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Discussione: Chavez...

  1. #21
    legione muti
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    qui, a ben guardare, mi sa che sono più gli antifascisti (islamisti khomeinisti, filosionisti, cattolici tradizionalisti eccecc) che i fascisti siam messi proprio male

  2. #22
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    La colpa è nostra. Ogni qualvolta viene aperto un thread per incensare quello sporco castrista di Chavez (o gentaglia simile) faremmo bene a sputarvi sopra con una risposta secca e sprezzante per poi lasciar cadere il thread in malora.
    2010:

  3. #23
    legione muti
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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys Visualizza Messaggio
    La colpa è nostra. Ogni qualvolta viene aperto un thread per incensare quello sporco castrista di Chavez (o gentaglia simile) faremmo bene a sputarvi sopra con una risposta secca e sprezzante per poi lasciar cadere il thread in malora.

    non è il problema di Chavez (che è pure un esperimento interessante, ma sopravvalutato qua = il problema è che la gioventù che si considera fascista è tutto tranne che questo...

  4. #24
    alfredoibba
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    Hugo Chavez è un grande.

  5. #25
    DaBak
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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys Visualizza Messaggio
    La colpa è nostra. Ogni qualvolta viene aperto un thread per incensare quello sporco castrista di Chavez (o gentaglia simile) faremmo bene a sputarvi sopra con una risposta secca e sprezzante per poi lasciar cadere il thread in malora.

    Io mi vergognerei se fossi in te della cazzata che hai detto...

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da alfredoibba Visualizza Messaggio
    Rodolfo, ma che sei diventato, antifascista?

    Antifascista? No...semplicemente non sono fascista e do delle valutazioni politiche e storiche critiche del fenomeno "Fascismo".
    Per quanto riguarda l'antifascismo non lo sono perchè è un mezzo per il consolidamento del potere, per unire ciò che non è unibile nella cosiddetta sinistra italiana, e perchè combatto ben altri poteri che le macchiette folcloristiche del neofascismo italiano.
    Mi sono solo reso conto,dopo un percorso politico, cosa è storicamente e culturalmente il neofascismo italiano e che,ad uscire dal ghetto, non vuole perchè ci sta tanto bene.

    Au revoir
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  7. #27
    Dalla parte del torto!
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    Citazione Originariamente Scritto da DaBak Visualizza Messaggio
    Io mi vergognerei se fossi in te della cazzata che hai detto...
    Io no...è in linea col personaggio...altresì mi preoccuperei(per Chavez soprattutto ) se il Professor Ictus apprezzasse qualcosa di Chavez.
    Sinistra Nazionale!

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da legione muti Visualizza Messaggio
    non è il problema di Chavez (che è pure un esperimento interessante, ma sopravvalutato qua = il problema è che la gioventù che si considera fascista è tutto tranne che questo...
    Io non considero "esperimento interessante" quello di un matto che fino ad ora non ha fatto altro che arricchire gli stipendi dei vampiri dell'esercito (colonnelli, generali e capitani) a discapito della gente, uno che al quinto paese del mondo per l’esportazione di petrolio ha regalato un tasso di disoccupazione che si avvicina al 21 percento monopolizzando e malgestendo tale risorsa.

    Nel 1998, Chavez irruppe sulla scena politica, proclamando non qualche carino esperimento nazional-socialista, ma proprio la lotta di classe marxista e fomendando l'odio e l'invidia sociale... tutto il contrario dei principi nazionalsocialisti che invece vogliono imprenditori e lavoratori collaborare per la nazione. Lui invece gli imprenditori li chiama "FASCISTI". Ha ingannato e continua ad ingannare il Venezuela vincendo la presidenza con la promessa di usare il potere coercitivo dello stato per chiudere il divario fra ricchi e poveri quando invece non ha fatto altro che arricchire le oligarchie militari mentre la gente non più padrona di gestire i propri beni come gli pare!

    Insomma, diciamolo chiaramente che non c'è alcun esperimento interessante in Venezuela giacché ci troviamo di fronte ad un fanatico esaltato sostenitore del più becero comunismo alla cubana. Chavez sta semplicemente facendo dondolare una carota davanti alle masse dei poveri promettendo, con un meschino voto di scambio, di deporre con la forza coloro che producono la ricchezza del paese mentre invece non ha fatto altro che arricchire i suoi amici più stretti e i vertici dell'esercito! Insomma, il suo è un governo oligarchico.

    Se Chavez fosse veramente il protettore del suo popolo creerebbe un contesto in cui i venezuelani potessero condurre vite da persone indipendenti anziché da sottoposti. Un ottimo primo passo sarebbe almeno la parziale privatizzazione dell’industria petrolifera in modo tale che, senza impoverire le casse dello stato, i privati abbiano la possibilità di creare nuove strutture dove impiegare molti lavoratori, questo infatti porterebbe alla creazione di mercati ancillari, all’aumento di opportunità di lavoro e di qui ad un maggiore benessere per i poveri. Senza la decentralizzazione del potere, il Venezuela non realizzerà mai il suo potenziale da 130 milioni di dollari. Questo è l'esperimento da tentare, non le sue personali smanie!
    Chi non è in grado di vedere in simili politiche fallimentari l'opposto del nazionalsocialismo non appartiene alla Destra Radicale... così facendo non facciamo altro che dar ragione ai rossi e ammettere che il loro sistema funziona mentre i falliti siamo noi!

    Chi sostiene acriticamente gente come Chavez quasi fosse la panacea di tutti i mali della politica è solo un moccioso col sedere pieno che parla a vanvera dalla comodità di casa sua in Italia sputando e sbavando sul piatto in cui mangia. Emigrasse in Venezuela!
    2010:

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys Visualizza Messaggio
    Io non considero "esperimento interessante" quello di un matto che fino ad ora non ha fatto altro che arricchire gli stipendi dei vampiri dell'esercito (colonnelli, generali e capitani) a discapito della gente, uno che al quinto paese del mondo per l’esportazione di petrolio ha regalato un tasso di disoccupazione che si avvicina al 21 percento monopolizzando e malgestendo tale risorsa.

    Nel 1998, Chavez irruppe sulla scena politica, proclamando non qualche carino esperimento nazional-socialista, ma proprio la lotta di classe marxista e fomendando l'odio e l'invidia sociale... tutto il contrario dei principi nazionalsocialisti che invece vogliono imprenditori e lavoratori collaborare per la nazione. Lui invece gli imprenditori li chiama "FASCISTI". Ha ingannato e continua ad ingannare il Venezuela vincendo la presidenza con la promessa di usare il potere coercitivo dello stato per chiudere il divario fra ricchi e poveri quando invece non ha fatto altro che arricchire le oligarchie militari mentre la gente non più padrona di gestire i propri beni come gli pare!

    Insomma, diciamolo chiaramente che non c'è alcun esperimento interessante in Venezuela giacché ci troviamo di fronte ad un fanatico esaltato sostenitore del più becero comunismo alla cubana. Chavez sta semplicemente facendo dondolare una carota davanti alle masse dei poveri promettendo, con un meschino voto di scambio, di deporre con la forza coloro che producono la ricchezza del paese mentre invece non ha fatto altro che arricchire i suoi amici più stretti e i vertici dell'esercito! Insomma, il suo è un governo oligarchico.

    Se Chavez fosse veramente il protettore del suo popolo creerebbe un contesto in cui i venezuelani potessero condurre vite da persone indipendenti anziché da sottoposti. Un ottimo primo passo sarebbe almeno la parziale privatizzazione dell’industria petrolifera in modo tale che, senza impoverire le casse dello stato, i privati abbiano la possibilità di creare nuove strutture dove impiegare molti lavoratori, questo infatti porterebbe alla creazione di mercati ancillari, all’aumento di opportunità di lavoro e di qui ad un maggiore benessere per i poveri. Senza la decentralizzazione del potere, il Venezuela non realizzerà mai il suo potenziale da 130 milioni di dollari. Questo è l'esperimento da tentare, non le sue personali smanie!
    Chi non è in grado di vedere in simili politiche fallimentari l'opposto del nazionalsocialismo non appartiene alla Destra Radicale... così facendo non facciamo altro che dar ragione ai rossi e ammettere che il loro sistema funziona mentre i falliti siamo noi!

    Chi sostiene acriticamente gente come Chavez quasi fosse la panacea di tutti i mali della politica è solo un moccioso col sedere pieno che parla a vanvera dalla comodità di casa sua in Italia sputando e sbavando sul piatto in cui mangia. Emigrasse in Venezuela!

    Aspetta...aspetta che mi riprendo...Allora un Presidente che ottiene più del 70% dei voti dal popolo venezuelano - che, è bene sempre ricordarlo, ha evitato un golpe sullo stile colonnelli greci - avrebbe fatto tutte queste cose? E dove l'hai lette sul sito degli apparati di sicurezza americani?
    Ma,purtroppo per te, e nonostante i tentativi dell’opposizione venezuelana e della stampa economica americana di dipingere il Governo Chavez come la causa dei problemi economici del proprio paese, la crisi economica del Venezuela, così come quella di tutti i paesi poveri, è molto più diffusa, profonda e di lungo periodo di quanto non sia attribuibile ad un singolo regime. Uno sguardo veloce alle economie ai paesi limitrofi – come la Colombia o il Brasile – è sufficiente a dimostrare che il Venezuela non ha certo il monopolio su problemi quali povertà, inflazione, disoccupazione e piaghe sociali come la criminalità violenta. Gregory Wilpert ha pubblicato di recente uno studio della lotta alla povertà del Governo Chavez. Egli afferma che, arrivando al potere, Chavez ha ereditato un’economia che mostrava una tendenza di lungo periodo di povertà, miseria e ineguaglianza crescenti. Sostiene, inoltre, che sotto Chavez il Venezuela è riuscito a conseguire qualche risultato nella lotta alla povertà attraverso politiche redistributive come riforme agrarie e urbane, micro-credito, istruzione pubblica, distribuzione di beni di prima necessità e creazione di centri sanitari.
    Nella sua lotta contro la povertà, il team economico di Chavez ha dovuto affrontare un interrogativo estremamente difficile: cosa può fare un paese povero in un contesto neoliberista? I paesi poveri sono spesso oppressi da un debito esterno enorme, risultato di prestiti e pagamenti di interessi stabiliti dalle istituzioni internazionali del credito come il FMI. Per perseguire sviluppo e riduzione della disoccupazione avrebbero bisogno di capitale e investimenti. I governi sono quindi costretti ad impegnarsi in una sorta di “corsa verso il baratro”, dovendo attuare politiche che peggiorano le condizioni lavorative, sanitarie e ambientali (esattamente le cose che un processo di sviluppo invece dovrebbe garantire) al fine di soddisfare le richieste di investitori e creditori. Siano essi privati o istituzionali come il FMI, gli investitori e i creditori pretendono il pagamento di un prezzo terribile in cambio dei loro investimenti, i benefici dei quali, peraltro, in qualche modo non vanno alla popolazione. Ma provare a sopravvivere al di fuori dell’economia globale “svincolandosi” da essa è ancora più difficile, specie quando il potere globale è vendicativo e applica sanzioni, embarghi e promuove attacchi terroristici (come nel caso della parzialmente “svincolata” Cuba).
    Facendo tesoro delle passate esperienze venezuelane, il Governo Chavez ha provato ad affrontare il problema percorrendo varie strade. Nessuna tuttavia rappresenta una soluzione di lungo periodo, ma si tratta di politiche volte a consentire all’economia del paese di sopravvivere al conflitto scatenato da una classe sociale e al sabotaggio.
    Il Venezuela ha goduto di una qualche forma di crescita economica fino agli anni ’80, quando si è innestato un declino mai più invertito. La tendenza negativa cominciò con un abbassamento del prezzo internazionale del petrolio e il contestuale aumento dei tassi d’interesse sul mercato internazionale, una pessima combinazione per un paese che dipende fortemente dall’esportazioni di petrolio e che prendeva in prestito capitali sul mercato finanziario. Chavez non è l’unico presidente venezuelano a dover affrontare la fuga di capitali e tanto meno il primo a dover applicare il controllo sui cambi: ”la fuga di capitali ha raggiunto i suoi massimi storici alla fine del 1982 quando 8 miliardi di dollari lasciarono il paese. Il governo costrinse le compagnie petrolifere a rimpatriare le riserve estere nel tentativo di sostenere la valuta nazionale. Quindi, nel 1983,Luis Herrera Campins (Presidente dal 1979 al 1984) impose un rigido sistema di controllo dei cambi con il tasso più economico - per consentire l’importazione dei beni essenziali - fissato a 7 bolivar per un dollaro”.La svalutazione rispetto ai precedenti 4.3 bolivar per dollaro rese il ripagamento del debito ancora più difficoltoso, e la corruzione costò al paese 11 miliardi di dollari in riserve estere.
    Per affrontare questa “crisi”, il Presidente Carlos Andrei Perez, eletto nel 1988,decise di consegnare il paese all’ortodossia del FMI. Ne conseguirono privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica, liberalizzazioni e deregulation. L’economia subì una contrazione del 8,6% e il livello di povertà generale della popolazione passo dal 43,9% del 1988 al 66,5% del 1989. Non solo queste misure fallirono nella risoluzione dei problemi per i quali erano state messe in campo (ad esempio, l’inflazione), ma ebbero degli effetti collaterali devastanti sulla popolazione. Il predecessore di Chavez alla presidenza, Rafael Caldera, dovette affrontare una nuova ingente fuga di capitali dovuta ad una crisi del sistema bancario. La svalutazione della valuta nazionale porto l’inflazione al 70,8% nel 1994 e controlli su prezzi e cambi dovettero essere imposti nuovamente. Un altro prestito di 1,4 miliardi di dollari, con riaggiustamento strutturale, venne negoziato nel 1995 col FMI. Ci furono ulteriori privatizzazioni: gli investimenti stranieri aumentarono, il prezzo del petrolio crebbe – ma la povertà continuò ad aumentare. Questa è la situazione ereditata da Chavez nel 1999.
    Lo stadio attuale della crisi economica venezuelana è stato inaugurato dal colpo di stato dell’aprile 2002 sostenuto dagli Stati Uniti, seguito dallo sciopero generale della fine del 2002 guidato dai dirigenti del monopolio pubblico del petrolio Petroleos de Venezuela (PdVSA) a dalla elite affaristica. Lo sciopero, che ha colpito tutti i settori dell’economia, ha paralizzato le esportazioni di petrolio ed è costato al paese circa 8 miliardi di dollari.
    L’Ufficio Studi Economici dell’Assemblea Nazionale ha stimato le perdite dell’essenziale settore petrolifero, il quale rappresenta circa un terzo del prodotto interno lordo, in un totale di 3,7 miliardi di dollari. I settori non-petroliferi hanno perso circa 1,9 miliardi di dollari e il governo sostiene che questa pressoché completa interruzione dell’attività economica (riferendosi agli introiti irrisori del periodo) comporterà problemi per il ripagamento dei 5 miliardi di dollari del debito obbligazionario previsto nel 2003.
    Appena dopo l’inizio dello sciopero nazionale del dicembre 2002, gli operatori sul mercato dei cambi stimarono che la valuta venezuelana sarebbe scivolata ad un livello di 2000 bolivar per dollaro entro la fine del 2003 a causa della continua instabilità politica fomentata dall’elite affaristica. La minaccia di una valuta progressivamente svalutata ha causato l’insorgere di timori di ingenti fughe di capitale e riallocazione dei fondi su investimenti sicuri.Quando nel gennaio 2003 gli investitori hanno cominciato a comprare dollari e a risolvere i contratti venezuelani, la banca centrale ha dovuto sospendere le vendite della valuta americana. Secondo l’ufficio statistico della banca centrale, le riserve di valuta estera, che fanno da cuscinetto in caso di fuga di soldi e di investimenti, sono state così bloccate ad un livello di 11 miliardi di dollari il 20 gennaio 2003, in netta discesa rispetto al livello di 11,93 miliardi dell’inizio dello stesso anno. Una caduta così rapida del livello di capitali ha indotto il Governo Chavez a rispolverare la politica di controllo sui cambi alla quale ci si è oramai abituati. Questa volta però, è stata predisposta un’agenzia statale di controllo valutario, che va sotto il nome di Cadivi,la quale ha il compito di vendere dollari ad un tasso di 1.598 bolivar per dollaro alle imprese che possiedono i severissimi requisiti da essa stabiliti. I venezuelani così privilegiati da potersi permettere di viaggiare all’estero (una piccola percentuale, considerato che nel 1997 il 67% della popolazione viveva con meno di 2 dollari al giorno) devono comprare dollari sul mercato nero, dove il tasso corrente è pari a circa 2.500 bolivar per dollaro.
    Il fissare il bolivar al dollaro è stata un’ammissione della nuova crisi economica venezuelana e della suo essere alla mercè degli investitori esteri e dell’elite. Il tentativo dell’opposizione di dipingere i controlli valutari come una rappresaglia di Chavez per punire il settore economico privato alza poca polvere. I fardelli burocratici e le perdite finanziarie che l’elite affaristica sta affrontando a causa di questi controlli non sono altro che le conseguenze della persecuzione dello scopo prefissato: proteggere l’economia da eventuali fughe di capitali. Come la storia ha dimostrato, l’applicazione dei controlli valutari è una delle poche misure di politica monetaria a disposizione dei governi per proteggere le proprie economie dai capricci degli investitori internazionali e quelli dei loro burattini nazionali. I paesi poveri come il Venezuela (freddamente chiamati “mercati emergenti”) rappresentano per le banche, i broker, i governi esteri e le istituzioni creditizie, semplicemente una delle tante forme d’investimento sulle quali insistere nei momenti di boom e da abbandonare nei momenti di contrazione. Le implicazioni reali di tale capricciosità sono ravvisabili nel numero crescente di poveri, disoccupati e governi indebitati.Si stanno inoltre mantenendo e ricolmando le riserve di valuta estera attraverso controlli sulle spese tramite carta di credito. Il Governo Chavez sta ponendo un limite sulla quantità di soldi che i venezuelani possono spendere viaggiando all’estero pari a 2.000 dollari all’anno, ciò al fine di non consentire all’elite di ingannare i controlli cercando di cambiare bolivar con dollari. Sotto questa normativa, il governo multerà pesantemente chiunque spenda oltre il limite di 2.000 dollari.Questa mossa, assolutamente priva di conseguenze per la maggioranza di venezuelani che è troppo povera per viaggiare all’estero, ha irritato l’elite affaristica. Fedcameras – l’associazione che rappresenta le maggiori imprese – e Consecommercio – a più importante associazione di commercianti – hanno spinto molto per il superamento dei controlli valutari e si spingeranno ancora molto in avanti pur di vedere cambiate queste politiche. Fedcameras, tra l’altro, era una delle compagnie a capo dello sciopero e un suo ex-leader, Pedro Carmona Estanga, è stato per 48 ore il dittatore del Venezuela durante il colpo di stato dell’aprile 2002. Ma il Governo Chavez è stato bene attento a non bloccare del tutto i tanto necessari investimenti esteri. Da agosto, il Ministro delle Finanze ha emesso titoli per miliardi di dollari da vendersi sul mercato interno, fornendo agli investitori istituzionali e ai privati cittadini l’opportunità per aggirare i controlli valutari. Si tratta di un approccio innovativo nel tentativo di stimolare gli investimenti nell’economia venezuelana mentre la si protegge dagli investitori stessi.Le vendite di titoli, ovviamente, non sono prive di controlli. Il Ministro delle Finanze ha affermato che le istituzioni finanziarie nel complesso – banche e broker – non potranno comprare più del 20% dell’ultimo miliardo di dollari in titoli emessi. Ciò lascia 800 milioni di dollari in titoli ai residenti e agli investitori privati. Ogni singola istituzione finanziaria non potrà ad ogni modo acquistare titoli per più di 50 milioni di dollari.
    Quello,poi,che ci si deve chiedere è: come può un paese lavorare per la crescità quando deve innanzitutto lavorare per eliminare la continua opera di sabotaggio ai suoi danni? Provare a promuovere politiche economiche diverse rispetto a quelle spietate del neoliberismo vuol dire diventare un società ed un’economia fortemente oppressa. Sopravvivere, ottenendo addirittura piccoli risultati nonostante le condizioni proibitive, ha richiesto idee intelligenti.
    Sinistra Nazionale!

  10. #30
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    Dove le hai trovate queste immani cazzate? Sul blocco note di Fidel Castro?

    Quel matto è stato rieletto con l'ennesimo voto di scambio, e le tue bugie, le tue falsità comuniste e invenzioni non cambiano lo stato delle cose.: un paese allo sbando!

    Il Venezuela sta subendo un processo di cambiamento radicale di cui l'esercito e le oligarchie sono al proprio al centro. Il potere del despota venezualano si basa su minacce e voti di scambio, false promesse e illusioni che hanno indotto buona parte di un popolo ignorante e autolesionista a rivotare Chavez. Come è potuto accadere, si chiedono molti scettici, quando l'esercito, specialmente in America Latina, è solitamente un artefice dello status quo?

    Chavez è molte cose: una figura carismatica, un grande oratore, un esemplare raccontatore di frottole, un uomo che fa politica a livello locale, che sa come ingannare gli ignoranti politici (la maggioranza nel paese) con competenza ed entusiasmo. È anche un uomo dell'esercito, ex-golpista, che onora il corpo militare come l'istituzione che, con Simon Bolivar, ha liberato il Venezuela e gran parte dell'America Latina dalla Spagna, e che ha agito con la convinzione che esso sia destinato a giocare un ruolo decisivo nella trasformazione sociale venezuelana al punto tale che gran parte delle risorse vanno all'esercito ingrassando ancor di più il sedere delle oligarchie militari.

    Il fatto è che invece sotto il suo governo la povertà è aumentata. Non solo: oggi la corruzione e la violenza sono la norma (capito chi lo ha votato?).
    Gli scioperi nazionali hanno messo in ginocchio l’industria petrolifera, l’economia è in declino, e la moneta nazionale, il bolivar, l’anno scorso è scesa del 25 % sul dollaro.
    Tutti gli sforzi di questo matto sono mirati semplicemente a prolungare il suo controllo politico. E se è vero che molti della comunità degli affari venezuelana non si sono preoccupati di produrre prodotti di qualità e fornire un ambiente di lavoro dignitoso, è il fatto di considerare gli imprenditori come il nemico che ha portato al disastro economico e alla gente viene negato il diritto di gestire le proprie sostanze come meglio crede. Infatti i crediti governativi sono stati assegnati ai poveri per acquistare delle case, ma chi partecipa a questi crediti può vendere la casa solo in caso di emergenza e con il permesso del governo. Si ingannano i poveri dicendo loro che hanno diritti di proprietà quando, alla fine, come andrà usata la terra lo stabilisce il governo. I poveri dunque continuano a non avere la libertà economica, anche se gli si fa credere il contrario e il suo potere continua oggi alimentato da illusi, malavitosi e ignoranti politici... tre categorie di "elettori" che costituiscono la maggioranza del paese.
    2010:

 

 
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