Questo è un Paese davvero allucinante. A scandalo segue scandalo, ma tutti, uno dopo l'altro, vengono metabolizzati.
Nessuno paga e nessuno viene risarcito.
Io non so se qualcuno dei nostri lettori ha fatto mente locale sulle implicazioni della clamorosa sentenza della Cassazione con la quale, dopo 10 anni di processo e di speculazioni politiche, è stata annullata la condanna che ha perseguitato Cesare Previti ed altri imputati.
Non si è trattato di un annullamento qualsiasi ma l'azzeramento di tutte le cose fatte è dipeso dal fatto che dal primo giorno il processo era immerso nella illegalità perché dei magistrati se ne erano appropriati senza poterlo fare, cioè violando la legge.
Quando succede una cosa di questo genere, la legge parla di "incompetenza" dei giudici ed è vero che in questa definizione c'entra anche l'ignoranza di questi organi, ma chi può credere che tutti i magistrati, uno stuolo di pubblici ministeri della Procura più celebrata d'Italia, quella di Borrelli, due collegi giudicanti, uno di primo grado ed un altro di secondo abbia potuto agire illegalmente per ignoranza?
Come non considerare che il processo Sme è servito per criminalizzare Cesare Previti, il suo ruolo istituzionale, la simbiosi reale e processuale con Silvio Berlusconi, vero obiettivo della incessante campagna di delegittimazione politica?
Soprattutto, come non mettere insieme tutte queste cose, per dedurre che quello stuolo di magistrati agì intenzionalmente, consapevolmente mentre cresceva nel Paese la rivoluzione liberale?
È' indelebile il ricordo della mia cacciata dal governo Berlusconi perchè mi ero scagliato contro i giudici milanesi auspicando che qualcuno li arrestasse.
Fu un grave errore quello di Berlusconi: io avevo ragione e avergli consegnato la mia testa non ha contribuito ad avere la meglio sulla loro arroganza.
Dico questo perché i magistrati milanesi che, hanno rubato il processo Sme, hanno commesso intenzionalmente, una quindicina di gravissime violazioni di legge.
Mi hanno molto impressionato due reazioni registrati all'indomani dell'annullamento della Cassazione.
Anzitutto, la filastrocca santoriana dell'ineffabile Travaglio.
Ha lamentato la stranezza del nostro sistema perché permette che della
"incompetenza" ci si debba occupare persino la Cassazione.
Come è possibile che, un legalitaro manicheo come lui, possa dire una cosa del genere?
Come può auspicare, il nostro moderno Catone, che la legge autorizzi il furto dei processi tra magistrati per poter meglio perseguitare gli avversari politici? La seconda sorpresa è venuta dall'intervista rilasciata dall'ex presidente della Cassazione al Corriere della Sera.
L'uomo, si è scatenato contro i magistrati milanesi censurandoli per le gravi violazioni di legge ed accusandoli di intenzionalità.
Sono d'accordo con Marvulli, ma gli chiedo dove fosse quando queste cose succedevano.
Marvulli sa bene che anche il processo per il quale Previti è stato condannato definitivamente proprio dalla Cassazione, spettava ad un altro giudice.
A parte ciò, Marvulli era il presidente della Cassazione ed era il membro più autorevole del Csm ed egli non solo non ha fatto nulla, ma, per ben due volte, si è servito del palcoscenico della inaugurazione dell'anno giudiziario per esaltare la giustizia milanese e per schiaffeggiare le leggi del governo Berlusconi, commettendo però, due errori.
Dette prova di ingratitudine verso quel governo che aveva tampinato, per far aumentare l'età pensionabile in modo che potesse fare il presidente della Corte fino a 75 anni.
In secondo luogo, l'attacco alle leggi ad personam, significava alludere a Cesare Previti.
Vorrei chiedere a Marvulli, se può smentire di essere diventato presidente di sezione della Cassazione il giorno prima dell'inizio del processo sul fallimento del Banco Ambrosiano, di cui fu relatore e nel quale, a proposito di cavilli che rimprovera alle leggi ad personam, chiese ed ottenne che si azzerasse definitivamente la condanna, ben più grave di quella inflitta a Previti di Carlo De Benedetti accampando la presunta nullità di una informazione di garanzia di dodici o tredici anni prima.
Carlo Taormina su Libero di oggi
saluti




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rima mandi in galera uno che non è stato regolarmente giudicato e poi confermi che i giudici che lo hanno incastrato sono disonesti.