MA ieri notte, alle 2.00 Guzzanti era ancora in televisione su Raitre...che aveva? Paura a sortire dagli studi della rai?![]()


MA ieri notte, alle 2.00 Guzzanti era ancora in televisione su Raitre...che aveva? Paura a sortire dagli studi della rai?![]()








Guzzanti assalito dai «fantasmi russi»
IL PERSONAGGIO
Sul «Giornale» di famiglia spiega le sue tesi.
Ma la sua parte politica sembra non seguirlo...
28 Novembre 2006
Lui lancia il suo «j’accuse» dalle colonne del Giornale, novello Emile Zola contro la Spectre comunista, ma i “compagni” di partito niente, continuano a fare gli «struzzi». Non si intruppano nel «partito della verità», recentissimo conio del senatore Paolo Guzzanti: un’idea geniale, che sembra arrivare dritta dritta da una delle gag dei suoi formidabili figli. Si sente isolato dalla sua parte politica, il senatore, ora che il fango partorito dalla fitta rete di spie ed ex spie sovietiche della sua Commissione Mitrokhin rischia di esporlo alla più clamorosa delle brutte figure. Lui smentisce qualsiasi contatto con l’ex agente russo Limarev, non con il defunto Litvinenko, che lo chiamava «Pablo». È angosciato, e comprensibilmente, visto che dei giochetti italiani tra Polo e Unione quelli là, i russi, se ne fregano.
Eppure quel ruolo di presidente con la clava, per cinque lunghi anni, gli è piaciuto assai: sempre una rivelazione, sempre qualche fonte che dal gelo si materializza con rivelazioni-bomba sulla storia di questo complicato Dopoguerra italiano. Dallo scranno di palazzo San Macuto Guzzanti ha annunciato praticamente di tutto: novità sull’attentato al Papa, sulla strage di Bologna, sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. Dietro sempre i russi, il Kgb, quel «colpo di mano» sovietico sull’Europa occidentale che non ebbe successo, dice Guzzanti, per la deterrenza nucleare della Nato. E tuttavia è curioso il dilagare della sua commissione, da un mandato di un anno su un tema abbastanza circoscritto (il dossier dell’ex archivista del Kgb Vasilij Mitrokhin e la sua gestione da parte delle autorità italiane) fino all’universo mondo: compresa l’elezione del segretario del Psi De Martino, naturalmente sponsorizzata dal Kgb secondo la tesi guzzantiana, e una consulenza tra il centro studi Nomisma e il Sismi, con naturale coinvolgimento dell’immancabile Kgb. «È un elemento di qualche interesse, poi magari non si arriverà a niente...», commentava Guzzanti nel maggio 2003, nel pieno dell’attività della Commissione Mitrokhin. E questo è un po’ il leit-motiv di tutti quei cinque anni: purché se ne parli. Anche se talvolta, come nel caso della storia del Sismi e Nomisma, si faceva arrabbiare qualche “compagno” di coalizione, in questo caso il deputato di An Luigi Ramponi, a capo del Sismi all’epoca della consulenza a Nomisma. O il giornalista forzista Lino Jannuzzi, autore dello scoop sull’Espresso sul Piano Solo, frutto anch’esso, secondo Guzzanti, della disinformatja russa. O l’ex ministro Pisanu, visto che si tirava pesantemente in ballo il segretario della Dc Benigno Zaccagnini (di cui proprio Pisanu è stato uno strettissimo collaboratore), sospettato di essere stato influenzato dai sovietici durante il caso Moro. Per non parlare dei centristi dell’Udc, cui Guzzanti voleva far vedere i «sorci verdi», quando tentennavano sulla proposta di prolungare l’attività della Mitrokhin. Più che un semplice ruolo, la presidenza della commissione è diventata quasi una vocazione per il senatore. Una missione che lo porta a conclusioni storicamente discutibili, tipo «la guerra fredda non è mai finita». Un attaccamento che ricorda, mutatis mutandis, la vicenda di un altro bravissimo giornalista cui, a un certo punto della lotta, è scappata la mano: Renato Farina. L’ossessione dei piccoli Bin laden infiltrati tra pacifisti e metalmeccanici per l’uno, le spie sovietiche everywhere per l’altro. E pazienza se per sostenere la tesi, qualche volta, bisogna forzare. E pazienza pure se di mezzo c’è sempre Romano Prodi, una volta complice delle rendition Cia, un’altra uomo di fiducia («our man») dei sovietici.
Il sublime, Guzzanti lo raggiunge nel gennaio 2005 quando, evidentemente consapevole del buco nell’acqua del primo dossier Mitrokhin, ne annuncia una seconda puntata: «Credo, e ho mille indizi per dirlo, che esista un altro dossier Mitrokhin, quello vero», affermava. E aggiungeva: «Potrebbe fare luce sull’omicidio Moro». Indizi, insinuazioni, colpi di scena annunciati a ripetizione. Purtroppo non solo questo, stando a quanto raccontato a Repubblica dall’ex agente del Kgb Eugenji Limarev. Anche improbabili richieste di informazioni ad opera dal braccio destro Mario Scaramella, «giudice onorario di Ischia», su personalità politiche non proprio di primo piano, come i diessini Eugenio Duca e Antonio Rotundo. Per farne cosa?, verrebbe da chiedere.
Ma Guzzanti, uomo di provata ironia, stavolta non sorride.
Racconta di aver compiuto «un lavoro titanico per la Repubblica e per il Parlamento di questo sciagurato Paese».
E purtroppo non è una gag.


Otto mesi dopo l’uscita di Bellachioma da Palazzo Chigi, abbiamo appreso che:
1) il Sismi aveva un Ufficio Disinformatija affidato a Pio Pompa per calunniare, tramite giornalisti prezzolati o servi, i nemici di Bellachioma (Prodi e altri politici, ma anche giornalisti, magistrati);
2) la commissione Mitrokhin, come già la Telekom-Serbia, fingeva di indagare sulle spie russe in Italia, mentre reclutava vecchi arnesi per sputtanare Prodi e altri leader dell’Unione.
Se fossimo un paese serio, chi inorridiva a sentir parlare di «regime» si cospargerebbe il capo di cenere.
E parlerebbe non più di regime, termine omai eufemistico, ma di golpe.
Ma è altrettanto vero che, in un paese serio, la vittima più illustre di quelle manovre eviterebbe di scrivere «caro Silvio».
Del resto, in un paese serio, il golpe sarebbe stato affidato a personaggi più credibili.
Invece passiamo dal «supertestimone» Igor Marini,
(finto conte, finto polacco, finto vicepresidente dello Ior, finto mediatore fra Mortadella e Milosevic e vero truffatore internazionale)
al duo Pompa-Betulla
(solo ai nostri servizi poteva venire in mente di reclutare Renato Farina per avere notizie)
alla premiata ditta Guzzanti senior-Mario Scaramella.
Visto che anche l’onomastica ha il suo ruolo, è bene precisare che quest’ultimo non è il fratello scemo di Gargamella, il mago cattivo dei puffi, ma il sagace consulente del senatore Guzzanti: uno che si spacciava per «giudice» e «responsabile delle operazioni di reimpiego spaziale delle infrastrutture missilistiche russe per la distruzione di massa».
(mentre di spaziale c’erano solo le balle che sparava: come quella sui siluri atomici made in Urss dispersi nelle acque di Napoli)
Ora i due si sono cacciati in una faccenda più grande di loro e temono per la propria vita, dopo la morte radioattiva di Litvinenko.
Anche le tragedie più luciferine, appena varcano il confine di Chiasso, si trasformano in farse: e così, mentre fra Mosca e Londra si combatte il post scriptum dalle guerra fredda, in Italia la situazione è grave ma non seria.
E tutto si risolve all’italiana, con una combriccola di peracottari che giocano al piccolo spione sgraffignando migliaia di euri al contribuente, mettendo in piedi servizi paralleli dalle sigle altisonanti, trafficando con strane finanziarie di San Marino, affittando suites di grand hotel e lussuosi appartamenti vista mare, scorrazzando a bordo di Suv coi vetri fumèe tipo Fbi e riscrivendo con la penna intinta nella pummarola le sentenze sul caso Moro e la strage di Bologna.
Fra le imprese di Scaramella si segnalano gli stringenti interrogatori cui sottoponeva, all’ombra del Vesuvio, due pensionati del Kgb, onde strappare loro tutta la verità sui legami fra spionaggio sovietico e Pecoraro Scanio.
Per non parlare del vero mandante del sequestro Moro, cioè Prodi, e della quinta colonna di Putin in Italia, ovvero D’Alema.
Intanto Putin se la spassava con l’amico Silvio e famiglia fra Villa Certosa e la dacia sul Mar Nero.
(ma su questo aspetto dei rapporti fra l’ex Kgb e la politica italiana l’acuto Scaramella e l’occhiuto Guzzanti apparivano piuttosto distratti)
Ultimamente l’agente dei Puffi e il suo mèntore si erano messi in testa di essere nel mirino dell’ex Kgb, come Anna Politkovskaja e Litvinenko.
Potevano fare uno squillo all’amico, Silvio perché facesse uno squillo all’amico Vladimir e salvasse loro la pelle.
Invece no.
Scaramella compilò una lista-frittomisto di bersagli di Putin:
- se stesso,
- Guzzanti,
- la giornalista
- e l’ex 007 morto a Londra.
E la attribuì all’ex spione Limarev.
(che naturalmente non ne sapeva nulla)
Resta da capire come abbiano potuto delle persone serie come gli ex agenti del Kgb farsi bidonare da una simile compagnia di giro.
Litvinenko non se ne dava pace: sperava di smascherare, tramite la Mitrokhin, il potere criminale di Putin, invece gli chiedevano sempre di Prodi, Pecoraro Scanio e Diliberto.
Alla fine, deluso, Scaramella lo liquidò con 600 euro brevi manu.
(«manco fossi un pezzente»)
«Un amico esule ceceno
(raccontava il pover’uomo a Repubblica nel 2005)
mi prendeva in giro: “Com’è possibile che un ex colonnello del Kgb sia così fesso da farsi fregare dagli italiani?”. Ancor oggi arrossisco».
Poi, nell’aprile 2006, vide che mezza Italia continuava allegramente a farsi fregare da Bellachioma & his friends, senza neppure arrossire.
E si rincuorò.




Amico Cioni,
non è una "bischerata": questo posto è come uno specchio della vita reale.
Se le "cose" le dici troppo presto, non ti si filano e dopo non si ricorda nessuno.
Se le dici troppo tardi, ti ridono dietro.
E non importa se hai AVUTO ragione: "molti" (quasi tutti) hanno BISOGNO di sentirselo dire da "certi" media; altrimenti "non ci credono" (a prescindere).
Ed è SOLO in quel momento che scatta una sorta di mania di protagonismo: come se il riportare una "notizia" che ormai (oggi) conosce CHIUNQUE abbia accesso alla rete o anche solo a "certi" canali televisivi fosse chissà quale "sgoob".
Vedi: anche in posti come questo, dove dovrebbe "contare" quello che dici e le opinioni che porti; "vale", invece, il "farsi vedere".
Il "dire" e lo "scrivere" sono ormai vecchie ferraglie obsolete.
Come dire: "In VIDEO veritas".


Mitrokhin: al Copaco Amato e Guzzanti
29 Novembre 2006
Il Copaco ascolterà nei prossimi giorni il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, l'ex presidente della commissione Mitrokhin, Paolo Guzzanti e i vertici di Sisde e Sismi.
E mentre il centrodestra critica il ministro dell’Interno per l’iniziativa di aprire un’inchiesta sugli organismi che dipendono dal Viminale (Polizia, Carabinieri, Sisde) per verificare se abbiano collaborato con millantatori, l’ex presidente della commissioni Mitrokhin Paolo Guzzanti approva:
«Fa benissimo Amato a promuovere un'inchiesta»; se anzi trovasse qualcosa Guzzanti si costituirà «parte civile contro tali personaggi, che denuncerò.
Ma che nessuno si sogni di mettere sotto inchiesta il Parlamento della Repubblica e una onorata e rispettata commissione di 20 deputati e 20 senatori, che per 4 anni ha svolto un lavoro silenzioso, produttivo e onorevole».
(N.d.MrB.: E 'sti cazzi?)
Precisa il Viminale:
«L'iniziativa del ministro dell'Interno riguarda esclusivamente i documenti in possesso degli apparati del ministero relativi alla Commissione Mitrokhin e la verifica del ruolo esercitato dal personale dei suddetti apparati rispetto ad attività della Commissione».
«Il ministro dell'Interno non conosce molte cose, ma certo conosce il diritto costituzionale ed è ben consapevole dell' inammissibilità di un'indagine dell' esecutivo su una Commissione parlamentare».


Le intercettazioni ai danni del Professore
Dunque: il Presidente dell'apposita Commissione Mitrokhin, il forzista Paolo Guzzanti,
(disgraziatamente omonimo dei ... suoi figli)
nello scorso febbraio aveva affidato al consulente Mario Scaramella indagini capillari su Romano Prodi, nel tentativo di dimostrare che si trattava di un agente del Kgb.
È quanto sta emergendo in questi giorni dalle intercettazioni illegali ai danni del Presidente del Consiglio.
E si tratta già del terzo caso di simili intercettazioni che viene a galla in poche settimane.
- A settembre, è stato reso noto che Romano Prodi appariva anche nella lista e degli intercettati degli “spioni” Pirelli-Telecom.
- Su denuncia del Ministero dell’Economia, poi, ad ottobre, la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta su spionaggio fiscale ai danni di una serie di personaggi della politica, dello spettacolo e del calcio.
Ci sarebbero stati 128 accessi telematici abusivi per verificare la situazione patrimoniale e tributaria di Prodi e di sua moglie, Flavia Franzoni.
I dati consultati erano relativi a informazioni sul reddito, atti del registro tributario, partecipazioni societarie, atti di compravendita.
I picchi di accessi abusivi si collcavano in cortrispondenza i uscita sui giornali di notizie, riguardanti, tra l’altro, donazioni fatte dal Professore ai figli.
Poi, ad abundantiam, ci sarebbe anche la vicenda Pollari-Telecom Serbia.