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Discussione: La Riforma Elettorale

  1. #41
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    Caro Mc, io non sono contro nessuno e contro niente. Anzi, nella lettera di dimissioni (2 righe in tutto, posso battezzarmi l'anti Luccisano , ovviamente senza offesa per Luccisano, ci mancherebbe) ho scritto che avrei partecipato volentieri a futuri convegni e iniziative varie. Semplicemente mi sono dimesso e non parteciperò più alla vita di un partito. Questo per motivi "professionali" e, pertanto, non mi iscriverò ad alcun partito almeno finchè farò il lavoro che faccio ora.
    Un saluto

  2. #42
    McFly
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    Uuhhmm quindi "quel" colloquio è andato bene!! sono contento! ma non ricordo di cosa ti saresti dovuto occupare! e come mai un tal incarico tiimpedisce di prendere parte ad un partito.

    Ne deduco anche che le vacanze in moto sono saltate!! (??)

    :-(

  3. #43
    Amico del forum
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    Caro mc, le vacanze fortunatamente non sono saltate...il mio transalp sfreccerà sulle strade della provenza, pare.
    Comunque nulla mi impedisce di avere la tessera di un partito, però credo che la deontologia del lavoro che farò imponga di non averne. Negli USA, tanto per dire, in genere chi fa il lavoro che farò io (in realtà, poi, è solo uno stage, per adesso) è tenuto per legge a non avere tessere di partito.
    Un saluto

  4. #44
    McFly
    Ospite

    Gemonio, a casa del Senatur, l'incontro tra Berlusconi, Bossi e Fini

    Gemonio, a casa del Senatur, l'incontro tra Berlusconi, Bossi e Fini. Esclusa la via referendaria, sì piuttosto al mantenimento dell'attuale situazione

    Legge elettorale, la Cdl trova l'intesa "C'è l'accordo, ora si può trattare"

    Una eventuale nuova normativa, hanno detto i tre leader di partito, dovrà uniformarsi a tre punti: bipolarismo, indicazione preventiva di alleanze e del premier e uno sbarramento


    Bossi, Fini e Berlusconi a Gemonio

    MILANO - E' stata raggiunta l'intesa tra Berlusconi, Bossi e Fini sulla legge elettorale. Ad annunciarlo è l'ex premier, al termine del vertice che si è tenuto nel pomeriggio a Gemonio, nella casa del leader della Lega. "Abbiamo l'intesa, si può votare con questa legge elettorale, ma siamo anche disposti a esaminare una nuova legge purché si uniformi a tre punti: bipolarismo, indicazione preventiva di alleanze e del presidente del Consiglio e, infine, uno sbarramento che eviti la frammentazione", ha detto Berlusconi.

    "C'è accordo - ha confermato Bossi al termine dell'incontro - ora si può andare a trattare. Il problema negativo per noi era il referendum. Bisognava trovare un'alternativa in tempi brevi e l'abbiamo trovata". "Noi vorremmo votare il più presto possibile", ha poi precisato Bossi, rispondendo alla domanda di un giornalista. E nel clima di dialogo il Senatur ha colto anche l'occasione per chiedere scusa al presidente del Senato Franco Marini del quale aveva detto: "E' un cadavere". "Chiedo scusa a Marini - ha detto il segretario del Carroccio - non volevo assolutamente offenderlo anche perché è una persona molto amata dalla gente".

    Anche da Fini è arrivata la conferma che la legge elettorale non vada cambiata a tutti i costi per la Cdl, "si può andare a votare con quella che c'è". "Siamo pronti a discutere, se l'attuale maggioranza non è soddisfatta", ha poi precisato, ribadendo però le condizioni esposte da Berlusconi. In primis "il sistema bipolare è irreversibile. Il sistema bipolare, con una legge elettorale proporzionale e i partiti che devono essere obbligati a dichiarare le alleanze prima del voto. Non è pensabile che vadano al voto con le mani libere. Questo significa anche indicazione del premier e presentazione di un programma". Fini si è detto d'accordo con suoi alleati, Berlusconi e Bossi, anche sulla necessità di evitare la frammentazione.



    Al vertice hanno partecipato, oltre a Berlusconi, Fini e Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli per la Lega Nord, Andrea Ronchi e Ignazio La Russa in rappresentanza di An.

    L'intesa è stata accolta con un certo scetticismo dal presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, secondo il quale si è in presenza "di un comunicato stampa che copre posizioni che sembrano rimaste le stesse". "Mi sembra poi - ha aggiunto - che siano stati dati dei paletti troppo vaghi. Votare con l'attuale legge è impossibile, anche perché c'è il referendum. La legge con la quale si voterà sarà una legge che dovrà rendere vano il referendum: siamo sicuri che le indicazioni date siano sufficienti?".

    (4 settembre 2007)
    http://www.repubblica.it/2007/04/sez...monio-cdl.html

  5. #45
    McFly
    Ospite

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    Esattamente l'accordo che fecero cinque mesi fa Fassino e Berlusconi!



    Un'altra porcata ad uso e consumo dei partiti più grossi!


  6. #46
    McFly
    Ospite

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    Questa storia delle liste bloccate senza preferenze (Primarie PD docet) è proprio una fissa dei DS!! complimenti per l'alto indice di democrazia dei Kompagni!!

    (e i complimenti vanno naturalmente anche a coloro i quali con questi si vogliono "fondere")

    certo che questa sorta di bipolarismo all'italiana con proporzionale annessa è proprio un'altra soluzione all'italiana. Sono certo che alla fine sarà questa la nuova legge elettorale, accontenta tutti ed è una finta legge democratica.

  7. #47
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    La paura fa 90!

    Incominciano tutti a preoccuparsi perchè se si arriva al REFERENDUM (Il che sarà difficile!) metà dei componenti "LA CASTA" dovrebbe trovare altro lavoro e allora incominciano le GRANDI MANOVRE per tamponare la democraticità delle regole che il POPOLO vorrebbe veder attuate.

    E chi si agita di più?

    QUELLI CHE NON AVREBBERO I NUMERI PER SUPERARE LO SBARRAMENTO!!!

    LA LEGA E' UNA DI QUESTE E NOI?
    Ciceruacchio

  8. #48
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    Legge elettorale
    Il mio no a Rutelli

    Caro direttore,

    Francesco Rutelli mi cita, unico del centrosinistra, per accusarmi di una eccessiva fretta nella promozione del referendum per l'abrogazione del porcellum. Troppo onore! Omettiamo pure Mario Segni e Giovanni Guzzetta, che hanno promosso il referendum senza altro riferimento politico che la loro passione per la Repubblica.

    Ma molti e non meno qualificati sono gli esponenti dell'Unione, tra i quali Realacci, Melandri, Santagata, Letta e Bindi, che hanno condiviso la nostra iniziativa, sia pur con motivazioni talvolta contrastanti, e tra essi innanzitutto le centinaia di migliaia di cittadini dell'Unione che hanno sottoscritto il referendum. Se non ho capito male, la mia colpa sarebbe quella di aver preso sul serio l'impegno assunto davanti agli elettori per una immediata abrogazione della legge che ci aveva eletti, e di aver dato seguito all'unanime indicazione dei partiti che a febbraio indicarono al Presidente Napolitano come priorità assoluta la riforma della legge elettorale. Troppo onore! Rutelli sembra dare a intendere che la differenza tra noi fosse e sia solo sul quando della abrogazione, che lui avrebbe preferito rinviare.

    La ricostruzione delle alternative in campo mostra senza alcuna incertezza come il nostro dissenso sia invece soprattutto sul come cambiare il porcellum. Perché non riconosce Rutelli senza infingimenti che le sue preferenze vanno alla reintroduzione del proporzionale secondo il sistema che giustamente Panebianco chiama oggi pseudotedesco? Perché non riconosce che questa preferenza è parte di una concezione del sistema politico aperto ad alleanze di nuovo conio radicalmente diverso dal mio? Perché non riconosce pure che la sua stessa idea di Pd nasce per fuoriuscire dalla stagione dell'Ulivo che era stato pensato come anticipazione di una formazione che organizzasse stabilmente all'interno di uno schema bipolare tutto il centrosinistra? Perché non riconosce che sostituendo in questo modo l'Ulivo, il suo Pd è un partito pensato come la destra della sinistra pronto a trattare con la sinistra della destra all'interno di un centro così stabilmente ricostituito?

    È per questo che ora che, seppure attraverso un metodo discutibile, a Veltroni è stata riconosciuta la leadership del Pd ed è finalmente possibile passare dal chi al che cosa ritorno perciò a dire che è giunto il momento della scelta. Anche chi volesse fermarsi ai soli giornali di oggi non riesce infatti proprio a capire come nella stessa maggioranza veltroniana possano stare i «moderati coraggiosi» come Rutelli che chiede ancora una volta a suo modo il ritorno al centrismo e gli «estremisti assennati» come Moni Ovadia che sfila con la cosiddetta sinistra radicale, o meglio come possano stare assieme senza una chiara linea politica che li tiene assieme. Pensa Veltroni come oggi Polito che il suo 75% sia sufficientemente compatto per contrastare le ragioni del 14% dei «Democratici davvero» e dire in tedesco la sua scelta di ritorno al proporzionale? Io non lo credo. So tuttavia che il 100% già gli chiede o prima o poi gli chiederà di scegliere. Lui sa che se scegliesse in direzione opposta a quella svolta oggi nitidamente e direi senza ironia coraggiosamente da da Rutelli noi saremmo con lui.
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    23 ottobre 2007 Corriere della Sera
    Ciceruacchio

  9. #49
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    Partiti incerti sulla riforma elettorale
    Modello tedesco e trasparenza

    di Giovanni Sartori

    Personalmente sono stufo di scrivere e riscrivere di riforma elettorale. Ma gli eventi incalzano e c'è una urgenza. Oggi si riunisce al Senato la commissione presieduta da Enzo Bianco che dovrebbe verificare quale «buona riforma » possa trovare un sufficiente consenso nel nostro Parlamento. Intanto, due giorni fa, questo giornale ha pubblicato un fondo di Angelo Panebianco e una intervista di Francesco Rutelli che si contraddicono su ogni punto.


    Per Rutelli, o un accordo si trova ora, oppure non si troverà più. Per Panebianco, invece, è come se non ci fosse nessuna scadenza. Rutelli asserisce che solo il sistema tedesco (che per lui è un buon sistema) può andare in porto. Ma Panebianco critica il sistema tedesco e ipotizza un latente accordo tra Veltroni e Fini sul sistema spagnolo. Dico la verità: date le circostanze sono sconcertato anch'io. E vorrei che la commissione Bianco fosse in condizione di deliberare con idee chiare.


    Chiarisco, in primo luogo, che lo scenario di Panebianco è una congettura che si fonda sull'argomento di una ipotetica comunanza di interessi. L'ipotesi è debole. Nella mia esperienza ho segnalato non so quante volte comunanze di interessi che gli intrighi del Palazzo hanno invariabilmente ignorato. E ieri ho interpellato Rutelli, che mi autorizza a riferire che Veltroni non gli ha mai nemmeno fatto il nome di Fini.


    Panebianco inoltre attacca il sistema tedesco con argomenti che io ho sempre attaccato. Come faccio, allora, a non dissentire? Il sistema tedesco secondo la sua argomentazione diventerebbe, in Italia, «pseudo-tedesco» perché il suo sbarramento del 5 per cento verrebbe aggirato da cartelli elettorali. Ma già esiste e giace un disegno di legge dei senatori Salvi e Villone che dispone che i partiti abbiano statuti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale (per impedire partiti-lampo escogitati sotto elezioni), e che poi stabilisce (articolo 12, sub 2) che «non è ammissibile la presentazione di una unica lista o di un unico candidato da parte di più di un partito o movimento politico». Bastano due o tre righi per impedire l'aggiramento che viene dato per inevitabile.


    Il testo Salvi-Villone già basta a garantire, allora, che il sistema tedesco riesca a decapitare la nostra frammentazione partitica. E va da sé che se una quindicina dei nostri «nanetti» sparissero, l'aggregazione delle forze politiche avverrebbe automaticamente. Avverrebbe esattamente per la stessa ragione per la quale avviene in Spagna (che a suo modo egualmente decapita partitini). Invece — per Panebianco — in Spagna l'aggregazione avviene e in Germania no. Non torna.
    Concludo. La commissione Bianco si trova al cospetto di tre modelli — tedesco, francese, spagnolo — tutti e tre meritevoli di considerazione. Ma in politica (debbo essere io a spiegarlo a Veltroni?) se ci sono tre soluzioni accettabili, si deve accettare quella più accettata. Invece Veltroni si butta all'ultimo minuto su una soluzione che risulta meno accettata. Perché? Così facendo rischia di affondarle tutte. Ripeto: perché? Se Veltroni vuol essere, come mi auguro, un nuovo tipo di leader, allora si deve spiegare. Visto che invoca la trasparenza, non esordisca facendo l'opaco.

    24 ottobre 2007 Corriere della Sera
    Ciceruacchio

  10. #50
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    Se ‘interrogativo fosse: “quale ritieni possa essere lo strumento migliore per mettere fine alla pessima legge elettorale votata appena una anno fa dal governo Berlusconi?”, non avrei dubbi.

    Risponderei che dovrebbe essere il Parlamento ad approvare con una maggioranza qualificata e bipartisan la nuova legge che, se fossimo in presenza di una classe dirigente dotata di senso dello Stato, non potrebbe che tradursi in regole sensate, slegate dalla situazione contingente e dagli interessi di bottega che, alla prova dei fatti, producono niente di più di un limite grave alla governabilità quale che sia la coalizione vincente e, beffa della sorte, rischiano di tramutarsi in un vero e proprio boomerang che va a concludere la sua corsa sulla nuca di chi l’ha lanciato.

    Penso, pertanto, che servirebbe una legge in grado, come primo punto, di ripristinare il legame tra l’eletto ed il territorio, legame che rappresenta il sale della democrazia parlamentare: poter scegliere il proprio rappresentante giudicandolo per quanto e come ha saputo relazionarsi con il proprio elettorato diventa, per i cittadini, uno degli strumenti più importanti nell’esercizio della partecipazione alla vita del paese.

    Un provvedimento simile, inoltre, metterebbe fine alla sconcertante situazione che consente a una ventina di persone, o poco più, di “nominare” le due Camere componendo liste blindate e disponendo a proprio piacimento la disposizione numerica all’interno della lista stessa (che significa, poi, nel concreto, l’eleggibilità del candidato).

    Immagino poi una legge che, raccogliendo il messaggio forte e chiaro proveniente dall’elettorato di destra e di sinistra, sappia procedere alla semplificazione della politica, riducendo drasticamente il numero dei partiti e partitini che popolano le due Camere, incentivando percorsi unitari e scoraggiando le divisioni, spesso pretestuose, che costellano la storia della democratica del nostro paese.

    Sono solo due punti, ed altri se ne potrebbero aggiungere, ma sono già più che sufficienti per affermare quanto sia grande la necessità di un provvedimento adeguato.

    Ed ecco, allora, affiorare una domanda: perché, ad oggi, nonostante la fragilità di questo governo ed il malaugurato rischio di dovere, prima o poi, ricorrere nuovamente alle urne, non si è provveduto a rimuovere quella che lo stesso Calderoli non ha esitato a definire pubblicamente come una “porcata” e, al contrario, si brancola nel buio di un dibattito fumoso su modelli i più diversi tra di loro (sindaco d’Italia, regionali, spagnolo, tedesco e via dicendo) dove la parte del leone la fa non chi propone ma chi, forte magari di qualche voto da usare in Senato, pensa di poter continuare ponendo veti?

    E’ in questo contesto che si pone la questione del Referendum.

    Che ci piaccia oppure no, il 24 aprile scorso è partita la raccolta delle firme in tutto il paese. E NE SONO STATE RACCOLTE CIRCA 800 MILA!

    E noi, a questo punto, che facciamo?

    Sconcerta, su questo argomento, la presa di posizione dei leaders dell’Unione.

    Vogliamo davvero correre il rischio di lasciare nelle mani delle destre, cioè di coloro i quali, soltanto pochi mesi fa, hanno creato questa legge mostro, la paternità di una iniziativa che non fa altro che riprendere e rilanciare i valori che sono ben radicati nel nostro patrimonio culturale e sono stati un tratto distintivo della nostra campagna elettorale?

    Incapaci, per problemi interni alla maggioranza, di produrre una legge davvero efficace, vogliamo ridurci a rappresentare la parte conservatrice di questo paese rinunciando a svolgere quel ruolo di rinnovamento della politica e di promozione della partecipazione che deve essere al centro del percorso costituente del Partito Democratico?

    E siamo davvero sicuri che tutta questa cautela si tradurrebbe poi in un aiuto al Governo Prodi?

    Penso proprio di no, per la ragione che non verremmo capiti dalla nostra gente e, nel tentativo di essere più realisti del re, produrremmo un danno incalcolabile proiettando anche un’ombra inquietante sulle già fragili fondamenta del partito che ci apprestiamo a costruire.

    Per la mia cultura ambientalista e non violenta, rifuggo da definizioni come “pistola fumante”; credo, più semplicemente, che sostenere e promuovere il referendum, come già sta avvenendo in buona parte del territorio, significhi premere sul Parlamento perché, posto di fronte ad un percorso ben definito nei tempi, sia costretto, finalmente, a superare i veti incrociati ed a produrre quella legge che tutti noi auspichiamo rilanciando l’Ulivo come paladino dei diritti dei cittadini e sostenitore di quel bipolarismo che, non dimentichiamolo, è una delle ragioni fondanti del Partito Democratico.
    Ciceruacchio

 

 
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