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  1. #61
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Citazione Originariamente Scritto da Daniele Visualizza Messaggio
    questo video l'ho fatto io
    hefico:

  2. #62
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Dear Bettino. Craxi e Reagan nella crisi di Sigonella (1985)
    Dear Bettino. Il telegramma di Reagan a Craxi

    Dear Bettino...

    Comincia così la lettera che Ronald Reagan scrive il 10 ottobre 1985 all'allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi.
    Siamo nel pieno della crisi di Sigonella, frutto del dirottamento dell'Achille Lauro, catturata il 7 ottobre precedente da terroristi palestinesi legati all'OLP, mentre si apprestava a lasciare le coste egiziane alla volta di Israele.

    E' in atto una grave crisi diplomatica con Washington. I ditottatori dell'"Achille Lauro" si sono alla fine arresi per la mediazione di Abu Abbas, collaboratore di Arafat, il quale ha ottenuto per loro di poter lasciare il paese su un aereo egiziano, con un salvacondotto firmato dall'ambasciatore italiano al Cairo, ma rilasciato sul falso presupposto che non siano stati commessi reati a bordo della nave italiana. Invece, a bordo di essa è stato barbaramente ucciso Leon Klinghoffer, un anziano ebreo americano.

    L'aereo egiziano con a bordo i terroristi e Abu Abbas viene intercettato nella notte fra il 10 e l'11 ottobre da caccia americani, e dirottato su Tunisi, che però nega l'atterraggio. Di modo che l'aereo viene diretto sulla pista della base americana di Sigonella, senza previa consultazione col Governo italiano.

    La crisi diventa incandescente quando, messo di fronte a questa situazione, Craxi dispone che una cinquantina di militari circondino l'aereo egiziano onde assicurare i terroristi all'Autorità Giudiziaria italiana. A questo punto, i militari italiani sono circondati da forze armate americane, a loro volta circondate dai Carabinieri. La tensione è al massimo.

    E' in questa situazione che il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan prende la penna e scrive al Premier italiano quanto segue:
    Ronald Reagan
    "Caro Bettino, ho apprezzato moltissimo l'assistenza che hai accettato di dare nella nostra ultima telefonata dell'altra notte. Come ho reso pubblicamente noto, questo episodio riflette la nostra stretta cooperazione con un alleato esemplare e buon amico: l'Italia. Noi siamo grati.

    Comprendo perfettamente la questione che hai sollevato circa l'esigenza che i terroristi, che noi abbiamo consegnato sul suolo italiano, siano sottoposti alla competenza del sistema giudiziario italiano. Voi vi siete impegnati a detenere i terroristi nelle more di ulteriori procedimenti penali. Secondo la nostra concezione, questi procedimenti includono richieste di estradizione da parte degli Stati Uniti per i quattro dirottatori dell'Achille Lauro e l'avvio da parte italiana (con l'assistenza americana) di processi contro i due altri palestinesi. Secondo noi l'Italia dovrebbe detenere tutte le sei persone.

    Vi invito rispettosamente nei termini più energici affinché il Governo italiano non desista dal tenere in custodia tutte le sei persone nelle more di ulteriori sviluppi legali I crimini dei quattro che erano a bordo della nave sono soltanto una parte del quadro, Abbiamo ragione di credere che la quinta persona, Abu Abbas, sia un vero e proprio terrorista che costituirebbe la maggior minaccia per i miei connazionali se gli fosse consentito di andarsene libero. Il caso della sesta persona anch'esso abbisogna di essere studiato più da vicino.

    Come ti ho informato mentre parlavamo, il Governo degli Stati Uniti, attraverso i canali appropriati, presenterà speditamente una formale richiesta di estradizione per i quattro terroristi che hanno compiuto il dirottamento e il brutale assassinio.

    Resto nell'attesa i continuare a lavorare con voi nell'arricchire la notevole serie di successi dell'Italia contro il terrorismo".

    Questo documento è stato declassificato da qualche anno (esattamente il 21 ottobre 2003) e si trova nella "George Bush Presidential Library" di College Station, Texas.

    I dubbi sollevati da questa lettera, almeno sotto il profilo internazionalistico, non sono trascurabili. Innanzitutto, il Presidente degli Stati Uniti chiede l'estradizione per i quattro terroristi della nave da crociera italiana, ma non per Abu Abbas. Per quest'ultimo, il Presidente si attende che le autorità americane assistano quelle italiane nel processo che si vuole l'Italia avvii contro il dirigente dell'OLP, il quale peraltro è protetto da passaporto diplomatico. Di più. Se i terroristi rischiassero la pena capitale negli Stati Uniti per la morte dell'anziano turista americano, l'ordinamento italiano non ammetterebbe neppure l'estradizione.

    Colpisce poi il fatto che le prove addotte da Reagan per convincere l'autorità giudiziaria italiana a trattenere anche Abu Abbas siano un "abbiamo ragione di credere", che al momento non mette di certo i magistrati italiani nelle condizioni di adire un processo con ragionevoli prove di accusa. Senza trascurare l'imbarazzo, anche sotto il profilo normativo internazionale, di una non richiesta "assistenza" processuale americana. Colpisce, infine, anche l'energica richiesta del Presidente americano di non rilasciare nessuno dei sei personaggi, indipendentemente dalla loro posizione processuale, e dalla posizione personale dei singoli.

    I punti sollevati da Reagan, anche alla luce del diritto internazionale, non sono di facile soluzione. Oltre ai quattro terroristi, anche Mohammed Abdul Abbas Zaidan, dirigente del Fronte di Liberazione Palestinese (FLP), ossia colui che per apparente mandato di Arafat ordina ai terroristi di desistere dai loro intenti, è considerato da Washington (e, si vedrà solo dopo molti anni, anche dalla Magistratura italiana) egli stesso un terrorista, ma, come abbiamo detto, egli è titolare di un passaporto diplomatico che in qualche modo, secondo una certa interpretazione dei giuristi, gli conferisce garanzie e immunità sulla base della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961.

    Proprio difficoltà d'ordine giuridico (ma anche politico) porteranno alla decisione di Craxi lasciare libero Abbas (trasferito a Ciampino, e formalmente in attesa di essere interrogato da un magistrato italiano; ma poi segretamente imbarcato su un aereo jugoslavo, sotto falsa identità), provocando l'ira del Ministro della Difesa Giovanni Spadolini, capo del Partito Repubblicano, il quale, il 16 ottobre 1985, ritira il suo appoggio al Governo, per non esser stato consultato sulla materia, inducendo Craxi a presentare dimissioni anticipate, per sicuro di aver agito secondo coscienza, fedele alle sue convinzioni politiche e nel rispetto delle leggi italiane.
    Bettino Craxi
    Craxi appare ferito: dalla frattura con Spadolini; dal fatto di non apparire un fedele alleato di Washington per il solo fatto di star difendendo l'indipendenza nazionale conformemente al diritto interno e internazionale (l'Italia non ammette la sottrazione di imputati di reati al di fuori dell'estradizione), mentre l'operazione della Delta Force in Italia, nelle ore drammatiche in cui forze americane e italiane si confrontano a Signonella per il controllo dell'aereo su cui si trovano i terroristi arrestati, ha tutti i caratteri di una violazione della sovranità territoriale italiana in base al diritto internazionale.

    Il colmo è tuttavia che un sondaggio compiuto dall' "Espresso", proprio in quei giorni, rivela che il 61% degli italiani sono con Craxi, mentre il 19% non condivide le sue scelte sull' "Achille Lauro".

    La resurrezione politica di Craxi, superata la crisi di governo, ha del sorpendente. Il Presidente Reagan invita a New York il Premier italiano per un colloquio cordiale di venticinque minuti. L'incontro è stato preceduto da una lettera di Reagan a Craxi.
    "Siedo qui col mio ottimo amico" Bettino, dice il Presidente alla stampa.
    Secondo il "Time Magazine" dell'11 novembre 1985, "è stato un segnale che a Craxi è stato dato il tacito appoggio della Casa Bianca". Forse è un po' troppo dire, come fece un osservatore poitico del tempo, che il nuovo governo Craxi era una creazione di Reagan; ma di fatto, anche dopo la crisi di Sigonella, l'Italia continuò a essere per gli Stati Uniti quel fedele alleato che, anche dalla lettera che abbiamo citato (scritta proprio nel pieno della crisi di Sigonella), per Reagan di fatto era.

    Certamente, Craxi dovette negoziare con Spadolini un maggior allineamento alla NATO e una più energica posizione contro il terrorismo internazionale, e ovviamente una sorta di "patto tra gentiluomini" di consultazione tra alleati di governo. Ma il peggio per il governo sembrava passato. Anche se il peggio del terrorismo ancora arrivare.

    A fare da contraltare a tutto ciò, restava la scia di polemiche antiamericane su ciò che era accaduto in una tranquilla ottobrata siciliana.

  3. #63
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    A 9 ANNI DALLA SCOMPARSA DI BETTINO CRAXI - BOBO CRAXI: OGGI MILITEREBBE NEL PSE
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    sabato 24 gennaio 2009
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    24 gen. - "A chi chiede a quale cultura e movimento politico apparterebbe oggi Bettino Craxi oggi, non ho dubbi che egli lotterebbe in Italia, per gli ideali e l'obiettivo di un'intera vita di lavoro che e' stata la lotta per l'affermazione del socialismo italiano e che militerebbe nel partito di cui egli e' stato un Fondatore: il Partito del Socialismo Europeo".
    bettino_craxi_280x200.jpgLo afferma Vittorio Craxi nel suo intervento alla commemorazione di suo padre Bettino, nove anni dopo la sua morte.
    Bobo Craxi aggiunge: "penso che con troppa disinvoltura si sono volute trasferire memorie e gesta, piu' per ragioni elettorali che politiche, in un campo ed in una cultura, quella popolare europea, che non e' avversa, ma che non gli e' propria e non gli e' mai appartenuta".
    Bobo Craxi intravede speranze nel nuovo presidente degli Stati Uniti Barak Obama: "in lui sembrano riporsi molte speranze delle nuove generazioni. In Italia invece sembrano smarrirsi ed appartenere ad un tempo remoto. E' facile una politica italiana che non e' riuscita a fare i conti fino in fondo con la propria storia recente, che non e' riuscita ancora a spiegare alle giovani generazioni, attraverso una seria revisione storica e politica, che il nostro paese fu un immensa Berlino separata da un muro metaforico, le cui implicazioni politiche hanno contrassegnato tutto il dopoguerra e le sue piu' grandi tragedie, dall'omicidio di Moro fino alla vicenda di Tangentopoli.
    Chi so gonfia come un pavone nel disprezzare Bettino Craxi non fa altro che allontanare la rimarginazione della ferita aperta nella sinistra italiana: quella della sinistra riformista, che perdendo il ruolo fondamentale che ha esercitato il Psi, si prepara ad un futuro incerto".
    LOCATELLI, FUMMO CRAXIANI PERCHE' SOCIALISTI - "Noi fummo e siamo socialisti. Fummo craxiani perche' socialisti, chi si dice solo craxiano, lo fa per una propria collocazione personale soprattutto nel centrodestra".
    Lo afferma la presidente dell'Internazionale Socialista donne, Pia Locatelli, nella commemorazione di Bettino Craxi, nove anni dopo la sua morte.
    Il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, afferma che "le societa' cambiano, non sono immobili. La storia d'Italia si puo' comprendere solo con gli occhiali riformisti. Per autorevolezza internazionale, per prodotto interno lordo e per soddisfazione dei bisogni degli italiani, il periodo degli anni '80 era migliore dell'attuale".

  4. #64
    Ritorno a Strapaese
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    Dopo Mussolini, il più grande:giagia:
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  5. #65
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    Secondo me, molto superiore a Mussolini.

  6. #66
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Le intuizioni di Bettino Craxi sono ancora attuali
    Venerdì, 17 Aprile, 2009 · 33 Commenti

    La domanda del titolo può apparire provocatoria, viste le reazioni che nel bene e nel male sorgono quando si parla di Bettino Craxi, uomo politico. Più di due anni fa, il Gruppo Socialista ottenne che a maggioranza, attraverso una scelta che divise trasversalmente le Forze Politiche presenti nel Consiglio Comunale di Bibbiena, fosse dedicata una via, o una Piazza a Craxi.
    In occasione dell’ultimo Consiglio Comunale di qualche settimana fa, sempre a fronte di una interrogazione da parte dei Consiglieri socialisti Piantini e Nassini, tesa a conoscere cosa avesse impedito fino ad oggi di dar seguito a quella volontà, il Sindaco ha risposto in maniera corretta che intendeva adempiere al volere del Consiglio comunque prima del fine della Legislatura, garantendo in proposito il suo personale impegno!
    Ne abbiamo preso atto: ma in proposito, resta in noi il dubbio su quale sia stato l’impegno profuso da parte dei due Assessori del P.S. presenti in Giunta!
    Quando a suo tempo ponemmo all’attenzione del Consiglio Comunale l’esigenza di un simbolico riconoscimento alla figura di Craxi, qualcuno si oppose storcendo il naso e ponendo il problema della “presunta superiorità morale” degli uomini di altra formazione politica di sinistra, rispetto alla figura controversa di Craxi. Ma noi in verità avevamo posto la questione esclusivamente in riferimento ed in concomitanza con le discussioni allora in atto sulla Riforma Costituzionale, di cui l’uomo politico Craxi era stato precursore, così come lo era stato rispetto ad una gamma di intuizioni politiche riformiste che ci troviamo ancor oggi davanti irrisolte, malgrado siano passati decenni! Con la differenza che oggi, di fronte al dilagare degli scandali nelle amministrazioni di matrice diessina, la presunta superiorità morale fa meno presa sulla gente e la decenza di dare lezioni di morale, non avendone più titolo, sembra naufragata!
    Così, anche se oggi il P.S.I. non esiste più (e chissà se il socialismo riformista ritroverà un giorno una sua forma organizzata), molte delle idee liberali, libertarie e riformiste, che in maniera dispregiativa venivano definite craxiane, vengono rivalutate e stanno contaminando molti dei soggetti operanti sullo scenario politico italiano! Si può non essere d’accordo sulla filosofia riformista, ma non si possono ignorare i meriti di Craxi quale uno dei principali interpreti del riformismo anni ’80!
    Sotto l’impulso della crisi mondiale anche i moderati, se non i conservatori, si rifanno ad alcune forme di liberalismo sociale; e ciò perché i cantori del liberismo di mercato come regolatore di ogni cosa, sono stati smentiti proprio dalla catastrofe partita dagli Stati Uniti, paese capitalistico per eccellenza. Oggi si torna a chiedere l’intervento dello Stato, s’invoca la funzione politica per riparare i guasti sociali di una crisi provocata da un capitalismo speculativo senza freni. Leggendo o ascoltando oggi le parole di Stefania Craxi sul liberalismo sociale, sembra di riascoltare quelle di suo padre sul socialismo liberale!
    E’ passato tanto tempo, ma quelle intuizioni, la riforma della Scuola, della Giustizia, della Previdenza sociale, dei Lavoro, la Riforma costituzionale, tanto per citarne alcune, sembrano di una attualità sconcertante; come lo sono sempre più i temi del merito, della libertà, della competenza, della capacità di decidere, della responsabilità, della leale concorrenza ecc.!
    Visto che le idee non si comprano al Supermercato, è indecente aver posto l’idea che in un Comune del Casentino ci sia un riconoscimento a chi con le sue idee è stato un anticipatore dei tempi sull’esigenza delle Grandi Riforme?
    GRUPPO CONSILIARE SOCIALISTA BIBBIENA

  7. #67
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  8. #68
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    La figlia Stefania, sottosegretario in carica: felice di sentirgli dire queste parole
    Veltroni su Craxi:
    «Innovò più di Berlinguer»
    Svolta dell’ex leader pd: solo lui capì davvero la società, insufficienti gli sforzi di Enrico

    Ottobre 1983: l'allora presidente del Consiglio, il socialista Bettino Craxi e il segretario del Pci Enrico Berlinguer
    Ottobre 1983: l'allora presidente del Consiglio, il socialista Bettino Craxi e il segretario del Pci Enrico Berlinguer
    ROMA — Craxi? «Interpre*tò meglio di ogni altro uomo politico come la società italia*na stava cambiando». La sua politica estera? «Fu grande. Ci fu l’episodio di Sigonella ma anche la scelta di tenere l’Ita*lia nella sfera occidentale, sen*za intaccare autonomia e di*gnità del Paese». Parole di Walter Veltroni (dirigente per trent’anni di Pci, Pds, Ds, ex segretario pd) davanti a Stefa*nia Craxi, la figlia del leader socialista che fu capo del go*verno dall’83 all’87. Occasio*ne, il libro di Stefano Rolan*do, Una voce poco fa. Politica, comunicazione e media nella vicenda del Psi dal 1976 al 1994.

    Veltroni, asciutto e disteso, in attesa dell’uscita a fine ago*sto del suo nuovo romanzo, effettua, nella Sala della Mer*cede della Camera, un altro strappo con il suo passato. Ri*corda che Craxi aveva di fron*te due grandi partiti, uno sem*pre al governo — la Dc — e uno sempre all’opposizione — il Pci — in un sistema che stava bene a entrambi: massi*mo di stabilità e massimo del debito pubblico: «Craxi deci*se che bisognava cambiare gioco, porre la sinistra di fron*te al problema di una nuova leadership ». Il Pci, intanto, si trascinava quella grande mac*chia, il 1956, l’invasione del*l’Ungheria: «Ho riletto i verba*li delle riunioni del partito, fanno accapponare la pelle». Craxi nel ritratto tutte luci e niente ombre che ne fa Veltro*ni, disegna un partito diver*so, rispetto ai modelli del No*vecento, Pci e Forza Italia, «un partito fluido, moderno, capace di raccogliere anche ciò che non è omogeneo a sé, ma che si unisce attorno a de*terminate idee». E sembra che rievochi il suo Pd.

    Craxi innovava ma, negli stessi anni, anche Berlinguer trasformava il Pci. Con uno sforzo, dice Veltroni, già gio*vane collaboratore di Berlin*guer, «non sufficiente al pro*cesso che bisognava mettere in campo. Il Pci soffriva l’inno*vazione come tale». Eppure Berlinguer non era certo un conservatore: «Sono tra quelli — dice Veltroni — che pensa*no che l’Unione sovietica ab*bia fatto di tutto, ma proprio di tutto, per togliere di mezzo Berlinguer...».

    La platea è piena di sociali*sti di un tempo. Antonio Ghi*relli, già portavoce di Pertini. Gennaro Acquaviva, che fu trait d’union fra socialisti e cattolici. Luigi Covatta, sotto*segretario di Craxi. Enrico Mentana, prima tessera Psi nel 1974, a 19 anni. Ma spun*tano anche l’ex ministro Fran*cesco De Lorenzo, come Craxi coinvolto in Tangentopoli e Gustavo Selva. Nella ricostru*zione di Veltroni un’ombra, per la verità, c’è e riguarda l’ultima fase del craxismo: «Referendum 1991, sulla rifor*ma elettorale: Craxi anziché dire 'andate al mare', avreb*be dovuto usare quella leva per promuovere il bipolari*smo. E la riforma sarebbe po*tuta avvenire solo con una lea*dership riformista e non con una post-comunista». Era Cra*xi, insomma, il capo naturale a sinistra.

    Nella memoria di Veltroni c’è anche spazio per un ricor*do che lo accomuna al leader socialista. «Nel ’96 io dissi: 'Un giorno o l’altro si dovrà arrivare a un’Internazionale né comunista né socialista, ma democratica. Nel mio cam*po, un’affermazione difficile da fare. Ma era lo stesso con*cetto che esprimeva Craxi. Og*gi è naturale per tutti pensare che Obama e il partito india*no del Congresso stiano assie*me nel medesimo organismo mondiale».

    Stefania Craxi dice che è «felice di sentire Walter parla*re così». Ma non è indulgente come Walter. Afferma che il Psi di Craxi cadde anche per mano dei grandi giornali di proprietà dei «poteri forti», Fiat e De Benedetti, in disac*cordo con Confindustria sul decreto che tagliava la scala mobile: «Quei grandi giornali si portarono dietro altri gior*nali, come l’Unità , diretta al*l’epoca da Veltroni, qui pre*sente...» .

    Andrea Garibaldi
    15 luglio 2009

    Veltroni su Craxi: «Innovò più di Berlinguer» - Corriere della Sera

  9. #69
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    LE REAZIONI ALLA MORTE DI BETTINO CRAXI (7)


    LE REAZIONI ALLA MORTE DI BETTINO CRAXI (7)
    Il presidente della Confederazione Italiana Agricoltori, Giuseppe Avolio, ha inviato alla famiglia di Bettino Craxi il seguente telegramma: "Carissimi, la notizia della dipartita di Bettino Craxi mi ha profondamente rattristato. Non ci sono parole adeguate per esprimere i propri sentimenti in simili circostanze. Desidero solo far giungere a tutti voi un segno della mia più affettuosa e fraterna solidarietà". "È un momento triste, perché Craxi era un grande tifoso del Torino ed è stato vicino alla vita della società". È il commento di Massimo Vidulich, presidente della società granata alla notizia della morte di Bettino Craxi. Ci fu un periodo, in particolare, durante il quale Craxi fu spettatore assiduo allo stadio di Torino per le partite della squadra del suo cuore: il periodo di Gianmauro Borsano, presidente tra la fine degli anni Ottanta e l' inizio del Novanta. "Cordoglio e partecipazione al lutto che ha colpito la famiglia Craxi. Il mio pensiero va in particolare alla moglie Anna, di cui da sempre ho apprezzato il forte impegno umano profuso nel mondo del volontariato". Così si è espressa Ombretta Colli, Presidente della Provincia di Milano, alla notizia della morte di Bettino Craxi. "Craxi - ha detto ancora Ombretta Colli - ha comunque rappresentato un importante momento della storia italiana. Storia che forse sarebbe opportuno rileggere senza le lenti del pregiudizio e dell'ideologia tanto care a certi ambienti della sinistra oggi al governo nel Paese. Gli stessi ambienti - ha concluso Ombretta Colli - che hanno impedito ad un uomo solo e malato di tornare a morire nella sua terra". Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) afferma che "non si può che essere sinceramente addolorati di fronte ad una morte dopo una lunga malattia e in condizioni obiettivamente difficili". Commentando la morte di Bettino Craxi il presidente della commissione agricoltura della Camera giudica "insopportabile che ciò venga strumentalizzato per piccoli calcoli, spesso assolutamente personali. Va riconosciuto l'importante ruolo politico avuto da Craxi negli ultimi decenni, ruolo che non può essere cancellato dai pur gravi errori commessi. Spiace per il mancato contributo che avrebbe potuto dare alla ricerca di quella verità, che egli stesso aveva più volte invocato, su un periodo della storia italiana decisamente controverso". "Bettino Craxi ha guidato l'Italia in anni difficili. Sarà la storia a giudicare quanto importante possa essere stata la sua attività di statista e quali contributi abbia dato alla modernizzazione del paese e al suo prestigio internazionale." Il sindaco di Milano Albertini aggiunge: "Alla moglie, ai figli, a tutti coloro che gli sono stati amici e che ne hanno apprezzato le doti le mie sincere condoglianze". "Ho rispettato Bettino Craxi, è stato un uomo politico forte": lo ha detto questo pomerggio a Strasburgo l'ex-premier socialista francese Michel Rocard. "Il suo governo ha reso grandi servizi all'Italia, non la sua gestione della questione del finanziamento della vita politica: ma spetta ad ognuno, in coscienza, giudicare" ha aggiunto Rocard. "L'Italia si è coperta di infamia": è la sola dichiarazione rilasciata dalla sorella di Bettino Craxi, Rosilde, interpellata dal Tg4 mentre entrava nella sua casa di Milano. Paolo Pillitteri piange. Senza freni, senza remore, e a stento riesce al telefono ad articolare in parole il suo ricordo di Bettino Craxi, il suo affetto "per un uomo con il quale sono cresciuto, un grande uomo, che sarà ricordato come tra le più grandi figure che la sinistra abbia avuto nel Dopoguerra. Scusate ma sono sconvolto". Paolo Pillitteri, 'il sindaco cognato' come la politica amava malignamente definirlo, ha saputo della scomparsa dell'ex presidente del Consiglio direttamente dal nipote Bobo, che a sua volta aveva avuto la notizia dalla sorella Stefania. "Lì per lì non ci volevo credere - commenta -, anche perché con Bettino mi ero sentito ancora ieri l'altro. Era amareggiato, fisicamente stanco, ma nessuno di noi pensava che potesse mancare. Tutti sapevamo quali fossero le sue condizioni, sapevamo che erano gravi, ma è comunque sconvolgente saperlo così". Paolo Pillitteri è stato sindaco di Milano per 7 anni, dall'85 al '92, negli anni del fulgore del Psi,succedendo al socialista e craxiano Carlo Tognoli. "Bettino - ha continuato Pillitteri - ha vissuto gli ultimi suoi anni con una amarezza indicibile, al punto tale che di fatto ha pagato con la morte quella che riteneva un'ingiustizia. Un'ingiustizia che lo ha ucciso. Credo che la sua morte non possa non aprire una grande riflessione". Per Pillitteri, "tra dieci anni, quando sarà la storia ad aver reso giustizia alla figura di Bettino, Craxi sarà ricordato come uno dei pochi politici italiani ad aver lasciato il segno. Perchè è stato un socialista moderno che ha cercato di modernizzare la Sinistra e sarà proprio in virtù di questo che, credo, sarà necessario aprire una grande riflessione". E sul piano privato, che ricordo ha di Bettino Craxi? " Mi riesce difficile in questo momento - si scusa Pillitteri, stentando a trovare le parole -. Lui era... lui, un uomo molto determinato, molto capace, ed una lavoratore instancabile. Poi, anche se all'esterno poteva sembrare un burbero, era in realtà un uomo timido, un uomo capace di grande discrezione e nello stesso tempo di grande generosità". Ha commesso degli errori? "Scusate, ma in questo momento mi sembra davvero fuori luogo parlare di cose del genere. Bettino, ne sono certo, sarà ricordato come uno dei grandi della storia politica italiana" conclude Pillitteri, apprestandosi a partire per Tunisi. "È un epilogo tragico, che mi colpisce politicamente e umanamente": lo ha detto questa sera a Strasburgo Giorgio Napolitano. Il presidente della commissione costituzionale dell' Europarlamento ha auspicato ora "una riflessione equilibrata su tutta la sua vicenda, politica ed umana" senza "che vi siano sovrapposizioni strumentali". In una nota diffusa alla stampa la capodelegazione Ds all'Europarlamento Pasqualina Napoletano ha sottolineato "il ruolo di primo piano della politica italiana e internazionale di Bettino Craxi: abbiamo appreso con dispiacere la sua morte". Il Presidente dei senatori DS, Gavino Angius, ritiene "giusta" la posizione di Palazzo Chigi riguardo eventuali esequie di stato per Bettino Craxi. "Si tratta -dice Angius ai giornalisti- di valutare la sensibilità, le decisioni della famiglia. Mi auguro che almeno su questo non ci siano polemiche".

    LE REAZIONI ALLA MORTE DI BETTINO CRAXI (7)

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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    «L'Italia è l'unico paese europeo che è riuscito ad individuare e ad assicurare alla giustizia quasi tutti gli autori degli attentati compiuti sul nostro territorio. È un dato che ci conforta sull'efficienza dei nostri apparati di tutela: ma è anche un dato che ci dice che in Italia né si chiudono gli occhi, né si evitano responsabilità.»

    Bettino Craxi

    Bettino Craxi • Un'amara parabola • Aforismi di Bettino Craxi - #4b87

 

 
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