Penso proprio che alla fine voterò la mozione Fassino. Parte delle mie considerazioni sono state espressa da er uagh. Non posso che ribadire la mia speranza che Fassino continui la sua battaglia per un Ulivo nel pse.
Mozione riformista democratica Fassino-D'Alema-Veltroni
Mozione di sinistra socialista Mussi-Salvi-Bandoli-Spini
Mozione socialista riformista Angius-Caldarola


Penso proprio che alla fine voterò la mozione Fassino. Parte delle mie considerazioni sono state espressa da er uagh. Non posso che ribadire la mia speranza che Fassino continui la sua battaglia per un Ulivo nel pse.
Livio


illuso, fassino non sa neanche cosa vuol dire dare battaglia


Intanto, per cominciare, puoi leggere questi interventi al Consiglio Nazionale dei DS del 13 dicembre 2006.... Le mozioni non sono ancora state ufficialmente presentate....
Riassunto del Consiglio Nazionale
http://www.dsonline.it/stampa/docume...p?id_doc=37986
Relazione di Piero Fassino
http://www.dsonline.it/stampa/docume...p?id_doc=37987
Intervento di Fabio Mussi
http://www.dsonline.it/stampa/docume...p?id_doc=38065




DERISCI AL DOCUMENTO A FIRMA ANGIUS, BRUTTI, CALDAROLA , NIGRA E ALTRI
1) Crediamo che la nostra democrazia abbia bisogno di un nuovo partito capace di unire le varie culture politiche del riformismo italiano. Per questo riteniamo che il prossimo congresso dei Ds sia un appuntamento di portata storica. La scelta che ci accingiamo a compiere ha un valore strategico per noi e per il futuro del sistema politico italiano. Mettiamo a disposizione del Paese la nostra forza per favorire la nascita di un partito nuovo.
2) Noi vogliamo essere protagonisti di questo processo unitario. Sentiamo l'urgente necessità di un più approfondito e schietto confronto, senza pregiudizi e non solo all'interno dei Ds, sulle idee guida e sui caratteri di un nuovo soggetto riformista.
Il seminario di Orvieto sul "partito democratico" non ha sciolto i nodi e non ha risposto a molti interrogativi che erano stati sollevati. Anzi, esso ha fatto emergere divaricazioni e contrasti evidenti.
Non bastano le volontà, che pure ad Orvieto sono state dichiarate, per far nascere un partito capace di garantire una guida nuova all'Italia ed una vera politica di riforme.
3) Il nostro intendimento è quello di portare nel dibattito in corso un contributo propositivo e critico, sul nuovo partito, che non eluda i problemi né le contraddizioni irrisolte. Vogliamo fissare con chiarezza gli obiettivi e i tempi per giungere ad una graduale unificazione politica, senza defezioni, con una sinistra unita ed autorevole, con una forza organizzata dell'Ulivo più vasta e diffusa nel Paese.
Nessun serio confronto è possibile se esso non è preceduto da una concreta analisi della crisi italiana, nei suoi aspetti sociali ed economici, civili ed istituzionali. Non bastano gli appelli retorici alla società civile per mettere a fuoco le ragioni storiche della debolezza delle classi dirigenti, per individuare, per contrastare e rimuovere le tendenze antipolitiche e regressive presenti nel Paese, che hanno dato una base di massa al berlusconismo. Lo stesso esito delle elezioni politiche del 2006 non è mai stato sottoposto ad una valutazione critica mentre - visti i rapporti di forza emersi tra centro-sinistra e centro-destra - esso avrebbe meritato ben altra riflessione.
4) Noi abbiamo condiviso, fin dalla sua nascita, tutta l'esperienza dell'Ulivo.
L'abbiamo sostenuta e riteniamo che essa debba oggi ulteriormente estendersi, consolidarsi e radicarsi.
Per molta parte del nostro elettorato e per le giovani generazioni l'Ulivo rappresenta un punto di riferimento affidabile e porta con sé una promessa di cambiamento.
Per rafforzare l'Ulivo, per innervarlo nella società italiana, è essenziale il contributo dei Ds e della Margherita, assieme ad altre componenti laiche, ambientaliste e socialiste; così come è necessario coinvolgere settori di opinione pubblica e di società civile che sono oggi esterni alle organizzazioni partitiche.
Al tempo stesso, riteniamo che sia nostro compito, assolutamente prioritario, sostenere l'azione del Governo, garantirne la stabilità, rafforzarne l'azione riformatrice e consolidare il suo rapporto con la società italiana. Questi obiettivi devono essere perseguiti non solo con l'unità dell'Ulivo, ma anche operando per dare più coesione politica a tutta l'Unione.
5) Ci sembra sbagliato e fuorviante sostenere che il cammino del Governo dipenda dalla realizzazione del "partito democratico" o che questo debba nascere soltanto per dare una piattaforma politica più sicura a chi guida oggi il Paese.
Noi pensiamo che il sostegno al Governo Prodi vada ulteriormente rafforzato e respingiamo in radice ogni fantasiosa ipotesi di esecutivi istituzionali o tecnici. Ma ci sentiamo liberi di esprimere le nostre opinioni critiche e le nostre proposte sui caratteri del nuovo partito. Non può essere, a nostro giudizio, un partito leggero, senza spessore storico, con una debole rappresentatività sociale; né può fondarsi - secondo lo schema prevalente ad Orvieto - sull'azzeramento delle forze politiche che lo promuovono. Non vorremmo si sostenesse che un confronto effettivo e serrato su questi temi significhi mettere in discussione il governo o la sua direzione.
Intendiamo discutere - in piena libertà e con un'autentica riflessione collettiva - i principi fondanti da cui muoviamo, la base programmatica e le forme di organizzazione che adotteremo. Non possiamo essere agnostici sulle iniziative con le quali si vuole perseguire l'unità né sul futuro delle nostre idee e della sinistra italiana. Siamo consapevoli dei limiti e delle debolezze del nostro Partito. Ma respingiamo ogni visione del processo unitario che abbia come presupposto la destrutturazione dei Ds. Lo scioglimento, che alcuni chiedono, sarebbe una scelta autolesionistica, dannosa e priva di ragioni.
6) Consideriamo le idealità socialiste come una fonte valida ed attuale di azione politica. Senza i movimenti di ispirazione socialista e senza le lotte politiche in nome della giustizia sociale, che hanno segnato la storia europea da 150 anni ad oggi, non vi sarebbe stata la modernità come noi la conosciamo né la democrazia.
Nella prospettiva del socialismo, la stessa idea di libertà si generalizza, diventa più concreta e la missione della politica è quella di rimuovere gli ostacoli che impediscono e frenano il cammino dell'uguaglianza. Come scriveva Gramsci tanti anni fa, "la nostra coscienza di uomini liberi ci impone un dovere e la nostra forza organizzata lo attua". Socialismo significa per noi oggi espansione della democrazia, cooperazione tra i popoli e gli stati, rafforzamento del diritto internazionale e delle istituzioni della pace; significa impegno delle organizzazioni internazionali contro la povertà e la distribuzione iniqua delle risorse; significa progresso dei diritti civili e di cittadinanza. Significa assumere il pensiero femminile, la sua idea di liberazione, che ha portato nella politica, principi nuovi di civiltà, di rispetto delle differenze, a cominciare da quella di genere, e di valorizzazione di beni immateriali, come la pace e la solidarietà.
Socialismo significa politiche pubbliche volte allo sviluppo del mercato ed alla correzione delle sue distorsioni, alla creazione di pari opportunità per le donne nella vita economica e civile, al progresso della scienza come strumento di civiltà e di libertà delle persone, alla qualificazione ed alla valorizzazione della forza lavoro (più cultura e più diritti); significa governare l'immigrazione, con politiche positive per il lavoro degli stranieri, per la loro integrazione, per l'accoglienza ai rifugiati.
Socialismo significa garantire, attraverso la rigorosa laicità delle istituzioni, un terreno comune per l'integrazione e per la pari dignità di ciascuno nella vita civile; significa operare affinché nella nuova società multiculturale si affermino il dialogo e il rispetto reciproco delle identità, piuttosto che l'insicura coesistenza di microcomunità integraliste e settarie. Significa politiche di sostegno alle famiglie e significa riconoscere i diritti delle coppie di fatto: significa assicurare la parità per tutte le persone, in modo tale che la loro vita civile e sociale non sia mai più negativamente condizionata a causa dell'orientamento sessuale o delle scelte individuali relative alla vita privata e all'affettività. Significa lottare contro il crimine e contro le sue cause, per la legalità, per rimuovere il disagio sociale e per migliorare la vita quotidiana dei ceti popolari e combattere la povertà.
In Italia oggi socialismo significa rimodellare il nostro sistema di Welfare per dare effettività ai diritti, a partire da quelli di chi è più debole e per garantire opportunità a ciascun individuo secondo i suoi meriti. Significa fissare e sostenere, attraverso scelte politiche coerenti, un nuovo patto tra le generazioni, con più scuola e più formazione, con un sistema previdenziale più equo, capace di tutelare i lavoratori che svolgono i compiti più gravosi e con minori garanzie nel sistema produttivo, e di assicurare una vita serena e dignitosa ai pensionati italiani. Significa progettare e completare le infrastrutture necessarie allo sviluppo, investire sul progresso civile del Mezzogiorno, con nuove risorse e nuove regole per combattere la criminalità organizzata; significa moralizzare e rendere efficienti le pubbliche amministrazioni.
Soltanto il rigore di istituzioni trasparenti, soltanto la capacità del personale politico di stare lontano dagli affari e di combattere tutte le forme di illegalità che si annidano nella sfera del potere, soltanto la dedizione degli eletti e dei governanti al bene comune possono attivare una nuova fiducia popolare e giovare al rilancio della vita democratica.
Parimenti essenziali a rafforzare la libertà e la fiducia nelle istituzioni sono le garanzie di indipendenza, di autonomia, di professionalità e di correttezza della magistratura, così come l'effettività del diritto di ciascuno ad ottenere giustizia in tempi ragionevoli.
L'Italia vive il pericolo di una rottura storica. Alla complessità delle moderne dinamiche economiche e sociali del Nord si contrappongono le drammatiche condizioni di degrado civile in cui vivono parti significative del Mezzogiorno, sempre più dominate dalle diseguaglianze e dalla insicurezza. Non c'è rinnovamento del Paese se non si costruisce una coesione sociale nuova nel Sud, se non si moralizza la politica, se non si batte il clientelismo, se non si determina uno straordinario impegno per lo sviluppo, per il progresso civile, per la legalità. Ma nessun avanzamento è possibile se non si creano le condizioni per isolare, per far arretrare e per sconfiggere la criminalità organizzata e diffusa.
Socialismo significa anche politiche industriali che promuovano innovazione, tutela dell'ambiente, sviluppo sostenibile, competitività delle imprese; significa politiche fiscali che incoraggino le attività produttive, che incentivino i rapporti di lavoro stabili e le garanzie per i lavoratori più giovani; significa promuovere una disciplina delle professioni che elimini le barriere corporative all'ingresso dei giovani, che premi il merito e garantisca qualità delle prestazioni e correttezza.
7) Il nucleo di idee da cui muove la sinistra riformista non va disperso; dobbiamo partire da qui per promuovere l'incontro con gli altri e la formazione di una cultura politica comune. Non si realizza un soggetto unitario forte e vincente facendo tabula rasa delle tradizioni e delle forze che vogliamo unire. Noi crediamo che non vi possa essere innovazione senza il contributo autonomo del nostro Partito e senza tenere ferme anche domani le sue idee guida, in una nuova casa politica più larga e da condividere con altri soggetti.
Non possiamo disconoscere le identità politiche che sono in gioco. Dobbiamo trarre da esse tutti i possibili elementi di rinnovamento, facendo leva sulla parte migliore e più viva del nostro passato. Ciò vale per il riformismo cattolico e per quello laico, come vale per il riformismo della sinistra ( e dunque per le esperienze dei comunisti e dei socialisti italiani).
I Ds sono parte integrante del Partito del Socialismo Europeo. Per noi non è pensabile una scissione né un distacco da questa grande forza del riformismo. Ogni scelta, ogni soggetto della politica nazionale ha inevitabilmente non da oggi una collocazione ed un preciso valore su scala europea. E' a livello continentale che si gioca la sfida con le forze conservatrici e si definiscono le grandi politiche di sviluppo e di progresso. Sarebbe un inspiegabile anomalia italiana se la sinistra riformista nel nostro Paese si separasse dal socialismo europeo per entrare in un nuovo partito, privo di una credibile proiezione al di là dei confini nazionali.
Contemporaneamente pensiamo che si debba lavorare in Italia ed in Europa per un allargamento del PSE anche a forze diverse da quelle che hanno origini e storie non coincidenti con la tradizione socialista.
8) Proprio per la complessità e l'articolazione dei riformismi italiani, noi riteniamo che sia impresa di straordinario impegno e non leggera fatica quella di fondere in una sola cultura politica, in una sola organizzazione i diversi partiti esistenti e le diverse componenti democratiche, partecipi del progetto unitario.
Non ci sfugge la portata storica di questa prospettiva e ne comprendiamo bene il fascino.
Tuttavia non possiamo non coglierne le difficoltà. Esse sono un dato oggettivo, da non rimuovere. Stringere una alleanza elettorale o un patto politico a tutti i livelli istituzionali e definire un programma di governo è cosa ben diversa dalla creazione di un unico partito capace di fondere le nostre aspirazioni e le nostre storie. Un partito, infatti, per quanto plurale, democratico e aperto, vive se ha una cultura politica propria, una sua fisionomia definita. Noi vogliamo lavorare seriamente in questa direzione. Non freniamo, siamo avversi ad ogni conservatorismo ma siamo contrari alle improvvisazioni e al "pensiero debole".
Dobbiamo procedere con gradualità e con un lavoro collettivo, capillarmente diffuso nel territorio, spiegando all'elettorato quel che stiamo facendo e quali sono le tappe che prevediamo. Non è giusto né opportuno procedere per salti. E' chiaro il rischio che corriamo: dividere invece che unire, rendere più fragile il riformismo, invece che irrobustirlo, sprecare un patrimonio di preziosa partecipazione politica, invece che accrescerlo.
Gradualismo non significa per noi assenza di scelte o inazione.
Significa certamente rifiutare la combinazione eclettica delle idee e dei principi, la superficialità, le immagini astratte dell'Italia, il vago auspicio (che abbiamo sentito ripetere ad Orvieto) di una improbabile democrazia dei "gazebo" e delle elezioni primarie, contrapposta ai partiti, ai sindacati, sganciata dal mondo produttivo e senza storia.
9) L'Ulivo (questo è il nome che preferiamo a quello di "partito democratico" e che evoca le battaglie e le speranze degli ultimi dieci anni) deve essere costituito come forza unitaria con organismi di direzione politica democraticamente legittimati. Per quanto riguarda i Ds, noi crediamo che tutte le scelte relative alla base programmatica, alle forme della unificazione, ai modi di composizione degli organi dirigenti dell'Ulivo, debbano essere decise dal congresso, non fuori né prima di questo. Gli altri soggetti costituenti decidano anch'essi con le forme democratiche di cui dispongono. Ma deve trattarsi per tutti di forme realmente democratiche. Deve esserci una discussione libera e limpida, davanti agli occhi degli italiani.
L'unità dell'Ulivo serve a rafforzare il bipolarismo, che dobbiamo interpretare e vivere come un fattore di semplificazione del sistema politico, di responsabilizzazione delle classi dirigenti e come la vera alternativa alle tendenze trasformistiche nuovamente forti nel nostro Paese. Proprio per questo, l'unità dell'Ulivo dev'essere pazientemente costruita nella società e con la società. Altrimenti non sconfiggeremo il trasformismo e la nostra creazione sarà effimera.
10) Dobbiamo lavorare su due versanti: quello della cultura politica e quello di una nuova organizzazione.
E' anzitutto necessario costruire, muovendo dai congressi di partito e dall'incontro tra i soggetti costituenti, sedi comuni di elaborazione culturale e di riflessione, mettendo in rapporto le domande e gli orientamenti della politica con le ricerche e le analisi che provengono dal mondo degli studi.
Vogliamo dire con franchezza che la decisione già assunta dagli organi di vertice dei Ds e della Margherita di delegare ad un gruppo ristrettissimo di politici e di intellettuali (scelti non si sa in base a quali criteri) il compito di elaborare un manifesto, di organizzare una rivista ed una o più scuole per il nuovo partito, ci appare bizzarra e non accettabile. Tra l'altro i nomi e i gruppi che la stampa ha indicato sono per la maggior parte rappresentativi di un punto di vista assolutamente unilaterale.
Se si va avanti così, quando arriveremo al nostro congresso, ci troveremo di fronte ad una serie di fatti compiuti (il manifesto già scritto, alcune strutture già definite) ed avremo poco da decidere. La verità è che con questo metodo non si realizzano risultati durevoli ed efficaci.
Tutto ciò che riguarda il terreno della cultura politica ha invece un'importanza essenziale. Le scelte devono essere collettive ed ampiamente condivise. Il processo unitario ha bisogno del concorso degli intellettuali democratici più prestigiosi, donne e uomini, e non solo di quelli che sono già contigui all'uno o all'altro esponente dell'Ulivo. Dobbiamo chiedere agli studiosi ed ai ricercatori di partecipare - mettendo in campo esperienze e specialismi diversi - alla riflessione comune sull'Italia, sul destino attuale e futuro delle libertà, dei saperi, della democrazia.
Noi proponiamo di realizzare da subito un grande moto di coinvolgimento del mondo intellettuale, attraverso una serie di convegni delle idee in tutto il Paese, per giungere ad una conferenza nazionale degli studiosi e dei ricercatori che si riconoscono nel progetto dell'Ulivo o sono interessati ad esso, affinché il lavoro culturale sulle idee guida e sui nodi programmatici del nuovo partito non sia asfittico, ma contribuisca seriamente al rinnovamento che vogliamo e sia il prodotto di una elaborazione collettiva e ampiamente partecipata.
L'idea che ci muove è quella che parallelamente ai congressi dei Ds e de la Margherita, questa elaborazione sia portata al confronto e all'arricchimento in una campagna nazionale, diffusa e articolata in incontri, assemblee, gruppi di lavoro con realtà associative sindacali ed esperienze del volontariato.
Ecco perché siamo convinti che la soluzione più realistica ed al tempo stesso innovativa sia quella di costituire entro la primavera del 2008 un partito nuovo in forma federata, che non annulli le realtà esistenti, che non affoghi le organizzazioni da cui è nato l'Ulivo in un contenitore costruito a freddo e per ciò deludente ma permetta di realizzare il nuovo soggetto politico attraverso un work in progress ampiamente partecipato e vissuto nella società civile organizzata.
Le tappe sono chiare: prima i congressi, che devono discutere e decidere; in parallelo, la conferenza degli studiosi e dei ricercatori; subito dopo, dovrebbe costituirsi il nuovo soggetto federato, che unisce ma non fa venir meno le identità preesistenti.
Pensiamo ad un partito in forma federata, perché non vogliamo procedere per salti e vogliamo invece il più ampio coinvolgimento di forze e culture democratiche. La scelta di una forma federata permette ai Democratici di Sinistra di mantenere la propria identità, partecipando secondo le regole che saranno stabilite alla formazione di organi dirigenti unitari, e permette loro di tenere ferma la propria collocazione nel socialismo europeo. In questo modo, l'unificazione non è un azzardo, ma un lavoro collettivo in progress. Così non vengono imposte, reciprocamente, decisioni difficili né a noi, né alla Margherita, né ad altri; così si favorisce la partecipazione popolare e con essa un percorso innovativo senza fughe in avanti.
11) In conclusione, pensiamo, che nessun nuovo partito possa nascere né una nuova politica possa affermarsi se essa non avrà nuovi protagonisti.
Dobbiamo per ciò promuovere un forte ricambio generazionale sia nei gruppi dirigenti della sinistra sia negli organi unitari dell'Ulivo. Se alla guida del riformismo italiano andranno le leve più giovani, sulle quali non pesano divisioni e pregiudizi del passato, allora sarà più facile voltare pagina. E contribuiremo così al rinnovamento delle classi dirigenti italiane.


La federazione sarebbe alquanto pericolosa per un contenitore politico che aspira a diventar partito.
Livio


primi firmatari
G. Angius, Vice presidente Senato;
M. Brutti, senatore Campania;
P. Caldarola, deputato Puglia;
A. Nigra direzione Ds Torino;
F. Baratella, deputato Veneto;
A. Bartoccelli, pres. direzione regionale Ds Sicilia;
S. Bartolini, Consiglio nazionale Ds Bologna;
A. M. Biricotti, ex parlamentare Livorno;
Prof. Nino Bocci, Massa;
C. Bragaglio, segretario Ds Brescia e Assessore Comune Brescia;
F. Brizzi, Assessore Comune Massa;
A. Calledda, cons. reg. Ds Sardegna;
E. Capitani, segreteria federazione Ds Ancona;
F. Caramanico, Assessore regionale Abruzzo;
G. Carapella, cons. reg. Ds Lazio;
S. Cherchi, cons. reg. Ds Sardegna;
R. Cugini, cons. reg. Sardegna;
E. Del Vecchio, Cons. Prov. Ds Roma;
N. Del Vecchio, coordinatore provinciale S.G. Massa;
A. Di Lorenzo, direttore Ecap Cgil, Sicilia, e pres. Cons. Comunale Piana degli Albanesi;
S. Di Paola, capogruppo Ds prov. Agrigento;
G. Ercolini, cons. reg. Ds Emilia Romagna e resp. donne e diritti civili segr. Fed. Bologna;
S. Esposito, capogruppo Ds Provincia Torino;
D. Faraone, segretario cittadino Ds e Cons. Comunale, Palermo;
G. Felice, Pres. reg. Confesercenti Sicilia;
P. Foietta, segreteria prov. Ds Torino;
D. Franzoni, capogruppo Ds comune Ancona;
L. Giacco, direzione Ds Marche;
R. Giannotti, direzione Ds Piemonte;
P. Giovagnola, vice Pres. Prov. Perugia;
L. Giusti, Capogruppo Ds Comune Massa;
F. Grillini deputato Ulivo Lombardia;
V. Gruosso, direzione reg. Ds Basilicata;
G. Legnini, senatore Abruzzo;
M. Levi, Assessore Comune Torino;
L. Maconi direzione reg. Ds Lombardia;
G. Manfreda, direzione regionale Ds Basilicata;
A. Marzano, direzione reg. Ds Campania;
A. Massaglia, Assessore comune Torino;
M. Mezzetti, Cons. Reg. Emilia Romagna;
W. Molinaro, direzione fed. Ds Milano;
A. Montalbano, senatore Sicilia;
G. Montalbano, Pres. regionale CNA Sicilia;
M. Morelli, Assessore comune di Massa;
R. Musumeci, direzione prov. Sassari;
M. Pacetti, direzione reg. Ds Marche;
C. Paolini, Segretario comunale Ds Massa Carrara;
G. Pagano, segretario sinistra giovanile Palermo;
S. Pezzopane, Presidente provincia L'Aquila;
O. Piloni, direzione federazione Ds Milano;
S. Rossa, senatrice Liguria;
C. Sabato, direzione prov. Ds Potenza;
A. Secchiari, direzione provinciale Ds Macerata;
R. Stanisci, direzione regionale Ds Puglia;
N. Tedde, segretario federazione Ds Gallura;
F. Tessitore deputato Ulivo Campania;
A. Volpi, Professore di storia contemporanea università Pisa;
P. Zanchetta, Capogruppo Ds Cons. Prov. Gallura.


non sono iscritto e sono contrario al partito democratico.detto questo,volevo solamente dire che un segretario dedito anima e corpo al partito come fassino non lo troverete più,la sua passione è ineguagliabile.la fiducia che ha in lui la gente comune è grande,perché lui è uno di loro,è uno di noi,non è un d'alema,un borghese che sottolinea la sua differenza dalla gente normale e se ne va in barca...volevo solo riconoscere a fassino i suoi meriti,perché-c'è da dirlo-ha preso in mano i ds che erano un partito distrutto da 16%,li ha riuniti al congresso e li ha portati alle elezioni a testa alta.


per carità come tessitore è in gamba, ma come leadership è zero


Ma D'alema non era l'eminenza grigia dietro la mozione Angius?
Comunque Spini non è il teorico del Liberalsocialsimo nei ds? E appoggia mussi?