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Discussione: Intrafottere

  1. #1
    Superpol
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    Predefinito Intrafottere

    Un paio di settimane fa mi guardavo "Tutti gli uomini del Presidente" sul satellite e mi sono reso conto che come al solito siamo 30 anni indietro rispetto agli USA...


    http://www.repubblica.it/2006/11/sez...caramella.html

    LE INTERCETTAZIONI. Nelle telefonate tra il consulente della Mitrokhin
    e Guzzanti le manovre per far apparire il premier un uomo del Kgb
    "Così incastreremo Prodi"
    il piano Scaramella-Guzzanti

    Le trappole emergono dal lavoro dei pm di Napoli



    Mario Scaramella
    Nella lingua inglese, c'è un'efficace formula per definire il piano preparato nei segreti della "Commissione Mitrokhin" contro Romano Prodi. La formula è character assassination, la distruzione della reputazione, l'annientamento della sua credibilità, l'assassinio di una persona non nel suo corpo, ma nella sua identità morale, professionale, sociale. Il senatore Paolo Guzzanti è determinatissimo a trovare elementi che possano diventare, una volta pubblici, la tomba politica dell'antagonista di Silvio Berlusconi. Li chiede, li invoca, li pretende, dal suo consulente privilegiato Mario Scaramella e il "professore" non lesina al presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta occasioni, opportunità posticce, piani di aggressione privilegiati e subordinati. Prodi deve diventare l'uomo di fiducia del Kgb in Italia. Potrebbe non bastare e, allora, il "professore" consiglia al senatore di autorizzare altre manovre. Nella Repubblica di San Marino si possono creare le condizioni per accusare Prodi di essere finanziato da Mosca attraverso la Cassa di Risparmio e, da qui, a Nomisma. La confezione di questi falsi documenti sarebbe dovuta finire sul tavolo del procuratore di Bologna. Se le testimonianze, raccolte dai transfughi del Kgb in Europa, non dovessero essere sufficienti, il "professore" si dichiara disponibile a raccogliere direttamente a Mosca altri dossier del Kgb compromettenti.

    Forte di una lettera del ministro degli Esteri Gianfranco Fini, dovrebbe però avere il placet del "Capo" per evitare problemi con Vladimir Putin. Infine, le Coop. Si potrebbe organizzare un'evidenza del loro legame con la criminalità organizzata. Una convergenza d'interessi che si consuma nell'indifferenza, tutta politica, delle "toghe rosse" della procura di Napoli. Un bel piano, no, alla vigilia delle elezioni.

    Paolo Guzzanti mostra sempre grande entusiasmo per le fantasiose trovate del suo collaboratore. Che appare molto interessato a capire, anche per il suo futuro professionale, qual è la parte in commedia di Silvio Berlusconi. Guzzanti, come leggeremo, lo rassicura: "... Annuiva gravemente... Ha voglia di giocare all'attacco".

    La storia delle trappole preparate dentro il Parlamento con i poteri speciali attribuiti a una commissione di inchiesta contro Romano Prodi, allora candidato premier, a soli tre mesi dalle elezioni, si può, in fondo, raccontare con due sole telefonate tra quelle intercettate per ordine della Procura di Napoli, oggi nel fascicolo trasmesso al pubblico ministero di Roma.
    La prima telefonata ci racconta come potessero apparire buffi, grotteschi, ridicoli, i tentativi di Mario Scaramella agli occhi di chi, tra gli altri, avrebbe dovuto accreditare le sue frottole. Come l'ucraino Aleksander Talik.

    Il 5 gennaio 2006, conversando con la moglie, le dice: "Tu capisci? Mario sembra un bambino. È tutta una cosa che non quadra. Io non capisco niente, sembra un gioco. Tutte queste storie sul Kgb, sugli attentati. Mi fa schifo tutto questo. Io non capisco tutte queste combinazioni stupide. Non capisco proprio la ragione di queste cose. Mario mi porta questo che ha scritto Andreij (Andreij Ganchev, interprete ufficiale della commissione Mitrokhin). Ma chi è Andreij? Andreij può scrivere quello che vuole, dico io. Per me ha lo stesso valore che scrivere su un muro che Aleksander è scemo. È la stessa cosa. Che senso ha tutto questo? Mario ha nominato alcuni personaggi: grandi colonnelli, eccetera. Dice che Andreij ha dato le informazioni a questo colonnello del Fsb. Ma dico io: questo colonnello non ha niente da fare che scrivere queste cose deliranti? Delirio assoluto, incomprensibile. Mi capisci?". La saggia moglie, Natasha, la fotografa con concretezza con un paio di parole: "Sasha, loro hanno semplicemente inventato questa storia".

    I fabbricanti della storia inventata li si può vedere all'opera qualche giorno dopo. E' il 28 gennaio del 2006. Sono le 10 e 59 minuti. Paolo Guzzanti e Mario Scaramella discutono per 21 minuti e 37 secondi.
    Mario Scaramella: "Il segnale che io ho avuto è questo: non c'è un'informazione Prodi uguale agente Kgb, ma parliamo di "coltivazione", contatti".
    Paolo Guzzanti: "Coltivazione è abbastanza, eh?!".
    Scaramella: "Per me, è moltissimo. È quello che mi viene detto. A questo punto, non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica "Prodi è un agente"". Guzzanti: "Perché, "coltivato" invece si?".

    Il problema del senatore e del suo collaboratore è chiaro. Non possono accusare Romano Prodi di essere un agente e dunque ripiegano su una formula meno assertiva, ma più malignamente suggestiva. Romano Prodi è stato un uomo "coltivato" dal Kgb. Il problema dei due signori è di costruire un supporto di testimonianze che regga in pubblico, perché, come dice Guzzanti, "non è una lite tra giornali, qui si finisce poi in tribunale". Tocca a Scaramella trovare il testimone chiave. Vladimir Bukovskij (intellettuale dissidente riparato a Londra, scambiato dai sovietici nel 1976 con il comunista cileno Luis Corvalan) si è chiamato fuori con una considerazione che non fa una piega "Se attacchiamo politici occidentali, quando non abbiamo documenti, poi perdiamo credibilità, anche quando invece abbiamo i documenti". "Comunque - racconta Scaramella a Guzzanti - non arriviamo a dire che Prodi è un agente del Kgb in questi termini. Quello che è certo è che i russi consideravano Prodi amico dell'Unione Sovietica".

    Guzzanti si infuria: "Scusa Mario, abbi pazienza! Per me, agente o "coltivato" va bene. "Amico dell'Unione Sovietica" non significa un cazzo! Che mi frega a me? Che ti pare una notizia, "Prodi amico dell'Unione Sovietica"? Ci aveva pure [rapporti] con l'Istituto Plecanov. Mi stai a prendere per il culo, scusa? "Coltivato" a me va benissimo, perché l'espressione "coltivato" significa quel che significa nel linguaggio di intelligence".

    A questo punto, il "professore" propone come testimone chiave Oleg Gordievskij (ex colonnello del Kgb, riparato a Londra nel 1985, autore con Cristopher Andrew de "La Storia segreta del Kgb"). Ma c'è una difficoltà. Oleg non ne vuole sapere di mettere tra virgolette "Prodi agente del Kgb", perché "questo non è accaduto", dice. Scaramella però conviene che si può lavorare sul discorso di "coltivazione". Guzzanti gli spiega gli essenziali passaggi che deve documentare per la commissione. "Mario, scusami, do alle parole l'importanza delle parole. Allora, in quella cosa lì si dice: "Award man" (la trascrizione fonetica tradisce verosimilmente un "our man", un "nostro uomo" con "award man" che significherebbe "uomo premio"). Tu pronunci la sigla e quello dice "Yes!"".
    Scaramella: "Certo, certo".
    Guzzanti: "Punto e basta! Non voglio sapere altro! L'unica domanda è: queste frasi sono confermate e confermabili?".
    Scaramella: "Assolutamente sì".
    Guzzanti: "E allora questo è l'unico punto, ma mi serve certificato e marca da bollo".

    Scaramella ha ora capito in che solco si deve muovere e, volenteroso, non si risparmia. Dice: "Anche più di quello. Con questo meccanismo si può arrivare a dire: "Sì, io so che [Prodi] era in contatto con gli ufficiali del V dipartimento [del Kgb], con i... con un ufficiale del servizio A... Eh, la notizia viene specificata". Scaramella è ora entusiasta. Un fuoco d'artificio. Ha capito che cosa può far felice il "Capo".
    Scaramella: "Capo, il discorso è questo: non c'è dubbio sull'autenticità, la veridicità e la confermabilità delle dichiarazioni".
    Guzzanti: "Io voglio che lui...".
    Scaramella: "Quello che ha detto non lo dice, questo è il punto... Quella mezza parola in più rispetto a quello che ha detto, lui alla fine dice: "Era sotto coltivazione come promettente obiettivo di..."".
    Guzzanti: "Questa è una cosa di cui non me ne frega niente! Io voglio sapere se lui non smentirà mai di aver detto quello che ha detto. Punto! La "coltivazione"... il IV dipartimento... queste possono essere successive cose. Io devo poter dire: "Il signor O. G. (Oleg Gordievskij), parlando del signor R. P. (Romano Prodi) dice così. Punto!".
    Scaramella: "Io non sono in grado oggi di dire se lui è in grado di ripeterlo. Lo ha detto e lo conferma".
    Guzzanti: "A me mi basta che lui non smentisca di averlo detto!".
    Scaramella: "Quel che ci abbiamo è acquisito, Capo, senza possibilità di manipolazioni".

    Definiti i passaggi successivi del piano, Scaramella cerca di capire da Guzzanti, il suo "Capo", qual è l'opinione del "Capo" di Guzzanti su quel che stanno cucinando. A chi pensare se non a Silvio Berlusconi? Proprio al presidente del Consiglio in carica in quel gennaio 2006, sembra far riferimento il senatore di Forza Italia quando informa il consulente di come sono andate le cose.

    Scaramella: "Tu hai qualche dettaglio in più dell'incontro con il Capo?".
    Guzzanti: "La notizia ha avuto un forte impatto. Io quando vado da lui gli dico le cose a voce ma, contemporaneamente, gli metto sotto il naso un appunto scritto in cui ci sono le stesse cose che gli sto dicendo e nell'appunto scritto - che lui s'è letto e riletto sottolineando i punti salienti, scrivendo 1, 2, 3, come fa lui - ci sono le cose di cui abbiamo parlato come futuro... Annuiva gravemente, come uno che non solo è..., anzi, quando io ho detto: "Sai, il problema di questa faccenda è che, se noi andiamo a un processo, poi è una (parola incomprensibile)... è una cosa in cui dobbiamo dimostrare ciò che diciamo", e lui, sorprendendomi un po',... però ho capito che ha voglia di giocare all'attacco. Ha detto: "Beh, un momento! Intanto però, li costringiamo a difendersi". Questa l'ho trovata una reazione estremamente positiva. (...) E contemporaneamente io gli dico: "Guarda, ... ti porto il risultato e quindi (frase incomprensibile)".

    Scaramella ha ben chiaro che il gioco si è fatto grosso e, come sempre, vuole apparire il più determinato tra i giocatori del pacchetto di mischia. Gordievskij va bene, ma per andare sul velluto gli sembra una buona idea organizzare anche manovre subordinate e di sostegno al piano principale.
    Scaramella: "Io lavoro a blindare quel po' che abbiamo. Se serve di più io ho dei canali (...) Ce ne sono tre possibili: 1) Stati Uniti, dove c'è stato abbastanza chiaramente detto tutto quello che era gestito in un modo, poi è diventato friendly dall'altra parte. Quindi ci sono dei seri limiti, però forzabili. 2) San Marino. San Marino ha una banca puttana che è quella che fa le cose sporche: è la Cassa di Risparmio. Tu saprai certamente che Nomisma ha delle sostanziali quote in Cassa di Risparmio, cioè la Cassa di Risparmio è proprietaria di una buona fetta di Nomisma".
    Guzzanti: "Sì".
    Scaramella: "Io so che i collegamenti finanziari che ci sono stati in passato sono stati anche tramite San Marino. Allora c'è un canale proprio di indagine da cui possono uscire degli elementi anche di esposizione. Mò ho, per esempio, lunedì, con la Procura di Bologna che, indirettamente, potrebbe diventare recipiente di alcune informazioni, non dirette, ma indirette".
    Guzzanti: "Quando ce l'hai l'incontro?".
    Scaramella: "Con De Nicola (procuratore di Bologna ndr.) ce l'ho lunedì a Bologna alle 11. Allora potrebbe essere, non direttamente, non esplicitamente facendo i nomi, ma dando la pista: "Guardate i soldi di Mosca. Dalla Cassa di Risparmio finiscono in primarie società". E si arriva a Nomisma. È un altro di quei passaggi che poi un domani, al livello giudiziario...".
    Guzzanti: "Certo".
    Scaramella: "Il terzo [canale] è frontale. (...) Ho la possibilità di accesso a questi documenti a Mosca, legalmente (...) E' una cosa diversa dalla rogatoria".
    Guzzanti: "Lì mi pare che Vladimir (Bukovskij) ti ha detto "vai da questi", no? O te lo ha detto Oleg (Gordievskij)?".
    Scaramella: "L'ha detto proprio Oleg. Oleg ha detto: "Vai e dai 200 dollari a qualcuno..."".
    Guzzanti: "Sì, sì, sì".
    Scaramella: "Non ti sfugge il livello di esposizione di chi si va a prendere, non autorizzato, le informazioni in un momento così delicato con i russi. Cioè, io lo so fare e lo faccio bene e lo faccio immediatamente".
    Scaramella è preoccupato di andarsene a Mosca a contattare agenti del Kgb, a chiedere loro - in cambio di soldi - documenti riservati senza un ombrello politico o diplomatico.
    Guzzanti: "E convocare un ufficio di presidenza [della Commissione]?".
    Scaramella: "Quello non serve, scusami, perché io ho già la delega dell'ufficio".
    Guzzanti: "E allora?".
    Scaramella: "Voi mi avete già contattato... e Fini (allora ministro degli Esteri, ndr) ha scritto all'ambasciata. Si può fare questo passaggio. Va bene".
    Guzzanti: "Ma i tempi? Tutto deve essere consegnato al più tardi per venerdì prossimo".
    Scaramella: "Per il 10, eh? E allora mi organizzo questa settimana di andare a Mosca (...) Se puoi fare tu un passaggio, visto che noi abbiamo la lettera di Fini che dice: "Ho dato istruzioni...", si potrebbe fare lunedì un passaggio. Io vado da martedì, mercoledì. Vado a Mosca e torno con un bottino anche più grasso dell'agenzia ecologica. La missione giustifica comunque anche l'accesso a tutta una serie di canali che poi sono anche miei. (...) E quindi, superiamo Oleg. Oleg diventa la fonte che ha indicato e poi uno ha approfondito. E... se il tuo Capo, come dire, va poi... che in teoria si potrebbero urtare suscettibilità del governo russo, questo è il punto. Per me, non c'è nessun problema. È sostenibile, poi, dopo, questo passaggio?".
    Guzzanti: "È chiaro che se tu stai facendo una cosa e ci... qualsiasi problema sarebbe risolto per via immediata con un colpo di telefono a (nome incomprensibile)".

    Non si sa come è finita. Non si sa se Scaramella è andato a Mosca. Non si sa se nella capitale russa ha confezionato qualche altro dossier farlocco. Non si sa se da Roma - autorevolmente, si presume - una telefonata abbia lubrificato le sue iniziative. Come toccherà alla Procura di Roma accertare se Paolo Guzzanti è consapevole della buffonesca cospirazione di Mario Scaramella o ne sia, al contrario, soltanto uno sprovveduto, anche se divertito, allocco giocato con il trucco delle tre carte dal solito furbissimo napoletano cialtrone. Perlomeno in un caso, gli ingenui intrappolati nelle grottesche trame di Mario Scaramella sono due: Paolo Guzzanti e Silvio Berlusconi. Nel variopinto mazzo di carte offerte da Scaramella, il Senatore e il Presidente "spizzano" un jolly falso.
    Scaramella: "... Questa questione riguarda un personaggio che è presidente delle Coop rosse. Attualmente ha tutta una serie di lavori in corso con i Ds, per i Ds, posizioni formali di impegno politico, è stato giudicato per associazione mafiosa ed è persona direttamente coinvolta nelle indagini che riguardano il materiale nucleare a Rimini. Quindi ci sono elementi oggettivi di appartenenza alle cooperative rosse, di associazione mafiosa, dichiarata da una sentenza definitiva e di lavori che riguardano le indagini su tutta questa roba che ci stanno raccontando gli ufficiali stranieri...". Questo diceva Mario Scaramella il 27 gennaio. Il 2 febbraio, intervistato da "Telecamere", Berlusconi gridava: "Agli atti di un processo in Campania, il presidente di una cooperativa ha denunciato che i soldi erano di provenienza della criminalità organizzata. Di questo, erano al corrente esponenti del partito. Una certa magistratura ha fatto si che si arrivasse a una prescrizione".

  2. #2
    Superpol
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    Io mi chiedo se non siamo troppo buoni: dovremmo sbatterli tutti in galera o almeno a una simpatica gogna mediatica a reti unificate, altro che querele.
    Prodi dovrebbe andare sul TG1 a sbattergli sul grugno tutte le porcate che hanno fatto.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    sul TG1 ?
    Ma se il suo image maker cum spin doctor gli ha caldamente sconsigliato di andare in televisione perchè non si capisce niente quando parla ?
    Citazione Originariamente Scritto da kanekorso Visualizza Messaggio
    io conosco solo un grugno ed anche le porcate del pistakkio.
    visto che ti piacciono tanto le telenovelas di agenti segreti kgb e cia ti consiglio di controllare chi era il presidente dell'IRI a suo tempo..... e quel signore che ha svenduto per il prezzo di poki pistakki alcune nostre "piccole"fazende italiane,ricavandone solo pochi tuberi da usare per i suoi p***i comodi.....grugnnnn!


    Da notare come i due banana in servizio permanente effettivo sul forum Unione si siano affrettati a commentare in modo assolutamente OT sull'argomento, nella vana speranza di distoglierci dalle porcate del duo Guzzanti-Scaramella

  4. #4
    Superpol
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    Pare che il povero gonzo Scaramella/Gargamella sia stato avvelenato col Polonio.
    E il povero Guzzanti padre tremi all'idea di essersi beccata pure lui la sua brava dose di radioattivita'

    Insomma i soliti golpisti da operetta che finiscono incastrati in un gioco piu' grande di loro.

    Se non fosse per l'umana pieta' che provo quando vedo un fesso subire tali conseguenze, direi ben gli sta, a loro e ai boccaloni che (vogliono) credere alle fole di Prodi agente del KGB

  5. #5
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    Intanto Scaramella sembra sia "radioattivo" al polonio. Ma lui, no. Col caso in questione...... non c'entra niente!

  6. #6
    Superpol
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    http://www.repubblica.it/2006/12/sez...sta-prodi.html

    L'ex spia del Kgb su Scaramella
    "Un bugiardo, voleva rovinare Prodi"
    di CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO

    L'ex spia del Kgb su Scaramella "Un bugiardo, voleva rovinare Prodi"

    Oleg Gordievskij
    DUE SQUILLI di telefono. Una voce decisa. "Sono Oleg Gordievskij". Il colonnello Oleg Gordievskij, pochi giorni prima di fuggire dall'Unione Sovietica nel 1985, era stato nominato residente del Kgb a Londra. Aveva cominciato nel 1974 a lavorare per il Sis, il servizio informazioni segreto britannico (chiamato anche Mi6) come agente infiltrato nel Kgb: un agente doppio, dunque, in grado di raccontare di talpe e doppiogiochisti nel "grande gioco" dello spionaggio ai tempi della Guerra Fredda. Per la sua credibilità e per le sue conoscenze, Gordievskij è un nome che ritorna spesso - oggi in Italia - nelle presunte "esplosive rivelazioni" di Paolo Guzzanti e Mario Scaramella. Sarebbe Gordievskij, il desiderato, ambitissimo, attendibile testimone della commissione Mitrokhin capace di "incastrare" Romano Prodi come "uomo del Kgb".

    Signor Gordievskij, vorremmo farle alcune domande su Mario Scaramella.
    "Possiamo anche chiudere subito la conversazione, visto che immagino le domande. Mario Scaramella è un lurido bugiardo. Quel che ha riferito delle nostre conversazioni e del nostro rapporto è falso dalla prima all'ultima parola. Non ho mai detto che Prodi è stato un agente del Kgb, né ho mai sostenuto che sia stato "coltivato" dall'intelligence sovietica. Fatevelo dire, soltanto in Italia può essere dato credito a un caso psichiatrico come Scaramella. Devo dire altro?".

    Se non le dispiace, vorremmo avere da lei qualche dettaglio più preciso. E cominceremmo dall'inizio di questa storia. Quando e come ha conosciuto Mario Scaramella?
    "Purtroppo mi sono imbattuto in questo stupido bugiardo circa tre anni fa. Ricevetti una e-mail dal senatore Paolo Guzzanti, che conosco da tempo. Mi chiese di ricevere in Inghilterra questo suo consulente, in cui riponeva massima fiducia, sollecitandomi a collaborare con lui e con le sue indagini sul dossier Mitrokhin. Così iniziò il mio tormento".

    Perché "tormento"?
    "Scaramella cominciò ad alluvionarmi con e-mail prolisse, logicamente sconnesse, zeppe di richieste incomprensibili, basate su informazioni altrettanto incomprensibili e, soprattutto, di misteriosa provenienza. La conoscenza diretta e personale di questo spostato non migliorò la situazione. Io mi illudevo che l'interesse di Guzzanti e di Scaramella fosse legato ai tentativi di penetrazione del Kgb nella sinistra italiana negli anni '70-'80. Come del resto era avvenuto in Francia e in Germania. Dunque, pensavo che la vostra commissione Mitrokhin volesse approfondire il lavoro svolto da un centinaio di agenti del servizio segreto sovietico in Italia. Le cose purtroppo non stavano così".

    E come stavano?
    "Scaramella, sostenuto da Guzzanti, cominciò a ossessionarmi chiedendomi di consegnargli le parti non diffuse dell'archivio Mitrokhin. La richiesta in sé era un non senso. Ma, siccome sono una persona educata, gli spiegai come stavano le cose. Gli dissi che ero un semplice cittadino e non avevo la disponibilità materiale dell'archivio Mitrokhin. Gli dissi che certe domande andavano fatte eventualmente alle autorità inglesi. Una persona normale, se si sente dare una risposta del genere, che fa? La smette. Al contrario, ottenni l'effetto opposto come se la mia indisponibilità eccitasse Scaramella. Mi torturava, lasciandomi capire - tra l'altro - che non gli importava poi molto degli argomenti su cui avrei potuto essergli davvero d'aiuto".

    Che cosa voleva allora Scaramella?
    "Voleva la testa di Prodi. Ma non fui io a dargliela. Fu Aleksandr Litvinenko. Ricordo ancora perfettamente cosa accadde".

    Che cosa ricorda?
    "Ricordo il bar di un elegante hotel di Regent Street, un magnifico calice di vino rosso e Aleksandr che, alla mia presenza, racconta a Scaramella una confidenza ricevuta, a suo dire, a Mosca, e prima di fuggire a Londra, da quello che allora era il suo vicedirettore al Fsb, Anatolij Trofimov. Ricordo ancora le parole di Aleksandr. Disse: 'Quando confidai a Trofimov la mia idea di lasciare Mosca e riparare in Italia, il generale mi mise in guardia. Mi disse: stai attento, perché in Italia ci sono molti ex uomini del Kgb. Persino Prodi è un nostro uomo'".

    Scaramella sostiene che l'espressione "Prodi è un nostro uomo" sia sua. Di più: Scaramella sostiene che lei si sia spinto ad indicare il dipartimento del Kgb (il V, quello responsabile per le "misure attive") che avrebbe "coltivato" l'attuale premier italiano.
    "E' un'immonda bugia. Quella frase, come stavo dicendo, fu pronunciata da Aleksandr Litvinenko. Io rimasi in silenzio e lo fissai a lungo. Evitai di dire in sua presenza quello che pensavo e che dissi e continuai a ripetere sia a Scaramella che a Guzzanti. Io non solo non avevo alcuna informazione su un qualsivoglia rapporto, di qualsivoglia genere, tra Prodi e il Kgb. Ma ero anche convinto che Aleksandr stesse mentendo due volte. Perché non solo riferiva una circostanza non vera, ma per giunta la attribuiva a una fonte, Trofimov, che non avrebbe potuto smentirla perché era stato ucciso. Insomma, ero convinto ieri e lo sono ancora di più oggi che Aleksandr, per ragioni legate alle continue difficoltà economiche, avesse alla fine deciso di dire a Scaramella quel che Scaramella voleva sentirsi dire. Forse perché da questo immaginava di trarre qualche vantaggio in futuro. Del resto, Aleksandr screditò Prodi non solo con Scaramella, ma anche con alcuni deputati europei inglesi che avevano lo stesso interesse. Questa è una cosa che so per certa, perché quei deputati europei inglesi mi avvicinarono per tentare, inutilmente, di farmi confermare le confidenze di Litvinenko".

    Scaramella la sollecitò anche su altri uomini politici della sinistra italiana?
    "Sì. Non me ne chiedete però i nomi. Non glieli lasciai neppure pronunciare".

    Signor Gordievskij, come è possibile che, con il pessimo giudizio che lei aveva di Scaramella, i vostri rapporti non si siano interrotti subito?
    "Io provai quasi subito a troncare, non appena mi fu assolutamente chiaro che prima mi liberavo di questo buffone e meglio sarebbe stato. Lo feci una prima volta rivolgendomi a Guzzanti. Gli mandai una mail dandogli conto delle insopportabili pressioni cui mi sottoponeva il suo consulente. Ricordo perfettamente che gli scrissi: "Scaramella is a mental case", Scaramella è un caso psichiatrico".

    E Guzzanti che cosa le rispose?
    "Rispose, con quel suo modo bonario, che non dovevo preoccuparmi. Che stavo esagerando, che Scaramella era semplicemente una persona un po' sopra le righe, ma che questo non doveva preoccuparmi".

    Così continuaste a vedervi.
    "Cercai di evitarlo. E quando capii che Guzzanti non me lo avrebbe tolto dai piedi e le pressioni su Prodi si fecero ancor più intollerabili, decisi di rivolgermi formalmente al controspionaggio inglese, l'Mi6. Raccontai cosa stava accadendo. Spiegai chi era questo buffone di Scaramella e che cosa pretendeva di farmi dire. L'Mi6 diede immediatamente corso alla mia denuncia, informandone il Foreign Office e il Sismi, cui venne chiesto che le attività di disturbo di Scaramella cessassero immediatamente. Ancora una volta, da persona abituata ad avere a che fare con persone serie, immaginavo di averci messo un punto a questa storia. Mi sbagliavo. Non molto tempo dopo i miei colloqui con l'Mi6, incontrai il mio amico Vladimir Bukovskij. Come sapete anche lui ha rapporti con Guzzanti per la "Mitrokhin" ed è stato contattato nel tempo da Scaramella. Bene, sapete che cosa mi viene a dire Vladimir? 'Ho saputo da Guzzanti e Scaramella che ti sei lamentato con l'Mi6. I due sono molto preoccupati che tu trasformi questa storia in un caso diplomatico'. Andai su tutte le furie. I miei colloqui con l'Mi6 erano avvenuti nella più assoluta discrezione. Guzzanti e Scaramella non solo non avrebbero dovuto esserne a conoscenza, ma, soprattutto, non avrebbero mai dovuto parlarne. Vladimir Bukovskij provò a tranquillizzarmi, ma non ci riuscì. Abbiamo caratteri diversi. Lui ha un temperamento molto tollerante, al contrario del sottoscritto. E non ha mai reagito".

    Perché avrebbe dovuto reagire? Anche lui è stato messo sotto pressione da Scaramella?
    "Certo che è stato messo sotto pressione. Fu lui stesso a dirmelo. Ma, evidentemente, persino uno come Scaramella dovette presto capire che non avrebbe potuto in nessun modo accreditare le sue fandonie attraverso Vladimir. Anche perché lui, davvero, se non altro per età e per conoscenze, non avrebbe mai potuto verosimilmente essere indicato come riscontro di certe menzogne".

    Quando ha incontrato l'ultima volta Scaramella?
    "Non voglio essere impreciso. Ma forse non sbaglio se vi dico quasi due anni fa. Era venuto in Inghilterra per una conferenza sull'inquinamento da radioattività del Mediterraneo. Dopo la conferenza, insistette per restare con me a cena e ricordo che lo portai in un piccolo ristorante cinese, molto economico e molto buono. Come al solito mi assillò, ma ebbi gioco facile mettendomi a parlare di cibo cinese. Per fortuna non dovrò più vedere la sua faccia. Soprattutto, spero di non dover più dover dar conto di lui. Un uomo del genere va soltanto dimenticato".

    Dimenticato? Lei sa che cosa sta succedendo in Italia?
    "Eccome se non lo so. So che è sotto inchiesta e so che rilascia tre interviste al giorno. Bene, io penso che questo spettacolo sia indegno dell'intelligenza umana. Anzi, penso che sia un'offesa all'intelligenza. Ma come si può ancora stare a sentire un megalomane che è stato capace di mentire persino sul suo stato di salute? Che è arrivato a dire che nel suo corpo c'era una dose di polonio cinque volte superiore a quella letale, salvo uscire oggi (ieri, ndr) con le sue gambe dall'ospedale? Lo dico un'ultima volta. Credetemi: Scaramella is a mental case. Non va messo sotto inchiesta, non va buttato in un carcere: va consegnato alle cure di un efficiente staff medico che si prenda cura della sua psiche e, in silenzio e per il suo equilibrio, lo faccia dimenticare".

  7. #7
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    http://www.repubblica.it/2006/12/sez...elenata-3.html

    Parla il leader dei dissidenti russi: "Su Prodi e Kgb
    non c'è nulla, così Mario cercava prove che non esistono"
    Bukovskij: "Scaramella?
    Un cacciatore di mosche"
    di CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO

    Bukovskij: "Scaramella? Un cacciatore di mosche"

    Vladimir Bukovskij
    "MARIO Scaramella?", ripete in fretta. All'altro capo del telefono, nella sua casa di Cambridge, la voce di Vladimir Bukovskij si scioglie in una risata grassa, omerica.

    Vladimir Bukovskij, 64 anni, scrittore, è un nome e un'esperienza molto importante nella storia della dissidenza sovietica.

    Da ragazzo, paga le sue idee con il lager e l'ospedale psichiatrico fino a quando, nel 1976, la sua vita e la sua libertà vengono barattate con la vita e la libertà del comunista cileno Luis Corvalan, consegnato a Mosca dalle prigioni di Pinochet. Da allora Bukovskij vive in Inghilterra, dove non ha mai smesso di essere punto di riferimento della comunità dei rifugiati, degli esuli, degli ex ufficiali del Kgb come Alekander Litvinenko e Oleg Gordievskij, ai quali è stato ed è legato da una sincera amicizia. E Come Gordievskij e Litvinenko, anche Bukovskij è finito nel cono di attenzione della commissione Mitrokhin e del lavoro ossessivo e storto di Mario Scaramella.

    Signor Bukovskij, perché ride sentendo pronunciare il nome di Scaramella?
    "Perché quel ragazzo italiano mi ha sempre fatto pensare a un modo di dire russo per descrivere un tipo umano in cui non è infrequente imbattersi. In Russia si dice: 'Quell'uomo pretende di fare, di una mosca, un elefante'. Ecco, Scaramella è esattamente così. Andava a caccia di elefanti e appena afferrava una mosca spiegava a tutti, entusiasta, che finalmente aveva trovato l'elefante che cercava. Ho addirittura letto, ad un certo punto, che qualcuno - forse lo stesso Litvinenko - lo sospettasse dell'avvelenamento al polonio. Per carità, neanche se lo vedessi".

    Oleg Gordievskij sostiene che Scaramella è "un caso psichiatrico".
    Bukovskij ride di cuore: "Adoro Oleg. È un grande amico. Io però che gli ospedali psichiatrici, quelli sovietici, li ho conosciuti davvero, credo di saperne abbastanza di psicotici per escludere che Scaramella lo sia. La verità è che Oleg continua a essere molto arrabbiato con Scaramella per le pressioni che ha ricevuto su Prodi. E, soprattutto, nella sua 'prima' vita di ufficiale del Kgb, Oleg è sempre stato abituato a fare lui le domande. Non tollera l'insistenza o le furbizie del suo interlocutore. Io, al contrario - non so se per mia fortuna o meno - ho imparato fin da ragazzo che cosa significa avere di fronte qualcuno che continua a martellarti con delle richieste, convinto che tu nasconda chissà quali verità. Ho imparato a sopportare".

    Dunque anche lei fu pressato da Scaramella per raccogliere informazioni su Prodi?
    "E' così. Scaramella mi chiese con insistenza di Prodi e dei suoi presunti legami con il Kgb. Quel che gli dissi, fin dall'inizio del nostro rapporto, dovette deluderlo molto. Anche se non lo scoraggiò".

    Cosa gli disse?
    "Come forse è noto, io sono in possesso di un consistente materiale di archivio sui rapporti dell'ex Unione Sovietica e del Kgb con i Paesi dell'allora blocco occidentale. Mario mi chiese di controllare in quei documenti se vi fossero riferimenti a un legame organico, o anche soltanto indiretto, di Romano Prodi con lo spionaggio sovietico. Controllai accuratamente e non trovai nulla di quel che Mario e il senatore Paolo Guzzanti cercavano. Lo dissi a Mario e lui, dopo aver lasciato passare un po' di tempo, tornò alla carica con più insistenza di prima".

    Come?
    "Mi scrisse una e-mail invitandomi a riesaminare i documenti che già avevo controllato. Cosa che naturalmente non feci, perché io sono abituato a dare al 'no' e al 'sì' il significato che queste due parole hanno. Chi mi conosce sa che, se dico che una cosa non la so o che una cosa non c'è, queste due risposte significano esattamente che una cosa non la so e che una cosa non c'è. Punto. Nella mia vita ho imparato che il bene più prezioso da difendere è la propria reputazione. Io non l'ho mai barattata. Tantomeno, credetemi, l'avrei barattata con uno Scaramella qualunque".

    Scaramella la sollecitò sui nomi di altri politici italiani del centro-sinistra?
    "Non mi fece singoli nomi. Mi invitò soltanto a verificare cosa saltasse fuori dai miei documenti. Qualcosa indubbiamente c'era. Nelle carte in mio possesso erano documentati i rapporti tra Mosca e Armando Cossutta. I finanziamenti occulti del Pcus al quotidiano Paese Sera. Il ruolo di cassiere dei soldi provenienti dall'Urss che svolgeva Cervetti per conto del Pci. Ricordo anche che trovai un elenco di società schermo che il Pcus aveva deciso di utilizzare in Italia per far affluire denaro a Botteghe Oscure. Ma tutto questo non sembrava interessare molto Scaramella. Anzi, mi sembrò che non gli interessasse affatto".

    Contava solo Prodi?
    "Direi di sì. E in qualche modo, alla fine, quel nome lo ottenne".

    Da chi?
    "Da Aleksandr Litvinenko".

    Sa come andarono le cose?
    "Ero presente anche io all'incontro tra Mario Scaramella e Aleksandr Litvinenko. Ricordo anche che c'era Gordievskij e, se non sbaglio, un deputato europeo inglese di cui ora non ho a mente il nome. Aleksandr riferì ciò che aveva appreso da un generale russo a tre stelle, il suo vicedirettore ai tempi del Fsb, Anatolij Trofimov, che come sapete è stato ucciso. Ebbene, Aleksandr disse: 'Quando confidai a Trofimov la mia idea di lasciare Mosca e riparare in Italia, dove vive mio fratello, il generale mi mise in guardia. Mi disse: stai attento, perché in Italia ci sono molti ex uomini del Kgb. Persino Prodi è un nostro uomo'".

    Di quella confidenza, lei che idea si fece? Che quel che stava ascoltando era vero? Che Aleksandr Litvinenko stesse raccontando la verità?
    "Non mi feci nessuna idea. Era la prima volta che ascoltavo quella storia. E sono abituato, in queste vicende che hanno a che fare con il Kgb, a credere soltanto a ciò di cui ho conoscenza diretta o che è sostenuto da documenti inoppugnabili. Per quanto mi riguardava, la storia di Prodi non cambiava. Io non avevo mai sentito accostare il nome del premier italiano al Kgb, né avevo alcun documento che lasciasse anche soltanto ipotizzare una 'coltivazione' del Servizio nei suoi confronti. Per me, anche dopo aver ascoltato Litvinenko, valeva ciò che avevo detto a Mario sin dall'inizio: su Prodi e il Kgb non esiste nulla".

    Oleg Gordievskij ha riferito a Repubblica che, esasperato da Scaramella, si rivolse al MI6, il controspionaggio inglese, perché chiedesse al Sismi di toglierglielo dai piedi. Ha aggiunto che, con grande sorpresa, scoprì tempo dopo che Scaramella e Guzzanti si erano lamentati con lei di questa sua iniziativa, che pure sarebbe dovuta rimanere segreta. Questa ricostruzione è esatta?
    "Di questo aspetto della vicenda, preferisco non parlare. Quel che vi ha raccontato Oleg è esatto. Ma proprio perché è una questione che ha riguardato lui e i suoi rapporti con l'Mi6, da un lato, e Scaramella e Guzzanti, dall'altro, non voglio aggiungere altro. Mi capirete".

    Torniamo ancora all'inizio di questa storia. Come e quando ha conosciuto Scaramella? Le offrì delle credenziali?
    "Direi che l'ho conosciuto nel 2003. il nostro contatto fu un comune amico russo, nella comunità dei rifugiati in Inghilterra. Una persona di cui, francamente, in questo momento non ricordo neppure il nome. Mario si presentò come consulente della Mitrokhin e amico del senatore Paolo Guzzanti, persona che conosco e rispetto. Per me, erano due credenziali sufficienti, senza contare il fatto che mi rassicurava la circostanza che era in contatto anche con Litvinenko e Gordievskij. Detto questo, la prima impressione che ebbi di lui, fu quella definitiva. Un fracassone entusiasta. Che credeva in ciò che ascoltava prima ancora di verificarlo, soprattutto se quel che ascoltava era ciò che voleva sentirsi dire. E poi, come ho detto, un ragazzo piuttosto petulante e pressante. A cui ho fatto presto il callo".

    Quando l'ha visto l'ultima volta?
    "Direi due anni fa. Era di passaggio a Londra e sembrava avesse urgenza di vedermi. Ci incontrammo e scoprii che non avevamo in realtà nulla di fondamentale da dirci. Né ovviamente compresi le ragioni del suo viaggio inglese. Mario è così. Impossibile capire che cosa stia facendo davvero e che cosa gli passi per la testa. E' il suo stile". Vladimir Bukovskij ride un'ultima volta, quasi compassionevole.

  8. #8
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    Ma secondo voi....... tutta questa montatura è una iniziativa personale di Paolo Guzzanti, o c'è dietro qualcun altro?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Red River Visualizza Messaggio
    Ma secondo voi....... tutta questa montatura è una iniziativa personale di Paolo Guzzanti, o c'è dietro qualcun altro?
    secondo te? Nel migliore dei casi Guzzanti e' stato "proactive" ma di sicuro non stoppato...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da MetaPapero Visualizza Messaggio
    secondo te? Nel migliore dei casi Guzzanti e' stato "proactive" ma di sicuro non stoppato...
    Secondo me qualcuno lo ha imbeccato....... però non ci sono le prove......

 

 
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