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  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da Dav. c. G. Visualizza Messaggio
    Dici?
    E la manovra bis Visco Bersani? ed i controlli nei cantieri edilizi che hanno fatto correre i datori di lavoro a registrare i lavoratori ex in nero (sempre nella manovra bis)?
    E la gestione reale ed operativa della finanziaria 2006?
    Una cosa è fare una finanziaria, un'altra applicarla.
    Perchè nelle precedenti finanziarie Tremonti e gli altri ministri banana non sono riusciti a portare a termine quanto previsto dalla loro stessa finanaziaria? Perchè il debito è aumentato per 2 anni dopo 10 che scendeva, mentre il deficit ha sfondato il 4% nel 2005?
    Perchè il deficit di competenza (l'unico valido ai fini UE) supererà il 5,5% nel 2006? La competenza deriva più dalle norme, la cassa dalla gestione operativa.
    Un altro motivo è che nel deficit di competenza di quest'anno finiranno i debiti fatti dalla destra negli anni scorsi e nascosti nelle precedenti finanziarie (polvere sotto al tappeto, vedi lo scandaloso aumento dei debiti delle ferrovie). La polvere è fuoriuscita e si è fatta un pò di pulizia.
    Una risposta ovvia e aritmetica è nella maggiore crescita di quest'anno, che certo è qulcosa che dipende da tantissime cose, più lontano, anche internazionali, ma non dal governo attuale. Così è sottovalutato l'aumento di lavoratori, immigrati e italiani, che non sono in nero come in passato, grazie alla legge Biagi e a sanatorie varie, e consumano e pagano le tasse. L'effetto di questi lavoratori in più finalmente si sente, anche se in ritardo. Poi bisognerebbe analizzare tutte le voci dei conti, le entrate e le uscite.
    Against all odds

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da iannis Visualizza Messaggio
    Una risposta ovvia e aritmetica è nella maggiore crescita di quest'anno, che certo è qulcosa che dipende da tantissime cose, più lontano, anche internazionali, ma non dal governo attuale. Così è sottovalutato l'aumento di lavoratori, immigrati e italiani, che non sono in nero come in passato, grazie alla legge Biagi e a sanatorie varie, e consumano e pagano le tasse. L'effetto di questi lavoratori in più finalmente si sente, anche se in ritardo. Poi bisognerebbe analizzare tutte le voci dei conti, le entrate e le uscite.
    Il PIL del 2006 è aumentato grazie al forte aumento del PIL mondiale ed Europeo, ma anche per l'effetto rimbalzo dopo 4 anni a crescita zero o quasi zero. Quando si sta a terra per 4 anni è facile prevedere un rimbalzo tecnico.
    Gli occupati sono aumentati nel 2005 come nel 2006; nel 2006 vi è stato un aumento di produttività. Poi la manovra correttiva e la lotta all'evasione (quella vera non si fa per legge ma operativamente con le giuste direttive, il resto sono solo chiacchiere) di dracula Visco (non lo chiamavate così)?
    La spesa pubblica primaria nel 2006 ha raggiunto un record negativo senza precedenti (forse 45%) dopo 4 anni in cui è cresciuta vergognosamente.
    Questo nonostante che da giugno 2006 vi sia stato un controllo operativo della spesa rigoroso da parte del tesoro. La spesa ha perso qualche colpo nel secondo semestre.
    Comunque un governo va valutato complessivamente; da vedere il debito nel 2006 ed il deficit dei 5 anni del governo Berlusconi; quello di competenza del 2006 raggiungerà il 5,7% anche per i deficit degli anni precedenti delle ferrovie mai valutati da Tremonti.
    Farebbe bene a stare zitto lui e tutti i bananas come lui, corresponsabili dello sfacelo dei conti pubblici (da valutare sempre nei 5 anni).

  3. #13
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    Conti pubblici: Visco, Tremonti rivendica risultato non suo -3-

    Visco sottolinea poi l'andamento dell'indebitamento nel 2006. "Nonostante il
    miglioramento del fabbisogno di cassa - spiega il vice ministro -
    l'indebitamento si collochera' tra il 5 e il 6 per cento del Pil, a causa della
    sentenza Iva, dei debiti Tav e del deficit generale, con una spesa corrente
    delle pubbliche amministrazioni, al netto delle uscite per interessi, che per
    l'eredita' lasciata dal centrodestra ha raggiunto nell'anno appena concluso il
    livello piu' elevato dal 1980 (40,2% del Pil)". Sul fronte delle entrate,
    Visco rivendica il merito dei risultati raggiunti negli ultimi mesi.
    "L'andamento degli incassi erariali dimostra che, a parte gli incrementi di
    gettito dovuti alle una tantum nei primi mesi dell'anno, a riempire le casse
    dello Stato sono stati in parte la ripresa dell'economia, ma soprattutto il
    cambiamento di atteggiamento dei contribuenti nei propri adempimenti fiscali e
    dei consigli dati loro dai professionisti che li assistono. L'incremento del
    gettito - prosegue Visco - si e' manifestato infatti a partire da maggio e
    giugno e poi, in misura crescente, nei mesi successivi. Un fenomeno, questo,
    dovuto alle misure prese e alla fermezza dimostrata dal governo Prodi nel
    mettere fine alla politica dei condoni e nel perseguire la lotta all'evasione e
    all'elusione fiscale". com/ren (END) Dow Jones Newswires January 03, 2007
    112 ET (162 GMT) Copyright (c) 2007 MF-Dow Jones News Srl.
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da ossoduro Visualizza Messaggio
    Conti pubblici: Visco, Tremonti rivendica risultato non suo -3-

    Visco sottolinea poi l'andamento dell'indebitamento nel 2006. "Nonostante il
    miglioramento del fabbisogno di cassa - spiega il vice ministro -
    l'indebitamento si collochera' tra il 5 e il 6 per cento del Pil, a causa della
    sentenza Iva, dei debiti Tav e del deficit generale, con una spesa corrente
    delle pubbliche amministrazioni, al netto delle uscite per interessi, che per
    l'eredita' lasciata dal centrodestra ha raggiunto nell'anno appena concluso il
    livello piu' elevato dal 1980 (40,2% del Pil)". Sul fronte delle entrate,
    Visco rivendica il merito dei risultati raggiunti negli ultimi mesi.
    "L'andamento degli incassi erariali dimostra che, a parte gli incrementi di
    gettito dovuti alle una tantum nei primi mesi dell'anno, a riempire le casse
    dello Stato sono stati in parte la ripresa dell'economia, ma soprattutto il
    cambiamento di atteggiamento dei contribuenti nei propri adempimenti fiscali e
    dei consigli dati loro dai professionisti che li assistono. L'incremento del
    gettito - prosegue Visco - si e' manifestato infatti a partire da maggio e
    giugno e poi, in misura crescente, nei mesi successivi. Un fenomeno, questo,
    dovuto alle misure prese e alla fermezza dimostrata dal governo Prodi nel
    mettere fine alla politica dei condoni e nel perseguire la lotta all'evasione e
    all'elusione fiscale". com/ren (END) Dow Jones Newswires January 03, 2007
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    Questi sono fatti; quelli del capobanana solo chiacchiere per creduloni.

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Dav. c. G. Visualizza Messaggio
    Questi sono fatti; quelli del capobanana solo chiacchiere per creduloni.
    .............bananoni.... .

  6. #16
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    Chissà perchè fino a maggio 2006 vi erano questi dati del deficit di cassa:

    2006: 47816
    2005: 55.097;


    chissà perchè nei successivi 7 mesi questi altri dati:

    2006: - 12.000 (cioè avanzo di 12.000);
    2005: 5.000.


    Infatti a fine 2006 35.000;
    a fine 2005: 60036.

    Chissà perchè nel 2005 il deficit ha sfondato il 4% e nel 2006 (quello di competenza) sfonderà il 5,6%.

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    Il Mondo lunedì, 5 dicembre 1994
    GOVERNO
    Pag. 019/021

    --------------------------------------------------------------------------------

    sfiduciato da sei mesi
    la borsa ha bruciato 27000 miliardi. tesoro e imprese ne pagano 7000 in piu' di interessi. e poi la lira. . .
    governo. quanto e' costata la gestione Berlusconi


    L' ultimo buco riguarda il fisco. Le statistiche dei primi 9 mesi dicono che le entrate tributarie sono scese di 11.721 miliardi rispetto a quanto l' erario aveva incassato nell' analogo periodo del 1993. Una somma, anche questa, che da qualche altra parte dovra' essere recuperata e che, per ironia della sorte, e' proprio uguale a quella che, secondo i programmi di governo, dovrebbe venire come maggiore entrata nel 1995 dal nuovo concordato fiscale. Un sistema, accusano importanti economisti ed esperti, che invece sarebbe proprio all' origine del buco: ha dato ai contribuenti l' impressione che, in fondo, le tasse si possono anche non pagare perche' alla fine un accomodamento col fisco si trovera'
    FABBISOGNO: VISCO, MERITO CDL? NO, AVEVA LASCIATO PAESE AL FALLIMENTO
    03-01-2007 17:29
    Articoli a tema | Tutte le news di Politica
    (ASCA) - Roma, 3 gen - ''Dopo cinque anni passati a fare manovre e manovre aggiuntive piene di una tantum e di condoni, con consuntivi che poi ogni volta dovevano prendere atto del peggioramento del bilancio e del fallimento delle ricette adottate, il centrodestra ora vorrebbe far credere che la riduzione del deficit ottenuta dal governo Prodi sia frutto del suo impegno''. Lo afferma il viceministro all'Economia Vincenzo Visco, replicando di fatto sia a Berlusconi sia Tremonti che rivendicano a loro stessi i buoni risultati di oggi dei conti pubblici. ''La verita' e' - spiega Visco - che lo stato dei conti pubblici lasciato da Tremonti era al limite del disastro, con cantieri aperti ma senza piu' un euro per finanziare i lavori, con contenziosi aperti e mai curati con l'Unione europea, con capitoli di bilancio ormai prosciugati, con l'Alitalia e le Fs sull'orlo del fallimento e con il crollo del gettito fiscale provocato dalla politica dei condoni''. ''E' dunque davvero singolare - prosegue Visco - che oggi, a consuntivo, Tremonti abbia il coraggio di rivendicare un risultato che non e' davvero suo e che prevede un miglioramento del fabbisogno di cassa di circa 31 miliardi di euro rispetto a quello calcolato dallo stesso Tremonti nella Relazione Trimestrale di Cassa presentata il 5 Aprile 2006 (fabbisogno previsto da Tremonti per il 2006: 66,5 miliardi di euro; fabbisogno effettivo: 35,2 miliardi di euro). Lo dimostra anche il risultato dell'indebitamento del 2006: nonostante il miglioramento del fabbisogno di cassa, l'indebitamento si collochera' tra il 5 e il 6 per cento del Pil, a causa della sentenza Iva, dei debiti Tav e del deficit generale, con una spesa corrente delle pubbliche amministrazioni, al netto delle uscite per interessi, che per l'eredita' lasciata dal centrodestra ha raggiunto nell'anno appena concluso il livello piu' elevato dal 1980 (40,2 percento del Pil)''. ''Quanto al contributo delle entrate, l'andamento degli incassi erariali dimostra - sottolinea Visco - che, a parte gli incrementi di gettito dovuti alle una tantum nei primi mesi dell'anno, a riempire le casse dello Stato sono stati in parte la ripresa dell'economia, ma soprattutto il cambiamento di atteggiamento dei contribuenti nei propri adempimenti fiscali e dei consigli dati loro dai professionisti che li assistono''. ''L'incremento del gettito - fa osservare Visco - si e' manifestato infatti a partire da maggio e giugno e poi, in misura crescente, nei mesi successivi. Un fenomento, questo, dovuto alle misure prese e alla fermezza dimostrata dal governo Prodi nel mettere fine alla politica dei condoni e nel perseguire la lotta all'evasione e all'elusione fiscale''.



  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    Amici, questo articolo è dedicato a chi sostiene che il governo non c'entra niente con l'andamento dell'economia in corso, l'unica cosa che conta sarebbe la finanziaria approvata l'anno precedente.

    Nel 94 non ando' proprio così.



    Il Mondo lunedì, 5 dicembre 1994
    GOVERNO
    Pag. 019/021

    --------------------------------------------------------------------------------

    sfiduciato da sei mesi
    la borsa ha bruciato 27000 miliardi. tesoro e imprese ne pagano 7000 in piu' di interessi. e poi la lira. . .
    governo. quanto e' costata la gestione Berlusconi

    "Non sono un politicante", e' solito dire Silvio Berlusconi, "ma un professionista della buona gestione. La gente mi ha votato e ha fiducia in me per quello che sono riuscito a fare in 30 anni di lavoro come imprenditore". Ma a sei mesi dalla sua nomina a capo del governo sono proprio i risultati economici i primi a tradire il Cavaliere.
    Dal giorno delle elezioni a oggi la caduta delle quotazioni ha fatto perdere 27 mila miliardi a chi possiede azioni. L' aumento dei tassi d' interesse ha scaricato 7 mila miliardi di maggiori costi sul Tesoro (5 mila miliardi) e su famiglie e imprese (2 mila miliardi). Mancano quasi 12 mila miliardi di gettito fiscale, rispetto alle previsioni, e qualcuno da' la colpa alla sensazione di lassismo che il governo Berlusconi ha dato ai contribuenti. Poi ci sono 26 mila miliardi di capitali stranieri che da aprile a tutto settembre hanno abbandonato i titoli italiani per cercare altri lidi.

    Il mercato dice no
    Eppure l' economia reale va bene, il vento della ripresa ha raggiunto anche l' Italia. Da mesi, ormai, il calo occupazionale si e' arrestato; la produzione industriale continua a salire al ritmo del 7% annuo; l' inflazione non da' segni di surriscaldamento ed e' tornata al 3,7%. Anche i consumi interni, che gli economisti guardano come segno di consolidamento della ripresa, sono di nuovo in aumento. I dati di contabilita' nazionale mostrano che gia' nella prima meta' dell' anno la domanda interna ha fornito all' aumento del pil (1,7%) un contributo positivo dell' ordine dello 0,9% decisamente superiore a quello fornito dalla domanda estera che era stata, durante il periodo piu' nero della crisi, il pilastro di sostegno dell' intera economia. Insomma, i dati di base dell' economia sarebbero da paese forte o, per lo meno, in via di rafforzamento. Ma i mercati finanziari sembrano dare sempre meno credito al governo Berlusconi e alle sue capacita' di portare l' Italia fuori dal guado. In un primo momento gli avevano creduto. Il grande capitale finanziario internazionale che, prima delle elezioni, si era fatto una ragione della possibile vittoria progressista e del Pds, aveva salutato con grande entusiasmo la vittoria della destra. L' indice di Borsa era balzato fino a segnare, nel giro di poche settimane, guadagni che hanno sfiorato il 18%. I tassi di interesse a breve erano scesi di un punto percentuale. Per effetto di una tendenza al ribasso internazionale, ma anche per un' accresciuta fiducia nell' Italia che aveva fatto assottigliare il differenziale fra i tassi italiani e quelli tedeschi (che fungono da guida per la finanza europea) fino ad appena 2,5 punti percentuali. Anche la lira ne aveva giovato riavvicinandosi al marco fino a quota 950. Poi le cose sono cambiate. Prima per le lungaggini nel tradurre la vittoria elettorale in una maggioranza e in un governo, nonche' per le pesanti critiche, giunte soprattutto da Parigi e da oltre Atlantico, per la presenza nel governo di ministri di Alleanza nazionale. Poi per le continue baruffe all' interno della stessa maggioranza e per le incertezze nel definire la politica economica.
    Molti si aspettavano che la situazione potesse di nuovo cambiare in meglio con la presentazione del disegno di legge finanziaria per il 1995. Cosi' non e' stato. Se ne va lo straniero Anzi, tensioni sociali e rinnovate polemiche tra i partiti della maggioranza, unite alle disavventure giudiziarie della Fininvest che stanno coinvolgendo in prima persona lo stesso Berlusconi, hanno rinnovato nei mercati la sensazione di precarieta' e di instabilita'. Malgrado la ripresa, gli operatori internazionali considerano l' Italia paese a rischio. Le conseguenze cominciano a essere pesanti.
    Quella piu' evidente e' sulla Borsa. Malgrado l' ottima performance di aprile, la caduta successiva e' stata tale che, rispetto alla quotazione del 28 marzo, avvenuta in contemporanea con l' apertura delle urne e l' inizio dello spoglio elettorale, l' indice ha perduto circa il 9%. Tradotto in soldoni e considerando che la capitalizzazione della Borsa italiana e' di circa 300 mila miliardi di lire, in questi mesi gli investitori in quote azionarie hanno visto il proprio patrimonio tosato di circa 27 mila miliardi. Per avere un ordine di grandezza, e' una somma esattamente pari a quella che il governo intende ottenere come risparmio di spesa dalla manovra di bilancio della legge finanziaria e di tutti i provvedimenti collegati, tagliando pensioni, sanita' e quant' altro.
    Ma non e' l' unica tosatura subita da chi investe in titoli italiani. L' aumento di quasi un punto dei tassi italiani rispetto a quando il sistema dei rendimenti e degli interessi in Italia si avvicinava a quelli vigenti nel resto d' Europa, sta provocando perdite difficilmente valutabili, ma dell' ordine di qualche migliaio di miliardi anche fra gli investitori in titoli di stato. E' la ragione che ha spinto, e tuttora spinge, i capitali stranieri a lasciare l' investimento di portafoglio in lire. Finche' i rendimenti in Italia scendevano, si accompagnavano a grossi guadagni sui titoli di stato in termini di capitale. Un' occasione che risparmiatori e investitori stranieri non si son fatti sfuggire per tutto il 1993 e ancora nei primi mesi del 1994. La prospettiva di guadagno si coniugava con gli alti interessi pagati dal Tesoro e con quello che allora era considerato il basso rischio di cambio: la lira, si diceva, e' sottovalutata e si riprendera'. Nel 1993 sono cosi' entrati nel portafoglio di investitori esteri titoli italiani per la bellezza di quasi 127 mila miliardi e altri 26 mila sono entrati nei primi mesi del 1994. Poi la fuga. Dal giorno delle elezioni a tutto settembre, appena i tassi hanno preso a salire, sono stati disinvestiti oltre 26 mila miliardi e altri 3 mila circa sono stati portati fuori da italiani che hanno cercato oltre frontiera un' alternativa a Bot e Cct.
    Tutti elementi che hanno contribuito all' ulteriore distacco della lira dalle valute europee, marco in testa, nei confronti delle quali ha subito un ulteriore deprezzamento dell' ordine del 6%. In qualche misura e' un buon vantaggio per chi esporta verso l' Europa, ma un nuovo dissanguamento per chi ha debiti in valuta europea, Ecu compreso.

    Paga Pantalone
    Anche i conti dello stato soffrono. L' aumento degli interessi fa crescere la spesa per il debito pubblico. In base ai calcoli della Banca d' Italia, secondo la quale un aumento di un punto porta un maggior onere per lo stato di 6 mila miliardi l' anno nell' immediato e fino a 14 mila nei tre anni successivi, il rincaro registrato in questi mesi, se non dovesse assorbirsi rapidamente, gia' potrebbe costare circa 5 mila miliardi: piu' o meno quanto il governo vorrebbe ottenere dal nuovo e criticatissimo condono edilizio. Tutti soldi che prima o poi, in una maniera o nell' altra, l' erario dovra' chiedere ai contribuenti. Che pero' gia' pagano, anche loro, il caro-interessi: dai mercati finanziari si e' trasmesso al sistema bancario che, ai suoi debitori, a chi ha scoperti e fidi, ha gia' chiesto l' adeguamento dei tassi: circa 2 mila miliardi. L' ultimo buco riguarda il fisco. Le statistiche dei primi 9 mesi dicono che le entrate tributarie sono scese di 11.721 miliardi rispetto a quanto l' erario aveva incassato nell' analogo periodo del 1993. Una somma, anche questa, che da qualche altra parte dovra' essere recuperata e che, per ironia della sorte, e' proprio uguale a quella che, secondo i programmi di governo, dovrebbe venire come maggiore entrata nel 1995 dal nuovo concordato fiscale. Un sistema, accusano importanti economisti ed esperti, che invece sarebbe proprio all' origine del buco: ha dato ai contribuenti l' impressione che, in fondo, le tasse si possono anche non pagare perche' alla fine un accomodamento col fisco si trovera'
    Nel 1994, se non ricordo male, il debito arrivò al 127% (record assoluto).
    O è sfiga (per l'Italia non per lui) o ha contribuito a far alzare un debito già in aumento.

  9. #19
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    Calo record del fabbisogno
    il ministro Padoa Schioppa: 'Non allentare gli sforzi'



    Roma, 2 gennaio 2006 - Il 2006 chiude con un fabbisogno del settore statale di circa 35,2 miliardi, in calo del 41% rispetto ai 60,036 miliardi del 2005. Lo annuncia il Tesoro aggiungendo che l'avanzo del settore statale del mese di dicembre risulta di circa 21 miliardi di euro, in calo rispetto ai 23,297 miliardi di dicembre 2005.

    L'intero 2006, spiega una nota del Tesoro, "beneficia soprattutto di un afflusso, nel corso di tutto l'anno, di entrate fiscali superiori alle previsioni effettuate fino alla primavera scorsa. Esso è frutto anche delle iniziative per il controllo della spesa pubblica assunte con la manovra di bilancio di fine 2005 e con il rigoroso controllo operativo della spesa effettuato a partire dal giugno 2006".


    Persino il Tesoro ha dovuto riconoscere i dati di fatto e dare merito al Governo precedente.

    Solo i pecorones affetti da daltonismo ideologico continuano a negare l'evidenza; pur di non riconoscere tale merito ingoierebbero una delle tante palate di cacca che hanno sparso per anni.

    Facendo la solita figuraccia.

  10. #20
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    Debito record, presto nuove tasse. Mancano almeno 15 mila miliardi
    Sezione: varie - Rilevanza: 2998 - Dimensione: 1494
    Pubblicato il 3 gennaio 1995 - Corriere della Sera

 

 
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