
Originariamente Scritto da
vanni fucci
Dall’ America, con il trionfo del capitalismo all’inizio del secolo scorso, a breve distanza dallo scoppio della Rivoluzione Russa, venivano importati nuove lemmi, nuove espressioni e nuovi metri creduti atti ad ogni giudizio. “Quanto vale quell’uomo?” ci si domandava e ci si domanda. E pur se migliaia di anni di Storia e centinaia di saggi non seppero dare mai una risposta veramente soddisfacente, da quel giorno si rispondeva e si risponde : “Guardate come ha saputo arricchirsi.” Oppure: “Guardate il suo conto in banca.”
L’aristocrazia del denaro, con i suoi profeti, con i suoi simboli e prodigi, ti offre la propria morale per la quale non c’è da scegliere tra bene e male, tra inferno e paradiso. Nelle mani di costoro i grandi ideali del passato si sono poco per volta trasformati sino a disciogliersi nel nulla, come i ghiacci eterni del polo nelle acque surriscaldate dell’oceano. La lupa che sgomentò il Poeta, sin quasi ad indurlo a recedere dal suo viaggio catartico, si è trasformata in un timido barboncino. E’ difficile anche per i più provveduti capire da quale parte sono gli sciacalli e le iene e da quale gli agnelli. Persino gli uomini di chiesa usano, frammezzo alle novità del progresso tecnico e le sete e gli ori dell’antico rituale, il linguaggio ed i costumi di quella falsa morale meccanica.
Può sembrare che, anche per l’ingenuo che non se ne era accorto prima, da qualche anno finalmente, poco per volta, si scopra l’inganno. Quotidianamente la grande crisi finanziaria e industriale - ma anche le cronache cittadine; oppure quelle sulle conventicole, sulle logge politiche delle quali si smascherano fini illeciti, disonesti, immorali; le notizie sugli uomini politici “più puri” che sistemano i propri pargoli, che agevolano i propri affezionati ( perché, intanto, chi potendo non farebbe così?) ecc. ecc. - rivelano la frode, la truffa dei contemporanei “self made men”.
Ciò nonostante, mi pare, continui ad essere inutile domandare a costoro, protetti dal guscio della loro presunzione e circondati da numerosi corteggiatori, cicisbei che godono delle proprie posizioni di rendita in quanto onorano l’altezzosità dei loro protettori, che si lisciano od osteggiano vicendevolmente sui media, producendo miliardi di parole, se non si avvedono delle abissali ingiustizie, delle immoralità che invece di limare, di abbattere a colpi d’ascia vanno puntellando, sostenendo, vanno creando. Per dirla con un’altra metafora, ed utilizzando l’efficace espressione di un maestro del secolo scorso (Guido De Giorgio) risulta vano chiedere a dei sordi se non sentono “l’urlo del mondo che cade”.