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Discussione: Intrafottere

  1. #11
    Superpol
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    Citazione Originariamente Scritto da Red River Visualizza Messaggio
    Secondo me qualcuno lo ha imbeccato....... però non ci sono le prove......
    Il problema sta nella genesi delle commissioni Telekom Serbia e Mitrokin.
    Lo scopo non era ricercare la verita' ma ad intrafottere gli avversari politici.
    Ovviamente avendoci piazzato gente del calibro di Guzzanti la cosa e' finita in farsa.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da MetaPapero Visualizza Messaggio
    Il problema sta nella genesi delle commissioni Telekom Serbia e Mitrokin.
    Lo scopo non era ricercare la verita' ma ad intrafottere gli avversari politici.
    Ovviamente avendoci piazzato gente del calibro di Guzzanti la cosa e' finita in farsa.
    Ma almeno, le montature, soprattutto se fatte male, alla fine si scoprono......

    Certo, non è molto carino pensare che per qualche voto in più si utilizzino anche questi strumenti......

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Red River Visualizza Messaggio
    Ma almeno, le montature, soprattutto se fatte male, alla fine si scoprono......

    Certo, non è molto carino pensare che per qualche voto in più si utilizzino anche questi strumenti......
    Non e' questione di 4 voti. E' questione che si voleva eliminare un contendente pericoloso (il piu' pericoloso) dalla scena politica, costringendo l'avversario a candidare qualcuno piu' debole politicamente.

    Guardati "tutti gli uomini del presidente" la tecnica e' quella. Falsi documenti, intercettazioni ecc. ecc.

  4. #14
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    http://www.repubblica.it/2006/12/sez...alsa-mail.html

    Nel messaggio, il consulente della Mitrokhin invita il russo
    a firmare il documento da lui redatto. Le conferme ai magistrati
    Quell'e-mail a Litvinenko
    che ora incastra Scaramella
    E' la prova del falso sul progetto di attentato a Guzzanti

    di CARLO BONINI

    <B>Quell'e-mail a Litvinenko<br>che ora incastra Scaramella</B>

    Mario Scaramella
    Una e-mail inviata nel dicembre 2005 da Mario Scaramella all'ex colonnello del Kgb Aleksandr Litvinenko documenta l'infedeltà istituzionale dell'ex consulente della commissione Mitrokhin. Lo indica come il fabricator del falso che verrà utilizzato per accreditare artificiosamente l'esistenza di un "mandante politico" (sin qui rimasto innominato) di un "progetto di aggressione con armi non convenzionali" contro se stesso e il presidente della commissione, il senatore Paolo Guzzanti (un progetto - è oggi dimostrato - calunniosamente attribuito a dei cittadini ucraini).

    La e-mail (intercettata un anno fa dalla squadra mobile di Napoli e oggi agli atti della Procura di Roma) conferma il metodo di lavoro del "professore" napoletano, ne svela nitidamente obiettivi ed esiti: guadagnare del credito nei confronti della commissione, dissimulare le proprie mosse abusive, offrire un argomento che, a partire da quel dicembre 2005, il senatore Guzzanti spenderà pubblicamente e che, il 9 ottobre, ripeterà nell'aula del tribunale di Teramo, dove tutt'oggi si celebra il processo ai suoi immaginari sicari: "Scaramella ha redatto un rapporto segretato che costituisce il quadro politico e pure criminale, se vogliamo, di questa e altre vicende. Questo rapporto è custodito in una cassaforte del Parlamento ed è stato redatto, insieme, dal dottor Agostino Cordova e dal professor Scaramella. Contiene informazioni compromettenti per un personaggio politico circa il possibile attentato".

    La mail, dunque. Nel dicembre 2005, Scaramella ha già precostituito il posticcio quadro di accuse che deve puntellare la frottola del progetto di attentato. A metà ottobre, ha fatto arrestare quattro ucraini a Teramo (la polizia li sorprende su un furgone proveniente dall'Ucraina con due granate). Un quinto, Alexandr Talik (ex agente dei servizi russi, da tempo riparato a Napoli), lo denuncia come organizzatore del plot. Ma tutto questo non basta. Scaramella scrive a Litvinenko.

    La sua mail (che non immagina intercettata) contiene un allegato. E' un testo scritto in prima persona in cui - riferiscono fonti investigative - si traccia un confuso quadro internazionale che tiene insieme la guerra di Putin in Cecenia, la mafia e i servizi segreti ucraini, il Kgb. Che contiene le "ragioni politiche" per le quali è stata decisa l'eliminazione fisica del "presidente della Mitrokhin (Guzzanti), del suo consulente (Scaramella), dei suoi interpreti", condannati a morte per il lavoro di indagine che hanno condotto. Il testo allegato alla mail è scritto da Scaramella, ma non è lui che ne deve assumere la paternità. Nella lettera a Litvinenko, l'allora consulente invita infatti il russo a stampare quel documento, a firmarlo, ad assumere l'esclusiva responsabilità delle informazioni che contiene e per questo gli raccomanda di inviarlo personalmente a Roma, agli uffici della Commissione Mitrokhin. Contemporaneamente, Scaramella contatta telefonicamente Maxim Litvinenko, chiedendogli di stare addosso al fratello Alexandr. Di fargli firmare quel che c'è da firmare e di non far uscire per nessun motivo il nome "Scaramella" in questa storia. E' l'ulteriore prova dell'imbroglio. Che, come la e-mail, finisce in un brogliaccio di intercettazioni.
    Il falso costruito con Litvinenko nel dicembre 2005 fiorisce e trova la strada di San Macuto, sede della commissione. Ve n'è traccia nei documenti che il pubblico ministero di Roma ha acquisito al Senato. Nel gennaio 2006, in una nota all'ufficio di Presidenza, Mario Scaramella fa riferimento al pericolo che incombe sulla sua vita e su quella del presidente Guzzanti, sul contesto politico in cui la minaccia si alimenta e, nel farlo, cita espressamente quale autorevole fonte di questa circostanza il "documento in atti" fatto pervenire autografo da Alekandr Litvinenko. Ma che di Litvinenko - lo abbiamo visto - ha soltanto la firma.

    Mercoledì, a Regina Coeli, durante l'interrogatorio, quando il pubblico ministero Pietro Saviotti gli ha contestato questa prova documentale, Scaramella ha farfugliato. Il copione che aveva preparato prevedeva che gli stessi argomenti e lo "scenario" contenuti in quel falso del dicembre 2005 (Putin e la Cecenia, il Kgb, la mafia e i Servizi ucraini sullo sfondo di un progetto di attentato), l'autorevolezza della fonte cui erano stati fatti fraudolentemente accreditare (Litvinenko), potessero essere nuovamente spesi per avvolgere in una cortina di fumo le responsabilità delle sue mosse abusive. Voleva giocare su un terreno che gli è familiare, che ha e continua ad avere una eco pubblica nelle dichiarazioni del senatore Guzzanti. Non c'è riuscito. Ha dovuto spiegare la storia di quella mail a Londra. Ne è uscita una storia che sta in piedi come un sacco vuoto. Scaramella ha ammesso di essere lui l'autore del documento spedito a Litvinenko, ma di averlo fatto rielaborando una bozza che lo stesso Litvinenko gli aveva fatto avere tempo prima. Di aver quindi telefonato al fratello Maxim, preoccupato che questo suo "innocuo" intervento di "correttore", potesse, se rivelato, metterlo in imbarazzo. Va da sé che di quella fantomitaca "bozza" non esiste, né è mai stata trovata traccia.

    Del resto, la difficoltà di Scaramella nel trovare in solitudine argomenti plausibili che lo smarchino dalla costruzione del falso ad uso politico consegnato alla Mitrokhin, non incrocia soltanto la storia della e-mail. Durante l'interrogatorio, l'ex consulente ha tentato, finché ha potuto, di tenere distinte le sue mosse abusive dalla figura del presidente della commissione (ha sostenuto, per esempio, di aver taciuto a Guzzanti i segnali che pure aveva ricevuto del venir meno del pericolo di attentato nei loro confronti). Almeno fino a quando un'insistita domanda del pm lo ha costretto ad afferrarsi al senatore Guzzanti. "Perché - è stato chiesto a Scaramella - lei non ha ritenuto opportuno portare in commissione Alexandr Litvinenko? Avrebbe potuto farlo, visto che il russo è stato a Roma almeno tre volte". Scaramella ha allora confermato i suoi incontri di Roma con il russo (in un caso, ha detto, informalmente a San Macuto), ma ha aggiunto che la decisione di non rendere "trasparente" la deposizione dell'ex colonnello del Kgb fu di Paolo Guzzanti, che l'avrebbe ritenuta "inopportuna": "Il Presidente riteneva che soltanto io e lui, che eravamo in una fase più avanzata di elaborazione dei dati raccolti, avremmo potuto apprezzare la rilevanza della testimonianza di Litvinenko. Ma che la stessa cosa non sarebbe valsa per il resto della commissione. Dunque, decise per il no".

  5. #15
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    Per il giudice ci sono concreti pericoli di reiterazione
    del reato, inquinamento probatorio e pericolo di fuga
    Scaramella, no ai domiciliari
    Il gip: "Deve restare in carcere"
    "Ha sviato i lavori della commissione Mitrokhin"
    Il difensore: "Il carcere misura sproporzionata"

    Scaramella, no ai domiciliari Il gip: "Deve restare in carcere"


    Mario Scaramella
    ROMA - Mario Scaramella resta in carcere. Lo ha deciso il gip del tribunale di Roma Valerio Savio con un provvedimento di 13 pagine. A carico dell'ex consulente della commissione Mitrokhin, sono stati ritenuti concreti e sussistenti i pericoli di reiterazione del reato, inquinamento probatorio e pericolo di fuga. Quest'ultima ipotesi non era stata contemplata dal pm Pietro Saviotti, che pure si era espresso negativamente sulla concessione degli arresti domiciliari sollecitata, invece, dal difensore di Scaramella, l'avvocato Sergio Rastrelli. Il giudice ha quindi stabilito che non sussistono le condizioni per la scarcerazione dell'ex consulente della commissione Mitrokhin.

    Scaramella, detenuto nel carcere romano di Regina Coeli, era stato arrestato a Napoli il 24 dicembre, di ritorno da Londra, dove era stato sottoposto a una serie di cure in seguito all'avvelenamento da polonio. Nell'inchiesta del pm romano Pietro Saviotti, Scaramella è indagato anche per traffico di armi e violazione del segreto di indagine.

    Le intercettazioni telefoniche e i dati emersi dal traffico telematico dimostrano in modo chiaro come Mario Scaramella sia capace di "costruire false comunicazioni per sviare i lavori" della Commissione Mitrokhin, con "potenziali effetti istituzionali di grandissimo rilievo". Nel provvedimento di tredici pagine, il gip Valerio Savio ricorda come l'ex consulente dell'organismo parlamentare non si sia fatto alcuno scrupolo nel proporre a Aleksander Talik la firma di documenti falsi. E l'abilità dell'indagato sta nell'allacciare rapporti con Alexander e Maxim Livtinenko, Andrei Ganchev e lo stesso Talik "senza alcuna trasparenza e linearità", falsando e incrociando le informazioni che poi vengono propalate in modo artefatto all'autorità giudiziaria.

    L'indagato, forte di un coinvolgente eloquio, è un professionista della "mistificazione", sa sfruttare gli organi di stampa per esaltare le proprie azioni, sa lanciare messaggi e scivolare nelle allusioni e nei riferimenti indiretti, come è capitato anche durante l'interrogatorio.

    Il concreto rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato di calunnia sta nel fatto - a parere del gip Savio - che Scaramella, in virtù del suo ruolo di giudice onorario, ha la possibilità di avere contatti con esponenti della polizia giudiziaria e della stessa magistratura, oltre che con pezzi dell'intelligence italiana e estera, come si ricava dall'indicazione, vera, dell'arrivo di armi in Italia, poi sequestrate nell'ottobre 2005 e attualmente oggetto di un processo a Teramo contro quattro cittadini ucraini.
    Al giudice non sfugge anche che l'indagato dispone di "notevoli mezzi finanziari", come dimostrano le migliaia di euro in contanti e in assegni sequestrati presso l'ufficio napoletano dell'Ecpp.

    Si è detto amareggiato per la decisione del gip di Roma l'avvocato di Scaramella Sergio Rastrelli: "Continuiamo a ritenere che la custodia cautelare in carcere sia una misura intempestiva, ingiustificata e soprattutto sproporzionata. Prendiamo atto con amarezza della decisione del giudice senza naturalmente condividerla sia nei termini sia nelle motivazioni sia negli esiti". "Abbiamo già presentato oggi - ha concluso il legale - istanza motivata di riesame al Tribunale della Libertà di Roma".

    http://www.repubblica.it/2006/12/sez...a-carcere.html

  6. #16
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    http://www.repubblica.it/2007/01/sez...caramella.html


    Nel computer dell'ex consulente della Mitrokhin 19 pagine sul premier
    Poi i pm di Milano Spataro e Salvini, il direttore del Cesis e i giornalisti di Repubblica
    Il falso dossier di Scaramella
    "Così la Russia manipola Prodi"
    di CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO

    Il falso dossier di Scaramella
    "Così la Russia manipola Prodi"

    Mario Scaramella
    RIDERE di Mario Scaramella? Interpretare il consulente della Mitrokhin, a cui per troppo tempo è stata data briglia sciolta e consenso istituzionale, come un pasticcione, un fanfarone, uno dei tanti colorati mestatori così frequenti nella scena pubblica della commedia italiana? Meglio andarci cauti. Di certo, vuole muoversi con piedi di piombo la procura di Roma.

    Anzi, si può dire di più: il pubblico ministero Pietro Saviotti pare coltivare l'ipotesi che Mario Scaramella sia il "terminale" di un network determinato a organizzare una campagna di diffamazione contro Romano Prodi e il suo staff (Luciano Segre, Alessandro Ovi, Stefano Manservisi, Daniela Flamini, Marco Vignudelli), il generale Giuseppe Cucchi (oggi direttore del Cesis), i magistrati di Milano Armando Spataro e Guido Salvini, i due cronisti di Repubblica Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo, presentando nel contempo Paolo Guzzanti, Mario Scaramella, Nicolò Pollari e Marco Mancini (appena ieri n. 1 e n. 2 del Sismi) come obiettivi dell'intelligence militare russa.

    L'ipotesi è sostenuta, per quanto Repubblica è in grado di documentare, da un file estratto dall'hard disk di uno dei computer di Mario Scaramella. Il file dimostra che, ancora nel settembre scorso, Scaramella (per conto di chi? con quali risorse? con quali fonti? con quale mandato?) schedava - calunniandolo - il presidente del Consiglio.

    Nell'ufficio di Scaramella, a Napoli, sono stati sequestrati 20 mila dollari in banconote da 100, intonse, con numeri di serie sequenziali e, a un primo esame, non provenienti da istituti di credito italiani. Verosimilmente consegnati da un "corriere", Battistolli. Chi pagava, dunque, Scaramella?

    Il perché di questi compensi lo si può ricostruire leggendo il file "Prodi", nella directory D:\Scaramella Mario\ SMPC1HD1\Chiaro\C\documents, creato alle 19.48 del 18 settembre 2006. Salvato un'ultima volta dopo 182 minuti, alle 22 e 49. Diciannove pagine, 6302 parole in lingua inglese per costruire un dossier di menzogne.

    Vi si legge: "Dopo controlli incrociati, molto approfonditi del dossier su Romano Prodi, può essere affermato (e ulteriormente corredato di dettagli) quanto segue.

    1. E' molto improbabile che RP abbia mai consapevolmente o deliberatamente collaborato con i servizi di intelligence dell'Urss/Russi e vi sono molte indicazioni attendibili al riguardo.

    2. Ugualmente ben fondata è la forte impressione che RP fosse o ancora sia ben manipolato dal Kgb e da coloro che gli sono succeduti in Russia attraverso i suoi stretti contatti personali o di amicizia, o di affari, o politici - a cominciare almeno dai tempi del sequestro di Aldo Moro - Qui abbiamo trovato molte indicazioni dirette ed indirette, e tutte ci conducono a credere che, almeno dalla fine degli anni '80, RP aveva tutti gli argomenti per capire di essere stato manipolato ripetutamente da parte dell'Urss-Russia, ma non ha fatto nulla per fare in modo di mettere fine a ciò ed evitare che la cosa continuasse.

    3. Le seguenti personalità appartenenti al più stretto entourage di R. Prodi dovrebbero essere sospettate di saldi legami non solo con il Kgb, ma anche adesso con l'Svr (controspionaggio militare) e diversi gruppi "siloviki" (patrioti) in Russia, che collaborano con il Svr: Luciano Segre (agente dell'intelligence); Alessandro Ovi (agente dell'intelligence o agente di influenza); Stefano Manservisi (agente di influenza); Daniela Flamini (agente dell'intelligence).

    Tutte queste quattro persone sono collegate tra loro, tuttora incontrano periodicamente ufficiali del Svr, ricevono denaro contante da loro e compiono missioni di vario genere (per lo più politicamente orientate) - allo stesso tempo indipendenti e mirate ad ottenere le azioni necessarie da Romano Prodi. Un grosso quesito resta riguardo Marco Vignudelli, lì non è stata ancora raccolta alcuna prova sufficiente che permetta di sospettarlo in quanto collaboratore del Svr. Ci sono solo molti (relativamente deboli) sospetti".

    La campagna di menzogne, come si vede, lascia al centro della trama un Prodi manipolato o furbescamente consenziente nella sua manipolazione, inventando intorno a lui addirittura agenti lautamente pagati da Mosca e "travestiti" da collaboratori - tra i più fidati - del capo del Governo. Il dossier racconta come torbida una presunta amicizia e un'altrettanto ipotizzata frequentazione tra Prodi e Vladimir Groshev, "un uomo d'affari molto conosciuto, la controparte di RP nella creazione di una joint venture di Nomisma, strettamente collegato con il Svr": "Groshev ha continuato a incontrare RP (nell'Europa occidentale, ma raramente in Italia), spesso negli ultimi anni - sebbene senza alcun valido pretesto lecito, strettamente su base personale (anche se costoro non sono per nulla amici intimi). Si sono incontrati molte volte a Bruxelles e Parigi, compreso al tempo in cui RP diresse la Commissione Europea". Raccontata così la figura di Prodi, si può tirare il filo dell'entusiasmo di Mosca per la sua vittoria.

    "Dopo che Romano Prodi ha vinto le elezioni, fonti del Svr confermano che la cosa fu presa molto positivamente e con entusiasmo dai capi, che adesso si aspettano una collaborazione molto più fattiva tra le comunità dell'intelligence italiana e russa. (...) Tra i risoluti "oppositori" di Prodi, in posizione nettamente anti russa, il Svr elenca coloro che appaiono essere invischiati nello scandalo Nigergate, Abu Omar: Marco Mancini, Gustavo Pignero, Nicolò Pollari. Il Svr li considera come seri nemici che per lungo tempo hanno agito come un team in questioni anti-russe e hanno danneggiato seriamente gli interessi dell'intelligence russa in Italia. Il Svr è certo che tutti e tre hanno abusato e fatto cattivo uso del vivo desiderio di Berlusconi di collaborare con i corpi di sicurezza russi - così come nel loro impegno di collaborazione e cospirazione politica con i loro colleghi degli Usa".

    Nel facile schema del fangoso dossier di Scaramella si intravede una figura elementare. Da un lato, Prodi e il suo staff, consapevolmente manovrati dai servizi russi. Sull'altro versante, Pollari-Pignero-Mancini, i tre più alti dirigenti del Sismi, fieri oppositori delle infiltrazioni russe in Italia. Nello schema, naturalmente, il senatore Paolo Guzzanti e Mario Scaramella, come gli spioni del Sismi, sono "obiettivi" dell'offensiva voluta da Vladimir Putin.

    Si legge nel dossier: "Il Svr considera Paolo Guzzanti uno stretto alleato del Sismi/di Pollari/di Mancini. E pure implicato in atti di falsificazione contro gli interessi russi, così come nel Nigergate e nel caso Abu Omar. Quelli del Svr pensano che Guzzanti sia in stretti rapporti confidenziali sia con Pollari che con Mancini. Dicono che Guzzanti era ed è ancora uno degli uomini che in segreto fungono da anello di congiunzione tra Berlusconi e Pollari e che coordinano numerose operazioni sovversive anti-Prodi in Italia. Stando alle fonti del Svr, una delle attuali specialità di Mario Scaramella è la "contraffazione di dossier sul nucleare del Kgb", idea fatta propria e finanziata dalla Cia e dagli ultra-conservatori dell'amministrazione Bush guidati da Dick Cheney".

    Non potevano mancare magistrati e giornalisti che nel fantasioso documento di Scaramella dovrebbero, nell'interesse di Mosca, favorire l'eliminazione dei "fieri oppositori" del Kgb in Italia. Si legge: "Fonti del Svr ritengono che il pubblico ministero Armando Spataro non abbia nulla a che fare con affari legati al Kgb/Svr, ma che sia ovviamente influenzato dalle sue preferenze politiche e che abbia motivi personali per perseguitare Mancini & company. Il giudice Guido Salvini è considerato essere politicamente molto meno impegnato, ma è quotato come incallito ufficiale di Stato anti Usa/Cia con legami molto sospetti di lungo termine, inclusi contatti personali, dalla Russia. Esiste la possibilità che possa essere corrotto da parte russa. Sia Spataro che Salvini sono ritenuti essere, dal Svr, strumenti di pressione adeguati, per l'entourage di Prodi, nel dare la caccia ai nemici possibili di RP all'interno del Sismi. Una delle mie fonti del Svr afferma che siano in rapporti confidenziali, riservati con i più stretti colleghi di sinistra di Prodi (presumibilmente una delle persone sopra menzionate legate agli affari del Kgb)".

    Veniamo ora a Repubblica, che nel corso del tempo ha condotto inchieste sul passato di Putin e il nuovo potere del Kgb; sul sequestro di Abu Omar; sul Nigergate; sulle manipolazioni del Sismi di Nicolò Pollari. Giornale nemico, dunque. Si legge: "Sulla base di dati provenienti da fonti del Svr, vi sono molte ragioni per ritenere che i giornalisti de la Repubblica Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo siano influenzati da informazioni venute fuori da fonti del Svr - sebbene non vi siano assolutamente indicazioni che costoro potrebbero collaborare con alcuna agenzia di stato dell'Urss/russa. Costoro pubblicarono un articolo che affermava che il signor Prodi stava prendendo in considerazione per il delicato posto di direttore del Sismi Giuseppe Cucchi. Le fonti pensano che Cucchi sia saldamente sostenuto dai capi del Svr e dai loro contatti nell'entourage di Prodi che collaborano con il Svr e che la sua nomina per quell'incarico sia stata prestabilita prima che Prodi vincesse le elezioni. Cucchi è personalmente ben conosciuto da molti russi (ufficiali e collaboratori del Svr) che lo contattano da molti anni nell'ambito delle attività di Nomisma, a cui Cucchi partecipa in modo costante".

    Repubblica viene accusata di aver utilizzato come fonti degli scandali Nigergate e Abu Omar, Agathe Duparc (corrispondente da Ginevra di Le Monde) e Vladimir Ivanidze (giornalista russo free-lance che ha lavorato al periodico svizzero Hebdo) e di aver addirittura cominciato a raccogliere alla fine di giugno 2006 (quindi, prima che Litivinenko fosse avvelenato con il polonio a Londra) informazioni su Mario Scaramella e Paolo Guzzanti (le due circostanze sono entrambe false).

    Nel dossier farlocco, Scaramella raccoglie le informazioni che gli vengono da "sue fonti del Svr". Quali? "In una pausa dell'udienza del tribunale del riesame - racconta l'avvocato di Scaramella, Sergio Rastrelli - ho chiesto al mio assistito chi fosse la fonte di questo file. Mario mi ha risposto che almeno le informazioni su Prodi gli venivano da Euvgenij Limarev".

    Euvgenij Limarev, figlio di un generale del Svr, è stato consulente "coperto" della commissione Mitrokhin. Repubblica lo ha raggiunto telefonicamente. "Non sono io la fonte. Ma non mi stupisco. E' l'ennesima fabbricazione di Mario Scaramella. Se domani associassero il mio nome a un dossier sulla morte di Pinochet, non mi stupirei".

    Ridere di Scaramella? Forse si potrebbe anche farlo, se le menzogne contenute nel file "Prodi" non fossero state utilizzate di volta in volta in questo ultimo mese da parlamentari e giornali della destra. Forse si potrebbe anche riderne se questo file calunnioso non fosse stato creato soltanto nel settembre scorso. La circostanza inquieta anche il pubblico ministero. Concludendo il suo intervento dinanzi al tribunale della libertà, Pietro Saviotti ha detto: "I documenti sequestrati a Scaramella mi fanno dire che questa indagine è soltanto all'inizio. Per conto di chi, nel settembre 2006, Mario Scaramella raccoglie questo dossier? E chi lo paga?".

  7. #17
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    http://www.repubblica.it/2007/01/sez...nte-sismi.html

    Nel dossier contro Prodi le tracce del caso Sismi. Chi ha manipolato
    il consulente della Mitrokhin era addentro alle vicende politiche italiane
    L'operazione Scaramella
    tra Abu Omar e Telecom

    Le coincidenze temporali con l'arresto di Mancini e le inchieste su Pollari
    Il tribunale nega la scarcerazione. E l'imputato si avvale della facoltà di non rispondere
    di CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO

    L'operazione Scaramella
    tra Abu Omar e Telecom

    Il palazzo di via Nazionale, a Roma, che ospitava un ufficio "riservato" del Sismi
    QUAL E', quali sono le fonti che Mario Scaramella ha utilizzato per mettere insieme, ancora in settembre, il dossier calunnioso contro Romano Prodi, il suo staff, magistrati, giornalisti? E ancora: perché a settembre? La risposta può portare diritto sulla strada di chi ha manovrato il fantasioso consulente della Mitrokhin in tempi più recenti. Perché non è detto che gli interessi che lo hanno orientato negli anni di lavoro della commissione parlamentare di inchiesta siano gli stessi che lo muovono in settembre.

    Per venire a capo di questo interrogativo, è utile registrare le osservazioni di qualche inquirente che si è messo al lavoro con attenzione sul file "Prodi" di cui ha dato conto ieri Repubblica. Ai suoi occhi sono apparse alcune informazioni che risultano incongruenti se collocate nello scenario russo e internazionale, ma molto coerenti - al contrario - con la scena italiana. Soprattutto un paragrafo del file (1.3.2) sembra come una lucina rossa che invoca attenzione. Si legge: "Fonti del Svr (il controspionaggio russo) ritengono che il pubblico ministero Armando Spataro non abbia nulla a che fare con affari legati al Kgb/Svr, ma che sia ovviamente influenzato dalle sue preferenze politiche e che abbia dei motivi personali per perseguitare Mancini & company".

    Prosegue la misteriosa fonte di Scaramella: "Una delle mie fonti ha accennato al fatto che, qualche anno fa, Spataro entrò in conflitto con i capi del Sismi (presumibilmente con Mancini) per via di una sua faccenda privata - asseritamente un suo stretto parente o un suo amico aveva subito un vano tentativo di essere reclutato dal Sismi e lui aveva dovuto mettersi di mezzo nel caso".

    La circostanza è del tutto falsa. Non c'è mai stato nessuno stretto parente o amico del magistrato avvicinato dal Sismi. C'è tuttavia una "faccenda privata" che ha interessato Spataro. La faccenda è questa. Spataro coordina, da procuratore aggiunto, l'inchiesta sullo spionaggio organizzato dalla Security di Telecom (diretta da Giuliano Tavaroli) e dal numero due del Sismi Marco Mancini. Gli inquirenti fanno perquisire gli uffici di Tavaroli. Negli uffici di Tavaroli è in bella evidenza il contratto di acquisto di un appartamento della "Pirelli Real Estate" che il magistrato, tempo prima e del tutto lecitamente, ha stipulato per suo padre.

    La circostanza consiglia, correttamente, a Spataro di rinunciare a qualsiasi compartecipazione nell'inchiesta. Ora, appare del tutto inverosimile agli inquirenti che questa "faccenda privata" possa aver interessato il controspionaggio russo. Piuttosto, questo veleno poteva essere utile per screditare il magistrato che ha arrestato in luglio Mancini (amico di fraterno di Tavaroli) e inquisito Nicolò Pollari per sequestro di persona (Abu Omar). Dunque, che cosa c'entrano Scaramella, il controspionaggio russo e Spataro? La lucina rossa avvistata dall'inquirente invita a raccontare un'altra storia. Ci può essere un link tra il "file" di Scaramella e l'affare Telecom. Alla luce di questa ipotesi, va ricordato brevemente che cosa accade nell'estate del 2006.

    Il 5 luglio viene arrestato Marco Mancini per il sequestro di Abu Omar. La nostra intelligence militare è in subbuglio. Si scopre che il Sismi ha spiato magistrati; programmato operazioni "traumatiche" contro politici dell'opposizione e pubblici ministeri; pedinato e intercettato giornalisti. Il 15 luglio, Nicolò Pollari riceve un avviso di garanzia dalla procura di Milano e il presidente del Consiglio, a San Pietroburgo, per la prima volta, ipotizza un cambio ai vertici dell'intelligence nazionale lasciando affiorare il nome del generale Giuseppe Cucchi.

    Anche a questo proposito, il file di Scaramella racconta qualcosa di interessante. Interrogato ai primi di luglio da Armando Spataro e Ferdinando Pomarici a proposito dei pedinamenti e intercettazioni a cui sono stati sottoposti Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo, il direttore del controspionaggio italiano minimizza. Nega un suo ruolo che attribuisce a Pio Pompa, l'"orecchio di Pollari", e lo giustifica: quei due giornalisti erano una potenziale minaccia per la sicurezza nazionale. Un'affermazione del tutto immotivata in quell'occasione che trova una sua giustificazione calunniosa, a posteriori, nel file che Scaramella è chiamato a compilare in settembre.

    "Paragrafo 2. Sulla base di dati provenienti da fonti del Svr vi sono molte ragioni per ritenere che i giornalisti de la Repubblica Bonini e D'Avanzo siano influenzati da notizie venute fuori da fonti del Svr - sebbene non vi siano assolutamente indicazioni che costoro potrebbero collaborare con alcuna agenzia di Stato dell'Urss/russa".

    Naturalmente, due giornalisti manipolati dal controspionaggio russo possono diventare finalmente ciò che Mancini e Pio Pompa auspicano per dare legittimità alle loro mosse illegali. Permette di collocare le inchieste di Repubblica - Nigergate e Abu Omar (e tutte chiamano in causa il Sismi) - in un'operazione inquinata da Mosca ai danni del governo italiano. Anche in questo caso non si comprende l'interesse di Mosca, mentre è molto più corposo l'interesse del Sismi ad alzare un polverone sui pasticci combinati nella sua storia più recente. E' un interesse che si può scorgere anche nella volontà di Scaramella (e dei suoi burattinai) di screditare Giuseppe Cucchi.

    Le indiscrezioni sull'arrivo del generale al Sismi (Repubblica ne dà conto una prima volta il 16 luglio con una cronaca da San Pietroburgo) sono avvertite come una minaccia incombente. I vertici dell'intelligence militare hanno bisogno di tempo per ridimensionare i conflitti interni; organizzare coerenti e convincenti ricostruzioni da proporre ai pubblici ministeri di Milano per il caso Abu Omar; fabbricare coperchi per pentole in ebollizione. E' necessario tempo e quel Cucchi che sembra dover arrivare molto presto danneggia l'impresa in maniera catastrofica. Dunque, anche per lui veleno.

    La calunnia può danneggiarlo, intimorire chi deve nominarlo in fretta. Paragrafo 2.1. Avverte il misterioso informatore di Scaramella: "Le fonti pensano che Cucchi sia saldamente sostenuto dai capi del Svr e dai loro contatti nell'entourage di Prodi che collaborano con il Svr. Cucchi viene anche nominato per avere un figlio (di circa 33-35 anni) e una giovane figlia. Ed entrambe hanno qualcosa a che fare con la Russia nel campo degli affari. Una delle mie fonti nel Svr dice che costoro vengono utilizzati dal Svr come mezzi per influenzare il padre".

    Con questo taglio di luce, il documento di Scaramella appare ora un documento che nasce a Roma. Trova la sua ragione per quel che accade in Italia, e Mosca non c'entra nulla. E' un documento che può connettere in un solo punto tre storie: lo spionaggio illegale della Security Pirelli/Telecom; il sequestro di Abu Omar; i maneggi diffamatori di Mario Scaramella. Come altri inquirenti, l'investigatore si convince che non deve lasciarsi influenzare da chi vuole ridimensionare Scaramella a piccolo e fortunato truffatore napoletano né a ingigantirlo addirittura come un ammanicato agente influenzato dalla Cia. A questo punto, l'inquirente sa che cosa fare, tanto per iniziare. "Le informazioni contenute nel file "Prodi" creato da Scaramella il 18 settembre del 2006 vanno incrociate quanto prima con le informazioni contenute nei file sequestrati nell'ufficio riservato del Sismi di via Nazionale, diretto da Pio Pompa".

    L'ipotesi di lavoro è chiara. Durante l'estate, i funzionari del Sismi in difficoltà con le inchieste milanesi su Abu Omar e Telecom preparano una controffensiva che, sciaguratamente (per loro), affidano a Scaramella, fornendogli informazioni fangose. L'offensiva deve screditare magistrati, giornalisti e possibili futuri direttori del Sismi. Il suo fuoco è il presidente del Consiglio.

    Romano Prodi viene messo al centro di una trama come leader politico che si lascia manovrare dalle spie russe, mentre i suoi collaboratori sono spie prezzolate del Kgb tout court. Il coinvolgimento di Prodi lascia pensare a una tecnica molto consueta nel Sismi dei tempi recenti. Creare un clima di allarme e di timore in un politico e, nel contempo, rassicurarlo per conquistarne la fiducia, l'ascolto e la disponibilità. Quanti gattini ciechi sono caduti in questa trappola? Che ora è pronta per Prodi.

    Sarà interessante sapere, nel corso del tempo, se a Romano Prodi è stato segnalato dal Sismi tra l'estate e l'autunno del 2006 l'affiorare di nuova "campagna" sulle sue relazioni "opache" con Mosca. E' un fatto che Romano Prodi, per mesi, tra la fine dell'estate e l'autunno, congelerà dopo le indiscrezioni di San Pietroburgo ogni rinnovamento delle direzioni dei servizi segreti.

    E' un fatto che, a partire da fine settembre, Scaramella è in movimento. Come ha ripetutamente riferito egli stesso, è in movimento perché ha avuto notizie di minacce di morte che incombono su di lui e sull'ormai ex presidente della Mitrokhin Guzzanti. In quel settembre del 2006, però, non c'è traccia alcuna di quel pericolo. Nel suo "file" la misteriosa fonte di Scaramella non lo avverte di alcunché. L'inquirente, dunque, chiede: perché Scaramella, qualche settimana dopo, si precipita a Londra per incontrare Litvinenko?

    Lo soccorre nella risposta una circostanza. Nell'ultimo interrogatorio di appena lunedì scorso, l'interprete russo di Scaramella, Andreij Ganchev, ha ammesso che "Mario chiedeva se ero disponibile a inserire nelle traduzioni dal russo, che mi ordinava, qualche frase mai pronunciata". Era questo il compito che doveva svolgere Litvinenko? In altri termini, Litvinenko doveva arricchire con le sue dichiarazioni il canovaccio del file "Prodi" già pronto? Che poi, una volta a Londra, Scaramella si sia trovato con l'amico russo avvelenato dal polonio, è un'altra storia.

    Imprevedibile per l'attivissimo consulente della Mitrokhin che oggi, forse, comincia a comprendere di quale pasticcio sia prigioniero. Solitamente loquacissimo - anche se inattendibile - Scaramella, per la prima volta, si è avvalso della facoltà di non rispondere ai magistrati di Bologna che lo indagano per calunnia a fini di eversione. Nelle stesse ore, il tribunale della libertà decideva che ci sono concrete ragioni per tenerlo ancora in carcere, come ha chiesto la procura di Roma. La luna di Scaramella comincia a farsi nera.

  8. #18
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    Caro Meta,
    se pensi che siamo 30 anni indietro Ti sbagli, o sei troppo giovane. Ti sei mai domandato come e perchè uscì di scena Scelba dominus demoscristiano degli anni del boom economico?

    Sembra che un suo compagno di partito lo abbia indotto al progressivo allontanamento, facendogli notare che avrebbe potuto mettere in piazza una certa storiella a sfondo misero-sessuale.

    Peraltro gli sgambetti (soprattutto scorretti), in politica esistono da sempre: è dai tempi delle medie che mi tormenta la domanda su chi e perchè fece fuori Cicerone.

    informauro

  9. #19
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    Su Scaramella poi non sarei troppo definitivo. Secondo me effettivamente è stato creduto credibile (e scusa il gioco di parole), da Guzzanti & Co.

    Contemporaneamente se ne deduce la statura etica e la qualità politica dello staff della Cdl. Se vuoi una conferma possiamo parlare di due illustri ex ministri: Gasparri e Calderoli.

    Insomma io credo che quel paranoico di Scaramella, davvero si sia sniffato il polonio da solo.

    informauro

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da informauro Visualizza Messaggio
    Caro Meta,
    se pensi che siamo 30 anni indietro Ti sbagli, o sei troppo giovane. Ti sei mai domandato come e perchè uscì di scena Scelba dominus demoscristiano degli anni del boom economico?

    Sembra che un suo compagno di partito lo abbia indotto al progressivo allontanamento, facendogli notare che avrebbe potuto mettere in piazza una certa storiella a sfondo misero-sessuale.

    Peraltro gli sgambetti (soprattutto scorretti), in politica esistono da sempre: è dai tempi delle medie che mi tormenta la domanda su chi e perchè fece fuori Cicerone.

    informauro
    Capracotta, Capracotta!

 

 
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