….dal prossimo gennaio
La ricerca dei Riformatori liberali – guidati da Benedetto Della Vedova e da Marco Taradash - analizza la pressione fiscale complessiva sulle famiglie dei lavoratori dipendenti, includendo le modifiche tributarie e le relative detrazioni previste nella Finanziaria in discussione al Senato.
Per la prima volta rispetto alle consuete ricerche, nella pressione fiscale sono comprese non solo tasse, imposte dirette e indirette, ma anche contributi statali vari, come ad esempio il canone Rai, quindi tutto ciò che è dovuto allo stato per obbligo di legge e impiegato attraverso la spesa pubblica.
Lo studio ha considerato tre famiglie tipo di riferimento: tutte monoreddito, con un capofamiglia dipendente e due figli a carico. I redditi familiari ipotizzati sono corrispondenti alla condizione professionale del capofamiglia: operaio, funzionario e dirigente. Risultato: il peso fiscale dello stato oscilla fra il 60 e il 70 per cento. Si va dal 59,3 dell’operaio (25 mila euro lordi annui di reddito) al 67 per cento del funzionario (60 mila euro lordi) fino al 69,4 del dirigente (100 mila euro lordi).
Spiega Della Vedova, deputato del gruppo di Forza Italia: “Queste percentuali dimostrano che siamo in una vera emergenza fiscale, e quindi di emergenza liberale, perché il problema fiscale è a tutti gli effetti un problema di libertà.
Da liberista ritengo intollerabile che il 60-70 per cento delle risorse di un cittadino siano intermediate dallo stato, poiché questo limita la libertà di scelta del singolo. A maggior ragione quando a fronte di questo esproprio tributario non corrispondono servizi pubblici adeguati ed efficienti”.
Di tutt’altro avviso è Riccardo Realfonzo, ordinario al dipartimento di analisi dei sistemi economici e sociali dell’università del Sannio: “Tralasciando la metodologia dello studio in oggetto, tutte le statistiche ufficiali ci dicono che la pressione fiscale in Italia è intorno ai valori medi europei. Insomma, questo è un falso problema: in Italia non c’è una pressione fiscale eccessiva.
I problemi veri sono ben diversi e secondo me sono essenzialmente due. In primo luogo, dal punto di vista della raccolta fiscale, la questione non è applicare aliquote più basse bensì far pagare a tutti le tasse, e portare avanti con determinazione la lotta alla evasione”.
Realfonzo contesta però gli indirizzi governativi su come utilizzare i maggiori introiti:
“La seconda questione concerne l’impiego della raccolta tributaria. Nei piani dell’esecutivo – a giudicare dal Dpef e da questa Finanziaria – la raccolta dovrebbe essere utilizzata in larga parte per abbattere il debito pubblico. Si tratta di una scelta sciagurata. Speriamo che il governo si decida a stabilizzare il debito rispetto al pil e a investire tutte le risorse che in tal modo si libererebbero nei beni pubblici e in una nuova coraggiosa politica industriale. Insomma, tassare è indispensabile ed è indispensabile investire nei beni pubblici e nello sviluppo”.
Ribatte Della Vedova: “Tassare non è necessario, occorre invece individuare le migliori condizioni per aumentare la qualità della vita dei cittadini. E ciò si può fare in due modi: con più crescita e le tasse la disincentivano, e con più risorse a disposizione dei cittadini che sanno usare i risparmi in maniera più efficiente dello stato”.
saluti




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