Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12
Risultati da 11 a 17 di 17
  1. #11
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi, 28 dicembre 2006

    Pronto lo sciopero generale se Prodi tocca le pensioni

    di ANTONIO CASTRO

    Il governo fa filtrare le prime ipotesi di riforma pensionistica e inizia il fuoco di sbarramento dei sindacati. La sola ipotesi di disincentivare i lavoratori a lasciare il lavoro prima dei 60 anni - con una riduzione del 3,5% del trattamento - fa andare su tutte le furie. Ma non solo. A bocciare gli interventi penalizzanti c'è anche il ministro Paolo Ferrero, titolare del dicastero per la Solidarietà sociale: «Non si può aumentare l'età pensionabile o introdurre dei disincentivi», ha detto, «anche perché con le pensioni già così basse per tanti lavoratori il disincentivo sarebbe un aumento mascherato dell'età pensionabile. Io penso che il problema delle pensioni sia lo scalone fatto dal governo Berlusconi, che se entrasse in vigore porterebbe tutti a lavorare per 40 anni o fino a 60 anni. Quindi la prima questione», sostiene il ministro di Rifondazione, «è la sua abrogazione». In serata interviene anche il vicepremier Francesco Rutelli che getta acqua sul fuoco: «Non dobbiamo togliere diritti acquisiti a nessuno», assicura al Tg1 il leader della Margherita, «ma dobbiamo incontrare gli interessi dei giovani che la pensione, invece, rischiano di non averla affatto». Tra le ipotesi c'è una sorta di compensazione tra riforma e ammorbidimento della legge Biagi. La pratica pensioni verrà affrontata al vertice di maggioranza in calendario l'11 e 12 gennaio a caserta. Romano Prodi assicura che vi arriverà con «fogli bianchi», come a testimoniare che tutte le ipotesi sono e restano aperte. DI sicuro, però, non verrà risolto il problema con un vertice dei segretari di partito come ventilato nei giorni scorsi. Ma nella maggioranza ci molti "niet". Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti Italiani alla Camera, precisa: «Sarebbe un errore continuare a parlare di innalzamento dell'età pensionabile». C'è anche chi, dalle fila di Rifondazione, chiede di mettere prima mano al portafoglio per aumentare le pensioni minime. Per Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Rifondazione comunista, «deve essere immediatamente affrontata la partita aperta dell'abolizione dello scalone e dell'aumento delle pensioni minime, vero scandalo del sistema sociale italiano». L'obiettivo di abolire lo scalone previsto dalla riforma Maroni (che dal 2008 alza l'età a 60 anni) ha già fatto breccia nel popolo dei pensionandi. I dati dell'Inps sulle pensioni di anzianità confermano la corsa ai pensionamenti in tempo per evitare lo scalone: nei primi dieci mesi dell'anno, le pensioni già liquidate dall'istituto sono aumentate del 28,8% rispetto a tutto il 2005. Ma potrebbero arrivare al 33,6%. Anche per questo il pianeta sindacale è già entrato in fibrillazione. «L'idea di ricorrere a disincentivi», spiega il sanguigno segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, «è sbagliata: non si può chiedere a gente che ha lavorato 35-36 anni di andare in pensione con una pensione più bassa di 800-1000 euro qual'è la media attuale». Cremaschi non lo dice ma già nel 1994 il primo governo Berlusconi propose un'ipotesi del genere e fu sciopero generale. Questa volta - nonostante a Palazzo Chigi ci sia un governo "amico" - il sindacato (che ha già raccolto fischi nelle fabbriche) non può permettersi di siglare un'intesa passando sopra la testa dei lavoratori. E quindi lo spettro di uno sciopero generale diventa concreto. La Cisl si dice contraria a «qualsiasi ipotesi di disincentivi». Il segretario generale aggiunto, Pier Paolo Baretta, si augura, invece, che «il governo affronti al più presto» la questione delle pensioni aprendo il tavolo di confronto con le parti sociali. Sospetta un ben tranello l'Ugl. «Non saremo disponibili», avverte il segretario generale, Renata Polverini, «ad alcuna proposta di disincentivo per favorire l'innalzamento dell'età pensionabile». Possibilista la Uil, anche se il segretario confederale, Domenico Proietti, è «contrario ai disincentivi». C'è anche chi ha già fatto i conti in tasca al governo. Eliminare lo scalone costerebbe 5 miliardi di euro che, secondo il segretario confederale della Cgil, Morena Piccinini, «potrebbero arrivare grazie alle nuove entrate contributive derivanti dall'aumento dei contributi per autonomi e precari». A gennaio parte la discussione. Ma i tre mesi concordati sono pochi per un'intesa.

    Saluti liberali

  2. #12
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi


    Che autogol scioperare Parola di compagno

    di MATTIAS MAINIERO

    Antonio Padellaro, direttore dell'Unità, risponde gentilmente: «Ma no, forse si è trattato solo di un moto di stizza. Per noi, comunque, non cambierà nulla. Seguiremo le decisioni della Federazione nazionale della stampa». I membri del Comitato di redazione, sindacato interno dell'Unità, si dimostrano anche loro molto gentili. Dice uno dei giornalisti: «Sono un po' impicciato, sto preparando il pranzo a mia figlia. Possiamo risentirci più tardi?». Più tardi il telefonino squilla e arriva la dichiarazione: «In gioco ci sono i diritti dei giornalisti e noi, per storia e tradizione, stiamo con la Fnsi». Giorgio Poidomani (poi capirete chi è) puntualizza sempre gentilmente. Tutti gentili e tutti pronti a smorzare le polemiche. Questa storia dobbiamo ricostruirla da soli. Galeotta fu la lettera
    La storia, l'avrete capito, parla dell'Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, già organo ufficiale del Pci e oggi giornale dei Ds. Siamo nel cuore della sinistra. Avrete capito anche questo: diritti dei lavoratori, intoccabilità dello sciopero come forma di protesta, anni di lotta in difesa dei più deboli. Non c'è bisogno di dilungarsi troppo. Se volete sapere a cosa servono le battaglie sindacali, chiedetelo all'Unità. Ma mi raccomando: non consultate il numero di sabato 6 gennaio, pagina 26, quella dedicata alle lettere e ai commenti. Avreste un sussulto, un dubbio, vi sembrerà di stare leggendo Libero. Cose mai viste: la sinistra che fa la destra. Ci stiamo dilungandoci troppo, ritorniamo al dunque. La letterina apparsa sul quotidiano rosso: «Caro Direttore, il 23 dicembre, giorno di sciopero dei giornalisti della carta stampata, sono andato alla mia solita edicola e ho notato un grande cartello che elencava i quotidiani disponibili». La firma è quella di Giorgio Poidomani, Amministratore delegato Nie, dove Nie sta per Nuova Iniziativa Editoriale e dove la Nuova Iniziativa Editoriale altro non è che la società che edita l'Unità. In breve: datore di lavoro, principale. O imprenditore. E' capitato, dunque, che Poidomani, il 23 dicembre, sia andato in edicola e abbia trovato un bel mucchio di quotidiani, di tutti i tipi, «generalisti e di opinione, di destra e di sinistra». Ognuno di quei quotidiani specificava anche il perché della non adesione allo sciopero dei giornalisti. C'era chi aveva lavorato perché dipendente di una cooperativa (e le cooperative, non avendo padroni, non possono scioperare contro se stesse), chi perché, presente in edicola da poco tempo e quindi ancora fragile, non poteva rischiare di compromettere tutto con l'astensione dal lavoro. Molti differenti motivi. Mancava, tra quei quotidiani, l'Unità. Scrive Poidomani: caro direttore, «e il tuo povero giornale può prescindere dal conto economico?». Domanda retorica, ovviamente: nessun giornale, nessuna impresa può prescindere dai soldi. Ma ammettiamolo: non vi fa almeno un po' senso che a porsi la domanda (retorica) sia l'editore di sinistra di un quotidiano di sinistra? E non vi dice nulla sulla strategia della Federazione nazionale della stampa, finora diciotto giorni di sciopero per il rinnovo del contratto di lavoro e neppure una promessa da parte degli editori? Nulla su un'arma sindacale che ha fatto il suo tempo, arma ottocentesca e spuntata? Nulla sui giornalisti che scioperano, ci rimettono soldi, privano i lettori dell'informazione e rimangono con un pugno di mosche in mano? Breve parentesi. Questa storia dell'Unità potrebbe concludersi facilmente con la solita battuta: pecunia non olet. Potremmo andare anche un po' più sul pesante e ironizzare sul compagno che vorrebbe che i compagni lavorassero sempre, sul diritto di sciopero che vale solo se lo sciopero non è fatto contro gli interessi della sinistra. Tempo sprecato. No, noi vogliamo solo ringraziare pubblicamente Poidomani e l'Unità. Possiamo farlo: non si tratta del nostro editore, non parliamo del nostro giornale. Nessuno potrà mai pensare ad un atto di piaggeria. Dobbiamo ringraziarlo perché è evidente: certe domande, poste da destra o centrodestra, possono sembrare pura provocazione. Poste dal versante tradizionalmente più vicino ai lavoratori assumono un valore diverso. Se la sinistra contesta la più classica, più nota e collaudata forma di protesta della sinistra, vuol dire che questa sinistra ha capito di avere dei problemi. Vuol dire davvero, come noi di Libero abbiamo scritto e ripetuto, che la sua strategia non funziona più, che c'è un divario tra i bisogni dei lavoratori e chi tradizionalmente era chiamato ad interpretare questi bisogni. Significa che il vicolo cieco imboccato dalla Fnsi è proprio un vicolo cieco, che non ha senso che lo sciopero riguardi tutti indistintamente, anche se il panorama editoriale è variegato, anche se al Corriere o Repubblica hanno contratti integrativi che nei piccoli giornali semplicemente si sognano di avere, anche se a rimetterci solo soltanto i quotidiani minori e i giornali di opinione, come per esempio l'Unità. E vuol dire anche che il discorso è più ampio, che riguarda la Fnsi, sindacato unico dei giornalisti, e al tempo stesso l'intero sindacato. Il mondo evolve, si globalizza, la stampa arriva su internet, e loro rimangono al blocco delle rotative o delle catene di montaggio. Preistoria. E per fortuna a sinistra, almeno la sinistra più sensibile ai conti economici, cominciano ad accorgersene, ad avere un moto di stizza, di rifiuto, a farsi qualche domanda. È ora di cambiare

    Compagni, si cambia strada. Smettetela di scioperare, finitela con lo spirito di categoria che rovina la categoria, la solidarietà sindacale a senso unico, il conformismo che fa incrociare le braccia a tutti, indistintamente, grandi che non ci rimettono e piccoli che passano guai inenarrabili, ricchi giornalisti e povericristi di cronisti semisconosciuti, uomini da ventimila euro al mese e redattori da poco più di mille euro, moglie, figli e mutuo da pagare. Compagni, per favore, un po' più di intelligenza. Ve lo dice l'Unità, mica noi di Libero. Che fate non credete neppure più all'Unità?
    Saluti liberali

  3. #13
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi


    Giordano contro Padoa-Schioppa: così si rompe


    Nuovi problemi per Prodi. E questa volta arrivano da Rifondazione comunista che attacca il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa. Oggetto dello scontro sono le linee di politica sociale delineate dal responsabile di via XX settembre. Il segretario di Rifondazioni non dà spazio a fraintendimenti: sul welfare siamo pronti a rompere. Qualora «le parole pronunciate del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa al cosiddetto tavolo della concertazione, corrispondessero alla linea del governo provocherebbero l'impossibilità di definire un'intesa in seno alla maggioranza di centro sinistra», ha detto Giordano. Secondo il quale «il rapporto tra risanamento e politiche di redistribuzione non può prodursi» in questo modo. «Così come non condividiamo l'impianto che viene prospettato sul terreno della riforma previdenziale, nonché le affermazioni in merito al sistema contrattuale». Insomma, secondo il Prc bisogna «avviare celermente la fase della redistribuzione e del risarcimento sociale. Ne va dell'identità e della prospettiva politica del governo e della maggioranza di centrosinistra». Prodi è avvertito.

    Saluti liberali

  4. #14
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    Comunisti e verdi in coro: «Ci lasciano da parte»


    La sinistra radicale si offende e minaccia, Prodi chiede scusa e fa marcia indietro. Motivo: il mancato invito a Palazzo Chigi al vertice di domenica pomeriggio su tesoretto, contratto degli statali e dintorni. A far andare su tutte le furie l'ala sinistra dell'Unione è l'elenco dei partecipanti al summit: oltre al premier, ci sono solo Massimo D'Alema, ministro degli Esteri e vicepremier, Francesco Rutelli, ministro dei Beni culturali e secondo vicepremier e il sottosegretario Enrico Letta. In pratica lo stato maggiore del futuro Partito democratico. Prc, Pdci e Verdi, ma anche l'Udeur, non gradiscono. «I Ds e la Margherita si sono arrogati il diritto di guidare il governo», protesta Franco Giordano, segretario di Rifondazione, «ma chi gli ha dato la patente? Serve maggiore collegialità, e collegialità per me vuol dire costruire insieme la politica economica per evitare che ci sia poi qualcuno che debba solo commentarla o al massimo emendarla». Dal Prc al Pdci. «Abbiamo a che fare con un gruppo dirigente che più maleducato non si può. Quando c'era il governo Berlusconi il sottosegretario Gianni Letta telefonava per avvertirci di qualunque cosa succedesse, mentre qui fanno un vertice a Palazzo Chigi e nessuno ci chiama», rincara la dose Oliviero Diliberto. «La collegialità è premessa indispensabile per capire cosa e come fare. In politica la forma è sostanza. Non può essere il vertice del Partito democratico a decidere sulle politiche economiche che il governo deve realizzare», afferma Pino Sgobio, capogruppo del Pdci a Palazzo Madama. «Non voglio polemizzare, ma mi sembra che Diliberto non sia ancora vicepremier..», replica caustico Antonello Soro, coordinatore dell'esecutivo della Margherita. Taglia corto anche la ds Marina Sereni, vicepresidente dei deputati dell'Ulivo: «Al termine della crisi di governo di qualche mese fa tutti i gruppi di maggioranza avevano accettato il dodecalogo di Romano Prodi secondo il quale sarà il premier, di fronte a opinioni diverse, a scegliere e ad avere l'ultima parola». Sul piede di guerra pure i Verdi. «C'è stato il vertice del Partito democratico, adesso c'è da fare il vertice dell'Unione», fa la voce grossa Paolo Cento, sottosegretario all'Economia. «Nessuno pensi di ridurre il centrosinistra all'accordo tra Prodi, Rutelli, D'Alema e Padoa-Schioppa, perchè se quella è la strada rappresentano a mala pena il 34-35 per cento stando alle ultime elezioni politiche. Con quei voti non hanno la maggioranza in Parlamento». «In una coalizione non si decide in tre», aggiunge Angelo Bonelli, capogruppo del partito a Montecitorio. E a protestare sono anche i "moderati" dell'Udeur. «Non esistono vertici di serie A e di serie B. Siamo sconcertati dal modo di procedere di Prodi, perchè questi argomenti sono di tutta l'Unione. Se poi il Partito democratico ritiene ininfluenti le decisioni prese dal resto della coalizione di maggioranza», incalza Mauro Fabris, il capogruppo alla Camera, «ce lo faccia sapere ufficialmente, così che non si perderebbe tempo prezioso». Preoccupato dalla piega che stanno prendendo gli eventi, Prodi si affretta a gettare acqua sul fuoco rassicurando gli alleati della sinistra radicale. «Ieri (domenica, ndr) era l'ovvia riunione tra il ministro dell'Economia con i conti in mano, il premier e i due vicepremier. Non era un vertice dell'intero governo. Certamente quando saremo a uno stadio più avanzato di proposte è chiaro che parteciperà tutto il governo. È ovvio e giusto che la decisione sarà presa in maniera collegiale. Ma in questa fase era indispensabile fare una riflessione preventiva». Insomma, solo una riunione preparatoria e nulla più. T.M.
    Caro signor Prodi, i comunisti in Italia, purtroppo per lei, non sono solo folklore. Senza di loro..........le toccherebbe.........andare a casa. Quindi si metta sull'attenti, batta i tacchi, e dica forte e chiaro: Comandi!!!


    Saluti liberali

  5. #15
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Interessante, come breve, per quanto schematica, analisi generale, il seguente articolo del professor Carlo Pelanda:

    La crisi del capitalismo di massa

    di Carlo Pelanda


    Le ricerche mostrano una crisi del capitalismo di massa, cioè della diffusione a tutta la popolazione della ricchezza, questa intesa come almeno una piccola quota di surplus che resta in un bilancio famigliare dopo le spese necessarie. Non è un fallimento del modello della società occidentale/liberale perché i 2/3 delle popolazioni nelle nazioni che lo adottano (America ed Europa) possono dirsi “ricche”. Ma il restante 1/3 tende a diventare più povero. In questa tendenza è impressionante l’aumento delle famiglie e persone in difficoltà in Italia. Il problema non è di contingenza, ma di struttura e così dovrebbero essere le soluzioni.

    Tremonti, Luttwak ed io scrivemmo queste esatte parole nel 1994 in una ricerca intitolata “Il fantasma della povertà” (Mondadori, 1995). Ai quei tempi anticipammo che l’evoluzione dell’economia capitalistica in termini di mercato globalizzato avrebbe generato un turbocapitalismo selettivo dove le protezioni sindacali e nazionali sarebbero state meno efficaci e, pertanto, i forti sarebbero diventati più ricchi ed i deboli sempre più poveri. Per evitarlo raccomandammo un adeguamento dello Stato sociale sia in Europa sia in America: investire sugli individui per renderli forti invece che proteggerli facendoli restare deboli (Europa) o lasciandoli abbandonati a se stessi (America). Ma il modello statunitense e quello europeo non cambiarono e quando esplose il turbocapitalismo globalizzato (per altro forma benigna dell’economia) una parte della popolazione si trovò sempre più impoverita o perché incapace di adeguarsi individualmente alla nuova realtà o perché intrappolata in mercati inefficienti. Ora il problema è evidente ed i governi cercano di metterci una pezza, per esempio il ritorno al protezionismo sociale mixato al liberalismo come proposto da Sarkozy per la Francia. Funzionerà? Non lo sappiamo ancora. Sappiamo solo che sono fallimentari sia le politiche assistenziali offerte dalle sinistre radicali sia il “lasciar fare al mercato”. E che la soluzione comunque va trovata nella ricerca di un giusto mix tra efficienza e garanzie, con l’avvertenza che le seconde dovranno sempre più avere la forma di investimento per trasformare i deboli in forti e non quella corrente di semplice protezione. Il punto: la tutela oggi diviene causa di sottocapitalizzazione delle famiglie. In tale ricerca l’Italia dovrà essere necessariamente all’avanguardia in quanto l’impoverimento da noi è più veloce che altrove. Colpisce, in particolare, che sia in aumento dal 1996 circa senza modifiche di tendenza al variare dei governi. Con un peggioramento nell’ultimo anno in termini di famiglie sottocapitalizzate. La politica di sinistra (tasse e ridigità) peggiora l’impoverimento, ma quella di destra non lo ferma. Evidentemente il modello ha una forza di inerzia tale da resistere ai tentativi di cambiamento. E qui si concentra la sfida per destra e sinistra. Ambedue non solo devono proporre un nuovo modello di capitalismo di massa per l’Italia, ma anche avere la forza di smantellare quello che c’è, causa prima dell’impoverimento. La buona notizia è che si può fare, la cattiva è che la politica non pare aver colto l’entità del problema e quindi la vastità del cambiamento necessario.

    www.carlopelanda.com
    8 http://www.carlopelanda.com/italian/...di%20massa.htm )

    Al di là del fatto che è fuori di dubbio che il processo di internazionalizzazione del capitalismo è in corso, in realtà, da ben oltre un secolo, ed è entrato relativamente di recente semmai solo nella sua fase "turbo", con enormi benefici e grandi problemi, è vero che le tradizionali politiche "di destra" e "di sinistra" (di tentativo di governo delle questioni che tale internazionalizzazione pone, non risolve o aggrava), rischiano di essere sempre più inadeguate. Qualcuno dice che addirittura è la politica in sè a non avere più la possibilità di incidere adeguatamente, soprattutto se rimane confinata nei limiti dei singoli Stati-Nazione o anche in singole aree geo-politiche e geo-economiche.
    L'esperienza disastrosa del governo Prodi si innesta, in un momento per altro non estremamente favorevole della congiuntura europea e riapre addirittura a vetero concezioni della politica più stantia della sinistretta massimalista, dalla quale non solo si fa costantemente condizionare, ma che spesso è rintracciabile come filo conduttore della sua impostazione generale (e su questo hanno quasi ragione quelli della sinistra radicale che dicono che le loro pretese non sono altro che l'invito ad attuare il programma concordato fra tutte le parti della coalizione). L'Italia ha numerosi svantaggi strutturali nella competizione globale, che si sommano a svantaggi diffusi in tutta l'Europa occidentale (e oltre), tra i quali vi sono nodi che attendono di essere risolti da decenni e che invece si aggravano di anno in anno. Il governo Berlusconi, per svariati motivi, ne affrontò degnamente alcuni e comunque non fece in tempo a completare l'opera neppure in quei pochi settori in cui seppe intervenire senza eccessivo ritardo. Per il resto anche il governo Berlusconi fu inadegauto. Ma ora la situazione non solo è decisamente più grave, ma l'urgenza di rimediare ai disastri del prodinottismo sta diventando una vera propria emergenza nazionale di primo livello di cui si rendono conto ampi settori della stessa sinistretta (anche se ovviamente cercano soluzioni "interne" alla crisi).
    Stanno maturando non solo nella politica, ma anche nella società, fra i ceti, le categorie, "le classi" e frazioni di classe sociale le condizioni di uno scontro di tutti contro tutti che, parafrasando Marx, potremmo dire che rischia di travolgere [quasi] tutti i ceti, le categorie, le classi e anche parte rilevante della medesima nomenklatura politica.
    Il governo della sinistretta sta davvero rendendo di nuovo attuali le lotte di classe, sì...ma contro la sua inettitudine politica.

    Saluti liberali

  6. #16
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    Carissimi colleghi anonimi dell'Unità: fate buon sciopero

    di LUIGI SANTAMBROGIO

     Punti sul vivo, anzi sul morto (data la situazione comatosa in cui si trova il loro quotidiano ex gramsciano) i compagn-ucci (Angel-ucci+Marc-ucci) dell'Unità reagiscono con rabbia. E anche un po' alla viva il parroco, visti i non-argomenti che usano per attaccare il sottoscritto e tutta la redazione di Libero. Si sa, il fair-play e l'ironia non fanno parte del loro elegante bagaglio politico, storico e culturale: qualità che suggerirebbero (a chiunque ne fosse dotato) l'abbozzo piuttosto che l'af fondo-boomerang. Ma no, loro appartengono per predilezione di classe ad un'altra specie: quella degli eletti incaricati di illuminare le ignoranti masse. Così, anziché rispondere alle mie annotazioni, sia pur offerte in tono scherzoso, applicano la vecchia e arcigna retorica di nonno Josif che prescrive: 1) truccare il mazzo 2) rovesciare il tavolo gridando al baro. Così, divento «tal Santambrogio, ignoto ai più», eppure tanto «spericolato» (sic!). Lasciamo pure stare quello «spericolato» che come determinativo mi risulta pure simpatico. Lo spericolo è il nostro mestiere, no? Ma rimproverarmi fino a farmene una colpa originale d'essere soltanto un «tal» qualsiasi e «sconosciuto ai più», è davvero motivo di grande scoramento. Che delusione, cari compagni grandi firme e scrivani prudentissimi. Il sottoscritto non si fa problemi ad essere considerato un qualsiasi tal dei tali e nessuno obbliga gli sciccosi reporter dell'Unità a raccattare (non diciamo dettagliate informazioni) almeno uno straccio di appunto quando raccontano di fatti e persone. Loro però non sono giornalisti normali: come i maiali di Orwell sono più uguali degli altri. La verità (politica) gli è già stata rivelata tutta d'un botto, fin da quando erano praticanti. E se qualcuno intende parlare con loro, prima esibisca le dovute credenziali, si faccia il segno della croce e attenda rispettosamente in ginocchio. Insomma, per poter scrivere di cose dell'Unità, occorre avere un nome, una posizione, una tessera almeno che autorizzi a esibire (se richiesta) la celebre frase proletaria del: «Lei non sa chi sono io». Però, compagn-ucci cari, il vostro petit corsivo contro lo sconosciuto redattore di Libero, mica l'avete firmato. No, la preziosa griffe dell'au tore (sarà certamente notissimo ai lettori italiani e come minimo avrà vinto il Pulitzer) l'avete tenuta tutta per voi. Pezzuccio anonimo fino all'ultima vocale: nemmeno una sigla, tanto per lasciare un indizio. A meno che quelle poche righe siano frutto dell'ingegno collettivo. Ma allora, via, potevate applicarvi un pochino di più e rispondere a qualcuna delle critiche (va beh, voi le chiamate insulti) alla messinscena della Carta dei valori e della Commissione dei garanti (una volta la chiamavate Soviet). Massì, finitela con 'sta barzelletta. Per 83 anni siete stati ben garantiti dal Partito che fu di Gramsci: adesso, se vi mette in vendita, una ragione deve pur averla. Forse, si è capitalisticamente rotto le palle di coprire il rosso-turbo dei vostri conti. E poi, il vostro chiarissimo ingegno avrebbe dovuto risparmiarci l'idiozia sul «garante Betulla», una barzelletta noiosa che avete raccontato già mille volte e non fa ridere più nessuno. Ve la tirate tanto perché invece di Betulla, avete nell'album le figurine di Mortadella, Cicogna e Ranocchio. Rilassatevi, state sereni e godetevi il futuro: i tempi duri potrebbero presto finire. Intanto, cari Colleghi (con la maiuscola, si capisce): buono sciopero a tutti.
    Buono sciopero compagni.

    Saluti liberali

  7. #17
    email non funzionante
    Data Registrazione
    02 May 2003
    Località
    gallia cisalpina
    Messaggi
    4,702
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi Visualizza Messaggio
    dal quotidiano LIBERO di oggi



    Buono sciopero compagni.

    Saluti liberali
    I giornalisti dell'Unità sono come "quelle donne che non possono capacitarsi che vi siano degli uomini che non si interessino a loro." Vauvernagues.

 

 
Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12

Discussioni Simili

  1. Breve video delle lotte operaie.
    Di zapatero8 nel forum Marxismo Leninismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 17-06-13, 14:35
  2. Lotta di classe, lotte di classe
    Di Muntzer nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 16-05-13, 11:19
  3. Lo strano caso delle due sinistre
    Di socialistaprussiano nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 15-06-09, 20:05
  4. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 18-10-07, 02:16
  5. No All'illegalizzazione Delle Lotte Di Liberazione: Viva Le F.a.r.c.!
    Di Sardigna e Libertade nel forum Sardegna - Sardìnnia
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 13-06-02, 01:50

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito