Ottimo. Mi piace questo thread: penso che man mano che leggendo Osho trovo nuove storielle le posto.![]()


Ottimo. Mi piace questo thread: penso che man mano che leggendo Osho trovo nuove storielle le posto.![]()


piace anche a me
un monaco chiese al maestro:
-un cane ha la natura buddica?
-no
un altro monaco, dopo un pò, chiese al maestro:
-un cane ha la natura buddica?
-si!
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C'era una bellissima storiella Zen trovata su un libro di Osho (il segreto della felicita`? non ricordo..). Dato che e` lunghetta, faccio un grande riassunto
"Cosa avete imparato in tutti questi anni?"
"Che l'uomo e` uno specchio con della polvere sopra. Tolta la polvere, si vede lo specchio"
"Sbagliato! Come si puo` togliere la polvere, se non esiste ne quella, ne lo specchio?"


Gia', Vurdak, la storiella che hai appena riassunto è molto cara anche a me. Ecco un altro koan (sempre da Osho...):
C'era una volta un grande maestro Zen, e c'era un bambino di 9 anni che lo serviva. Moltissime persone giungevano dal maestro per prostrarsi ai suoi piedi, e chiedergli un koan che potesse aiutarli. Così anche il bambino, un po' invidioso, decise un giorno, in tutta serieta', di fare lo stesso.
Il maestro rise, ma visto che il bambino insisteva proprio, gli disse: "Prova ad ascoltare il suono prodotto da una mano sola. Quando l'avrai sentito, fammelo sapere."
Il bambino s'impegno' a fondo, tanto che non dormiva nemmeno la notte. Dopo qualche giorno torno' dal maestro e disse: "L'ho trovato! E' il suono del vento che soffia tra gli alberi!". Ma il maestro scosse il capo: "Non è questo. Prova di nuovo."
E così il bambino s'impegno e s'impegno', e quasi tutti i giorni tornava dal maestro per suggerirgli qualche suono - inevitabilmente sbagliato.
Un giorno il bambino non si trovava da nessuna parte, e il maestro preoccupato mando' dei discepoli a cercarlo. Lo trovarono nel bosco, assorto a contemplare un albero. I discepoli lo riferirono al maestro: "Non vogliamo disturbare il bambino: sembra possedere la vera natura di un buddha! Forse ha sentito quel suono."
Così fu il maestro ad andare dal bambino, e gli chiese se aveva finalmente sentito il suono prodotto da una mano. Rispose il bambino: "L'ho sentito, ma è privo di suono."


bello...


Questa storiella è una delle migliori, secondo me. Chiarisce bene qual'è il ruolo della filosofia speculativa nel processo realizzativo:
Si racconta che Mulla Nasruddin fosse interessato alle ragazze, ma che non fosse un corteggiatore molto fortunato. Così, quando si presento' per la prima volta l'occasione per lui di uscire con una ragazza, chiese ad un suo amico playboy: "Dimmi un po', qual'è il tuo segreto? Tu hai sempre successo con le donne, sembri ipnotizzarle. Io invece sono un fallimento; per cui ti prego: aiutami, dammi qualche indizio. Per la prima volta ho un appuntamento con una ragazza e non so cosa fare per conquistarla."
L'amico rispose: "Ricordati tre cose: parla sempre di cibo, della famiglia e di filosofia."
"Perchè del cibo?" chiese Mulla.
"Io parlo sempre del cibo - gli disse l'amico - perchè ad ogni ragazza piace: ogni donna è interessata al cibo. Ogni donna è cibo per il suo bambino, per tutta l'umanita', e quindi ogni donna sotto sotto s'interessa di cibo."
Mulla chiese: "D'accordo, ma perchè della famiglia?"
L'uomo rispose: "Parlale della famiglia, e le tue intenzioni sembreranno oneste."
"E perchè parlare anche di filosofia?" chiese Mulla.
"Parla con la ragazza di filosofia - disse l'amico - perchè questo la fara' sentire intelligente."
Armato di questi consigli, Mulla ando' al suo primo appuntamento. Non appena vide la ragazza le disse: "Ciao! Ti piacciono i maccheroni?"
La ragazza lo guardo' sorpresa: "No!"
Quindi Mulla le porse una seconda domanda: "Ma tu hai due fratelli?"
"No! - rispose la ragazza, ancora piu' perplessa - Ma che razza di domande fai??..."
Mulla dapprima fu preso dallo sconforto: "Come iniziare ora a parlare di filosofia??" Ma poi gli sovvenne, e chiese alla ragazza: "Allora, se tu avessi un fratello, a tuo fratello piacerebbero i maccheroni?"


forte!
vabbè allora
tratta da Osho. La racconto come la ricordo quindi qualche dettaglio manca ma non cambia nulla della sostanza
C'era un Chassidim, (l'equivalente ebraico del sufi), che guardava dalla finestra la gente che passava.
Chiamò unj uomo e gli disse di entrare.
Buon giorno, rabbi, cosa desideri?
se tu trovasssi una borsa piena d'oro, cosa faresti?
rabbi, la riporterei immediatamente al proprietario
sei uno sciocco, vattene!
si rimise alla finestra. Chiamò un altro uomo
Buon giorno rabbi
cosa faresti se trovassi una borsa piena d'oro?
la terrei per me ovviamente!
sei un delinquente, vattene!
ne chiamò un altro
stessa domanda
rabbi, come potrei sapere cosa farei? non so che apsetto del mio io prenda il sopravvento in quel caso, non so di che umore e con che spirito mi alzerei, non so se una volta impadronitomi della borsa le mie buone intenzioni non scompaiano
tu sei un saggio, disse il rabbi


Aspettare con pazienza, perchè tutto scorre:
Un giorno il Buddha stava attraversando una foresta con i suoi discepoli. Era caldo, così disse ad Ananda: "Torna indietro, Ananda. Torna al fiume che abbiamo attraversato, e prendimi dell'acqua."
Ananda tornò al fiume, ma il fiume era piccolo, e alcuni carri lo stavano attraversando. L'acqua si era intorbidita, ed era divenuta sporca: non si poteva bere. Ananda tornò dal Buddha con il secchio vuoto e gli disse: "L'acqua è sporca ora, e imbevibile. Lascia che vada avanti: so che c'è a poca distanza un altro ruscello; posso prendere l'acqua lì." Ma il Buddha gli rispose: "No! Voglio che tu prenda l'acqua proprio dal fiume che abbiamo passato."
Così Ananda tornò al fiumiciattolo, sapendo benissimo che l'acqua sarebbe stata ancora sporca. E infatti così fu. Ananda tornò nuovamente dal Buddha, assetato, frustrato, e col secchio vuoto. Disse: "Ma perchè mi ha mandato di nuovo lì? Quell'acqua non si può bere!" E il Buddha rispose: "Tornaci ancora." Il Buddha aveva parlato, e così Ananda dovette a malincuore obbedirgli.
La terza volta che Ananda raggiunse il fiume, l'acqua era divenuta cristallina, pulita come lo era stata la prima volta. La sabbia si era depositata, le foglie erano scorse via, l'acqua era ora pura. Ananda rise. Riempì il secchio e lo riportò danzando. Poi cadde ai piedi del Buddha e lo ringraziò commosso.


già, aspettare ma anche una conferma: non sei tu ad essere sporco e limitato, ma è l'io. Ma l'io, per sua natura va e viene, e quando non c'è, al prezzo della perdita dello sporco e dei limiti, possiamo vedere splendere la nostra natura cristallina che non puoi mai essere sporcata, ma solo illusoriamente occultata, allo stesso modo del cielo che era luminoso prima dell'arrivo delle nuvole e dopo, durante è solo occultato a noi, ma non a chi il cielo (il se) l'ha raggiunto, e comunque è destino che tale occultamento debba svanire se non altro temporaneamente (fra una vita individuata e la successiva) permettendoci di riassaporare quella luminosa visione
è veramente un ottimo aneddoto

