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  1. #1
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    Predefinito mi rifiuto di credere...............

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=306841
    buonasera agli utnti del forum.
    forum in cui non ho mai postato e in cui,con rispetto,chiedo di poter avere ascolto.ho letto cò che ha scritto il forumista di cui nel link e questo post non riguarda assolutamente il forumista in questione che peraltro non conosco.
    quello che mi atterrisce è quelattolici col fiato in sospeso..................
    intendiamoci bene,comprendo bene che la humana pietas comporta che lo spegnimento di ogni vita porti cordoglio,ma nel caso in specie,stiamo parlando di un criminale che ha ammazzato migliaia di innocenti dopo torture immani.la domanda è:è questa la posizione ufficiale della chiesa cattolica?
    ringrazio per la risposta

  2. #2
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    la posizione della chiesa, come per tutti, è che se una persona si pente e si coverte verrà accolto dal padre.

    la mia posizione è che pinochet è un criminale che doveva essere arrestato e processato. e poi messo in galera anche se ha 90 anni.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da bottero Visualizza Messaggio
    la mia posizione è che pinochet è un criminale che doveva essere arrestato e processato. e poi messo in galera anche se ha 90 anni.
    Con tanti saluti alla funzione rieducativa della pena (fra l'altro ispirante l'articolo 27 della nostra Costituzione).
    Crediamo di essere evoluti, ma vogliamo sempre e solo la vendetta.

    B.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Con tanti saluti alla funzione rieducativa della pena (fra l'altro ispirante l'articolo 27 della nostra Costituzione).
    Crediamo di essere evoluti, ma vogliamo sempre e solo la vendetta.

    B.
    ma doveva essere processato ed espiare la sua pena.
    non è vendetta,è la giustizia

  5. #5
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    assolutamente barsanufio. assolutamente. sono sicuro che pinochet sarebbe stato rieducato molto bene se avesse sperimentato una FRAZIONE di quello che i suoi ordini hanno fatto subire ad altri NOVANTENNI.

    qui non stiamo parlando di un ladro di polli o di un vecchietto sì criminale, ma tutto sommato normale.

    stiamo parlando di un dittatore che non si è mai pentito ed tuttora convinto di aver agito bene.

    è stato forse "rieducato" in questo modo?

    barsanufio, oltretutto trascuri l'importanza CAPITALE che avrebbe avuto per la società cilena il confrontarsi con quegli anni e il vedere che l'artefice aveva pagato.

    va a vedere cosa succede in argentina, dove è successa la stessa cosa. nessuno arrestato o condannato per anni. i torturatori che camminano impunemente per strada , nella democrazia, e incrociano le vittime sopravvissute (fatti, non ipotesi sociologiche...), e adesso che in argentina si tenta di celebrare un processo il principale testedi accusa contro i torturatori, un sopravvissuto a quegli anni, sparisce nel nulla. si sospetta (lo si sa benissimo, ma non ci sono prove...) rapito da chi vuole farlo tacere.

    allora, barsanufio, io devo rieducare non solo pinochet, ma anche chi gli credeva e ha ucciso, torturato, e stuprato perchè credeva di fare bene. mandarlo in galera e condannarlo forse non rieducava lui. di sicuro poteva rieducare loro.

  6. #6
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    Bottero, non mandare in galera i novantenni (lo dissi anche rispetto a Priebke) è un aspetto importante per una civiltà che si dice democratica. Anche se il detto novantenne è un grande criminale, anzi, specialmente se lo è.

    Ciò non significa astenersi dal giudicare e dal condannare. Significa astenersi dal punire, quando la funzione di questo punire sarebbe solo quella di una (blanda) vendetta.

    Credo che un'esplorazione intellettuale dei presupposti della Truth and Reconciliation Commission (di Mandela / Tutu), che in Sud Africa evitò un bagno di sangue attraverso la riparazione, offrendo l'amnistia a chi diceva la verità sui crimini dell'apartheid, potrebbe esserti piuttosto utile. Ma è solo un consiglio.

    Grazie, B.

  7. #7
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    LE IDEE
    Troppe complicità
    per chi ha tradito un paese
    di LUIS SEPULVEDA

    Sono chiuso in casa da tre settimane per terminare un romanzo, senz'altra compagnia se non quella del mio cane Zarko e del mare, felice tra i miei personaggi, ma dalle prime ore di domenica, ho cominciato a ricevere delle telefonate dei miei amici e amiche del Cile.

    "Prepara i calici", mi dicono dal mio lontano paese. Ho pronta una bottiglia di Dom Perignon in frigorifero. È un riserva speciale e me la regalò a questo fine il mio caro amico Vittorio Gassman una sera a Trieste. "Spero che la berremo insieme", mi disse in quell'occasione e sarà così, perché a casa mia c'è un calice che porta inciso il suo nome.

    Alla radio, una voce dice che il tiranno sta davvero male e che, a quanto pare, stavolta la Parca se lo porterà all'inferno degli indegni, anche se noi cileni non ci fidiamo mai delle repentine malattie che lo colpiscono ogni volta che deve affrontare la giustizia.

    Vorrei essere in Cile tra i miei cari e condividere con loro la spumeggiante allegria di sapere che finalmente finisce l'odiosa presenza del vile che ha mutilato le nostre vite, che ci ha riempito di assenze e di cicatrici. Pinochet non solo ha tradito il legittimo governo guidato da Salvador Allende, ha tradito un modello di paese e una tradizione democratica che era il nostro orgoglio, ma in più ha tradito anche i suoi stessi compagni d'armi negando che gli ordini di assassinare, torturare e far scomparire migliaia di cileni li dava lui personalmente, giorno dopo giorno. E come se non bastasse, ha tradito i suoi seguaci della destra cilena rubando a dismisura e arricchendosi insieme al suo mafioso clan familiare.

    L'ex dittatore paraguayano, Alfredo Stroessner, è morto poco tempo fa nel suo esilio brasiliano, pazzo come un cavallo, dichiarando persone non gradite in Paraguay cento persone al giorno i cui nomi estraeva dall'elenco del telefono di Sau Paulo. Pinochet, invece, muore simulando una follia che gli permette fino all'ultimo minuto di fare assegni e transazioni internazionali per nascondere la fortuna che ha rubato ai cileni. Muore amministrando il suo bottino di guerra con la complicità di una giustizia cilena sospettosamente lenta.

    Smette di respirare un'aria che non gli appartiene, di abitare in un paese che non merita, tra cittadini che per lui non provano altro che schifo e disprezzo. Ma muore, e questo è quello che importa. La sua immagine prepotente di "Capitán General Benemérito", titolo di ridicola magniloquenza che si autoconcesse, svanisce nella figura dell'anziano ladro che nasconde il suo ultimo furto tra i cuscini della sedia a rotelle. Ma muore, e questo è quello che importa.

    Prima di tornare al mio romanzo, apro il frigorifero e palpo il freddo della bottiglia. Poi dispongo i calici con i nomi dei miei amici che non ci sono, dei miei fratelli che difesero La Moneda, di quelli che passarono nei labirinti dell'orrore e non parlarono, di quelli che crebbero nell'esilio, di quelli che fecero tutte le battaglie fino a sconfiggere il miserabile che ha gettato un'ombra sulla nostra vita per sedici anni ma non ci ha tolto la luce dei nostri diritti. Con tutti loro brinderò con gioia alla morte del tiranno.
    (traduzione di Luis E. Moriones)

    Sentivo di dover postare questo articolo così feroce e così dolce....giustamente feroce e giustamente dolce

  8. #8
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    barsanufio, hai detto una cosa molto precisa. amnistia per chi dice la verità.
    NON per chi la nega.

    conosco la storia del sudafrica e ne sono ammirato.

    in sudamerica però c'è stata un'amnistia senza che nessuno abbia mai detto "sì. sono stato io". non confondiamo le mele con comodini.

  9. #9
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    Sì.
    In un film certo non d'essai, nell'holliwoodiano The Interpreter, la protagonista - interpretata dalla bellissima Kidman - racconta una consuetudine africana.
    Quando in una comunità c'è un omicidio e si trova il colpevole, dopo che la famiglia ha terminato un anno di lutto, si fa una grande festa lungo il fiume, e tutto il villaggio partecipa. Il colpevole, mani e piedi legati, viene portato a largo con una piroga, e gettato in acqua. Legato com'è il suo destino è annegare.
    La famiglia della vittima, però, è posta dinanzi a una scelta. Può osservare la giustizia che si compie, e lasciare annegare il criminale. Gli africani dicono però che in questo caso il loro lutto durerà tutta la vita.
    Oppure può slanciarsi in acqua e salvare quell'uomo. In questo caso essi saranno liberi dal loro dolore, perché l'unico modo di esserlo - secondo quegli africani - è salvare una vita.
    E conclude: la vendetta è una forma pigra di giustizia.

    Brindi pure Sepulveda alla morte del tiranno: non ne trarrà gioia alcuna. Il sangue non serve per lavare il sangue. La morte non è utile a consolare altre morti. E - come scriveva un'acuta lettrice del New York Times poco dopo il famoso undici settembre - nell'aritmetica del dolore esistono solo le somme, non le sottrazioni. La morte del tiranno è una morte in più.

    B.

  10. #10
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    e ti ripeto punire un dittatore, punire il simbolo significa rieducare chi credeva in lui. per cui nessuna vendetta.
    priebke doveva andare in galera e pinochet pure. non è vendetta. è giustizia.

    anche perché la galera di pinochet non sarebeb MAI stata pari a quella che altri novantennni avevano subito. per cui proprio non mi scappa nessuna lacrimuccia di compassione.

 

 
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