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Discussione: L'odio verso di noi

  1. #41
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    Cita:
    Scritto in origine da Ducezio
    E' gente chiusa che non sanno nemmeno difendere le loro idee. Poi non capisco questo becero razzismo che hanno nei confronti di altri italiani.
    Per dirla tutta, non ti danno nemmeno il piacere di rompergli le palle.



    Citazione Originariamente Scritto da ARTISTA Visualizza Messaggio
    Noto con piacere che da parte vostra non c'e' alcuna forma di razzismo nei nostri confronti!!!!!

    E poi scusa perchè gli altri italiani, voi siete italiani!
    Solitamente gli stranieri, per educazione non fanno notare queste cose!!

  2. #42
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    La lega e tutta la "sua costruita mappa della padania" con i confini stabiliti del territorio senza interpellare i padani, ha messo di male umore i padani stessi.
    In ogni caso, con tale agire, i vari Miglio e Bossi non hanno fatto altro che mettere in luce per l'ennesima volta l'arroganza arbitraria del "nord"...e questa volta nei confronti della "propria" gente: cosa che avvenne, per carità già nel passato con i Savoia quando erano "solo" Piemonte e che si papparono la Liguria prima, e poi man mano crescendo tutto il resto della Penisola, ma almeno loro non si rifacevano all'identità esclusiva dei padani celti come la razza superiore e dominatrice del Nord con lo scopo di raggiungere la sospirata patria costruita sulla mappa da loro disegnata per poter poi eseguire il Va pensiero (non hanno mai chiesto a Verdi se fosse italiano o celtico!!!) e innalzare la propria bandiera!
    La "realtà del Nord è più ingarbugliata nei confronti di quella del Regno delle Due Sicilie.
    Condividono entrambe la frammentazione identitaria fra regioni con spinte autonomiste, dove al Sud c'è la Sicilia ma al Nord si può dire che siano tutte per la propria autonomia: Liguria e Veneto in testa, poi seguono le altre del Nordest che molto probabilmente se ne andranno con l'Austria! (non dimentichiamo che c'è l'UE e che gli "italiani" - all'estero si è sempre considerati italiani-, ormai sono riconosciuti anche per i loro voltagabbana per la pagnotta più tenera e sostanziosa!)..Resterebbe la Lombardia sola soletta! e il Piemonte che continuerà la guerra con la Bassa Savoia e la Sardegna che vogliono la propria autonomia!!
    Ed è dura fare la Confederazione, a quel punto, anche solo fra comuni!
    Al Sud, se la Sicilia vuole essere uno Stato indipendente ma confederativo al resto del Meridione, non vi sono problemi...scaramucce nel passato, ma pure tanta felicità ci uniscono: loro si sentono più siciliani e noi da Reggio Calabria in su, anche italiani. ma questo non ci divide!
    Il sud ha più possibilità del Nord di risolvere la sua questione con:
    l'Abruzzo, il Molise, La Basilicata, La Puglia....praticamente tutto l'ex Regno borbonico meridionale "che sarà chiamato con le proprie autonomie identitarie (cosa che, secondo me, dovevano fare sul proprio territorio meridionale già i Borboni - riprendendo il "modello sannitico confederativo" e non riproponendo il "sistema romano delle gens" -, che invece "miravano" - ma abbastanza tiepidamente -, alla Confederazione su larga scala della Penisola) ad essere indipendenti nell'unità della confederazione degli stati italiani meridionali".

    E a quel punto, noi meridionali ci riprendiamo il nostro destino: il Mediterraneo e le sue vie del commerciio da Est ad Ovest, da Sud a Nord......nel rispetto reciproco, ma stavolta senza mandare i nostri 15mila soldati all'estero (come già fecero i Borboni), e dove i caduti eroicamente in Veneto, non furono menzionati nemmeno con una lapide!
    Anzi, si ricordano solo dei 1500 disertori che passarono nelle file di Venezia!!
    Saremo solo Terra d'Asilo per i rifugiati politici...come lo fu il Canton Ticino durante la seconda guerra mondiale!!

  3. #43
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    La lega e tutta la "sua costruita mappa della padania" con i confini stabiliti del territorio senza interpellare i padani, ha messo di male umore i padani stessi.
    In ogni caso, con tale agire, i vari Miglio e Bossi non hanno fatto altro che mettere in luce per l'ennesima volta l'arroganza arbitraria del "nord"...e questa volta nei confronti della "propria" gente: cosa che avvenne, per carità già nel passato con i Savoia quando erano "solo" Piemonte e che si papparono la Liguria prima, e poi man mano crescendo tutto il resto della Penisola, ma almeno loro non si rifacevano all'identità esclusiva dei padani celti come la razza superiore e dominatrice del Nord con lo scopo di raggiungere la sospirata patria costruita sulla mappa da loro disegnata per poter poi eseguire il Va pensiero (non hanno mai chiesto a Verdi se fosse italiano o celtico!!!) e innalzare la propria bandiera!
    Caro Mosongo ti SBAGLI DI GROSSO, gli eroi del 1860 erano molto peggiori di bossi et company, ti rammento le opere del lombroso (8in)degno precusore di mengele) e dei suoi allievi, alcuni avenzi dei forca erano meridionali, le sue opere definivano noi "beduini affricani" la vil razza maledetta, misuravano il cranio dei napoletani e le orecchie dei pugliesi x stabilirne la pericolosità sociale.
    Di qeusti ttristissimi fatti si cerca di cancellarne la memoria, ma sono realmente accaduti. Come durante la guerra di occupazione del sud si usa mettere la testa dei reistenti sotto spitritoc ome barbaro monito ai compagni dell'ucciso e a coloro che aiutavano i briganti. Ci sono i documenti ufficiali che provano che si tratta di verità inoppugnabili!

  4. #44
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    Caro Principà...è la "Storia nella storia"....ma i Sabboja vulevan sulo li sordi e si mascherarono da ita-G-liani...



    http://www.museocriminologico.it/lombroso_1.htm

    Cesare Lombroso l'inventore dell'Antropologia criminale

    Cesare Lombroso nasce a Verona il 6 novembre 1835 da un’agiata famiglia ebraica. Nel 1852 si iscrive alla facoltà di medicina dell’Università di Pavia, dove si laurea nel 1858.

    La fama di Lombroso è legata soprattutto alla teoria dell’uomo delinquente nato o atavico, individuo che reca nella struttura fisica i caratteri degenerativi che lo differenziano dall’uomo normale e socialmente inserito.

    L’interesse di Lombroso per i poveri, gli emarginati, i folli è presente fin dagli anni giovanili, quando, giovane medico, gira per le campagne lombarde, distribuendo opuscoli, stampati a proprie spese, ai contadini vittime della pellagra. Nel 1859, arruolatosi nel Corpo Sanitario Militare durante la campagna di repressione del brigantaggio, è inviato per tre mesi in Calabria. Qui Lombroso affronta lo studio delle popolazioni calabresi in rapporto al linguaggio e al folklore. L’interesse per il fenomeno della delinquenza insorge nel 1864, osservando i tatuaggi dei soldati e le frasi oscene tatuate che distinguono “il soldato disonesto in confronto all’onesto”. Lombroso comprende, però, che l’elemento del tatuaggio non basta da solo per capire la natura del delinquente e che è necessario definire i caratteri dell’anormale, del delinquente e del pazzo utilizzando il metodo sperimentale della scienza positivista. Nel 1866 è nominato professore straordinario dell’Università di Pavia. Il 10 aprile 1870 sposa Nina De Benedetti. Dal matrimonio nasceranno cinque figli, tra cui Gina, secondogenita e biografa del padre.

    Nel 1871 Lombroso ottiene la direzione del manicomio di Pesaro dove vivrà una felice esperienza professionale, in quel periodo elabora una proposta che sottopone alle autorità ministeriali: la creazione di manicomi criminali destinati agli alienati che delinquono e agli alienati pericolosi. L’anno dopo rientra a Pavia e inizia gli studi che lo porteranno alla elaborazione della “teoria dell’uomo delinquente”.

  5. #45
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    La vita è breve....mentre voi litigate fra pezzettini di Italie da costruire in vostri staterelli, c'è chi se la gode intera!
    La BCE per esempio!!!
    Ma se vedono questo si spaventano=

  6. #46
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    L'idea che questo signore si morto appena mezzo secolo fa, mi fa rabbrividire !

    da wikipedia

    Alfredo Niceforo (Castiglione di Sicilia, 23 gennaio 1876 - Roma, 10 marzo 1960) Di scuola lombrosiana fu uno dei più importanti criminologi e antropologi italiani e mondiali.
    Presidente della Società Italiana di Antropologia, della Società Italiana di Criminologia e dal 1920 in poi membro del Consiglio superiore di Statistica di cui anche diverrà presidente. Assunse la presidenza della Società italiana di economia demografia e statistica e divenne membro del Comitato direttivo del Consiglio Nazionale delle Ricerche per la Sezione di Biologia. Dal 1910, e ininterrottamente sino al 1953, fu incaricato dell'insegnamento di Criminologia nella Scuola giuridico-criminale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Roma, fondata e diretta da Enrico Ferri.
    Fu anche componente del Comitato scientifico di direzione del «Barometro economico» e assunse la Direzione dei «Quaderni della Nutrizione», della «Rivista italiana di Sociologia», della «Rivista di Psicologia». A partire dal 1923 fu membro della Commissione statistica del Comitato di Igiene della Società delle Nazioni a Ginevra e dal 1925 membro del Comitato di Direzione, per l'Italia, de l'«Institut international d'Anthropologie».
    I suoi studi contribuirono oggettivamente al diffondersi delle idee del razzismo scientifico in Italia. Molte delle sue opere, come quelle del suo predecessore Cesare Lombroso, sono oggi considerate non-scientifiche o pseudo-scientifiche e non vengono più ristampate perché manifestamente razziste. Oltre alla superiorità della cosiddetta "razza bianca" sostenne, insieme a moltissimi altri studiosi italiani e mondiali del tempo, l'esistenza di almeno due razze in Italia: una euroasiatica (ariana) al nord e una euroafricana (negroide) al sud, e quindi la superiorità razziale degli italiani del nord sui meridionali.
    Fu ancora Socio straniero corrispondente della Società di Antropologia di Parigi, della Società di Antropologia del Portogallo, della Società di Morfologia umana di Parigi, dell'Istituto tedesco di Sociologia (Hannover), della Società hobbesiana di Filosofia e Scienze sociali (Karlsruhe), della Società cecoslovacca Masaryk di Sociologia. Membro corrispondente della Società internazionale di Sociologia (con sede a Parigi), Socio corrispondente della American Academy of political and social Science; Socio del Research Committee dell'Associazione internazionale di Sociologia (Oslo).
    Dal 1897 al 1953 diede alla stampa 55 libri, dal 1927 al 1952, circa 215 memorie. Alcune tra le sue opere più importanti furono: La delinquenza in Sardegna (1897), Il gergo nei normali, nei degenerati e nei criminali (1897), L'Italia barbara contemporanea (1898), Lo studio scientifico delle classi povere (1907), Antropologia delle classi povere (1908), L'uomo delinquente (1951).

    ps
    gufo nero è nella mia lista degli ignorati pertanto non si affannasse a rispondere ai miei messaggi.


  7. #47
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    Citazione Originariamente Scritto da Gufo Reale Visualizza Messaggio
    Ma se vedono questo si spaventano=

    Sinceramente la mia ignoranza è un pozzo senza fondo!!

    Dicevi?...

  8. #48
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    L'età dello scrocco Scritto da Nicola Zitara Saturday 12 June 2004 C’è l’età della pietra, l’età preistorica, l’età storica e parecchie altre, sia precedenti sia seguenti. Quella attuale è l’età dei consumi, la cui versione meridionale è bene definirla l’età dello scrocco. Qualche giorno fa, un quotidiano regionale ci ha offerto un’inaspettata notizia: un illustre storico della letteratura e una nota e affermata casa editrice roman-reggina, hanno ripubblicato il volume di Cesare Lombroso intitolato In Calabria. Di tali prestigiosi innovatori culturali non do i nomi.
    Non lo faccio per prudenza, ma perché mi sento come Caio Giulio Cesare che, ancora tribuno militare, si prosternò piangente ai piedi di una marmorea statua di Pompeo, di cui lui, Cesare, che ancora non aveva compiuto nessuna impresa storica, invidiava le glorie militari. Credo che un identico sentimento di pochezza ha avvertito il direttore del giornale. Il quale ha dato spazio alla notizia non certamente per fornire ai lettori un’informazione di quelle destinate a lasciare il tempo che trovano, ma per il grandissimo rispetto di cui godevano (e godono) entrambi i gloriosi facitori dell’impresa editoriale.
    Ci risiamo! Il Mattino e la Gazzetta non si esimono dal fare favori del genere, ma hanno almeno la prudenza di incasellare la notizia nella cronaca locale.
    Quanto all’operazione editoriale, non occorre scomodare la zingara per sapere che hanno un’inequivocabile finalità di scrocco. La Regione dà qualche soldo. L’editore stampa 500 copie. Di queste ne dà 200 all’autore (o al curatore) e 300 le distribuisce, dieci per parte, in dieci comuni - quelli in cui ha un amico sindaco. Quanto al prezzo che il comune paga, è programmaticamente elevato. Infatti la pubblicazione non ha altro scopo che un gaudente incontro con il lassismo comunale.
    Quanto, poi, al sindaco, se proprio è un uomo di cultura, regala le copie comprate ai suoi concittadini analfabeti. Se nessuno leggerà il libro, lui non farà brutte figure. Se non è un uomo di cultura, le lascia sul tavolo del segretario comunale perché le distribuisca agli impiegati.
    Non ho mai letto – anzi mai voluto leggere – il libro in questione, come nessuno leggerebbe un libro in cui sa in partenza che ci troverà scritto che il padre era un cornuto. Perché di questo si tratta, più o meno. L’illustre imbecille a nome Cesare Lombroso fu il fondatore di una scienza che non esiste né come scienza né come opinione.
    Per non essere linciato quale denigratore dei generosi juventini non parlo in prima persona, ma riporto quel che ha stampato nero su bianco un’illustrissima e colendissina enciclopedia, quella dell’augusto Corriere della Sera, attivo in Milano alla prestigiosa via Solferino, come dire la Bibbia degli itagliani: “Secondo Lombroso […] la tendenza alla criminalità è conseguenza di una degenerazione dell’organismo, cioè di un’inferiorità biologica. Una tale teoria […] non trova più credito.”
    Ma lo trovò un tempo. Siamo nei primi decenni della disastrosa unità italiana. La prima mossa di Cavour riguarda la chiusura delle industrie borboniche. Se le lasciasse in vita, l’epicentro della nuova Italia sarebbe Napoli e non certamente Genova, Torino e Firenze. Questo dato è di norma taciuto o annacquato. Ma taciuto è anche un dato minore.
    Le bellure dell’Italia unita promossero la lotta operaia e il socialismo a Napoli. (Non è quindi esatta la proclamazione dei socialisti milanesi e dei sindacalisti romagnoli che lo fanno nascere in una bettola di Genova). Napoli è un pericolo per la composta borghesia toscopadana, che prospera rubando il pane alle risorgimentate popolazioni d’Italia. A Napoli opera il gruppo degli amici e consorti di Carlo Pisacane.
    E’ napoletano Carlo Cafiero, amico di Marx e unico membro italiano della Seconda Internazionale (quella di Marx). Cafiero è l’autore di un riassunto de Il Capitale che gli Editori Riuniti (editori comunisti) hanno ristampato per cinquant’anni di fila. Anche Bakunin si piazza a Napoli e vi rimane parecchi anni.
    Le campagne meridionali sono insorte contro i piemontesi inalberando la bandiera legittimista, che non era soltanto il simbolo della dinastia e della fede, ma anche quello di un governo attento alla questione sociale. La resistenza contadina obbliga il nuovo Stato a spedire nel Napoletano 80 mila uomini modernamente armati e a mobilitare 40 uomini delle guardia urbana (ovvero camorristi). Lo scontro è di una violenza tipo Iraq. La ritorsione sabauda anticipa Hitler e il genocidio degli ebrei.
    A questo punto l’unità sta per crollare, ma la Toscopadana, che non vuole perdere la colonia appena conquistata, rinfocola le litanie britanniche sui Borbone di Napoli.
    Il leit motiv era vecchio. Possiamo datarne la nascita con una certa approssimazione al 1734. Gli Absburgo e i Borbone si rompono le corna per il predominio in Italia. Carlo di Borbone, figlio di secondo letto del re di Spagna e di Eleonora Farnese, duchessa di Parma, riceve la corona delle Due Sicilie, che diventano uno stato indipendente (dalla Spagna e dall’Austria). Ma deve difendere il trono insidiato dall’esercito austriaco d’Italia. Lo batte a Bitonto in una celebre battaglia (ovviamente non ricordata dai patrii libri di storia) e subito proclama di voler marciare su Milano per realizzare l’unità d’Italia.
    Non l’avesse mai detto. Gli inglesi si offesero e inviarono una flotta, che gettata l’ancora a poche centinaia di metri dalla battagia, proprio sotto la reggia borbonica, minacciò la distruzione della città e del focoso re, qualora questi avesse osato superare il Rubicone all’incontrario.
    Esattamente cento anni dopo, la stessa cosa capitò a Ferdinando II, pronipote di Carlo III. Il riformismo napoletano, che aveva avviato proprio con Carlo III una splendida operazione di rinnovamento sociale e, per un certo aspetto, di solidarismo proletario, si era esaurito con l’invasione francese. (Questo mese l’Associazione culturale Due Sicilie celebrerà con una manifestazione pubblica lo “Statuto di San Leucio”, che fu propriamente una comunità socialista). Ferdinando II, salito al trono nel 1831, a vent’anni, riprende l’opera del rinnovamento napoletano. La sua non è più un’azione in senso sociale, come quella del nonno e dell’avo, ma un’azione politica in senso capitalistico, industrialista e mercantile.
    L’idea moderna è di avviare la sovrappolazione delle campagne verso l’industria. Nasce con lui l’industria di Stato, un’esperienza feconda che si ripeterà solo dopo cento anni in Italia con l’Iri. Fra le cose che Ferdinando vorrebbe fare c’è l’emancipazione dello zolfo siciliano – al tempo la più promettente risorsa del Regno – dallo sfruttamento degli inglesi, che se n’erano impadroniti nei giorni amari dell’occupazione francese di Napoli.
    Anche questa volta c’è la sceneggiata di un paio di flotte inglesi nel Golfo di Napoli. Ferdinado II è costretto a cedere. Dal canto loro, gli inglesi decidono che i Borboni se ne debbono andare in pensione. Ferdinado II, da monarca a cui la massoneria italiana avrebbe voluto affidare il compito d’unificare l’Italia, diventa, su istigazione inglese, il mostro che i massoni debbono decapitare (e infatti si dice che lo abbiano avvelenato). Lord Gladstone proclama i Borbone la negazione di dio.
    Dieci anni dopo confesserà d’essersi inventato tutto, ma è già in auge Cavour come unificatore militare d’Italia. E logicamente Cavour non è uomo da farsi sfuggire una buona occasione propagandistica a favore del suo progetto, il quale prevede l’annientamento di Napoli e il saccheggio dell’oro napoletano, con cui pagare i debiti contratti dal Piemonte durante il cosiddetto “decennio di preparazione”.
    La denigrazione dei napolitani e dei siciliani prosegue gagliardamente anche a l’unità fatta. E’ un alibi perfettamente funzionante affinché la Toscopadana venga assolta per la vile distruzione dell’economia meridionale e per la colonizzazione culturale dei meridionali; cosa che appare inevitabile se si vuole passare dall’egemonia delle baionette all’egemonia politica. Se i meridionali erano atavicamente delle bestie, come affermò il piemontese Lombroso e come andavano affermando i prezzolati De Amicis e Fucini, nonché i generali a cui i briganti avevano dimostrato che non sapevano fare il loro mestiere, e i prefetti e i delegati piemontesi, offesi nell’intimo perché i coloni meridionali li consideravano stupidi e loquaci domatori di pulci, allora era giusto, sacrosanto saccheggiarli, come in effetti i toscopadani stavano allegramente facendo.
    Il giornale di cui ho parlato riporta anche una frase tratta dal libro di Lombroso. La quale – sputa che indovini - descrive i nefasti del regime borbonico. L’unico commento possibile all’autolesionistica e pappagallesca ripetizione è che Lombroso dimenticava e sui editori e commentatori dimenticano la storia del Regno sabaudo sotto Carlo Alberto. Questi sottoscrisse ben 44 condanne al capestro a carico di patrioti, contro una soltanto di Ferdinando II. I frammassoni, che battono la grancassa dell’unità in combutta con la mafia, non dovrebbero dimenticare inoltre che altre 150 condanne non poterono essere eseguite perché i condannati si erano rifugiati fuori del libero e tollerante Piemonte.
    Fra gli altri Garibaldi e Mazzini. Garibaldi fu graziato. Non così Mazzini, a cui fu concesso sì di morire in Italia, ma sotto falso nome e rimanendo a domicilio coatto. Eppure fatta l’Italia una e indivisibile, Mazzini fu eletto deputato forse in cento collegi, ma il parlamento “costituzionale” della libera Italia, una e indivisibile, non convalidò mai la sua elezione.
    Oggigiorno mentire, leccare, rubare, come pure sputare sui fratelli che l’Italia sabauda, fascista e resistenziale, ha condannato alla sudditanza culturale oltre che economica, è una virtù dei militanti meridionali dei gloriosi partiti nazionali e costituzionali. Sono costoro i capibanda dalla classe infame, la mafia dai colletti bianchi, gli ascari del regime. Lo Stato italiano sceglie questa genìa come suo alleato elettorale. Di essa non ci libereremo fin quando continueremo a stare sotto la Toscopadana. Guardate le facce di Bossi e di Castelli. Lì il futuro del Sud è già scritto a chiare lettere.


    L’ufficiale giudiziario bussa alla porta
    L’indagine Istat sull’indebitamento delle famiglie italiane ci è arrivata in casa attraverso internet in questi giorni. Il fenomeno, di vasto raggio, è particolarmente grave al Sud. Lo si vede seguendo le due tabelle qui riprodotte.

    Ci hanno preso l’oro, che non era del re ma dei privati - una ricchezza familiare accumulata nei secoli - ci hanno chiuse le industrie, fonte di lavoro, hanno messo fuori commercio la nostra agricoltura, ci hanno ridotti a espatriare per guadagnarci un pane, ci hanno ridotto a dimenticare l’onore e il rispetto. La prossima mossa spetterà alle banche e alle finanziarie, che verranno a cacciarci di casa.

    Percentuale delle famiglie in difficoltà su base 100


    Tutta Italia
    Sud
    Nell’acquisto vestiario 17,6
    28,2
    A pagare i debiti 14,4
    21,2
    A pagare le tasse 13,2
    25,1
    A curarsi le malattie 12,2
    21,4
    A spostarsi in viaggio 8,0
    13,4
    Nelle spese alimentari 5,3
    7,7
    Per la scuola 4,5
    8,6
    Per pagare l’affitto o il mutuo casa 3,8
    5,0

    FAMIGLIE
    IN DIFFICOLTA’ ECONOMICHE
    Italia 33,9 Nord 25,3 Centro 31,8 Sud 47,2 Isole 49,6

    Nicola Zitara





    Ultimo aggiornamento ( Sunday 16 July 2006 ) [Indietro]

  9. #49
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    L'idea che questo signore si morto appena mezzo secolo fa, mi fa rabbrividire !

    da wikipedia

    Alfredo Niceforo (Castiglione di Sicilia, 23 gennaio 1876 - Roma, 10 marzo 1960) Di scuola lombrosiana fu uno dei più importanti criminologi e antropologi italiani e mondiali.
    Presidente della Società Italiana di Antropologia, della Società Italiana di Criminologia e dal 1920 in poi membro del Consiglio superiore di Statistica di cui anche diverrà presidente. Assunse la presidenza della Società italiana di economia demografia e statistica e divenne membro del Comitato direttivo del Consiglio Nazionale delle Ricerche per la Sezione di Biologia. Dal 1910, e ininterrottamente sino al 1953, fu incaricato dell'insegnamento di Criminologia nella Scuola giuridico-criminale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Roma, fondata e diretta da Enrico Ferri.
    Fu anche componente del Comitato scientifico di direzione del «Barometro economico» e assunse la Direzione dei «Quaderni della Nutrizione», della «Rivista italiana di Sociologia», della «Rivista di Psicologia». A partire dal 1923 fu membro della Commissione statistica del Comitato di Igiene della Società delle Nazioni a Ginevra e dal 1925 membro del Comitato di Direzione, per l'Italia, de l'«Institut international d'Anthropologie».
    I suoi studi contribuirono oggettivamente al diffondersi delle idee del razzismo scientifico in Italia. Molte delle sue opere, come quelle del suo predecessore Cesare Lombroso, sono oggi considerate non-scientifiche o pseudo-scientifiche e non vengono più ristampate perché manifestamente razziste. Oltre alla superiorità della cosiddetta "razza bianca" sostenne, insieme a moltissimi altri studiosi italiani e mondiali del tempo, l'esistenza di almeno due razze in Italia: una euroasiatica (ariana) al nord e una euroafricana (negroide) al sud, e quindi la superiorità razziale degli italiani del nord sui meridionali.
    Fu ancora Socio straniero corrispondente della Società di Antropologia di Parigi, della Società di Antropologia del Portogallo, della Società di Morfologia umana di Parigi, dell'Istituto tedesco di Sociologia (Hannover), della Società hobbesiana di Filosofia e Scienze sociali (Karlsruhe), della Società cecoslovacca Masaryk di Sociologia. Membro corrispondente della Società internazionale di Sociologia (con sede a Parigi), Socio corrispondente della American Academy of political and social Science; Socio del Research Committee dell'Associazione internazionale di Sociologia (Oslo).
    Dal 1897 al 1953 diede alla stampa 55 libri, dal 1927 al 1952, circa 215 memorie. Alcune tra le sue opere più importanti furono: La delinquenza in Sardegna (1897), Il gergo nei normali, nei degenerati e nei criminali (1897), L'Italia barbara contemporanea (1898), Lo studio scientifico delle classi povere (1907), Antropologia delle classi povere (1908), L'uomo delinquente (1951).

    ps
    gufo nero è nella mia lista degli ignorati pertanto non si affannasse a rispondere ai miei messaggi.


    E capirai che dispiacere. Continua pure a fare il tifoso del Napule!
    "Peppiniellooo!! Quelle pizze diventano due!!"

  10. #50
    Notturno tra fresche abetaie
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Sinceramente la mia ignoranza è un pozzo senza fondo!!

    Dicevi?...
    Che tutti i buzzurri che vogliono dividere l'Italia, si spaventano se vedono quell'immagine.

 

 
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