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    Predefinito Il vento accarezza l'erba

    Gira per le sale cinematografiche un film per una volta non banale, “Il vento accarezza l’erba” , sulla lotta per la libertà degli irlandesi.

    Al di là dei giudizi critici, artistici e politici che si possono esprimere sul film, peraltro ottimo, penso che lo si dovrebbe far obbligatoriamente visionare a quanti decidono di battersi per una causa politica. In particolare se scendono in campo nazionalista, per la difesa della loro terra, della loro gente: non cioè per cambiare un sistema economico, ma per affermare il loro diritto all’esistenza e alla libertà.

    Oggi , lentamente ma prepotentemente, dopo le utopie comuniste e l’usurocrazia del globalismo capitalista, .stanno tornando con forza, seppur ancora embrionali, in Europa dei movimenti nazionalisti. Torna la consapevolezza della necessità vitale di essere liberi non solo per un bisogno spirituale, che sentono purtroppo ancora in pochi, ma anche per gestire il proprio futuro: che appare sempre più scuro.

    Solo una minoranza per il momento è in grado di cogliere il messaggio e agire in quella direzione.

    La stampa della grande finanza mondialista controlla ancora le menti, e riempie le pance anche se spesso a credito. Ma i tempi sono maturi. Le crepe del sistema si vedono.

    Molti lettori ci hanno scritto con domande sulla “destra” e sulle sue radici politiche. Siamo riusciti a dare poche risposte, altre ci ripromettevano di darne, in tema di dottrina politica e filosofica.

    Ma sembra qui utile ripetere un paio di concetti. Destra , se così vogliamo chiamarla, è innanzitutto coscienza della realtà: una realtà che non regala diritti, che non ammette utopiche uguaglianze, che non garantisce paradisi, né in cielo né in terra.
    In questa realtà l’uomo aspira all’ordine, il suo archetipo platonico in antitesi al caos. L’ordine morale kantiano e il più banale ma essenziale ordine delle quotidiane cose. La natura non è né amica né ostile: segue l’ordine delle cose. Per sopravvivere l’uomo ci deve convivere, adattarla ai suoi bisogni se possibile e adattarsi quando necessario. Ne deriva , con buona pace dei pacifisti, che la lotta per la sopravvivenza è una costante guerra. Perché la pace in natura non esiste e nessuno gruppo, al di là delle banalità e delle frasi fatte, è veramente pacifico. Neanche in convento regna la pace. Le forme della guerra sono diverse, lo scopo uguale: sopravvivere. Come individui, come famiglie, tribù, popoli, nazioni. Ma anche come idee, modelli civili, potenza creatrice. Non si lotta solo per sopravvivere ma spesso anche per imporsi, imporre un ordine. Sia a livello individuale che collettivo.
    Ogni popolo, come aggregazione di individui uniti dalla razza, dalla cultura, dal comune passato, dalla tradizione e dagli interessi comuni, cerca il proprio ordine, crea il proprio modello civile. Fatalmente tende ad espanderlo. Quando lo fa con la forza scoppia la guerra.
    La storia della rivolta irlandese contro l’impero britannico è quella di un popolo povero, arroccato fra rocce e pecore e qualche cavallo, tra birra, erba e pioggia quasi perenne.

    Ricco solo del suo passato, fiero della sua etnia celtica, della sua lingua, delle sue tradizioni, della sua religione, un cattolicesimo tutto particolare.
    Per questo suo ordine, per queste radici, e per avere la libertà di conservarle un pugno di poveri diavoli irlandesi, senza soldi e senza armi, entrò, agli inizi del ‘900 in un durissimo conflitto con quella che era la prima potenza mondiale, l’impero britannico. Un po’ come secoli prima un gruppo di montanari svizzeri aveva sfidato la potente Casa Asburgica.
    Non per soldi o per conquista, ma per qualcosa di molto più importante, per la libertà di essere se stessi. La prima delle libertà: quella economica, pur necessaria, viene dopo.

    Ma la cosa davvero più importante, la cosa per cui vale la pena che i giovani vadano a vedere quel film, è che quando si fa la scelta di lottare per la libertà non ci possono essere compromessi. Non la si può mai fare per opportunismo. La libertà costa cara. Ma non è difficile capire da che parte stare per difenderla, una volta individuati i suoi nemici. Il fatto è che bisogna mettere in palio la propria vita.

    Non siamo in tempi così duri.

    Non ancora.

    Ma le fondamenta di un prossimo totalitarismo già ci sono, il dominio straniero è già in atto anche se abilmente sfugge ai non addetti ai lavori. E' indispensabile reagire per tempo, cominciare a fare una scelta di libertà. La repubblica del Canton Ticino è piccola ma già molto più libera di molti paesi europei: l'attuale benessere però crea pericolose illusioni. Quella libertà occorre mantenerla e ampliarla, la Svizzera italiana può essere un esempio, gli elettori ticinesi hanno già provato ampiamente di saper scegliere se solo ne hanno l'opportunità. Certo occorre uno strumento politico.

    Ma quanti fra coloro che lamentano la mancanza di un vero movimento nazionalista in Ticino, sul modello del Democratici Svizzeri o dell’UDC-SVP prima maniera, hanno il coraggio di scendere in campo, senza pensare a come andrà a finire, senza pensare a vantaggi politici e meno che mai a vantaggi personali e clientelari, ma solo perché sentono il bisogno di farlo, perché nonostante i nuovi balivi usino il guanto di velluto (per il momento) sempre balivi sono e vogliono imporre la loro legge? Invece di dissertare sulla destra o sui minareti passino all’azione, si facciano sentire, si riuniscano, cerchino altri militanti disposti a rischiare.

    O tacciano, lascino la lotta politica e si limitino ad ascoltare il vento che accarezza l’erba.

    Gianfranco Montù

  2. #2
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  3. #3
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    Tròp bèl, forse n'do a idìl amò 'na òlta. I-je chèsti cine che i merita le sale piene, mia chèle cagate 'mericane.
    Pedaresèm fà en dibattito soe chèsto film.
    Consigliarese a tècc chèi che ama la propìs tèra, de-nà a idìl

  4. #4
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    Caro Wolf mi hai preceduto....conosci benissimo il mio debole e sopratutto il mio rispetto verso gli amici Irlandesi. Purtroppo non sono ancora riuscito ad andarlo a vedere, questa settimana devo assolutamente riparare
    salucc

    ps: come l'è nada venerdè de sera?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Wolf 86 Visualizza Messaggio
    Ohhh, ma questa non è la via ghandiana all indipendenza! eh eh...

  6. #6
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    Ah. lè èn film, pensae che te siret diéntat ön poeta töt de culpo...
    Valtrumplino sicuramente

    Lombardo forse

    Padano..per quel che resta

    Italiano MAI!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da FENRIR Visualizza Messaggio
    Caro Wolf mi hai preceduto....conosci benissimo il mio debole e sopratutto il mio rispetto verso gli amici Irlandesi. Purtroppo non sono ancora riuscito ad andarlo a vedere, questa settimana devo assolutamente riparare
    salucc

    ps: come l'è nada venerdè de sera?
    Ripara ripara, non te ne pentirai.

    Questo film mette ti sembrerà d'averlo già visto in alcune parti...

  8. #8
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    Da Bresciaoggi di Martedì 5 Dicembre 2006

    «Il vento che accarezza l’erba» di Ken Loach, ambientato nell’«anno del terrore»

    La lotta dei fratelli irlandesi


    Proposto lo scorso giugno al cinema Sociale, per l’iniziativa «Cannes a Brescia», nella bellissima versione originale premiata dal festival francese, «Il vento che accarezza l’erba» è l’ultimo film di Ken Loach, uno dei pochi cineasti in grado di mostrare sul grande schermo come la Storia si intrecci alle scelte umane e politiche individuali.
    Il realismo di Loach, forte ed emozionante nella rappresentazione della brutalità poliziesca, non è mai gratuito o ad effetto. Lo sguardo del regista inglese in cerca di verità arretra fino ad essere quello di un osservatore attento ma distante, capace di cogliere la giusta dimensione della violenza.
    Il vento è una metafora del potere del popolo: gli irlandesi, «trovatori» come pochi, hanno sempre raccontato conflitti e battaglie nelle loro canzoni.
    «Il vento che accarezza l’erba» è il drammatico racconto di una guerra civile, di un periodo particolarmente buio del piccolo, valoroso paese irlandese, schiacciato dalla secolare dominazione coloniale degli Inglesi. L’azione del film inizia nel 1920, «l’anno del Terrore», quando gli inglesi mandano in Irlanda i famigerati «Blacks and Tans», così chiamati dalla loro uniforme nera e fulva, a schiacciare qualsiasi tentativo insurrezionale.
    Loach, senza dimenticare la dimensione corale e storica, dirige la sua attenzione sulle vicende, che diventeranno tragicamente emblematiche, di due fratelli: Damien, appena diventato medico, e Teddy, già impegnato nella lotta di liberazione. In partenza per Londra dove intende iniziare la sua carriera, Damien, impressionato dal coraggio di un ferroviere, fa marcia indietro e si unisce in armi al fratello.
    Ed è una bella dialettica fra Damien, pragmatico e idealista, e Teddy, l’ex-seminarista diventato duro e inflessibile; una dialettica all’interno del campo dominato dalle figure capitali della lotta nazionalista, dell’anti-imperialismo e del socialismo. Per non parlare delle donne, di un magnifico personaggio femminile, colto fra desiderio di emancipazione e affetti familiari.

    Fausto Bona

  9. #9
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  10. #10
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