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Discussione: La Riforma Elettorale

  1. #21
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    Il testo della lettera inviata da Vaccarella al presidente della Consulta

    "Le istituzioni non difendono la Corte le mie dimissioni sono irrevocabili"

    ROMA - Ecco, a seguire, il testo integrale della lettera di dimissioni del giudice costituzionale Romano Vaccarella consegnata stamani ai presidente della Consulta Franco Bile

    "Caro Presidente,
    ho preso atto della delibera con la quale la Corte ha deciso, all'unanimità, di non accettare le mie dimissioni: dimissioni - delle quali avevo oralmente anticipato le ragioni, fin dal 28 aprile, sia a Te che al vicepresidente prof. Flick - che erano originate non già dal fatto che esponenti del governo avessero espresso dubbi sull'ammissibilità del referendum ma :

    1) dal fatto che alcuni di tali esponenti si dicessero sicuri della 'disponibilita' della Corte a seguire i suggerimenti del Governo stesso;

    2) dal fatto che tali gravissimi dichiarazioni non fossero state immediatamente e pubblicamente smentite dai ministri in questione (e, nel corso di questa vicenda, si è appreso che volutamente non sono state smentite perché... non vere!);

    3) dal fatto che una vicenda di tali gravità non avesse provocato alcun intervento delle Istituzioni.

    Tale silenzio mi ha reso evidente la considerazione nella quale sono tenuti il ruolo e la funzione della Corte (e ciò del tutto a prescindere dal fatto che, nel caso di specie, si trattasse di un referendum) e ho ritenuto, e ritengo, che le generiche e rituali dichiarazioni intervenute il 29 aprile non fossero in alcun modo idonee a fugare il mio convincimento.

    Nella sua delibera la Corte mostra di condividere le mie preoccupazioni sulla considerazione in cui essa è stata tenuta da quelle dichiarazioni (e sulle interferenze che tale considerazione consente e incoraggia), e mi conforta il fatto che con ciò essa escluda che io sia 'un attaccante di calcio che si produce in una capriola per indurre l'arbitro a fischiare un fallo inesistente', ovvero una sorta di 'agente provocatore', così come esclude la tesi 'complottarda' secondo la quale le mie dimissioni avrebbero seguito 'una strana tempistica'.

    Qualsiasi cosa pensino - ciascuno nel gergo e nella logica che gli sono propri - gli autori di tali dichiarazioni circa la 'incomprensibilità' (meglio, l'inconcepibilità, in questo Paese) di dimissioni date a tutela di un Organo costituzionale e della propria dignità personale, la realtà è semplicemente questa; e comprendi bene, caro Presidente, che - non certo per secondare il 'delicato' invito di un autorevole ministro della Repubblica, ma anche per quanto successivamente accaduto - non posso che confermarle irrevocabilmente.

    Ti prego di esprimere ai Colleghi la mia gratitudine per la solidarietà e la stima dimostratemi dopo le mie dimissioni e la speranza che questa vicenda giovi alla Corte della quale ho avuto l'onore di far parte.
    Romano Vaccarella".

    (4 maggio 2007)

    Secondo me qualche affarista della politica (Mastella? Pecoraro?) teme per la sua leader?
    Ciceruacchio

  2. #22
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    Pressioni sulla Consulta, il giudice si dimette e accusa Palazzo Chigi

    di Anna Maria Greco - sabato 05 maggio 2007, 16:41




    Roma - In un Paese in cui le dimissioni si minacciano molto e si presentano poco, Romano Vaccarella va fino in fondo. Le sue dalla Corte costituzionale sono irrevocabili, comunica al presidente Franco Bile. E lo fa con una lettera durissima, in cui si leva dei sassolini dalla scarpa. La Consulta non può che prenderne atto all’unanimità, ribadendo in extremis il richiamo al governo per le tentate ingerenze e riaffermando la sua indipendenza «garantita dalla collegialità del suo operare». Le «generiche e rituali dichiarazioni» fatte il 29 aprile da Romano Prodi, afferma Vaccarella, non smentiscono affatto le affermazioni di membri del suo governo, che hanno parlato di una Consulta «disponibile» verso le ragioni della politica e orientata per la bocciatura del referendun elettorale. Il giudice costituzionale risponde per le rime a premier, ministri e parlamentari dell’Unione che hanno strumentalizzato le sue dimissioni, parlando di «complotto».

    Avvocato civilista e ordinario di diritto processuale civile, 65 anni, è entrato alla Consulta nel 2002 su indicazione di Fi e per questo sulla sua scelta sono state avanzate ipotesi oscure, legandola a presunte manovre del leader azzurro Silvio Berlusconi per usare contro il governo il referendum elettorale. Tutto questo, scrive Vaccarella nella sua lettera d’addio, ha molto pesato sulla decisione di confermare le dimissioni di protesta e di ribadire il suo j’accuse verso il Palazzo. Prima di fare quello che forse nessuno si aspettava ha fatto passare un giorno dalla delibera dell’Alta Corte che respingeva le dimissioni all’unanimità e richiamava l’esecutivo al rispetto dei ruoli, evitando ingerenze.

    Un documento, sottolinea il giudice, in cui si condividevano le preoccupazioni del giudice per le «gravissime» dichiarazioni (dei ministri Chiti, Mastella e Pecoraro Scanio e del sottosegretario Naccarato), che «consentono e incoraggiano » le interferenze politiche. Per questo e non per altro Vaccarella ha voluto dimettersi, anche se questomotivo sembra «inconcepibile» in Italia: «a tutela di un Organo costituzionale e della propria dignità personale» e nella «speranza che questa vicenda giovi alla Corte». Il giudice critica la mancata smentita dei ministri interessati e il «silenzio» delle istituzioni. E rivela di aver presentato la sua lettera a Bile e al vicepresidente Giovanni Maria Flick già il 28 aprile, 2 giorni dopo l’articolo del Corriere della Sera con le famose dichiarazioni, maben prima che il fatto fosse pubblico, il 30. La dichiarazione di Prodi è solo del 29: sperava che Vaccarella si ricredesse senza tanto clamore. Invece, quelle parole, ripetute anche il giorno dopo, per il giudice erano inadeguate.

    ITALIA POPOLO DI MAFIA DOVE DEI MAFIOSI DANNO DEL MAFIOSO AGLI ALTRI E SE E' VERO CHE C'E' L'INGERENZA DEI MINISTRI MASTELLA E PECORARO SCANNIO (Detto Pecorone) CHE SUCCEDE ADESSO?

    Figurarsi noi che dovremo affiancarci a tali personaggi per passare un'eventuale sbarramento!!! MA CI RENDIAMO CONTO?

    Ma perche' non se ne rendono conto gli altri che vanno a votare?


    PERCHE' GLI FA COMODO AVERE UN MINISTRO E DEI MINISTRI COSI' DA SFRUTTARE PER ASSUNZIONI ED INCARICHI VARI TIPO PERIZIE E APPANNAGGI VARI..


    MI FANNO INCAZZARE STE' COSE!!!!
    Ciceruacchio

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Nando Biondini Visualizza Messaggio
    MI FANNO INCAZZARE STE' COSE!!!!
    Caro Nando,
    chiariscimi una cosa: tu sei favorevole o no alla proposta di nuova legge elettorale e al referendum che dovrebbe servire per farla passare?

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da Filippo Strozzi Visualizza Messaggio
    Caro Nando,
    chiariscimi una cosa: tu sei favorevole o no alla proposta di nuova legge elettorale e al referendum che dovrebbe servire per farla passare?
    Caro Strozzi,
    io al momento sono un pò confuso!

    Ci stanno confondendo un sacco di "Mercanti" della politica che temono di dover tornare a casa!

    Io vedo che nella buona volontà di persone stanche dei troppi litigi (ed è per questo che si cerca di creare un nuovo contenitore per il PD!) si insinuano tentativi di quelli che vogliono boicottare ed è perciò che cercano di INSINUARE IL CUNEO DELLA LOTTA FRA LAICI E CATTOLICI! Con la chiara intenzione di rialzare GLI STECCATI!;
    Vedo che si stà attuando l'imperativo: "SE NON LI CONVINCI...CONFONDILI" PER IL SOLITO DETTO...."Dividi ed impera!";
    Vedo che all'unità di intenti ci si può arrivare solo DOPO CON LA RIFORMA ELETTORALE CHE FACCIA PIAZZA PULITA DEGLI ELEFANTI ALL'ANDREOTTI - COSSIGA - E PULIZIA VARIA CHE MANDI IN PENSIONE CHI ORMAI LA PENSIONE L'HA RAGGIUNTA; ED ANCHE CHI LA PENSIONE NON DOVREBBE LUCRARLA (Esempio DE GREGORIO!);
    Vedo che bisogna lasciare lo spazio ai giovani E NON SOLO A PAROLE!;
    Vedo che gentaglia alla MASTELLA cerca di interferire nell'operato di una Commissione creata ad oc per varare le basi di UNA SERIA RIFORMA ELETTORALE;
    Vedo che diverse CARIATIDI con la paura di essere messi in naftalina vogliono intervenire con la solita storiella (ormai troppo riscaldata) di insegnare alle giovani generazioni che sono loro i depositari delle varie culture (Cattolica - Socialista - Radicale - Marxista) E CHE MANCA IN TUTTE QUESTE PERSONE UNA CULTURA LAICO - REPUBBLICANA (Intesa come cultura della RES-PUBBLICA!) CHE DOVREBBE ESSERE COME PRIORITA' IN CIMA A TUTTE LE ALTRE CULTURE!!!!
    VEDO INFINE TROPPE SCHERMAGLIE CHE SI STANNO PROFILANDO IN BARBA AL BUON GOVERNO PER SALVAGUARDARE L'UNITA' NAZIONALE!! (Unità che non voglio che sia condannata come NAZIONALISMO ma che conservi quell' UNITA' PER LA QUALE SONO MORTI I PISACANE)

    INTENDI?

    Non mi stà bene il federalismo dei nuovi profeti alla BOSSI che ci vogliono portare a scimiottare la Jugoslavia!;

    Non mi stà nemmeno bene lo sbandieramento delle ideologie ALLO HO CI MIN (sI dice così?) - alla "CHE GUEVARA";

    Noi dobbiamo essere fieri di essere depositari di UN DIRITTO ROMANO CHE HA INFLUENZATO TUTTO IL MONDO - DELLA NOSTRA CIVILTA' - DELLA NOSTRA STORIA E NON ABBIAMO BISOGNO DI IMPORTARE FALSI IDOLI DA ALTRI MONDI!

    Perciò RIFORMA ELETTORALE - SERIA - DISCUSSA ED ATTUATA MANDANDO A CASA LA META' DELLE PERSONE CHE CI HANNO COSTRETTO A MANTENERE!!!


    Te capì? "Gnaro".

    Ciao.

    Nando
    Ciceruacchio

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Nando Biondini Visualizza Messaggio
    Caro Strozzi, te capì? Ciao. Nando
    Caro Nando,
    anch' io sono del parere che sia necessaria una riforma elettorale, per la quale vedo bene la proposta di estendere il meccanismo del sistema regionale a livello nazionale, perchè garantisce al tempo stesso rappresentatività e pluralità con salvaguardia delle identità politiche. Nelle regioni è infatti ormai da dieci anni che non si verificano crisi e ribaltoni.
    Il sistema elettorale che uscirebbe dal referendum proposto sarebbe invece in sostanza la riesumazione della legge Acerbo del 1926, con tutto ciò che ne consegue...
    D' altra parte, mentre era stata molto netta la presa di posizione della Segreteria in occasione del precedente referendum di modifica costituzionale, sul sito MRE finora non ho trovato niente a proposito del nuovo referendum. Tu sai qualcosa in proposito?

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Filippo Strozzi Visualizza Messaggio
    Caro Nando,
    anch' io sono del parere che sia necessaria una riforma elettorale, per la quale vedo bene la proposta di estendere il meccanismo del sistema regionale a livello nazionale, perchè garantisce al tempo stesso rappresentatività e pluralità con salvaguardia delle identità politiche. Nelle regioni è infatti ormai da dieci anni che non si verificano crisi e ribaltoni.
    Il sistema elettorale che uscirebbe dal referendum proposto sarebbe invece in sostanza la riesumazione della legge Acerbo del 1926, con tutto ciò che ne consegue...
    D' altra parte, mentre era stata molto netta la presa di posizione della Segreteria in occasione del precedente referendum di modifica costituzionale, sul sito MRE finora non ho trovato niente a proposito del nuovo referendum. Tu sai qualcosa in proposito?
    Credo che siano ancora in corso dei dibattiti regionali che la Sbarbati ha preteso per "Tastare il polso" ai reduci (Salvo esplosione nelle prossime elezioni Amministrative!!!) ed andare poi alla COSTITUENTE DEL PD con le idee che gli avremmo allora trasmesso!!!

    Bisognerebbe chiedere a chi più ne sa!
    Ciceruacchio

  7. #27
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    Come l'ex-comunista, ora belusconista, Bondi, anche io ignoravo che i conviventi dei parlamentari già da tempo godono della reversibilità della pensione.

    Scoperta dovuta a Lucia Annunziata.

    Ma, nel mio attuale format "io non sono pessimista, io sono pessimo", tale scoperta mi suggerisce la domanda: perché i parlamentari favorevoli (veri o sedicenti) ai DICO non hanno mai ricordato questa "banale" cosa in questi mesi ?

    Solidarietà trasversale tra "privilegiati" ? intima convinzione della "superiorità" del parlamentare rispetto al semplice cittadino ? semplice dimenticanza ?

    Mi piacerebbe ricevere qualche risposta.

    E cosa ne pensa Santa Romana Chiesa ?

    La santa romana....direbbe che ci pensa la "divina provvidenza" a fare giustizia nell'ingiustizia. Che centra se nella vita terrena ci sono gli abusi e i sopprusi?

    Poi sono discorsi qualunquistici, mi direbbe il politico, o il suo elettore fidato.

    Perchè mai ci dobbiamo accanire sui loro privilegi. Vediamo noi di tenere giusta la barra..dell'onestà e senso del dovere.

    D'altronde vivere con 15.000 euro al mese dev'essere dura..se ci devo mantenere anche l'amante. Ma sicuramente vado al family day!!

    E' mio parere che l'inquinamento istituzionale è tale che non ci sarà possibilità di bonifica!



    Grandi saluti,
    Ciceruacchio

  8. #28
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    UN GRAN PARLARE E NULLA DI FATTO!

    Bisognerebbe sostenere la necessità di riforma del sistema elettorale, in senso proporzionale alla tedesca (con sbarramento al 5%) o maggioritario alla francese (con doppio turno). Entrambe queste soluzioni consentirebbero una più efficace governabilità del Paese, riducendo la presenza e il peso delle forze troppo piccole o estreme. Quanto detto a proposito dei sistemi di democraticità interna dei partiti, logicamente, porta a sconsigliare meccanismi quali le quote-rosa o le quote-giovani: trucchi inutili se in presenza di partiti sani, solidi e rappresentativi. Un'analoga analisi, con le medesime premesse sulla "salute" dei partiti, va fatta circa le preferenze: COALIZIONE GENERAZIONALE non è contraria alla loro reintroduzione, ma richiama l'attenzione sul fatto che spesso l'espressione di preferenze verso singoli nomi, nelle liste, non va a vantaggio dei candidati con meno mezzi materiali (spesso giovani) premiando invece in molti casi gli investimenti economici più ingenti e i legami clientelari.
    Ciceruacchio

  9. #29
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    La soddisfazione del presidente Giovanni Guzzetta: "E ci mancano i dati dei Comuni"

    Nell'ultima consultazione, per la fecondazione assistita, "questa cifra fu raggiunta dopo due mesi"

    Referendum elettorali, 153 mila firme dopo un mese di raccolta

    Obiettivo del referendum è semplificare la legge elettorale e ridurre il numero dei partiti

    "I cittadini vogliono questo cambiamento. Il paese rischia la deriva dell'antipolitica"
    di CLAUDIA FUSANI

    ROMA - Il numero è fresco fresco, aggiornato alle quattro e mezzo del pomeriggio quando i comitati locali sparsi in tutta Italia hanno finito di comunicare i dati. "Siamo a quota 153 mila" dice molto soddisfatto il professor Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato promotore per i referendum elettorali. Un numero su cui pochi avrebbero scommesso qualcosa quando il 24 aprile è cominciata la raccolta di firme per modificare, per via referendaria, una legge elettorale che sta paralizzando l'azione del governo e la vita del paese.

    Ci sono ancora due mesi di tempo per arrivare a quota 500 mila, il necessario per sottoporre al vaglio della Corte Costituzionale i due quesiti. "E' passato un terzo del tempo a disposizione e siamo a circa un terzo delle firme necessarie" riflette soddisfatto Guzzetta, che ha appena finito una riunione nella sede del Comitato in via Torre Argentina. Infatti, spiega subito dopo, "questo dato è da una parte prudenziale perchè non tiene conto delle firme raccolte dagli uffici comunali. Dall'altra molto incoraggiante perchè l'ultima raccolta firma per un referendum, quella per la fecondazione assistita, arrivò a quota 150 mila-160 mila dopo due mesi".

    Il professore referendario si chiede che numeri ci sarebbero oggi "se avessimo potuto allestire tutti i banchi per la raccolta firma che ci chiede la cittadinanza". Il Comitato è alla ricerca di volontari per i banchi (le informazioni sono disponibili sul sito).

    Un buon risultato, quindi. Che sconta anche un altro handicap: la copertura giornalistica. Nella sede del comitato sfogliano i risultati dei telegiornali pubblici e privati. Ed è quasi un disastro: il TG1 ha dedicato al referendum elettorale meno di dieci minuti in un mese; il TG2, meno di sei minuti; meglio il TG3 con 15 minuti. Zero tondo "Studio aperto" di Italia1. Un po' meglio la copertura sulla carta. "Ma va molto a cicli" taglia corto Guzzetta, a cui non interessa polemizzare più di tanto su questo aspetto.

    Tanto i cittadini, quando vedono i banchi, si fermano, chiedono e firmano. La "parola magica" - dicono al Comitato - è "semplificare la politica", "ridurre il numero dei partiti". "Spesso - raccontano - le persone non sanno perchè siamo lì, ci chiedono e spieghiamo. Quando diciamo che uno degli obiettivi del referendum è ridurre il numero dei partiti, firmano subito". Firmano a prescindere dalle ideologie e convinzioni politiche, di destra e di sinistra, giovani e meno giovani. "Ma tanti giovani".

    Se c'è un referendum che dà "fastidio" alla politica ufficiale è proprio questo. Sono pochi i big che lo appoggiano ufficialmente. E sono trasversali. Nel centro sinistra i ministri Arturo Parisi, Giovanna Melandri e il prodiano Mario Barbi. A destra Gianfranco Fini. In realtà, poi, a prescindere dalle dichiarazioni ufficiali, si muove la base Ds e Dl, e simpatizza Forza Italia. I piccoli partiti, invece, Udeur di Mastella in testa, non tollerano i due quesiti che - abrogando le coalizioni che beneficiano del premio di maggioranza e vietano le candidature plurime dello stesso candidato in più collegi - sono la fine politica dichiarata dei partiti piccoli. Quelli che non raggiungono gli sbarramenti necessari (4% alla Camera, 8% al Senato).

    D'altra parte però questo referendum - secondo i promotori - sarebbe anche la prima vera risposta ai due "mali" del paese, quelli di cui oggi parlano tutti, dai politici alla Confindustria alla stampa: la disaffezione alla politica e i suoi costi. Non solo risolverebbe, per volontà popolare, la questione di quale riforma elettorale che paralizza tanto la maggioranza quanto l'opposizione.

    "Noi vediamo - racconta Guzzetta - che in realtà la passione per la politica c'è ancora. Ed è proprio dal basso che sale la domanda di cambiamento. Questo paese è in bilico: da una parte c'è la deriva dell'antipolitica, dall'altra c'è il cambiamento. I quesiti referendari stanno intercettando, nonostante l'ostruzionismo, questa voglia di cambiamento".

    La raccolta delle firme andrà avanti fino al 24 luglio. Poi la parola passa alla Corte. "Solo una nuova legge elettorale - insiste Guzzetta - può fermare il referendum".

    (24 maggio 2007) L'ESERCITO MARCIAVA PER RAGGIUNGER LA FRONTIERA
    E FAR CONTRO IL NEMICO UNA BARIERA.....
    Ciceruacchio

  10. #30
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    La seconda Repubblica è stata solo una promessa
    Il discredito della politica
    di
    Angelo Panebianco


    Ciò che più impressiona delle reazioni negative di tanti uomini politici alla spietata e documentata analisi-denuncia del presidente di Confindustria è che nessuno, dico nessuno, di quei critici è stato capace di contestare nel merito anche una singola virgola di quanto Montezemolo ha sostenuto. Nessuno, fra i professionisti della politica, è in grado di negare che la politica, e il sistema pubblico che da essa dipende, siano ormai un motore ingrippato, e la principale causa dei mali italiani.

    In quella che alcuni chiamano «crisi della politica» va distinto l'aspetto congiunturale da quello strutturale. C'è una crisi specifica, contingente, legata alla natura della coalizione oggi al governo. Una parte della paralisi decisionale che ci attanaglia dipende dalla debolezza della maggioranza e, in particolare, dal suo vero fallimento: l'incapacità di «costituzionalizzare le estreme». Nessuna democrazia bipolare può funzionare se le estreme non vengono addomesticate e controllate, se hanno un ruolo rilevante nelle politiche di governo. È dalla nascita del governo Prodi che le estreme, non addomesticate, hanno quel ruolo. Con effetti devastanti per i consensi all'esecutivo. La mancata costituzionalizzazione delle estreme ha ricadute su tutti gli aspetti delle politiche pubbliche, si tratti del blocco di infrastrutture vitali, di tasse e spesa pubblica, della sicurezza, o della politica internazionale del Paese. Si pensi a ciò che accadrà fra pochi giorni: l'estrema sinistra riceverà, come componente del governo, il presidente degli Stati Uniti, partecipando contemporaneamente a una manifestazione contro di lui.

    L'aspetto congiunturale della crisi si incontra con l'aspetto strutturale, perché una politica paralizzata dalla mancata costituzionalizzazione delle estreme infligge un colpo mortale alla democrazia bipolare, porta acqua alle tesi di coloro che (a loro volta sbagliando, a causa di una memoria troppo corta) pensano che un sistema «bloccato al centro», un sistema con un nuovo centro eternamente governante sia la soluzione per i mali italiani.

    Aspetti congiunturali a parte, c'è dunque una crisi di sistema: dipende dal fatto che la Seconda Repubblica non è mai nata, è stata solo una promessa o un miraggio che ci ha accompagnato dai primi anni Novanta, e adesso che la promessa è svanita ci ritroviamo ancora a vagare fra le macerie della Prima Repubblica, senza che siano in vista soluzioni. Gran parte dei mali attuali della politica sono segni di una crisi di sistema a cui nemmeno un nuovo ricambio di governo, checché ne dicano le opposizioni, potrà porre veri rimedi.

    Sappiamo qualcosa su come e quando cambiano le democrazie. Sappiamo che esse non cambiano solo perché sono in crisi: possono restare in quella condizione per decenni, immobili, mentre trascinano lentamente alla rovina il Paese. Le democrazie cambiano solo quando (di solito, a seguito di una crisi repentina e drammatica) si apre, per un breve momento, una «finestra di opportunità», e appaiono leader capaci di imporre una radicale ristrutturazione delle regole del gioco. La fine del «primo sistema politico» della Repubblica avvenne per il combinato disposto di un mutamento geo-politico (la fine della guerra fredda), una crisi finanziaria, e l'intervento della magistratura. Avemmo una mezza Algeria ma senza un de Gaulle, senza incontrare un leader davvero all'altezza della situazione.
    Si aprì comunque una finestra di opportunità che consentì alcune limitate innovazioni, come la legge maggioritaria del 1993, le leggi sull'elezione diretta di sindaci e presidenti regionali e l'alternanza al governo. Quella finestra di opportunità si è chiusa da un pezzo. Non ne sortì quella riforma complessiva delle istituzioni che avrebbe dovuto fare dell'Italia un'efficiente democrazia bipolare. E quando i partiti ebbero modo di riorganizzarsi tornammo addirittura indietro (con la riforma elettorale voluta dal governo Berlusconi).

    Berlusconi, appunto. Di lui si deve parlare, essendo stato il vero dominus, nel bene e nel male, della politica italiana dal '94 ad oggi e, ci dicono i sondaggi, lo sarà ancora a lungo.

    Berlusconi non è l'uomo nero che molti si ostinano a dipingere e ha fatto, insieme a cose sbagliate, e anche sbagliatissime, anche diverse cose buone. Il suo vero grande limite è che fece al Paese la promessa di una rivoluzione liberale e non l'ha mantenuta. Credo che stia proprio in quel fallimento la causa della crisi di sistema. Berlusconi ha avuto, per un momento, l'occasione di dare uno sbocco positivo alla crisi della Prima Repubblica ma l'ha in grande misura sprecata. Non è stato né de Gaulle (il costruttore di nuove istituzioni) né Thatcher (l'artefice di una rivoluzione neo-liberale). Per questo ora ci ritroviamo, dopo un lungo giro, di nuovo al punto di partenza, alla crisi di sistema così come l'abbiamo conosciuta alla fine degli anni Ottanta. Né sembra che Berlusconi ne abbia tratto insegnamento. È vero che è il «popolo», e non la Confindustria o i tecnici, che deve scegliere i governi, ma sono le élite che devono trovare le soluzioni politiche tecnicamente valide per dare soddisfazione alle aspirazioni del popolo. Uno dei problemi del governo Berlusconi fu che mancarono soluzioni tecnicamente adeguate per realizzare, su diversi fronti, la promessa rivoluzione liberale.

    Non ci sono buone notizie in vista (a parte il referendum, ma non basta). Non si vedono all'orizzonte nuove «finestre di opportunità». Anche per questo il tanto parlare che ancora si fa di riforme costituzionali sa di imbroglio. Un Paese che discute da più di vent'anni di tali riforme e non le fa è un Paese malato. E la sua è una malattia morale.
    Nella classe politica, a sinistra e a destra, ci sono diverse personalità di prim'ordine. Esse ingiustamente patiscono del discredito in cui è caduta la politica. Nessuna di loro, singolarmente, può fare nulla per risolvere la crisi. Ma è forse tempo che i migliori delle due parti si siedano intorno a un tavolo per tentare di capire che cosa è umanamente possibile fare al fine di bloccare il degrado della democrazia italiana.
    27 maggio 2007
    Ciceruacchio

 

 
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