Amici, questo articolo è dedicato a chi sostiene che il governo non c'entra niente con l'andamento dell'economia in corso, l'unica cosa che conta sarebbe la finanziaria approvata l'anno precedente.
Nel 94 non ando' proprio così.
Il Mondo lunedì, 5 dicembre 1994
GOVERNO
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sfiduciato da sei mesi
la borsa ha bruciato 27000 miliardi. tesoro e imprese ne pagano 7000 in piu' di interessi. e poi la lira. . .
governo. quanto e' costata la gestione Berlusconi
"Non sono un politicante", e' solito dire Silvio Berlusconi, "ma un professionista della buona gestione. La gente mi ha votato e ha fiducia in me per quello che sono riuscito a fare in 30 anni di lavoro come imprenditore". Ma a sei mesi dalla sua nomina a capo del governo sono proprio i risultati economici i primi a tradire il Cavaliere.
Dal giorno delle elezioni a oggi la caduta delle quotazioni ha fatto perdere 27 mila miliardi a chi possiede azioni. L' aumento dei tassi d' interesse ha scaricato 7 mila miliardi di maggiori costi sul Tesoro (5 mila miliardi) e su famiglie e imprese (2 mila miliardi). Mancano quasi 12 mila miliardi di gettito fiscale, rispetto alle previsioni, e qualcuno da' la colpa alla sensazione di lassismo che il governo Berlusconi ha dato ai contribuenti. Poi ci sono 26 mila miliardi di capitali stranieri che da aprile a tutto settembre hanno abbandonato i titoli italiani per cercare altri lidi.
Il mercato dice no
Eppure l' economia reale va bene, il vento della ripresa ha raggiunto anche l' Italia. Da mesi, ormai, il calo occupazionale si e' arrestato; la produzione industriale continua a salire al ritmo del 7% annuo; l' inflazione non da' segni di surriscaldamento ed e' tornata al 3,7%. Anche i consumi interni, che gli economisti guardano come segno di consolidamento della ripresa, sono di nuovo in aumento. I dati di contabilita' nazionale mostrano che gia' nella prima meta' dell' anno la domanda interna ha fornito all' aumento del pil (1,7%) un contributo positivo dell' ordine dello 0,9% decisamente superiore a quello fornito dalla domanda estera che era stata, durante il periodo piu' nero della crisi, il pilastro di sostegno dell' intera economia. Insomma, i dati di base dell' economia sarebbero da paese forte o, per lo meno, in via di rafforzamento. Ma i mercati finanziari sembrano dare sempre meno credito al governo Berlusconi e alle sue capacita' di portare l' Italia fuori dal guado. In un primo momento gli avevano creduto. Il grande capitale finanziario internazionale che, prima delle elezioni, si era fatto una ragione della possibile vittoria progressista e del Pds, aveva salutato con grande entusiasmo la vittoria della destra. L' indice di Borsa era balzato fino a segnare, nel giro di poche settimane, guadagni che hanno sfiorato il 18%. I tassi di interesse a breve erano scesi di un punto percentuale. Per effetto di una tendenza al ribasso internazionale, ma anche per un' accresciuta fiducia nell' Italia che aveva fatto assottigliare il differenziale fra i tassi italiani e quelli tedeschi (che fungono da guida per la finanza europea) fino ad appena 2,5 punti percentuali. Anche la lira ne aveva giovato riavvicinandosi al marco fino a quota 950. Poi le cose sono cambiate. Prima per le lungaggini nel tradurre la vittoria elettorale in una maggioranza e in un governo, nonche' per le pesanti critiche, giunte soprattutto da Parigi e da oltre Atlantico, per la presenza nel governo di ministri di Alleanza nazionale. Poi per le continue baruffe all' interno della stessa maggioranza e per le incertezze nel definire la politica economica.
Molti si aspettavano che la situazione potesse di nuovo cambiare in meglio con la presentazione del disegno di legge finanziaria per il 1995. Cosi' non e' stato. Se ne va lo straniero Anzi, tensioni sociali e rinnovate polemiche tra i partiti della maggioranza, unite alle disavventure giudiziarie della Fininvest che stanno coinvolgendo in prima persona lo stesso Berlusconi, hanno rinnovato nei mercati la sensazione di precarieta' e di instabilita'. Malgrado la ripresa, gli operatori internazionali considerano l' Italia paese a rischio. Le conseguenze cominciano a essere pesanti.
Quella piu' evidente e' sulla Borsa. Malgrado l' ottima performance di aprile, la caduta successiva e' stata tale che, rispetto alla quotazione del 28 marzo, avvenuta in contemporanea con l' apertura delle urne e l' inizio dello spoglio elettorale, l' indice ha perduto circa il 9%. Tradotto in soldoni e considerando che la capitalizzazione della Borsa italiana e' di circa 300 mila miliardi di lire, in questi mesi gli investitori in quote azionarie hanno visto il proprio patrimonio tosato di circa 27 mila miliardi. Per avere un ordine di grandezza, e' una somma esattamente pari a quella che il governo intende ottenere come risparmio di spesa dalla manovra di bilancio della legge finanziaria e di tutti i provvedimenti collegati, tagliando pensioni, sanita' e quant' altro.
Ma non e' l' unica tosatura subita da chi investe in titoli italiani. L' aumento di quasi un punto dei tassi italiani rispetto a quando il sistema dei rendimenti e degli interessi in Italia si avvicinava a quelli vigenti nel resto d' Europa, sta provocando perdite difficilmente valutabili, ma dell' ordine di qualche migliaio di miliardi anche fra gli investitori in titoli di stato. E' la ragione che ha spinto, e tuttora spinge, i capitali stranieri a lasciare l' investimento di portafoglio in lire. Finche' i rendimenti in Italia scendevano, si accompagnavano a grossi guadagni sui titoli di stato in termini di capitale. Un' occasione che risparmiatori e investitori stranieri non si son fatti sfuggire per tutto il 1993 e ancora nei primi mesi del 1994. La prospettiva di guadagno si coniugava con gli alti interessi pagati dal Tesoro e con quello che allora era considerato il basso rischio di cambio: la lira, si diceva, e' sottovalutata e si riprendera'. Nel 1993 sono cosi' entrati nel portafoglio di investitori esteri titoli italiani per la bellezza di quasi 127 mila miliardi e altri 26 mila sono entrati nei primi mesi del 1994. Poi la fuga. Dal giorno delle elezioni a tutto settembre, appena i tassi hanno preso a salire, sono stati disinvestiti oltre 26 mila miliardi e altri 3 mila circa sono stati portati fuori da italiani che hanno cercato oltre frontiera un' alternativa a Bot e Cct.
Tutti elementi che hanno contribuito all' ulteriore distacco della lira dalle valute europee, marco in testa, nei confronti delle quali ha subito un ulteriore deprezzamento dell' ordine del 6%. In qualche misura e' un buon vantaggio per chi esporta verso l' Europa, ma un nuovo dissanguamento per chi ha debiti in valuta europea, Ecu compreso.
Paga Pantalone
Anche i conti dello stato soffrono. L' aumento degli interessi fa crescere la spesa per il debito pubblico. In base ai calcoli della Banca d' Italia, secondo la quale un aumento di un punto porta un maggior onere per lo stato di 6 mila miliardi l' anno nell' immediato e fino a 14 mila nei tre anni successivi, il rincaro registrato in questi mesi, se non dovesse assorbirsi rapidamente, gia' potrebbe costare circa 5 mila miliardi: piu' o meno quanto il governo vorrebbe ottenere dal nuovo e criticatissimo condono edilizio. Tutti soldi che prima o poi, in una maniera o nell' altra, l' erario dovra' chiedere ai contribuenti. Che pero' gia' pagano, anche loro, il caro-interessi: dai mercati finanziari si e' trasmesso al sistema bancario che, ai suoi debitori, a chi ha scoperti e fidi, ha gia' chiesto l' adeguamento dei tassi: circa 2 mila miliardi. L' ultimo buco riguarda il fisco. Le statistiche dei primi 9 mesi dicono che le entrate tributarie sono scese di 11.721 miliardi rispetto a quanto l' erario aveva incassato nell' analogo periodo del 1993. Una somma, anche questa, che da qualche altra parte dovra' essere recuperata e che, per ironia della sorte, e' proprio uguale a quella che, secondo i programmi di governo, dovrebbe venire come maggiore entrata nel 1995 dal nuovo concordato fiscale. Un sistema, accusano importanti economisti ed esperti, che invece sarebbe proprio all' origine del buco: ha dato ai contribuenti l' impressione che, in fondo, le tasse si possono anche non pagare perche' alla fine un accomodamento col fisco si trovera'




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