel frattempo lui fece trapelare informazioni che danneggiarono l’inchiesta che la procura di Rimini stava conducendo da quattro anni».
Ma il suo lavoro nella commissione Mitrokin?
«Io ho sempre avuto il sospetto di un attività collaterale, fatta a margine della commissione, per acquisire materiale e per costruire prove per conto di chi lo pagava. E in questo senso le rivelazioni di Repubblica confermano il mio sospetto. Si è cercato di usare la commissione Mitrokin per costruire false prove, mai avvallate da un passaggio istituzionale».
Insomma, attività di dossieraggio?
Attività parallele, schermate da quella Ecpp, con sede a Washington, di cui Scaramella si dichiarava segretario generale, che in realtà serviva a convogliare finanziamenti, transitati anhe per la Finbroker, una finanziaria di San Marino che spunta anche nell’inchiesta Telekom Serbia».