L’intervento di Mimì Capurso: “Quanfo le 12 guardie bolsceviche si trasformavano negli apostoli. Il Natale è una festa anche in sintonia con lo spirito e l’essenza del comunismo"
(www.dilloadalice.it n.133 del 13/12/2006)
Cara Alice, reverendissimi sacerdoti e illustre teologo Don Nicola Bux, della mia amata Puglia!
da sempre (secoli!) intellettuali, scrittori di ogni tendenza e di ogni nazione, credenti o increduli. si interrogano sull'identità di Gesù.
Significativa è al riguardo la testimonianza di uno che aveva fatto di tutto per evitarlo, il raffinato poeta russo Alekandr Aleksandrovic Blok (1880-1921). Nel 1918, in piena rivoluzione sovietica, componeva il poema “I Dodici” e confessava: “quando l'ebbi finito, mi meravigliai io stesso: perché mai Cristo? Davvero Cristo? Ma più il mio esame era attento, più distintamente vedevo Cristo. Purtroppo proprio Cristo! Davvero Cristo!”. “I dodici” sono guardie bolsceviche rosse che si trasfigurano, nel finale, nei dodici Apostoli.
Di Blok, fra l'altro, ricordo che ebbe incarichi ufficiali dal Governo bolscevico guidato dall'amato e, ancora oggi per i comunisti veri, indimenticabile Lenin.
Ecco la risposta dell'intellettuale marxista Ernst Bloch(1880-1921), tedesco, nel suo “Ateismo nel cristianesimo”: “In Gesù non venne inchiodato sulla croce un fanatico inoffensivo, ma fu l'avvento di un uomo che inverte i valori del mondo presente”. E, anni e anni dopo, queste le parole di un teologo cristiano (ma non cattolico) martire in un lager nazista, Dietrich Bonhoffer, nel suo “Mistero della notte santa”: “Cristo il figlio dell'Onnipotente, non si salva in virtù della sua gloria bensì con l'amore della sua umiliazione nella carne fragile e peritura di un bambino”. E ancora:“...venne Gesù. Non incriminò., non accusò. Salvò. Non incriminò il mondo. Salvò il mondo”. Sono parole uscite dalla voce possente di Charles Péguy(1873-1914), poeta e saggista francese, già militante in gioventù nel partito socialista, ritrovò la fede cattolica senza mai rinnegare nulla della sua intrigante storia.
Sì, nessuno è mai sfuggito al “Dio piccolo”(Sartre, filosofo), alla notte dell'umiltà, a quel Bambino. E, per quanto scritto fino a questo momento (e non solo!), il Natale è la festa di umiltà, di povertà; e il cristianesimo è alla portata di tutti, facile.
E', quindi, per me una festa anche in sintonia con lo spirito e l'essenza del comunismo (lottare affianco degli “umiliati e offesi” della Terra pugliese e non solo). Ovvio anche, cari preti pugliesi e Consiglieri del centrodestra della Regione Puglia, ex presidente Fitto in primis: lo spirito e le idee dei Teo-con e affini, locali e nazionali, assolutamente nulla hanno a che vedere con la Santa Notte.
Vero, dottissimo e stimato teologo barese Don Nicola Bux?
Mimì Capurso
Bisceglie




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