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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    Ottimo giudizio , condivido pienamente.
    Citazione Originariamente Scritto da davide75 Visualizza Messaggio
    compagno bettino, crespi ha ragione iaociao:
    grazie di essere intervenuti

  2. #102
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Craxi/ Vendola: Non l'unico a essere toccato da questione morale
    "Capri espiatori non ci fanno andare alla radice del problema"
    postato 2 giorni fa da APCOM
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    Roma, 31 gen. (Apcom) - Bettino Craxi non è stata l'unica personalità politica a venire investita dalla questione morale. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, intervistato a 'In 1/2 ora' su Raitre. "La questione morale, quando si nutre di capri espiatori - ha spiegato - non ci consente di andare alla radice della questione della moralità nella vita pubblica".

    Secondo Vendola "il craxismo non è il solo fenomeno politico ad avere incrociato la questione morale, tutte le variabili della vita pubblica sono state aspramente interrogate dalla questione morale". E il leader socialista scomparso, ha ricordato ancora il governatore pugliese, va ricordato anche per altri aspetti della sua storia, come "il sentimento di indipendenza nei confronti degli Stati Uniti come si vide a Sigonella, e nei giorni del rapimento di Aldo Moro fa pendant con quell'epistolario, ragiona sula preminenza delle regioni della vita umana".

  3. #103
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  4. #104
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    18-01-10
    CRAXI: IL SOCIALISTA RIFORMISTA CHE SFIDO' I COMUNISTI (SERVIZIO)


    (ASCA) - Roma, 18 gen - L'era politica di Bettino Craxi inizia il 16 luglio 1976, quando il Comitato centrale del Psi lo elegge segretario nel salone dell'Hotel Midas a Roma.

    Nelle elezioni politiche di quell'anno il Psi era sprofondato al 9,6% mentre il Pci era balzato oltre il 34 aprendo la strada ai governi di ''solidarieta' nazionale'' che dureranno dal 1976 al 1979 con l'astensione dei comunisti.

    Al Midas tutte le correnti del Psi - da quella autonomista di Pietro Nenni, a cui apparteneva Craxi, a quella di sinistra di Riccardo Lombardi - pensano che occorra dare uno scossone al partito sostituendo il segretario Francesco De Martino. Craxi e' considerato un possibile segretario di transizione, di cui ci si potra' liberare facilmente alla prima occasione, anche se e' il principale collaboratore del leader storico Nenni, oltre che da poche settimane capogruppo del Psi alla Camera.

    Il ''craxismo'' inizia in quel luglio 1976, ma non la carriera politica di Craxi. A 19 anni si iscrive alla Federazione di Milano (citta' dove era nato il 24 febbraio 1934). Diventa subito funzionario del Psi che lo invia a Sesto San Giovanni, dove si fa le ossa in quella che veniva chiamata ''la Stalingrado d'Italia'' per via della massiccia presenza del Pci. A 23 anni e' eletto nel Comitato centrale, nel 1968 diventa deputato. In quegli anni si occupa prevalentemente di politica estera.

    I dirigenti socialisti che lo eleggono segretario al Midas sbagliano i conti. Craxi dimostra subito di non essere un segretario travicello e trasforma sia il partito sia la sua politica all'insegna dello slogan ''primum vivere''. Nel successivo congresso di Torino del 1978, alleandosi con la sinistra di Claudio Signorile, lancia la strategia di ''alternativa'' in contrapposizione al ''compromesso storico'' di Enrico Berlinguer, segretario del Pci. Il timore di Craxi e' che un accordo tra Dc e Pci iniziato con i governi di ''solidarieta' nazionale'' possa condannare all'estinzione il Psi.

    Nel Congresso di Torino del 1978, Craxi consolida le sue posizioni presentando il Programma socialista elaborato dagli intellettuali che ruotano intorno alla rivista ''MondOperaio'' e all'omonimo circolo culturale, dove collaborano socialisti ed esponenti della cultura che hanno abbandonato il Pci o si sono formati nella nuova sinistra post '68. Sono filosofi della politica (Norberto Bobbio, Paolo Flores d'Arcais, Luciano Pellicani), storici (Luciano Cafagna, Ernesto Galli della Loggia, Massimo L. Salvadori, Furio Diaz), giuristi (Giuliano Amato, Federico Mancini, Gino Giugni), politologi e sociologi (Roberto Guiducci, Gianfranco Pasquino), economisti (Franco Momigliano, Antonio Pedone, Giorgio Ruffolo). Dopo quel Congresso, Craxi ha anche una piattaforma culturale con cui sfidare l'egemonia dei comunisti sulla sinistra italiana.

    Il 1978 e' un anno drammatico. Quando Aldo Moro e' rapito dalle Brigate rosse, Craxi rompe ''il fronte della fermezza'' formato dagli altri partiti e si schiera - quasi isolato - per la trattativa con le Brigate rosse. Lo statista democristiano gli si rivolge con una delle sue lettere piu' dolorose: ''Caro Craxi, poiche' ho colto, pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono, una forte sensibilita' umanitaria del tuo partito in questa dolorosa vicenda, sono qui a scongiurarti di continuare, ed anzi accentuare la tua importante iniziativa...''.

    Sempre nel 1978, dopo le dimissioni del democristiano Giovanni Leone (immeritatamente accusato di essere coinvolto nello scandalo Lockeed), Craxi riesce con abilita' tattica a far eleggere l'8 luglio Sandro Pertini presidente della Repubblica esaltando cosi' l'orgoglio del Psi. Fino al tredicesimo scrutinio, Dc, Pci e Psi avevano votato i propri candidati di bandiera ma poi sul nome di Pertini confluiscono 832 voti su 995.

    Forte della ''centralita''' riconquistata dal suo partito nella politica delle alleanze di governo e del risultato nelle elezioni del 1979 (9,8%), Craxi sferra tra il 1980 e il 1981 una ulteriore polemica teorica nei confronti dei comunisti. Mentre Berlinguer parla di ''terza via'' tra capitalismo e ''socialismo reale'', oltre che di ''strappo'' dall'Unione Sovietica, lui butta a mare il pensiero di Karl Marx e riscopre quello di Pierre Joseph Proudon, filosofo francese definitosi anarchico a meta' Ottocento, punto di riferimento di un possibile socialismo libertario. La rivista ''MondOperaio'' e l'omonimo Circolo culturale diventano la task force intellettuale dell'autonomia culturale dal Pci.

    Intanto Craxi promuove giovani dirigenti, come Claudio Martelli - che diventa vicesegretario del Psi - e Gianni De Michelis.

    Il rapporto virtuoso con gli intellettuali si consolida nella Conferenza di Rimini del 1982 dedicata ai cambiamenti sociali della societa' italiana. Sociologi, politologi ed economisti conquistano la tribuna. La relazione di Claudio Martelli (che in questa occasione lancia l'idea di una ''alleanza dei meriti e dei bisogni'') propone al Psi di farsi partito rappresentativo di nuovi soggetti sociali, dai piccoli imprenditori ai professionisti, di cui la citta' di Milano e' diventata l'emblema.

    Il 5 ottobre 1980, sul ''Corriere della Sera'', compare un'intervista di Maurizio Costanzo a Licio Gelli, definito nel sommario: ''Capo indiscusso della piu' segreta e potente loggia massonica''.

    Il 17 marzo 1981, indagando sul rapimento del banchiere Michele Sindona, i giudici entrano in possesso dell'elenco di 962 affiliati alla P2: sono personaggi della finanza, dello spettacolo, dell'imprenditoria, delle forze armate, dei servizi segreti e della politica. La lista e' resa pubblica il 20 maggio. Nei mesi successivi divampa lo scandalo che vede protagonisti Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano (rinvenuto successivamente impiccato a Londra, sotto il Blackfriars Bridge), e Michele Sindona (avvelenato nel carcere di Voghera nel marzo 1986). Questi episodi minano il governo presieduto dal repubblicano Giovanni Spadolini (succeduto al dimissionario esponente Dc Arnaldo Forlani) .

    Il Psi esce dal governo e nuove elezioni politiche si svolgono il 26 e 27 giugno 1983. La Dc perde il 5,4% dei voti. Il Psi si attesta all'11,4.

    Il 4 agosto 1983 Craxi forma il suo primo governo sostenuto da una maggioranza di pentapartito: Dc, Psi, Psdi.

    Vicepresidente e' il democristiano Arnaldo Forlani. Craxi nomina come suo principale collaboratore Giuliano Amato, il ''dottor Sottile''. Le prime scelte ribadiscono la contrapposizione con il Pci: via libera ai missili Cruise su territorio italiano voluti dagli Stati Uniti del presidente Ronald Reagan in contrapposizione a quelli sovietici installati nell'Est europeo e avvio dell'abolizione della scala mobile.

    Del programma fa parte anche il lancio di una ''grande riforma'' istituzionale che rimane tuttavia ''un inutile abbaiare alla luna'', come riconobbe in seguito lo stesso Craxi.

    Il 1984, con il Congresso di Verona, segna il trionfo di Craxi. E' confermato segretario per acclamazione. Nella platea del Congresso spiccano nomi dello spettacolo e del made in Italy. Un episodio turba l'apoteosi craxiana di quei giorni a Verona. Berlinguer e' fischiato ripetutamente, mentre prende posto in platea tra le delegazioni dei partiti.

    ''Non ho fischiato Berlinguer solo perche' non lo so fare'', dice Craxi nel corso del suo intervento.

    Il 20 ottobre 1984 e' approvato dal Consiglio dei ministri il ''decreto Berlusconi'', varato dopo la decisione dei pretori di Torino, Roma e Pescara, per sentenza della Corte costituzionale, di oscurare i canali televisivi della Fininvest che trasmettevano a livello nazionale con lo stratagemma delle cassette inviate alle tv locali. Il decreto stabilisce la legalita' delle trasmissioni e viene approvato dal Parlamento con il voto di fiducia malgrado il malessere di alcune componenti della Dc.

    Il 9 e 10 giugno 1985 gli italiani sono chiamati a decidere in un referendum promosso dal Pci (Berlinguer era morto l'11 giugno 1984) se abrogare o meno la scala mobile come aveva deciso il governo Craxi: i si' sono il 45,70%, i no il 53,30. Il premier socialista vince la sua battaglia.

    Il 1985 e' anche l'anno del ''caso Sigonella'', non solo della scomparsa della falce e il martello dal simbolo del Psi, sostituiti con un garofano. Nella nottata tra il 10 e l'11 ottobre c'e' un braccio di ferro in politica estera nei confronti di Washington, quando Craxi impedisce a forze statunitensi di impadronirsi nella base di Sigonella in Sicilia dell'aereo egiziano li' dirottato, con a bordo i palestinesi che avevano sequestrato la nave Achille Lauro e ucciso Leon Klinghoffer, un disabile di nazionalita' statunitense e di religione ebraica. Il premier coglie l'occasione per ribadire la sua solidarieta' a Yasser Arafat e ai palestinesi. E' l'unico episodio del governo presieduto da Craxi che riceve il plauso del Pci.

    Craxi resta a Palazzo Chigi fino al 17 aprile 1987. Un accordo denominato ''della staffetta'' vorrebbe che Craxi lasciasse il ruolo di premier ad un esponente democristiano ma invece si va a elezioni anticipate che logorano il rapporto Dc-Psi.. I democristiani non hanno piu' intenzione di affidare a un socialista Palazzo Chigi.

    Dopo le elezioni e' il democristiano Giovanni Goria a guidare il governo. Il Psi ottiene pero' il suo miglior risultato elettorale dal 1958: 14,27% alla Camera, 10,91 al Senato.

    Nel novembre del 1989 crolla il Muro di Berlino. Craxi pensa di avere a portata di mano la definitiva vittoria nella competizione con il Pci. Per questo, lancia il progetto di ''unita' socialista'' e fa scrivere quelle due parole nel nuovo simbolo del Psi. Achille Occhetto, diventato segretario del Pci, replica con la ''svolta'': avvia la trasformazione del Pci in Pds e lancia, con Mariotto Segni, il referendum per abolire la preferenza plurima contro la corruzione della vita politica (Craxi, quando si tratta di votare su quel quesito nel 1991, invita gli italiani ad ''andare al mare'').

    L'offerta da parte di Craxi di una confluenza nel Psi non e' accolta dal nuovo Pds. E Craxi replica opponendosi inizialmente alla richiesta del Pds di entrare a far parte dell'Internazionale socialista. Da' il suo via libera solo su pressione del tedesco Willy Brandt e di altri leader socialdemocratici europei.

    Il 17 febbraio 1992 a Milano e' arrestato Mario Chiesa, dirigente socialista e presidente del Pio Albergo Trivulzio.

    Craxi pensa di poter archiviare il caso, definendolo - in una Tribuna politica in tv - ''l'episodio isolato di un mariuolo''. Il leader socialista sottovaluta l'inchiesta giudiziaria che sta per abbattersi sul Psi. Inizia infatti Mani pulite che fa di Craxi il bersaglio di alcuni avvisi di garanzia per ''finanziamenti illeciti'' al Psi: si tratta di tangenti pagate da industriali, uomini d'affari e industrie pubbliche. Sull'onda di Tangentopoli si va alle elezioni anticipate del 5 e 6 aprile 1992. Secco ridimensionamento della Dc (29,7% con un meno 4,6). Flessione del Psi (13,6), del Pds (16,1) e di Rifondazione (5,6). Exploit della Lega nord (8,7). E' un vero e proprio terremoto politico.

    Il 28 aprile 1992, come prima conseguenza della tornata elettorale, Francesco Cossiga anticipa l'abbandono della carica di presidente della Repubblica (verra' sostituito da Oscar Luigi Scalfaro). Il ''picconatore'' - come e' chiamato in quel periodo per le sue esternazioni - definisce ''armata Brancaleone'' la maggioranza parlamentare uscita dalle urne che forma il governo quadripartito Dc-Psi-Psdi-Pli presieduto dal socialista Giuliano Amato. Intanto proseguono le inchieste giudiziarie del Tribunale di Milano su corruzione politica e tangenti che colpiscono soprattutto Dc e Psi. La legislatura iniziata nel 1992 dura solo due anni ed e' conclusa da un governo tecnico presieduto da Carlo Azeglio Ciampi.

    Craxi si dimette da segretario del Psi l'11 febbrario 1993, dopo quasi sedici anni di potere assoluto nel partito e altrettanti di protagonismo nella vita politica e pubblica italiana. Quando la Camera, il 29 aprile 1993, discute l'autorizzazione a procedere contro di lui chiesta dai giudici di Milano, pronuncia un famoso discorso in cui sostiene che tutti i partiti sono finanziati in modo illecito. L'Assemblea di Montecitorio concede l'autorizzazione a procedere solo per alcuni degli episodi contestati. Craxi viene aggredito il giorno dopo con lancio di monetine e fischi dalla folla che lo aspetta davanti all'Hotel Raphael, la sua tradizionale residenza romana.

    Nel corso dei mesi successivi, Craxi e' interrogato in tribunale dal pm Antonio Di Pietro per il processo sulle tangenti Enimont. Con la fine anticipata della legislatura e l'abolizione dell'autorizzazione a procedere per i parlamentari, iniziano a circolare voci incontrollate su un possibile arresto di Craxi. Lui lascia l'Italia il 5 maggio 1994 e si rifugia nella sua villa ad Hammamet, in Tunisia.

    Isolato, minato nel fisico da una grave forma di diabete, definito ''latitante'' dai giudici di Milano e dai nemici politici, conduce le ultime battaglie politiche a colpi di fax e dossier. Rifiuta di farsi processare in Italia. Non ci sta a essere considerato come unico capo di un partito di disonesti. Nelle elezioni anticipate del marzo 1994 sono intanto entrati in campo Silvio Berlusconi e Forza Italia. Il Psi ottiene solo il 2,1%.

    Craxi muore il 19 gennaio 2000. I funerali si svolgono nella Cattedrale di Tunisi. Premier e' Massimo D'Alema che offre il rito dei ''funerali di Stato''. La famiglia dell'ex premier rifiuta. A Tunisi, durante le esequie, Lamberto Dini, ministro degli Esteri, e Marco Minniti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, rappresentano il governo italiano.

    Craxi fu condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito. Negli altri processi e' stata pronunciata sentenza di estinzione per decesso dell'imputato.

    gar/cam/rob

  5. #105
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    STORIA DEL ‘900. RECORD DEL GOVERNO CRAXI, LA DONNA NELLA SOCIETÀ, L’ITALIA RAZZISTA
    Categoria: Pillole di ’900
    Data: 05/02/2010
    [Craxi tra Forlani ed Andreotti] Mentre la politica italiana va avanti tra i soliti sussulti e cambi di governo, nella società si fa largo la donna, con incarichi e responsabilità. Intanto, l’Italia si scopre razzista.
    Di Ciro Raia

    Quando scade il settennato di Pertini, alla Presidenza della Repubblica (1985) è eletto, con 752 voti su 977 votanti, il democristiano Francesco Cossiga. Nel discorso di insediamento, il nuovo inquilino del Quirinale, dichiara di voler essere il Presidente della gente comune. Ma, già, dopo poco tempo, abbandona questa sua aspirazione e, come presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, prende posizione contro i giudici, che si sono schierati contro alcune dichiarazioni del presidente del Consiglio, Craxi.

    Intanto, lo stesso Craxi stabilisce un vero record alla guida del governo, riuscendo a restare in sella per oltre mille giorni. Poi, il suo gabinetto entra in crisi per questioni di politica estera; quando, infatti, il 7 ottobre del 1985, un gruppo di terroristi arabi si impadronisce della nave "Achille Lauro", Craxi resiste alle pressioni degli americani, che chiedono una soluzione forte piuttosto che la via della mediazione. Per questo stesso episodio, il ministro degli Esteri, il repubblicano Spadolini, ritenendo che il governo abbia assunto una posizione troppo filoaraba, si dimette e provoca l’inevitabile crisi.

    A capo di un governo privo di maggioranza, destinato a condurre il paese alle elezioni, è scelto (1987) di nuovo il vecchio Fanfani. Le urne decretano una sconfitta del PCI, un forte recupero della DC ed un successo del PSI. Quasi scompaiono i piccoli partiti laici. Si assiste, sempre più, ad una volgarizzazione della politica: nel Parlamento, infatti, fa ingresso da deputata –eletta nelle liste del Partito Radicale- la pornodiva Ilona Staller, nota col nome d’arte di Cicciolina.

    A guidare il primo governo della X legislatura –un pentapartito con DC, PSI, PRI, PLI e PSDI- è chiamato il democristiano Giovanni Goria. Alla presidenza della Camera è eletta, per la prima volta nella storia d’Italia, una donna: la comunista Nilde Jotti; alla presidenza del Senato è eletto, invece, il repubblicano Giovanni Spadolini.

    Al congresso del MSI del 1987 lascia la guida del partito Giorgio Almirante; nuovo segretario è eletto il giovane Gianfranco Fini.

    Nel 1989 è sancito, poi, il cosiddetto patto del CAF, dalle iniziali dei nomi di Craxi, Andreotti e Forlani, rispettivamente segretario e padrone del PSI in avanzata elettorale, presidente del consiglio dei ministri e segretario della DC. I tre uomini politici sono quelli che hanno, letteralmente, in mano le sorti del paese. Attorno ad essi, specie attorno al segretario del PSI, cresce una schiera di questuanti e clienti, che va dagli attori agli intellettuali, dai giornalisti alle donne in carriera, ai prelati ed agli stilisti frequentatori dei salotti borghesi.

    Andreotti, poi, richiamato per l’ennesima volta –dopo una parentesi in cui presidente del consiglio dei ministri è stato Ciriaco De Mita- alla guida del governo, è il personaggio più enigmatico; di lui Giorgio Bocca scrive: "è tutta la vita che mi domando come gli italiani abbiano potuto sopportare un individuo simile, addirittura simpatizzare per lui, trovare divertenti i suoi libri. Credo che ammirino in lui il modo italiano di far politica furbastro, tollerante, morbido, disonesto, senza principi […]".

    L’Italia, intanto, sta profondamente cambiando. Un politico sconosciuto, Umberto Bossi, sulle pagine di "Lombardia Autonomista", invoca l’autogoverno per la Lombardia e la precedenza dello stesso popolo lombardo nell’assegnazione di case e posti di lavoro: "il nostro è un fermento di riscossa e di risveglio".

    Lungo le strade, nelle piazze e nei mercati compare la moda del falso; si vende di tutto –profumi, borse, abbigliamento -ma con griffe falsificate.

    La televisione appiattisce sempre più il livello culturale; cominciano gli anni d’oro per i megaspettacoli di Raffaella Carrà e Pippo Baudo, i loro ospiti super pagati, le telefonate in diretta, i giochi a cui possono partecipare anche i telespettatori. È una continua gara dello spreco e dell’effimero tra la RAI e le televisioni private (Canale 5, Rete Quattro e Italia 1) del magnate Silvio Berlusconi, buono amico di Craxi.

    Le città, le campagne, i mari, le piante, gli animali e gli uomini si ammalano sempre più frequentemente di inquinamento. L’oncologo Giorgio Prodi lancia un tremendo avvertimento: "nella società industriale il carico inquinante è tale che tutti i nostri tessuti possono considerarsi iniziati al cancro".

    Scoppia il problema razzismo: un’indagine su un campione di circa cinquemila liceali romani rivela che i sentimenti nei confronti degli extracomunitari non sono improntati ai valori della solidarietà e della fratellanza. Alte percentuali di intervistati sono razzisti e si dicono propensi alla chiusura delle frontiere.

    Non abbassa la guardia il terrorismo. Cadono, ancora vittime delle B.R., l’economista Ezio Tarantelli, l’ex sindaco di Firenze Lando Conti, il senatore democristiano Roberto Ruffilli. La delinquenza mafiosa chiude, invece, la bocca ai giudici Rosario Livatino, Antonino Scopellitti, Antonio Saetta ed a suo figlio Stefano, all’imprenditore Libero Grassi ed ai giornalisti Giuseppe Fava e Mauro Rostagno. Sotto i colpi della mafia cadono ancora il commissario di polizia Giuseppe Montana ed il vice capo della Mobile palermitana Antonino Cassarà, insieme a Giuseppe Insalaco, ex sindaco di Palermo, diventato uno spietato accusatore di un altro ex sindaco del capoluogo siciliano, Vito Ciancimino.

    Nel mese di aprile del 1985, poi, in seguito ad un fallito attentato ai danni del giudice Carlo Palermo, perdono la vita i piccoli Salvatore e Giuseppe Asta con la loro mamma Barbara Rizzo. Un’auto-bomba fatta scoppiare, infatti, in una strada nei pressi di Trapani, colpisce l’auto che sta sorpassando quella del giudice, che, così, si salva.

    Un dato positivo, però, emerge. Nella società e nel lavoro la donna comincia a conquistare spazi, ruoli e responsabilità di primo piano: Anna Maria Miglio è questore a Terni, Carmelita Russo è giudice a Vibo Valentia, Ilda Boccassini si occupa di mafia alla procura di Milano, Giusy Nicolini –sull’esempio precedente di Elda Pucci a Palermo- è sindaco a Lampedusa, Silvia Barecchia è vicepresidente della Citibank, Antonella Celletti è la prima pilota sui jet Alitalia.

    (Fonte foto: Rete Internet)



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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    POL - Craxi, Saro: Analizzare il lascito culturale dello statista

    Roma, 19 feb (Velino) - "I problemi non risolti che Craxi individuò sono ancora presenti nel Paese, in tutta la loro urgenza, a chiedere una soluzione", questo il monito del senatore Ferruccio Saro che ha aperto questa sera, affiancato da Gabriele Renzulli, dal relatore Carlo Tognoli e da Giorgio Baiutti, l'incontro-dibattito "L'attualità politica di Bettino Craxi dieci anni dopo" promosso dall'associazione culturale Europolis sull'analisi dell'attualità del messaggio di Bettino Craxi. In una sala consiliare provinciale affollatissima (in prima fila anche Beppino Englaro), il senatore ha ricordato la necessità di tracciare un'analisi veritiera sulla figura dello statista, analizzando oggettivamente il lascito culturale e la qualità del suo pensiero. "E' doveroso comprendere che cosa accadde in Italia fino al '93-'94 perché tra storia e politica sono contigue". Saro, dopo aver ringraziato sia il presidente del Consiglio provinciale, Marco Quai, sia Englaro, ribadendo che "il Friuli sulle battaglie dei diritti civili è sempre stato all'avanguardia", ha sottolineato come l'appuntamento sia la prosecuzione ideale della presentazione del libro del giornalista Ugo Finetti su Craxi, evento legato all'ultima uscita pubblica di Adriano Biasutti cui Saro ha dedicato un minuto di raccoglimento definendolo un "grande presidente che ha modernizzato il Friuli Venezia Giulia". Attualmente "la politica è asfittica e i partiti non discutono più".

    "Craxi vittima di pregiudizi": nel messaggio recapitato agli organizzatori dal vicedirettore di Canale 5, Toni Capuozzo, il giornalista fa luce sulla tipicità della visione del mondo laica, non ideologica e sul fatto che Craxi fu vittima di giudizi sommari e rischia di esserlo ancora. Il giornalista Mediaset ha altresì rimarcato nel testo inviato al senatore che "i valori veicolati dal socialismo non sono vittima di diaspora". Queste le parole esatte: "la storia non si fa con i se, ma appare evidente che, oltre alla parabola politica e umana che costrinse Craxi a fuggire una giustizia per lo meno parziale, oggi non ci possa essere mente libera che non constati come blocchi ideologici facciano rimpiangere una visione del mondo e della società spregiudicata, moderna, laica, non ideologica, quale fu quella di uno statista che fu vittima ieri di giustizia sommaria, e oggi, spesso di giudizi sommari. Insomma, detto da un cronista senza tessere: se la diaspora socialista è realtà, non sono vittime di diaspora quei valori, specie per una storia, come quella del socialismo friulano, che solo una società immemore e sciupona può pretendere di archiviare come una vicenda giudiziaria".

    Il legame con il socialismo riformista è una caratteristica specifica dei socialisti friulani e carnici, ha dichiarato Gabriele Renzulli. La sua esortazione è orientata al dovere di "riscoprire i valori del socialismo". A questo proposito "sarebbe opportuno che i socialisti, pur restando nel proprio schieramento, si incontrino fra di loro, per discutere, attraverso un'associazione culturale, poi la politica verrà. Non a caso il motto di Loris Fortuna era politica e cultura". Secondo Renzulli è necessario contribuire al ristabilimento della verità, perché la storia non sia segnata da verità giudiziali. "Serve riaprire un dialogo con le giovani generazioni che hanno visioni distorte del socialismo che invece, primo in Italia e in Europa, pose il problema del riscatto dell'uomo, della libertà e della sua dignità". L'appello finale: "Dobbiamo avere fede nel riscatto ed esserne protagonisti". Ad accogliere la proposta di creare un centro culturale socialista è stato De Carli durante il dibattito, "per risolvere la dispersione e ricreare un legame", appello sostenuto e rilanciato nelle conclusioni dallo stesso Saro: "Un'idea, quello del centro culturale socialista, da portare avanti con convinzione in modo da salvaguardare la memoria e tentare di dare un contributo positivo alla politica regionale e dare risposte alle nuove domande".

    Oggi, Craxi - questa la sentenza finale - "non starebbe con questa sinistra". Il paragone con Blair è stato argomentato dal relatore della serata, l'ex sindaco di Milano, Carlo Tognoli di Critica Sociale che, fra l'altro, ha chiarito come non sia assolutamente corretto – come continua a fare qualcuno - accostare Craxi alla P2 e alle logge massoniche (che invece avevano una certa influenza sul partito d'azione, ha osservato). Il collaboratore più stretto di Craxi ha ripercorso la figura e la storia dello statista, mettendo in luce l'autonomia politica, economica, culturale e l'indipendenza sia dal Pci sia dagli altri partiti che hanno contraddistinto l'operato di Craxi che fu un "decisionista capace di andare controcorrente". Per il relatore della serata una delle più incisive eredità è quella dell'umanesimo socialista. Si nomina Craxi e si rievocano i grandi progetti per la riforma dello Stato in chiave moderna e anche, in parte, per la riforma della Costituzione oltre alla politica estera europeista e indipendente dalle grandi potenze, inclusi gli Usa.

    (com/chi) 19 feb 2010 204

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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    24 Febbraio 2010 - Interni
    MITI DELLA SINISTRA
    La vera storia di Bettino Craxi
    di Paolo Pillitteri

    Il 24 febbraio 1934 nasceva a Milano Bettino Craxi. Nella città che gli diede i natali e che lo vide giovanissimo dedicarsi alla politica come passione, come missione, come scelta di vita, si attende ancora la decisione annunciata mesi fa dal Sindaco Moratti della via o del parco a lui dedicati. A ricordare Bettino Craxi, nel suo eccezionale excursus politico, è arrivata di recente in libreria una preziosa, documentata e approfondita “La storia di Craxi” di Ugo Finetti, Boroli ed. Dopo che un’altra biografia politica di Edoardo Crisafulli ne aveva tracciato un profilo interessante con “Le ceneri di Craxi”, Rubbettino. E che si raccomanda per una suggestiva vena... autocritica con un racconto visto, cioè, da sinistra, da uno studioso dei Ds. E’ importante la finettiana “Storia di Craxi”. Ha avvio nella Milano del dopoguerra, della fine dei’50 e dei ’60, di un Craxi giovane in una città che era un vero e proprio “laboratorio riformista”. Qui iniziò il suo cammino politico, dall’esperienza di leader studentesco nei ’50 e poi nel ruolo di assessore comunale negli anni del primissimo centro sinistra ambrosiano. Viene poi l’urto della contestazione nella Milano delle stragi e la crescita di un leader, prima in minoranza con Nenni. E venne la svolta del Midas (1976), come nota acutamente Ugo FinettiFinetti, Craxi era già Craxi prima di diventare Segretario socialista giacché questa sua lunga leadership può essere capita solo se si conosce il suo ventennio precedente.cedente.cedente.cedente. Peraltro, gli anni alla guida del Psi, portarono quel partito, giunto nel 1976 ai minimi storici, ad una crescita elettorale e a un ruolo politico determinante per tre legislature. Decenni contraddistinti dal “caso Moro”, dal “duello” con Berlinguer, dalla conquista di palazzo Chigi. E, ancora, il fiorire del liberalsocialismo, della politica riformista, l’Italia alla ribalta internazionale, le premesse di Maastricht, le battaglie per il presidenzialismo, l’unità socialista dopo il crollo del muro del comunismo. E le ragioni del declino, della caduta, dell’esilio. La “carriera” politica di Craxi è tutta sotto il segno della coerenza e della tenacia, della politica intesa come passione, come missione. Totus politicus è il segno che contraddistingue il leader del Psi, e poi premier per quattro anni, la cui storia, ricorda opportunamente Finetti, coincide con la sconfitta del comunismo italiano e con la nascita di una sinistra di governo non più anticapitalista e antimperialista.

    E’ stata la vulgata cara alla sinistra dell’egemonismo culturale che ha capovolto i termini della questione. In realtà l’autoaffondamento (1989) del comunismo fa comodo ai tanti che lo davano vincente e che non vedevano il suo declino anche e soprattutto in Italia dove il Partito di Gramsci, Togliatti e Berlinguer era già stato sconfitto e si trovava in crisi. “Il cuore degli anni ’80, descritti come quelli della ’decadenza’ di Craxi - fa rilevare l’autore - sono, al contrario, anni in cui il comunismo da noi è ormai senza più una strategia, in un irreversibile declino”. Certo, l’avvento del manipulitismo, in una con l’operazione dalla ben nota regia condotta nei ’90 in Commissione Stragi e Antimafia era finalizzata a “criminalizzare l’anticomunismo democratico dipingendo mafia-terrorismo-corruzione come fenomeni cui il solo Pci sarebbe stato completamente estraneo, ma che soprattutto sono conseguenza della sbarco angloamericano, dell’adesione alla Nato. E della (colpevole) esclusione del Pci dal governo”. Una rilettura storica fondata sull’assioma che senza o contro i comunisti non è possibile una vera democrazia, dal dopoguerra ad oggi, con governi sotto il segno infame dell’anticomunismo, in spregio alla Resistenza come vero mito repubblicano fondante. Da ciò le ragioni profonde dell’odio da sinistra per Craxi, che spiega anche le diffuse avversioni di oggi, pur frammiste a toni autocritici e persino riabilitativi. Che però non cancellano come e perché “l’anticraxismo abbia disegnato una sinistra italiana tutta Resistenza rossa-Sessantotto-Mani pulite: un’epurazione che colleziona sconfitte”.
    L'Opinione delle Libert

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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Nencini: le tre proposte dei socialisti per riforme bipartisan
    PRESENTATO IL DOSSIER DI “MONDOPERAIO” SU BETTINO CRAXI
    mercoledì 24 febbraio 2010
    Il direttore di “Mondoperaio” Luigi Covatta ha presentato oggi alla stampa il dossier che il mensile fondato da Pietro Nenni ha pubblicato nel decennale della morte di Bettino Craxi. “Il dossier -ha detto Covatta- “non vuole essere né apologetico, né elusivo. Nessuno degli autori è stato craxiano quando Craxi era vivo. E nessuno dei temi più controversi nella vicenda del leader socialista è stato trascurato. Quello del finanziamento illegale della politica e delle conseguenze giudiziarie che ne derivarono è affrontato da Giulio Sapelli, autore, negli anni '90, di “Cleptocrazia”, uno dei saggi più approfonditi sulla corruzione; da Mario Ricciardi, che ricorda fra l'altro come anche Giovanni Giolitti si sia difeso dai processi; e da Frank Cimini, che ai tempi di Mani pulite, da corrispondente a Milano del “Mattino”, si rifiutò di partecipare al pool dei cronisti giiudiziari”.
    Covatta ha poi illustrato i saggi di Biagio de Giovanni, che nella vicenda craxiana individua “una parte essenziale della nostra storia”; di Ernesto Galli della Loggia, che commenta “il paradosso dell'innovatore” che non seppe cogliere appieno la novità dell'epoca; di Piero Craveri, che individua in Craxi “il leader che manca alla sinistra”; e di Piero Sansonetti, che ricorda fra l'altro come nel 1993, quando era condirettore dell'Unità, tolse di pagina il commento di un dirigente del Pds favorevole al decreto Conso dopo la consueta consultazione pomeridiana coi direttori del Corriere della Sera, di Repubblica e della Stampa.
    “Non ho titolo”, ha concluso Covatta, “per stabilire se questo modo di ricordarlo sarebbe piaciuto a Bettino, anche se sono stato un suo compagno e da lui ho imparato a diffidare sempre degli “esageratori”, come Garibaldi definiva sia gli estremisti della denigrazione che quelli dell'apologia.
    Spero però che serva a quanti non hanno rinnegato la sua eredità politica, ed anzi individuano nel disorientamento in cui si trova oggi la Repubblica anche la conseguenza del vuoto che ha lasciato”; e ricordando che Gennaro Acquaviva, nel suo editoriale, riconosce la sconfitta subita dai socialisti vent'anni fa, ma vent'anni dopo non vede vincitori, ha osservato che questo accade anche “ perchè finora del biennio che ha segnato la cesura fra prima e seconda Repubblica si sono occupati solo gli 'esageratori', e nessuno ci ha ancora spiegato se vent'anni fa siamo stati sconfitti per avere osato troppo o troppo poco”.
    Gennaro Acquaviva, che di Craxi fu tra i più stretti collaboratori, e che firma l'editoriale della rivista, ha riconosciuto che il leader socialista non fu in grado di rimuovere “il modello di sistema politico che egli ereditò dalla Repubblica del 1948 , quello fondato su di un “bipartitismo” obbligatoriamente “imperfetto” e che postulava un primato del partito sullo Stato di surrettizia derivazione fascista, con la conseguenza di finire con l’essere la prima e principale vittima dell’inevitabile crollo che seguì al blocco del sistema”.
    Acquaviva ha poi rievocato l'esperienza di governo, osservando che “se oggi proviamo a ricapitolare il risultato sistemico che egli realizzò tra il 1983 e il 1987, possiamo farci un idea concreta della straordinarietà di quella esperienza. Allora, un leader forte che aveva dimostrato di non essere condizionabile da mandarinati e doroteismi di ogni colore, riuscì a saldare il suo buon governo con un’apertura ai ceti e agli interessi emergenti che era insieme credibile e funzionale al progresso collettivo; ne derivò un corto circuito diffuso, che iniziò ad interrompere antichi consociativismi, operando concretamente nel ridisegnare e modificare la rete corporativa che aveva fruttificato su di essi”.
    Acquaviva ha poi ricordato che Craxi, nel 1987, “constatata l’impraticabilità di nuovi equilibri politici e posto violentemente di fronte all’arroganza tutta partitocratica della chiamata alla 'staffetta', si trovò di fronte ad un bivio decisivo per la sua esperienza politica, nata ed in qualche maniera determinata dalla sua capacità di collegarsi e quasi di prefigurare la praticabilità della riforma del sistema. La scelta era così schematizzabile: procedere alla modifica del sistema politico per vie interne, o andare ad una chiamata al popolo, sposando quella via plebiscitaria che già gli aveva consentito, nel 1984-1985, di rompere il cerchio consociativo su un punto importante della costituzione materiale, e cioè la rappresentanza assegnata in maniera pressoché esclusiva al PCI nel mondo del lavoro”.
    Acquaviva ha concluso osservando che “lo scenario che possiamo contemplare oggi non è molto mutato da quella condizione di stallo politico che costituiva allora il punto centrale del dilemma craxiano. Come allora, di fronte al bivio della riforma non voluta ma indispensabile, si aprono due percorsi, quello parlamentare e quello plebiscitario; come allora, di fronte ad un Parlamento oggi addirittura oligarchico, si ripropone il paradosso, evocato a suo tempo da Cossiga, di un potere costituito incapace di essere potere costituente; come allora, il vuoto di prospettiva politica sembra far premio sul pieno delle ragioni della storia. Ce n’è quanto basta per tornare ad utilizzare la incompiuta lezione craxiana per il molto che può ancora dare a tutti: compagni di tante battaglie e oppositori leali”.
    “Con questo numero di MondOperaio abbiamo cercato di dare il nostro contributo a un’opera di chiarificazione attorno alla figura di Bettino Craxi. Prevale ormai la consapevolezza che per ripercorrere le vicende di quegli anni occorra muoversi su almeno due binari distinti, quello delle vicende giudiziarie e l’altro politico”.
    E’ quanto ha detto il segretario del Psi, Riccardo Nencini,nel corso del suo intervento
    “Su quest’ultimo aspetto, anche a sinistra dove particolarmente forti sono state le resistenze in passato, - ha detto ancora Nencini - emerge oramai un giudizio largamente condiviso che vede nel segretario del Psi, un leader della sinistra, europea e socialdemocratica, con una visione moderna e largamente anticipatrice del futuro, soprattutto in tema di riforme istituzionali. La storia non si fa con i ‘se’ e i ‘ma’, però non c’è dubbio che se negli anni ’80 il Pci-Pds avesse rinunciato a percorrere un’inesistente ‘Terza via’ e avesse aperto un’offensiva di dialogo con Craxi e il Psi, oggi non ci troveremmo con una sinistra ai minimi termini e un berlusconismo imperante. Per questo invito oggi tutte le forze che nel centrosinistra si ispirano ai valori del riformismo, soprattutto al Pd di Bersani, - ha sottolineato Nencini - sediamoci attorno a un tavolo e riflettiamo sull’attualità della ‘grande riforma’, rendiamo percorribile una strada di modernizzazione del Paese”.
    “Per ripercorrere le vicende degli anni della segreteria di Bettino Craxi, occorre tener distinto il giudizio politico da quello delle vicende giudiziarie.
    “Questo secondo aspetto oggi – ha continuato il leader del PSI - è tornato di schiacciante e drammatica attualità. Con buona pace di quanti identificavano soprattutto nel Psi di Craxi, la fonte di ogni corruzione, grazie alle indagini sul sistema ‘gelatinoso’ della Protezione civile, scopriamo infatti che non solo esiste una Tangentopoli 2, ma essa ha dimensioni ben più cospicue. Con un’aggravante: anche se rubare è comunque un reato, nella corruzione degli anni ’80 c’era, quasi sempre, un’attenuante perché essa costituiva un modo illegale di finanziamento della politica. Ma oggi, come ha ricordato lo stesso presidente della Camera Fini, chi ruba non ha più neppure quella scusante. Con l’affossamento della Prima repubblica, è caduta infatti ogni mediazione politica tra governo e affari. A comandare oggi sono direttamente uomini che hanno come stella polare il proprio tornaconto. Gli interessi personali vengono prima di quelli generali. Per non ridurre ogni discorso sulla corruzione a una vuota geremiade, propongo a maggioranza e opposizione di lavorare per scrivere e approvare assieme una legge contro la corruzione. Prima delle elezioni regionali. La mia proposta – ha concluso Nencini - è che nelle regioni che vanno al voto, i candidati alla presidenza del centro-sinistra assumano almeno tre impegni pubblici: presentare proposte di legge per rendere trasparenti le lobby, contenere le indennità degli eletti riportandole alla misura iniziale del 1970, al 65% della indennità dei parlamentari, vietare i doppi incarichi negli enti di derivazione regionale.

    PRESENTATO IL DOSSIER DI ?MONDOPERAIO? SU BETTINO CRAXI - Partito Socialista - News

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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

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    CdV, 17:21
    CRAXI: OSSERVATORE ROMANO, FU AMICO DELLA CHIESA

    'Non affamate i preti', comando' netto Bettino Craxi quando si tratto' di fissare la percentuale di Irpef da destinare alla Chiesa, poi individuata nell'8 per mille. 'E - ricorda oggi Gennaro Acquaviva sull'Osservatore Romano - aggiunse senza perifrasi la convinzione che lo sosteneva nel dettare quel comportamento: e cioe' che l'Italia, il tessuto e anche la vita democratica del Paese senza la Chiesa e il suo clero non reggevano'. 'Craxi - scrive l'ex parlamentare sul giornale vaticano - fu un socialista liberale anticomunista e aveva una partecipazione appassionata alle battaglie di Giovanni Paolo II per la promozione e la salvaguardia dei diritti di ogni uomo e di tutti i popoli' .

    (13 febbraio 2010)

    CRAXI: OSSERVATORE ROMANO, FU AMICO DELLA CHIESA | News | La Repubblica.it

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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    “I cari estinti”, nuovo libro di Gianpaolo Pansa, la verità sulla Prima Repubblica

    Esce martedì 24 marzo in libreria il nuovo libro del giornalista e scrittore Giampaolo Pansa. Già dal titolo, “I cari estinti” ( editore Rizzoli, pagine 502, 22 euro), è possibile intuire che la nuova fatica di Pansa darà la stura ad un ampio e vivace dibattito di carattere storico e politico. Pansa ritrae infatti i politici della Prima Repubblica, da Rumor a Fanfani, da Moro ad Andreotti, da Berlinguer ad Almirante e Craxi ripercorrendo il tempo del terrorismo, del ciclone P2, dello scontro tra comunisti e socialisti.

    Ed è indicativo e non casuale che in un articolo di presentazione de “I cari estinti”, comparso su Il Messaggero, Giampaolo Pansa si soffermi proprio sul capitolo dedicato a Bettino Craxi, cui sono dedicate molte pagine.

    « Il libro è fondato soprattutto – scrive Pansa – sui miei ricordi di giornalista. Ho scelto di narrare i big politici che ho conosciuto bene in tanti anni di lavoro per La Stampa, il Giorno, il Corriere della sera, la Repubblica e per due settimanali, l’Espresso e Panorama». «Ma Craxi – precisa Pansa – l’avevo incontrato quando entrambi frequentavamo l’università. Al tempo dei parlamentini studenteschi, poi cancellati dal sessantotto. Eravamo quasi coetanei, Bettino del 1934 , io del 1935. Dunque il mio racconto, ed il mio giudizio su di lui, si fondano su una grande quantità di osservazioni, di colloqui, di interviste, di cronache dei congressi socialisti. Un patrimonio professionale acquisito lungo un quindicennio, a partire dalla metà degli anni Settanta. Il giorno che Craxi diventò segretario del Psi, nel luglio del 1976, anch’io stavo al Midas Hotel di Roma come inviato del Corriere. Ed ebbi subito il modo di comprendere quale sarebbe stata la sua strategia per il futuro. Era basata su due constatazioni quasi banali. Entrambe dettate dai risultati delle elezioni politiche di quell’anno. La prima era che il Psi, guidato da Francesco de Martino, aveva portato a casa un bottino molto modesto, appena il 9,6 per cento dei voti. E rischiava di ridursi ad una piccola parrocchia, fatalmente attratta dall’espansione comunista. La seconda riguardava l’esistenza di due partiti dominanti, la Dc ed il Pci. Insieme la Balena Bianca e l’Elefante Rosso possedevano il 73 per cento dei voti. Dunque rappresentavano un potere quasi assoluto».

    La storia di Pansa relativa a Craxi ne ripercorre poi tutte le tappe fino a Tangentopoli ed all’esilio volontario di Hammamet. «Ancora oggi – conclude Pansa- molti credono che sia stato l’unico corrotto della politica italiana. Il mio libro spiega che non è così. E conferma che un po’ di onesto revisionismo non serve soltanto a ristabilire la verità sulla guerra civile, ma anche sulla Prima Repubblica ».

    Come si può arguire le polemiche non mancheranno.

    “I cari estinti”, nuovo libro di Gianpaolo Pansa, la veritÃ* sulla Prima Repubblica
    Ultima modifica di Bettino; 23-03-10 alle 21:32

 

 
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