



L'ateo non nega: è l'ateista che nega.L'ateo nega
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A fool and his money can throw one hell of a party.






Come vuoi...
La fede è condizione necessaria e sufficiente per accettare una religione. Anche perché siccome la liturgia riguarda sempre il rivolgersi ad al divino, è ovvio che qualcuno che il divino lo nega non abbia alcun motivo di costituirsi una liturgia, di un mito e gli altri connotati tipici delle altre fedi.
Ma l'ateismo è una fede in quanto accettazione apparentemente razionale ma con un fondo d'inconsapevolezza che implica l'accettazione d'un dato che non può essere vagliato da una visione critica fino in fondo. In altre parole, un atto di fede al contrario, dal momento che si parla dell'esclusione d'un fatto non escludibile a priori. L'ateo ha la certezza della non esistenza del divino, e le certezze in materia sono tipiche della religione. L'ateo crede (sic!) che non esista il divino. Da qui l'insensatezza del rivolgersi ad un ente superiore, l'inutilità della liturgia, ed il comune denominatore con le altre religioni.


Hai appena scritto che non ci si rivolgerebbe dunque ad un ente superiore e che non esiste liturgia nè il bisogno di una scala gerarchica che faccia da mediazione ad esseri superiori che non vengono ritenuti esistenti.
Dunque non è una religione.
Oltretutto mancano anche testi sacri, mediatori, miti fondanti, evoluzione della dottrina religiosa, esegesi dei testi e quant'altro ancora.
Ti stai contraddicendo da solo.
La fede non basta per potersi dire religiosi, non lo dico io ma Simone Weil, considerata una delle grandi mistiche del secolo scorso, colei che rifiutò sempre di avvicinarsi definitivamente a qualsiasi religone pur avendo teorizzato lei stessa il salto nella fede.
A luta continua


Aggiungo infine che ponendosi fuori dalle categorie religiose l'ateo non giudica la realtà attraverso le lenti di un fine ultimo, non applica tesi finalistiche alle azioni e dunque modella la propria etica sulla base di aspetti mondani e basati o sull'hic et nunc oppure su una visione teleologica ma pur sempre finita e dunque umana (ad esempio il modello etico di Jonas).
A luta continua


Toh... la filosofa operaio-rivoluzionaria... chissà perché non mi sorprende...![]()
(si scherza, eh?
)
C'è chi ha come testo religioso la bibbia, e chi scambia (dal momento che non lo è) per tale l'evoluzione dai massimi sistemi galileiani al già citato Hawking passando per L'origine delle specie darwiniana.
Chi crede nell'ateismo la butta regolarmente nella scienza, per poi teorizzare il non teorizzabile (almeno scientificamente), cadendo dunque in contraddizione.
Il principio è lo stesso di chi va dietro a scolastici e gesuiti per giustificare l'esistenza di Dio, e siccome in ultima analisi quello che conta in una religione sono i credenti, parlare di una comunità di credenti senza scomodare la religione è quantomeno una forzatura, se non una contraddizione di termini. Stesso processo mentale, stessa struttura, dunque identità tra fedele in senso classico ed ateo.



