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Discussione: La Riforma Elettorale

  1. #31
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    Ho trovato questa poesia del PORTA:

    Carlo Porta
    MARCANAGG I POLITEGH SECCA BALL

    Marcanagg i politegh secca ball,
    cossa serv tanc descors, tance reson?
    Già on bast infin di facc boeugna portall,
    e l’è inutel pensà de fa el patron;

    e quand sto bast ghe l’emm d’avè suj spall
    eternament e senza remission
    cossa ne importa a nun ch’el sia d’on gall,
    d’on’aquila, d’on’oca, o d’on cappon.

    Per mì credi che el mej el possa vess
    El partii de fa el quoniam, e pregà
    De no barattà tant el bast despess,

    se de nò, col postà da on sit all’olter
    i durezz di travers, reussirà
    on spellament puttasca e nagott olter.
    Ciceruacchio

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da Nando Biondini Visualizza Messaggio
    el patron;el cappon.
    Oh, Nando, invece di poetare in ostrogoto, che ne dici del fatto che
    il “comitato dei 45” ha deciso che il segretario del nuovo soggetto politico non sarà scelto dalla base tramite le primarie ma dall'assemblea costituente che verrà eletta, con modalità ancora tutte da decifrare, il 14 ottobre?
    E tu che per mesi ci hai scassato con 'sta storia del "popolo delle primarie"!
    E invece vai con la soluzione in puro stile politichese.
    Nando, col PD si torna all’ antico ancor prima di partire, le segreterie sceglieranno segretari e presidenti del consiglio, come da sempre accaduto nei Palazzi. Il teatrino delle primarie servirà allora a rendere felice il “popolo democratico”, che ama fare certe cose.

  3. #33
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    Non resta che insidiare "Sti' nostrani politicanti" con il REFERENDUM per la riforma elettorale.

    Io andrò a firmare. Facciamolo tutti!!!
    Ciceruacchio

  4. #34
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    Parlare di PRIMARIE non è difficile come potrebbe sembrare.

    In realtà si tratta di parlare di PARTECIPAZIONE, intesa non come “protagonismo” (che ce n’è anche troppo e guardate dove ci ha portato), ma come forma DEMOCRATICA del nostro esserci, d’essere parte attiva della comunità, d’essere cittadini.

    Più siamo, più sarà difficile che qualcuno possa anche solo immaginarsi di metterci ulteriormente i piedi in testa e trattarci da sudditi.

    Qualcuno si chiede .

    Il voto elettorale tradizionale è sempre un appuntamento molto importante, certo… ma senza il potere di scegliere i CANDIDATI e specialmente di proporne in alternativa qualora non ci stesse bene chi viene scelto dal partito che ci sta a cuore, è come se firmassimo ogni volta una “cambiale” compilata da qualcun altro.

    In sostanza, l’attuale voto è “svuotato” del suo vero potere decisionale perchè è incompleto senza poter influire sui candidati e sui programmi, su cui noi comuni cittadini non abbiamo alcun “potere negoziale”.

    Di fatto, al momento attuale, non essendo noi elettori a decidere i candidati, non abbiamo alcuna voce in capitolo per quanto riguarda i programmi che saranno poi effettivamente realizzati dagli eletti.

    In pratica, gli eletti non rispondono affatto a noi del loro operato, bensì a chi ne può garantire la successiva candidatura e conseguentemente l’elezione e la carriera politica (peraltro molto fruttuosa anche dal punto di vista economico).

    In altre parole, quello che conta non è tanto il POTERE DI VOTO quanto il POTERE DI CANDIDARE.

    Di fatto (e certo non di diritto perché ciò è tutto meno che corrispondente alla nostra Costituzione), il POTERE DI CANDIDARE è attualmente in mano a non più di una ottantina di persone.

    Questo vuol dire che più che una DEMOCRAZIA (DEMOS è la parola greca che significa POPOLO, perciò “democrazia” significa “potere del popolo”) a tutt’oggi il nostro sistema assomiglia più ad una “OLIGARCHIA” (OLIGOS in greco significa appunto “pochi”, perciò “oligarchia” vuol dire “potere dei pochi”).

    Ecco perché, per fare della nostra forma di convivenza un vero SISTEMA DEMOCRATICO (come la Costituzione stabilisce nelle sue prime sei parole), è necessario istituire UN METODO DI PROPOSTA E SELEZIONE DELLE CANDIDATURE che sia NELLE MANI DI TUTTI gli aventi diritto, ciò di tutti i membri DEL POPOLO SOVRANO. Altrimenti la “sovranità” del popolo è una fandonia.

    Qualcuno, all’inizio e durante questa avventura che per noi è iniziata ed ancora continua da semplici cittadini, mi ha detto .

    Eppure basta leggere LA NOSTRA COSTITUZIONE che è lì proprio per esserci d’aiuto per ogni dubbio.

    E’ come se andassimo ad un’assemblea del “condominio Italia”, in cui tutti noi abbiamo diritto di voto in quanto proprietari della “cosa pubblica” (Res Pubblica > Repubblica) alla pari di tutti gli altri “condomini” italiani, senza saperne e saperne usare lo STATUTO, cioè la legge fondamentale di quella comunità “condominiale si cui siamo membri e co-proprietari.

    Non è detto che dobbiamo sapere quel testo a memoria; ma se serve, lì ci sono tutte le risposte e le soluzioni. E se non vi fossero sarebbe il caso di proporre a tutti gli altri di completarne il testo adeguatamente, non credete?

    Beh, che ci crediate o no, NELLA NOSTRA COSTITUZIONE CI SONO TUTTI i presupposti ed I PRINCIPI PER sapere come dovrebbero essere fatte LE PRIMARIE.

    Basta leggere i seguenti articoli:

    Art. 1, 1° comma (L’Italia è una Repubblica democratica…);

    Art. 1, 2° comma (La sovranità appartiene al Popolo…);

    Art. 3, 1° comma (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.);

    Art. 3, 2° comma (È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti … all’organizzazione politica… e sociale del Paese.);

    Art. 48, 2° comma (Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. …);

    Art. 51 (Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. …).

    Ecco perché le PRIMARIE devono essere ISTITUITE PER LEGGE, perché così devono attenersi al dettato costituzionale.

    Ecco perché la PRIMARIE possono essere solo APERTE.

    APERTE in termini di elettorato: tutti devono avere la possibilità di votare. Questo è garantito proprio dalla SEGRETEZZA DEL VOTO e dalla disponibilità di SEGGI PUBBLICI (senza etichette di parte), dove ogni elettore riceva una SCHEDA UNICA con TUTTE LE LISTE in competizione, così che nessuno possa sapere per quale lista gli elettori decidono quale tra gli “aspiranti-candidati” elencati è più degno di rappresentarli.

    APERTE in termini di candidature: chiunque può candidarsi o proporre una candidatura, basta raccogliere le firme dei cittadini che ne verrebbero rappresentati, cioè quelli del territorio interessato, cosa che già oggi peraltro avviene per le candidature alle elezioni. Il solo problema odierno è che i candidati li possono sindacare solo i gruppi di potere ai vertici dei partiti. Lo sottolineo, neppure gli iscritti di base possono fare nulla da quel punto di vista, figuriamoci i comuni cittadini, il cosiddetto “popolo sovrano”…

    In base all’articolo 3 ed all’art. 51 della Costituzione, nessuno, neppure il gran capo di un partito che appoggia quella lista, può opporsi ad una candidatura indipendente in quella lista: di fatto è un comportamento incostituzionale, ma bisogna che sia detto esplicitamente, per legge.

    Poiché in Politica il solo “giudice naturale” è l’elettorato, nessuno tranne l’elettorato può sindacare se tale candidatura sia o no accettabile.

    Peraltro, gli esponenti di partito possono sempre e comunque battersi contro eventuali candidature “indipendenti”, cercando di convincere i propri elettori della loro inopportunità, possibilmente provandolo.

    Ma se gli elettori non la penseranno così, finalmente i partiti saranno il frutto della volontà popolare dei propri elettori e non di un ristretto gruppo di potere.

    Inoltre, le PRIMARIE APERTE PER LEGGE sono la risposta a tutti i difetti fin qui riscontrati negli episodi di Primaria di parte svoltisi in Italia (PRIMARIA, al singolare, perché è il termine riferito ad una sessione che riguarda i candidati di una sola lista).

    Andando tutti a votare e tutti contemporaneamente, come in qualsiasi altra consultazione popolare a norma di legge, viene eliminato il pericolo che gli avversari politici possano partecipare alla Primaria di un partito o coalizione avversaria per falsarne il risultato.

    Non c’è più neppure il problema di chiedere un contributo economico ai partecipanti: vista l’utilità, finanche superiore a quella del voto, non ha alcun senso che paghi solo chi va a votare, perché è un diritto/dovere a disposizione di tutta la comunità, come enuncia la Costituzione, appunto.

    Infine, un’altra piccola ma estremamente significativa “rivoluzione” nel testo proposto è la gestione economica della campagna delle Primarie.

    Gli aspiranti-candidati ammessi non possono usare altri spazi e materiali che quelli messi a disposizione da un ufficio/agenzia pubblica corrispondente all’Ufficio Elettorale territoriale di norma istituito in occasione di ogni elezione presso il locale Tribunale.

    Acquistando gli spazi pubblicitari e gli spazi per gli incontri e confronti pubblici e mettendo in produzione stampati vari per conto di tutti i competitori, i prezzi ottenibili a fronte della quantità cumulata saranno di gran lunga inferiori (e perciò noi contribuenti pagheremo molto ma molto di meno, mentre al momento quei costi li paghiamo comunque sotto forma di “rimborsi” ma per spese che non sono affatto razionalizzate e contenute) e la distribuzione quantitativa e qualitativa di spazi e materiali sarà identica per tutti gli aspiranti-candidati, nel rispetto della Costituzione (pari opportunità ed eguaglianza di tutti i cittadini). Perciò, decade l’assurdo criterio che favorisce chi ha più disponibilità economiche o chi accetta l’aiuto di potentati, così sottomettendosi di fatto agli scopi di tali potentati e di certo non a quelli degli elettori.
    Ciceruacchio

  5. #35
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    POSTO DI SEGUITO IL DI PIETRO PENSIERO CON IL QUALE SPESSO MI TROVO D'ACCORDO.

    "In questi giorni mi chiedono da più parti qual'è la posizione mia e di Italia dei Valori nei confronti del Partito Democratico.
    Riporto in proposito un intervista rilasciata oggi a L'Eco di Bergamo.

    EdB:C’è fermento nel centrosinistra che attende l’ufficializzazione di Veltroni a leader del Partito Democratico: quale posizione ha Italia dei Valori rispetto a questa svolta?
    ADP: Non correremo dietro a simboli e persone ma a progetti condivisi.
    Veltroni può rappresentare tutto e niente, secondo il programma che intende portare avanti. Se anche lui riterrà come Prodi di mettere insieme tutte le varie anime che stanno dalla parte opposta alla Casa delle libertà solo per fare cassetta elettorale, è un progetto col fiato corto. E lo dimostrano le difficoltà che stiamo vivendo al governo.

    EdB:Quindi che direte a Veltroni?
    ADP:Lo incontreremo per capire il suo programma: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei….

    EdB:Con chi non sareste disposti ad andare?
    ADP:Non è questione di nomi, ma di modalità politiche. Io credo che il modello comunista abbia ormai finito la sua esperienza in tutto il mondo: che in Italia questo venga rilanciato ed estremizzato fino al fenomeno dei no global può essere ammesso come libertà di espressione del dissenso, ma non può essere che queste stesse persone siano anche al governo.

    EdB:Quindi?
    ADP:Quindi è necessaria una scomposizione e ricomposizione degli attuali poli: centrodestra e centrosinistra sono figli di una legge elettorale che impone di arrivare al 51 per cento e mette insieme formazioni politiche che hanno progetti politici, culturali, di governo totalmente diversi.

    EdB:Sta proponendo una grande coalizione?
    ADP:Qualcosa che va oltre. Un programma liberaldemocratico che possa mettere insieme quegli esponenti che la pensano allo stesso modo su temi fondamentali come l’economia privata e pubblica, la solidarietà, i principi etici che attengono all’ordine e alla sicurezza… e alla giustizia, perché no?
    Anche su questo tema una certa sinistra è ambigua: da un lato dice che sta dalla parte dei magistrati, dall’altro però molto spesso finisce per essere la rappresentanza in parlamento di quegli stessi fenomeni sociali che vanno a spaccare vetrine, incendiare macchine, rompere teste. Noi cerchiamo modelli di liberaldemocrazia che mal si conciliano con certi fenomeni di un post-comunismo massimalista, fatto solo di diritti e pretese, e non di doveri.

    EdB:Come si fa a scomporre il quadro politico?
    ADP:Con una nuova legge elettorale e una fortissima riduzione del numero dei partiti, a cominciare dal mio.

    EdB:Ma in Italia è ipotizzabile un’alleanza tra riformisti e moderati?
    ADP:In via transitoria forse, più che ipotizzabile è necessaria.

    EdB:Questo vuol dire però che anche Di Pietro deve togliere alcune sue riserve per esempio su Berlusconi…
    ADP:Credo che la politica non possa più andare avanti sui nomi: nella transizione ci vuole un riferimento nominativo, nel medio e lungo termine ce ne vuole uno culturale.
    Italia dei Valori non è tutto e non solo Di Pietro e Forza Italia non è tutto nè solo Berlusconi..

    EdB lei hanno sempre detto “che c’azzecca col centro sinistra”. Aveva ragione chi diceva che lei fosse momentaneamente lì in attesa di passare nel centrodestra?
    ADP:Questi schematismi sono ormai superati, sono solo comodi paraventi. La verità è che di centrosinistra ce ne sono due: uno riformista che guarda al domani e uno massimalista ancora fermo al famoso stato assistenzialista, dove si pensa di avere lì una mucca da mungere e che i soldi si possano semplicemente stampare per la spesa pubblica.
    E poi non è possibile che in nome di un principio sacrosanto, come l’ambientalismo, il nostro Paese venga messo in ginocchio dal fenomeno dei “niet” a tutti i costi, qualsiasi cosa si faccia, dalle strade ai treni, dai porti agli aeroporti.

    EdB:Bel quadretto…
    ADP:Però attenzione, certe caratteristiche troppo spesso le trovo anche nel centrodestra, dove molti dicono che ci vuole ordine, legalità, sicurezza, lotta alla criminalità, eccetera.
    Poi nel privato si comportano esattamente al contrario.
    Anzi si fanno leggi apposta per non farsi processare o per sbiancare quello che prima era reato.

    EdB:Quanto tempo dà all’attuale governo?
    ADP:Credo che la legge elettorale debba essere la chiave di volta. Rimettere in gioco il momento elettorale senza una nuova legge vuol dire semplicemente rinviare la soluzione dei problemi. Per questo la forzatura referendaria è un bene, perché impone e dà un tempistica alla riforma, anche se sono convinto che produrrà una legge impossibile da attuare: con un sì o con un no non si fanno le regole del gioco.

    EdB:E allora perché è d’accordo col referendum?
    ADP:Perché senza non si fa legge elettorale… O quello che si farà sarà una salvaguardia delle posizioni precostituite: il modello Mastella per intenderci. E questo non va bene perché su 40 e passa partiti c’è necessità di toglierne almeno due terzi. Noi partiti piccoli è giusto che diventiamo maggiorenni oppure dobbiamo confluire in altre realtà. E’ finita la cuccagna.

    EdB:Che ne dice del protagonismo politico di Confindustria?
    ADP:Lo trovo condivisibile, sia di Confindustria che di altre realtà: che deve fare un’associazione di imprenditori, professioni o lavoratori se non politica di categoria? Ma mi amareggia il fatto che tutti si siano lamentati di quanto fatto o non fatto dal governo rimarcando che loro erano santi, che non avevano nessuna colpa e che stavano salvando il Paese… questo Paese è figlio di politici, degli imprenditori, dei banchieri che abbiamo: un popolo di santi, poeti, navigatori, truffatori, qualche evasore fiscale, qualche furbetto del quartierino.

    EdB:Non c’è giornata che Prodi non incontri qualcuno e non si becchi fischi, spesso spontanei: ma si può andare avanti in un Paese che fischia chi elegge?
    ADP:Non è che chi fischia ha per forza ragione. Credo che rifugiarsi in questo tipo di dissenso stia diventando una furbesca abitudine per non affrontare, condividendole, responsabilità che sono di tutti.
    Questo paese se ha tra le cause del suo dissesto economico-istituzionale e di credibilità gli sprechi e i privilegi della politica, così come la burocrazia, ma non va dimenticato il senso comune della possibilità di violare le regole. Perché se è vero che per ogni 100 euro che lo Stato dovrebbe incassare 57 non incassa, vuol dire che c’è un livellamento al ribasso del senso etico: tutti vogliono ma nessuno vuole dare."
    Ciceruacchio

  6. #36
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    E VAI FACCIAMOGLI VEDERE CHE NON SIAMO TUTTE PECORE DA TOSARE!!!!


    Guzzetta: "Abbiamo 500 mila firme"
    Ancora centomila per avere la certezza
    Chiti: "Può essere una sollecitazione al Parlamento perchè faccia una legge migliore"
    Veltroni: "Notizia positiva per la democrazia italiana". Fini: "Gli alleati dicano quale modello elettorale vogliono"
    di CLAUDIA FUSANI

    <B>Guzzetta: "Abbiamo 500 mila firme"<br>Ancora centomila per avere la certezza</B>

    Un banco per la raccolta delle firme
    ROMA - Adesso è certo. E adesso lo può dire. "Posso annunciare - e non l'ho fatto finora per rispetto del ruolo dell'informazione - che nella sede del Comitato referendario di Roma sono a disposizione già da questa mattina 500 mila schede". Il presidente del Comitato referendario Giovanni Guzzetta, a Messina per concludere il tour, è entusiasta. Significa che con tre giorni di anticipo rispetto all'ultimo giorno utile per raccogliere firme (domenica 22, martedì 24 alle 14 e 30 il carico di firme dovrà essere in Cassazione), il Comitato per il sì ha le carte in regole per portare avanti la riforma della legge elettorale. Per fare quello che il Parlamento aveva promesso un anno fa e che invece è ancora fermo nelle Commissioni parlamentari tra ipotesi varie e tentativi di non scontentar nessuno.

    Guzzetta però ancora frena. "Servono almeno altre 70 mila firme per avere la certezza matematica" aggiunge subito dopo. Una cifra per cui non ci dovrebbero essere problemi: a Roma la raccolta delle adesioni andrà avanti fino a domenica sera con una serata speciale ai banchetti dell'Isola Tiberina. Dai comitati locali e dalle regioni stanno arrivando in queste ore sacchi e bustoni con le schede firmate e verificate. Solo dalla Lombardia sono annunciate in arrivo 25 mila firme, "raccolte da An". L'appello è per fare presto.

    La raccolta delle firme è iniziata il 24 aprile. Cominciata abbastanza bene, nonostante il non appoggio dei partiti e il quasi totale silenzio dei media, ha avuto un arresto a cavallo del voto amministrativo e un'impennata nelle ultime tre settimane. Andamento non casuale. I tre quesiti referendari puntano ad abolire le candidature multiple e a dare il premio di maggioranza al partito che prende più voti e non alla coalizione. Un sistema che punta ad un sistema elettorale veramente bipolare che evita le coalizioni che servono solo a prendere i premi di maggioranza e poi cominciano a litigare. "Diamo un taglio ai partiti, per una politica che decide" è lo slogan che in questi mesi si è fatto largo tra i cittadini incuriositi ma non informati e che poi hanno firmato. Il sistema dei partiti, infatti, non ha mai appoggiato il referendum "creatura" di ostinati professori come Mario Segni, Giovanni Guzzetta e Arturo Parisi. Tranne alcune importanti eccezioni come buona parte dei Ds, An, piccoli petali della Margherita, gli ulivisti-prodiani ma non Prodi, e tra i piccolini solo Idv di Di Pietro e Dc di Rotondi.

    Il 24 luglio le firme dovranno essere portate in Cassazione. Entro il 10 febbraio 2008 la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla ammissibilità dei quesiti, dire se hanno - come insistono Lega e l'Udeur di Mastella - vizi di costituzionalità. Se i quesiti supereranno la verifica della Consulta, il referendum dovrà essere indetto entro l'aprile 2008.

    Fino a quella data, il Parlamento avrà la possibilità di intervenire con una propria proposta di legge elettorale che, però, annullerà il referendum solo se va nella sua stessa direzione, cioè quella del bipolarismo e non del vecchio proporzionale.

    E' chiaro che nei prossimi giorni , e durante l'estate, il dibattito politico - tenuto in scacco dalla "pistola armata" del referendum - sarà concentrato su quale sistema elettorale possibile. Gianfranco Fini, leader di An e uno dei motori della raccolta delle firme, parla chiaro: "Giovedì incontrerò Berlusconi per valutare insieme a lui, e mi auguro anche con gli altri alleati della Cdl, che cosa fare in Parlamento adesso che, depositate le firme, o comunque raggiunto il traguardo, l'ipotesi di una riforma della legge elettorale non è più legata soltanto a un eventuale accordo parlamentare, ma anche all'altra strada, quella del ricorso alle urne nella primavera dell'anno prossimo". Il governo prende atto ma il ministro per le Riforme Vannino Chiti avverte: "Non c'erano dubbi che il comitato avrebbe raggiunto le 500mila firme. La differenza è tra chi pensa tra i referendari che quella che ne esce sia una buona legge. In realtà può essere uno stimolo per il Parlamento, una sollecitazione a fare una buona legge". Esulta il ministro Arturo Parisi, "oggi è un grande giorno". Soddisfatto il ministro Di Pietro: "Adesso, finalmente, parleranno i cittadini". Walter Veltroni non ha firmato, per "rispetto delle varie anime della coalizione che rappresenta", ma oggi può dire che "il raggiungimento del numero delle firme è una buona notizia per la democrazia italiana perchè aiuterà a superare l'attuale legge elettorale che garantisce solo instabilità e ingovernabilità". Da Rifondazione, Udeur e Comunisti un solo commento: "E' un referendum liberticida, consentirà la presenza di solo due partiti".

    (20 luglio 2007)
    Ciceruacchio

  7. #37
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    Sono le pecore che vanno a firmare senza neanche sapere perchè.

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da Alberich Visualizza Messaggio
    Sono le pecore che vanno a firmare senza neanche sapere perchè.
    CARO AMICO,
    non sono d'accordo.

    Quanto meno il referendum potrà servire per far sentire "IL FIATO SUL COLLO" a chi della politica ne ha fatto un mestiere e non un servizio alla comunità.



    Perché senza referendum non si fa una nuova legge elettorale… O quello che si farà sarà una salvaguardia delle posizioni precostituite: il modello Mastella per intenderci. E questo non va bene perché su 40 e passa partiti c’è necessità di toglierne almeno due terzi. Noi partiti piccoli è giusto che diventiamo maggiorenni oppure dobbiamo confluire in altre realtà.


    E se il tradizionale e retorico messaggio presidenziale, preso a strumento dello scontro politico, fosse sostituito dalla lettura dei principali articoli della Costituzione?
    Tornando alla prima esortazione, penso che in politica il confronto è importante e necessario ma non sufficiente, perché manca la legittimazione, senza la quale non può esserci dialogo alcuno.
    Legittimazione significa rispetto dell’avversario e delle sue idee. Ma oggi è più semplice la loro demonizzazione, ricorrendo a figure retoriche forti e spesso lesive non solo della dignità dei destinatari ma anche e di più di chi le pronuncia.
    I politici nostrani, sicuramente non mancano le eccezioni, hanno determinato con piena convinzione, questa che, insensatamente, chiamano strategia. Screditare gli avversari politici è ormai lo sport preferito dai politici. E’ come giocare alla playstation. Ma è solo un gioco al massacro dove a perdere è solo “la vita democratica”.
    Tornare nei binari della correttezza democratica non è facile e con una simil classe politica è quasi impossibile in quanto l’interesse collettivo è subordinato a quello personale e più estesamente a quello di partito, considerato strumento di potere e di prevaricazione, rampa di lancio.
    Diventa, quindi, sempre più difficile parlare di primato della politica, ormai vista dai cittadini come professione molto redditizia, come affare. I politici non più al servizio dei cittadini nel rispetto delle istituzioni ma al servizio di sé stessi con l’uso ad personam delle istituzioni.
    “Fare politica”diventa un bisness ed entrare in politica significa risolvere la propria situazione economica.


    E solo facendo sentire a questa classe ormai "DECOTTA" che il popolo può ancora essere sovrano e che condizioni lo strapotere della CASTA che, per ora, continua a MALGOVERNARCI!"!!!!
    Ciceruacchio

  9. #39
    McFly
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    Alberich ormai è contro tutti e contro tutto.

    Un Rambo fatto e finito! ^_^

    Porca vacca se solo mettesse un minimo di volonta per tornare a ripartecipare al dibattito ed alle riunioni non sarebbe meglio?

    Almeno alla costituente liberaldemocratica ci sarai spero!

  10. #40
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Non è mica l'unico a rendersi conto della cattiva coscienza di questa iniziativa referendaria (che del resto il MRE non sostiene).

 

 
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