Gramsci è stato un combattente per la libertà ed un grande pensatore. Ciò non toglie che, benché rappresenti un comunista intelligentemente eretico, il suo pensiero è su un piano radicalmente diverso da quella della socialdemocrazia. I concetti di intellettuale organico ed egenomia, in particolare, sono del tutto inapplicabili ad una concenzione pluralista, libertaria ed antidogmatica come quella del socialismo liberale. Il socialismo riformista non può ragionare in termini di direzione intellettuale e morale, perché per sua natura non ama i "santuari" del pensiero. Ciò non toglie che alcuni spunti di Gramsci possono essere sviluppati anche dai non comunisti: penso in particolare al Gramsci quasi-libertario che difese, con argomentazioni spesso noteveoli, la massoneria contro la repressione fascista nel suo discorso in Parlamento.
Quanto al fatto che il PCI sia stato votato da operai, contadini, intellettuali, impiegati, non basta a farne un partito di vera sinistra. Anche Haider e la Lega prendono i voti dei metalmeccanici. Anche il partito bolscevico russo, dopo la rivoluzione democratica di Febbrario e le prime libere elezioni, fu votato da operai, contadini, intellettuali, impiegati. Quelle elezioni furono vinte dal partito socialdemocratico (i famosi menscevichi), che prese 21 milioni di voti contro i 9 del partito bolscevico. Pochi mesi dopo, i bolscevichi con la (contro)rivoluzione d'Ottobre presero il potere attraverso la violenza, non essendoci riusciti con le elezioni. Può essere considerato di sinistra un partito del genere, solo perché lo votavano operai, contadini, intellettuali, impiegati?
Del PCI, sia come parte dell'inquietante movimento comunista internazionale, sia come esperienza in certi aspetti autonoma ed originale, davvero pochissimo si può salvare. Ed in questo pochissimo metto Amendola, Di Vittorio, Macaluso, Napolitano ed altri miglioristi.
Deve poi far riflettere il fatto che l'Italia sia stato l'unico paese europeo a non sviluppare una forza socialdemocratica. A meno che non si voglia credere al "primario morale e civile degli italiani", si deve prendere atto che gli italiani hanno preferito dividersi tra due chiese-tifoserie come la DC ed il PCI, accomunate peraltro da una certa ostilità ai concetti di laicità e mercato, con il risultato che è stato impossibile sviluppare una sinistra paragonabile a quella delle grandi democrazie europee. Ecco perché le posizioni riformiste del PSI, "Giustizia e Libertà" ed il Partito d'Azione sono stati fenomeni perlopiù minoritari. L'Italia non era il brodo di coltura ideale per una forza di sinistra. La fisionomia che sta assumendo il partito democratico, sembra confermarlo.
Ricordo una visita di Lanfranco Turci a Palermo, durante la quale ha affermato che gli ex comunisti che abbracciano il socialismo democratico come lui ha fatto mentre era ancora nei DS, non possono che sviluppare una vera e propria conversione a 360° rispetto al loro passato.
Più che altro, un nuovo partito socialista dovrebbe veicolare il concetto di eticità della politica, a cominciare dalla sinistra e per poi estendere il discorso anche alla controparte. Senza quindi rispolverare la "questione falso-moralista" del PCI. E soprattutto senza pretendere di essere il "partito degli onesti", come non pretende di esserlo nessuno dei partiti socialisti democratici europei. La rappresentanza degli "onesti" autoproclamati la lascio volentieri alla destra populista di Di Pietro e della Lega...





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