E l'eterna dimostrazione che chi va al potere (indifferentemente) per i vantaggi che acquisisce, cerca di restarci il più possibile.
Alla faccia dei miseri mortali.
FRANZA O SPAGNA PURCHE' se magna!"


E l'eterna dimostrazione che chi va al potere (indifferentemente) per i vantaggi che acquisisce, cerca di restarci il più possibile.
Alla faccia dei miseri mortali.
FRANZA O SPAGNA PURCHE' se magna!"
Ciceruacchio


» 2007-01-30 19:25
FINI-VELTRONI: L'ASSE C'E', ALMENO SUL BIPOLARISMO
ROMA - Parlare di "asse" forse è troppo, ma a sentir discutere Gianfranco Fini e Walter Veltroni di legge elettorale e riforma costituzionale, un fatto appare certo: hanno più cose in comune tra loro di quante non ne abbiano con molti alleati delle rispettive coalizioni. Si è parlato molto dell'incontro fra il presidente di An e il sindaco di Roma - da molti considerati i 'delfini' destinati a succedere a Silvio Berlusconi e Romano Prodi - intorno alla tavola rotonda 'apparecchiata' dalla Fondazione 'Nuova Italia' di Gianni Alemanno, ed alla quale erano invitati anche Giuseppe Pisanu e il ministro Vannino Chiti per sostenere il modello elettorale delle comunali, ribattezzato del 'Sindaco d'Italia'. Un convegno dal titolo eloquente: "Una legge da fare insieme".
E i due leader non hanno tradito le attese, dimostrando una totale sintonia su uno dei temi più delicati del dibattito politico: la riforma elettorale. Entrambi, si sono detti convinti non solo della necessità di modificare l'attuale sistema allo scopo di rafforzare il bipolarismo, ma anche di accompagnare la riforma con alcuni aggiustamenti costituzionali con l'obiettivo di dare maggiore stabilità al Paese. Certo, l'accusa di 'inciucio' era nell'aria e si è subito voluto sgomberare il campo dalle polemiche.
"Chi ha fatto simili congetture ha perso di vista la realtà e cioé che ci sono persone che sono preoccupate per il destino del loro Paese", è stata la premessa di Veltroni. Per Fini aveva parlato Gianni Alemanno. "Questo non è il tavolo degli inciuci o dei 'saranno famosi' visto che Fini e Veltroni lo sono già", aveva ironizzato l'esponente di An. Ma, premessa d'obbligo a parte, è stato difficile non notare la piena convergenza dei due 'delfini'. Del resto è stato lo stesso Veltroni a ricordare che sul tema le posizioni coincidono da parecchio tempo.
"A Fini e al sottoscritto - ha detto - si possono imputare molte cose, ma non quella di aver cambiato posizione, visto che è dal '93 che siamo convinti della necessita' di una democrazia dell'alternanza e bipolare".
E il trascorrere degli anni non ha cambiato le cose. Per entrambi, infatti, oltre alla riforma dell'attuale legge, è necessaria una modifiche della Costituzione, con il triplice obiettivo di ridurre il numero dei parlamentari, attribuire al premier il potere di nomina e revoca dei ministri, aggiustare un bicameralismo che è diventato un ostacolo all'iter legislativo. Entrambi hanno poi criticato i veti dei piccoli partiti: Veltroni accusandoli di essere "arbitri" della politica con appena "il 2% dei voti"; Fini chiedendo che sul tema non vi siano "vincoli di maggioranza" e brandendo lo spauracchio del referendum contro chi minaccia corse solitarie alle amministrative o crisi di governo allo scopo di impedire intese bipartisan. Certo, il presidente di An non offre soluzioni al contrario del Sindaco di Roma che non nasconde di preferire il sistema dei comuni ("quello che ha funzionato meglio"), ma per il resto 'l'assé Fini-Veltroni sulle riforme sembra più solido che mai.
Ciceruacchio


MILANO - Cdl a conclave senza l'Udc. Due ore nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Attorno al tavolo i leader di Forza Italia, della Lega, di An e della Dc di Rotondi. Da Bossi a Fini che tornano a vedersi dopo lungo tempo, da Maroni a Tremonti. Assenti annunciati gli esponenti dell'Udc, Pierferdinando Casini in testa. Alla fine volti soddisfatti. Quello di Bossi, che lascia Arcore per primo: "L'incontro è andato bene, abbiamo guardato la bozza di legge elettorale fatta da Calderoli e abbiamo convenuto che è un punto di partenza". E anche Fini parla di "pieno accordo e piena sintonia". "Abbiamo discusso partendo dalla proposta Calderoli. Ci siamo trovati d'accordo nel dire che l'unica cosa che non possiamo permettere al governo è quella di perdere tempo" dice il leader di An.
Si parte dalla proposta Calderoli dunque. Che ipotizza una nuova legge elettorale che si ispiri al modello in vigore per le consultazioni regionali: impianto proporzionale, premio di maggioranza, che al Senato verrebbe assegnato su base nazionale e ripartito a livello regionale, e soglia di sbarramento (si ipotizza intorno al 3 per cento anche se Calderoli rimanda tutto al Parlamento). Tempi? "Puntiamo ad una nuova legge che sia approvata a luglio dal Senato e in ottobre dalla Camera".
Rimane, però, il problema della Lega Nord, contraria al ricorso referendario. "La pistola del referendum è carica ed è sul tavolo" dice Fini. Ma proprio sulla legge elettorale arriva il messaggio del Carroccio agli alleati. "Berlusconi e Fini devono confermare il loro no al referendum" dice Roberto Maroni e rincara Roberto Castelli. "Pensiamo che i tempi siano assolutamente stretti, quindi la pistola del referendum gioca in questo momento a favore dell'approvazione di una legge elettorale che altrimenti non sarebbe mai approvata e servirebbe solo ad allargare i tempi" spiega Calderoli.
Per Fini, però, il "sospetto che il dibattito in corso sulla legge elettorale sia fatto allo scopo di dilatare i tempi è un sospetto fondato. Questa è anche la ragione Lega e di Forza Italia hanno ritenuto che per avere la certezza dei tempi chi raccoglie le firme per il referendum non meriti alcun anatema".
Da "la repubblica" 2/4/2007
Ciceruacchio


CHITI, CONOSCERE ALLEANZE PRIMA DEL VOTO
"Una legge elettorale nuova che garantisca il principio che le alleanze si conoscono prima del voto con un rapporto più diretto tra cittadini ed eletti e che applichi l'art.51 della Costituzione sulla parità di rappresentanza di genere tra i due sessi". Il ministro per le Riforme Vannino Chiti, delinea così la riforma elettorale su cui punta il centrosinistra al termine di una riunione definita "molto positiva" dei capigruppo di Camera e Senato della maggioranza. "Secondo noi - aggiunge Chiti - le riforme costituzionali sono importanti. Naturalmente c'é una correlazione con la legge elettorale che, essendo ordinaria può marciare in tempi più rapidi". Chiti spiega che entro giovedì 12 aprile, dopo le vacanze pasquali, con il presidente del Consiglio Romano Prodi completerà gli incontri con i gruppi della maggioranza e poi ci sarà la relazione per il Parlamento.
"Dopo che avremo riferito alle Camere - precisa il ministro delle riforme - il Parlamento farà il proprio lavoro e tradurrà in leggi queste impostazioni su cui mi auguro ci sia una convergenza ampia". Alla domanda se ci sono dei punti di contatto sufficienti per una intesa tra la proposta fatta dalla Cdl ieri e la bozza Chiti, il ministro risponde: "non conosco la bozza della Cdl ma solo quello che ho letto sui giornali e mi riferisco, più che altro, agli incontri che abbiamo fatto finora con l'opposizione". "C'erano - sostiene Chiti - possibili convergenze sui principi di fondo della legge elettorale e vi era, almeno con alcune forze dell'opposizione, anche una intesa su possibili leggi di aggiornamento costituzionale". Il ministro delle riforme cita, a questo proposito: "la riduzione del numero dei parlamentari; il superamento del bicameralismo paritario, al ruolo del presidente del Consiglio di poter procedere non solo alla nomina ma anche alla revoca dei membri del Governo e di avere, come candidato alla presidenza del Consiglio, la fiducia del Parlamento". "Su queste cose - ricorda Chiti - c'era una convergenza ampia e mi auguro che si consolidi perché l'Italia ha bisogno di queste riforme".
Ciceruacchio


Pubblicita'
ROMA - L'Unione puo' dire di aver trovato un'intesa sulla legge elettorale . Il centrosinistra, con grandissima fatica, si ricompatta sulla cosidetta 'bozza Chiti' (vicina al sistema elettorale in vigore per le Regionali), su uno stop al referendum e sulla necessita' di procedere alle riforme costituzionali. Ci sono voluti due vertici, il primo dell'Ulivo con Romano Prodi, e il secondo di tutti i capigruppo parlamentari con il ministro per le Riforme Vannino Chiti. Molto soddisfatti i 'piccoli' del centrosinistra, un po' meno l'Ulivo, che non riesce a trovare il bandolo della matassa.
A questo si aggiunge l'irritazione del comitato promotore del referendum. Comunque ora la coalizione puo' respirare e il premier procedera' da mercoledi'' a ulteriori 'consultazioni' con i gruppi del centrosinistra. Alla riunione mattutina con Prodi ci sono i leader di Ds e Margherita, Piero Fassino e Francesco Rutelli, lo stesso Chiti e i capigruppo parlamentari dell'Ulivo, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. Al termine dell'incontro nessuno rilascia dichiarazioni. Segno che la truppa riformista non ha la forza, o la volonta', di sbilanciarsi troppo. L'idea e' di proporre agli alleati un modello elettorale simile al sistema spagnolo e di chiedere ai referendari di ritardare di un anno la raccolta delle firme.
Nel pomeriggio pero' va in scena un altro film. Al termine di una riunione piuttosto animata a Palazzo Madama, i partiti piu' piccoli la spuntano. Ecco dunque le conclusioni contenute nel documento finale firmato da tutti: "I capigruppo valutano positivamente il lavoro e la proposta fatta dal ministro Chiti, finalizzata a garantire bipolarismo, pluralismo, governabilita' e l'equilibrio della rappresentanza dei generi". La riforma e' definita "indispensabile" e il referendum "uno strumento assolutamente inadeguato" a raggiungere l'obiettivo.
L'Unione ritiene poi "importante" avviare le riforme costituzionali per "superare il bicameralismo perfetto, ridurre il numero dei parlamentari e attuare il federalismo fiscale". Su queste basi si avvia il confronto con il centrodestra. Mercoledi' Prodi e Chiti vedranno separatamente i gruppi dell'Unione, il 'giro' si chiudera' il 12 aprile. Il governo preparera' poi un documento da sottoporre alle Camere e la palla passera' definitivamente alle commissioni parlamentari. Chiti si augura "una convergenza ampia" con l'opposizione.
Detto questo, nella maggioranza i problemi restano. Tutti parlano di un'intesa positiva e di passo avanti. L'Udeur e altri partiti avrebbero pero' preferito una posizione piu' netta contro il referendum con gli esponenti dell'Ulivo (a cominciare dai ministri Parisi e Melandri) fuori dal comitato promotore. Lo Sdi, con Roberto Villetti, invece attacca: "L'Unione opta per una posizione di attesa, scegliendo di non scegliere e rinviando alle calende greche qualsiasi iniziativa politica". Per quanto riguarda la 'bozza Chiti', un modello proporzionale con l'indicazione del premier, e' noto che piace ai partiti piccoli, ma non all'Ulivo.
E se il presidente della Camera Fausto Bertinotti ribadisce la preferenza per il modello tedesco, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema osserva: "L'attuale legge e' una porcheria e piu' la si cambia e meglio é". Il titolare dell'Interno Giuliano Amato chiede invece una riforma contro la frammentazione: "Basta illudersi di fare politica avendo il 2%. Abbiamo bisogno di partiti piu' grandi". Infine, va registrato lo scontro con i referendari. Il presidente del comitato promotore Giovanni Guzzetta si dice "sorpreso" dalle "singolari" conclusioni a cui e' giunta l'Unione e conferma che il 24 aprile partira' la raccolta delle firme.
Stessa scelta anche per un gruppo di senatori ulivisti che, con un comunicato polemico, sottolineano come il gruppo di Palazzo Madama non abbia mai potuto conoscere né discutere i contenuti della proposta di riforma avanzata dal centrosinistra.(ANSA)
Ciceruacchio


09 marzo 2007
Vannino Chiti: temo il referendum, ostacola il partito democratico
Legge elettorale, si riparte dal proporzionale
Il ministro delle Riforme: «Ter modifiche alla Costituzione: meno parlamentari, premier forte, ruoli diversi per Camera e Senato»
ROMA — Riposta in un cassetto nelle ore del «grande equivoco» con Prodi, la «bozza Chiti» rispunta sul tavolo delle consultazioni del premier con i partiti. «Si riparte da qui» rilancia il suo ruolo il ministro delle Riforme, dove il «qui» è una proposta organica per un nuovo sistema di voto proporzionale e tre importanti leggi costituzionali, il tutto da approvare in poco più di un anno e mezzo. E il referendum? «Chi lo sponsorizza non vuole il Partito democratico».
Ministro, ci sveli cosa contiene la sua «bozza» di riforma.
«Martedì riprendono le consultazioni e non partiamo da zero, ma dai punti fondamentali della bozza, da un'ipotesi di accordo per costruire tre leggi di riforma costituzionale e una riforma elettorale. Se Maroni, Casini, Fini e Berlusconi mantengono la disponibilità espressa il giorno della fiducia, questa volta si può davvero arrivare a un'intesa, un patto di comportamento da siglare entro aprile e che contempli i tempi di approvazione. Possiamo farcela, entro la fine del 2008».
Prendere o lasciare?
«No, ma nessuno ha diritto di veto. Se la maggioranza è d'accordo e l'opposizione invece dimostra una indisponibilità a procedere, si farà una valutazione sul peso di quei settori della Cdl che invece sono in campo per giocare la partita».
Prima tappa?
«Tre leggi costituzionali per il bene dell'Italia. La prima è la riduzione del numero dei parlamentari a 400 deputati per la Camera e 200 senatori. Ma dalle prossime elezioni e non dal 2016, perché non sarebbe serio. La seconda legge serve a rafforzare i poteri del premier, in tre passaggi. La fiducia si vota al candidato che ha vinto le elezioni, il capo del governo nomina e revoca i membri del governo ed è previsto il ricorso alla sfiducia costruttiva».
Terza legge costituzionale?
«La differenziazione del ruolo tra Camera e Senato. E qui ho riscontrato una situazione strana, tutti sono d'accordo ma poi si dicono scettici sulla possibilità di realizzarla, perché la deve votare il Senato».
La sua proposta per la riforma del sistema di voto.
«La legge elettorale che io vedo è questa. Si dichiarano le alleanze, si indicano i candidati premier e, punto cardine delle scelte da fare, si determina uno sbarramento...».
Alt. Qual è la sua soglia?
«Si deciderà insieme. Ma certo lo sbarramento deve essere inversamente proporzionale al premio di maggioranza. E poi io immagino circoscrizioni elettorali piccole, una per provincia e più di una per le province più grandi».
Niente preferenze?
«La gran parte delle forze politiche ha detto no. A me pare che questo pacchetto, riforma elettorale e tre leggi costituzionali, possa funzionare».
Legge elettorale modello Chiti?
«È un proporzionale corretto, con premio di maggioranza e la possibilità per i cittadini di scegliersi coalizione e rappresentanti».
Sicuro che piaccia a Prodi?
«Nel nostro cuore, nel mio e in quello di Prodi, c'è il modello francese, ma non c'è alcuna possibilità di arrivare a un accordo sul maggioritario con uninominale a doppio turno, piuttosto è più probabile un'intesa sul sistema tedesco».
Proprio quello che l'ha fatta litigare con Prodi. Nella sua lettera ai capigruppo lei chiedeva se ci fosse o no accordo sul sistema tedesco...
«Non c'è stata una questione personale tra premier e ministro, ma c'erano due punti non chiari che rischiavano di incrinare i rapporti con i gruppi parlamentari. Il primo, il modo in cui la decisione di guidare il processo si collegava a quel che era stato costruito sinora, cioè i colloqui che io, d'intesa con il premier, avevo svolto con i partiti. Secondo aspetto, senza una intesa preliminare c'era il rischio di andare allo sbaraglio in Aula».
Per questo ha disertato il Consiglio dei ministri?
«Finché non è chiaro cosa si intende fare, uno si ferma e sta zitto».
E magari pensa alle dimissioni.
«La linea del governo la sceglie il premier e se i ministri non la condividono ne possono trarre le conseguenze, ma non si è arrivati a questo. Con Prodi ho un rapporto molto forte, anche personale, di stima e di affetto. Non c'era una sfida, né un braccio di ferro, ma una rigorosa esigenza di chiarezza su una azione che avevamo deciso assieme e che assieme va portata avanti».
Grazie anche all'energica pressione di Fassino.
«Sia io sia il segretario avevamo la necessità ferma di un chiarimento. Prodi ha la consapevolezza di poter accompagnare la riforma e credo che questo sia un atteggiamento comune sia a Fassino sia a Rutelli».
Non sarà che Prodi ha avuto paura delle larghe intese?
«Penso che me lo avrebbe detto se avesse avuto dubbi di questo tipo. Che Prodi possa avere visioni dietrologiche o di complotti nei miei confronti no, non ci credo. Semmai, sono convinto che maggioranza e opposizione si rendano conto che un governo istituzionale sarebbe ambiguo e metterebbe fine al bipolarismo. Un governo tecnico? Metterebbe in scacco la politica».
Boselli ha detto che Prodi teme «una legge contro di lui».
«Forse Boselli sa qualcosa che io non so».
C'è anche chi sospetta un «patto» tra Prodi e Berlusconi...
«La mia forma mentale non contempla nulla del genere. Berlusconi è un interlocutore fondamentale, anche se ogni tanto apre e ogni tanto chiude e non si rende conto che la sua proposta non è accettabile. Qual è la ratio di modificare la Costituzione per inserire il premio di maggioranza nazionale al Senato, invece che raggiungere una intesa che risolve i problemi dell'Italia?».
Lei teme il referendum?
«Si, lo temo davvero e non ritengo giusto che esponenti del governo stiano nel comitato. È stato merito di Prodi cogliere che l'iniziativa referendaria era un problema e decidere di costruire una risposta parlamentare. Il referendum è anche un ostacolo per il Partito democratico».
Ma tra i sostenitori del referendum c'è anche Parisi, il «padre» dell'Ulivo.
«Per superare la frammentazione, Parisi ritiene utile il colpo di spada della consultazione popolare. Ma sponsorizzare il referendum vuol dire non volere il Parito democratico».
Monica Guerzoni


Questa è una legge dei partiti per i partiti, non per il popolo.
I partiti vogliono imporci il loro modello ma non ancora capito che l'Italia non è bipolare o bipartitica e che si fa solo il male del paese creando coalizioni snaturate.
Inoltre è veramente paradossale che il Partito Democratico (ma anche gli altri partiti) rifiuti a priori un referendum di iniziativa popolare (che mi sembra il miglior compromesso tra rappresentatività e governabilità, anche se non disprezzo neanche il doppio turno) e che non voglia le preferenze.
Non permettere ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti non è da Partito Democratico, è da Partito Nazionale Fascista.


Faccia faccia di 90 minuti alla sede della prefettura a Milano
Legge elettorale, intesa tra Prodi e Bossi
Il premier: «Linea della Lega mi trova d'accordo, proseguiremo i contatti». Il Senatùr. «C'è voglia di fare la riforma»
Il premier Romano Prodi (Ingenito)
MILANO - «Legge elettorale e federalismo fiscale, fiume Po». Sono gli argomenti affrontati dal presidente del consiglio, Romano Prodi, con il leader della Lega, Umberto Bossi, e con Roberto Maroni. L'incontro si è tenuto presso la prefettura di Milano ed è durato circa un'ora (90 minuti, riferiscono le agenzie). «Abbiamo approfondito il legame che la Lega fa tra riforma elettorale e un rafforzamento delle autonomie locali - ha detto Prodi al termine dell'incontro - una linea che ci trova d'accordo da molto tempo e su cui proseguiremo in futuro i contatti».
ACCORDO - Bossi e Prodi si sono trovati d'accordo sulla necessità di fare al più presto la riforma della legge elettorale, evitando così il referendum. Lo ha spiegato lo stesso Bossi: «Il referendum non ci sarà - ha detto Bossi - abbiamo deciso di fare la riforma della legge elettorale. Il modello - ha poi spiegato - è quello che ha presentato Calderoli». Bossi ha quindi sottolineato la necessità che il testo di riforma vada al più presto in Commissione: «Bisogna andare in Commissione, è da lì che partono queste cose. Il problema - ha poi concluso - è quando partirà: bisogna iniziare subito». Alla domanda sul perché Prodi abbia voluto incontrare i rappresentanti della Lega, Bossi scherzando ha risposto: «Perché siamo belli». Quindi alla domanda se la Lega è andata in avanscoperta, ha replicato: «Berlusconi legge tutti i giornali. L'ho sentito l'altra notte dopo la partita». Alla richiesta di una precisazione se avesse avvisato di questo incontro Berlusconi, Bossi ha risposto: «No». Si arrabbierà Berlusconi? Gli è stato chiesto. «No» è stata la risposta.
FACCIA A FACCIA - «Era un po' che non mi vedevo con Umberto Bossi - ha spiegato Prodi - l'ho visto molto volentieri. Era un incontro stabilito da lungo tempo. E’ stato un incontro cordiale e affettuoso».
FIUME PO E IMMIGRATI - Il presidente del Consiglio sul colloquio per lo stato del fiume Po ha spiegato: «C'è la necessità di una maggiore autorità anche degli enti locali sulla questione. Niente allarmismi ma bisogna iniziare a lavorare perché queste risorse anche in futuro vengano utilizzate in modo da poter essere a disposizione di tutti, senza creare mancanze in una parte o nell'altra». Prodi, infine, ha spiegato che nell'incontro con Bossi, al quale hanno partecipato anche Roberto Maroni e Roberto Calderoli, si è parlato marginalmente anche della Bossi-Fini: «Solo una battuta o due ma non lo abbiamo esaminato».
26 aprile 2007
Ciceruacchio


Per chi avesse dimenticato la proposta di calderoli:
![]()