So che i 3d sul Partito democratico sono innumerevoli. Vi chiedo, realisticamente, 5 issues (tematiche) che dovrebbe caratterizzare il Pd. Insomma, parliamo del contenuto e non solo del contenitore.


So che i 3d sul Partito democratico sono innumerevoli. Vi chiedo, realisticamente, 5 issues (tematiche) che dovrebbe caratterizzare il Pd. Insomma, parliamo del contenuto e non solo del contenitore.


Laicità
Capitalismo equo e sostenibile
Stato Sociale nuovo e moderno ma attento ai ceti bassi
Estensione dei diritti
Politica Estera di equidistanza e di sviluppo della Pace e ripudio della guerra (ma non delle missioni di pace con l'ONU) e marcato Europeismo
Senza ordine:
1) Laicità
2) estensione dei diritti (soprattutti degli utenti)
3) utilizzo e promozione del merito come meccanismo di liquidità sociale
4) valorizzazione delle PMI e revisione dei meccanismi di sviluppo locale (e nazionale); trasformazione del sistema dei servizi e delle professioni secondo regole di mercato e con potenziamento e pieni poteri all'antitrust; attrazione di capitali dall'estero; riforma del meccanismo di creazione di impresa; riforma della politica fiscale d'impresa
5) riforma dello stato sociale, adeguandolo al meccanismo competitivo nazionale
6) Politica estera simil-caimana (con juicio)
7) Sostegno alle politiche della famiglia
8) Politica energetica degna di questo nome
9) Riforma della Pubblica Amministrazione in senso efficientistico
10) Incentivi alla ricerca e al sistema di istruzione ex comma 3.
Datemi il voto, e vi porto sul tetto d'Europa....![]()


a parte il punto primo visto che laicità che intendi tu è laicità per modo di dire concordo abbastanza anche se non condivido l'esaltazione delle PMI, lavorando nella logistica oltre ad essere laureando in legge le PMI hanno un problema di mentalità e cultura industriale.
poi secondo me il problema federalismo tema trascurato fino ad oggi anzi c'è un meridionalismo abbastanza acceso nel centro sinistra.
come dissi in un thread fa la persona giusta per guidare il partito democratico è massimo cacciari anche se caratterialmente antipatico e spesso non sono d'accordo con lui, ma è l'unico con i cosidetti e le idee chiare che abbiamo.
io vorrei però una politica estera filo americana, filo occidentale e filo israeliana


in questo articolo che ho già postato c'è tutto:
di
TONY BLAIR
"Corriere della Sera", 7 dicembre 2002
I maggiori successi che il partito laburista ha registrato nella sua storia sono stati realizzati grazie alla passione riformista e al coraggio di intraprendere le riforme necessarie per far fronte alle nuove sfide.
A metà del secolo scorso, il Labour ha combattuto contro i cinque giganti - miseria, malattia, ignoranza, squallore e disoccupazione - indicati da William Beveridge.
Il governo Attlee (1945-1951) definì un quadro radicalmente riformato per i diritti di base all’occupazione, all’istruzione, alle tutele sociali e all’assistenza medica. La strategia politica del 1945 riuscì a creare un consenso trentennale per il welfare state, lo stato del benessere. La sfida principale era la costruzione di uno Stato in cui «l’equità per tutti» avrebbe messo al bando la povertà e la disoccupazione cresciute drammaticamente negli anni tra le due guerre.
Adesso è tempo di riconoscere che le scelte adottate nel 1945, pur essendo state motivo di conquiste eccezionali, appartengono a una stagione ormai passata di cui non possiamo essere prigionieri. Oggi dobbiamo essere in grado di garantire sicurezza e nuove opportunità ai cittadini britannici partendo da una riforma radicale dei servizi pubblici. La sfida che ci attende è assicurare che tali servizi diventino universali, siano il motore dell’uguaglianza e si personalizzino rispondendo alle crescenti aspirazioni dei nostri cittadini.
Negli ultimi cinque anni di governo abbiamo tracciato le fondamenta della nostra riforma dei servizi pubblici. In questo momento, mentre il ritmo delle riforme sta accelerando, dobbiamo continuare a sostenere con convinzione il nostro disegno politico in vista del traguardo che ci siamo prefissi e a cui sottende un unico messaggio: solo riforme radicali potranno garantire la giustizia sociale.
Le riforme devono soprattutto riconciliare due impulsi che spingono gli individui, la società e i governi in direzioni opposte.
Il primo di questi è l’individualismo. Un mondo in cui le opportunità di scelta aumentano, i servizi si individualizzano e crescono le possibilità di realizzare le proprie aspirazioni, è anche un mondo in cui il senso di insicurezza può divenire opprimente per chi si trova ad affrontare la vita da solo o senza gli strumenti e le risorse adatti.
L’altro è l’interdipendenza, in un mondo in cui sfere una volta distinte oggi tendono inesorabilmente ad avvicinarsi grazie alle nuove tecnologie e alla maggiore fa cilità negli spostamenti e in cui i problemi di una parte del Globo si riflettono immediatamente sull’altra.
Un mondo in cui si avverte il bisogno di legami comunitari e il rafforzamento della solidarietà all’interno della società. Servizi pubblici moderni - sanità, istruzione, trasporti, ordine pubblico - devono essere conciliati con la libertà dell’individuo di scegliere muovendosi all’interno di un contesto di solidarietà.
La nostra strategia si articola nei quattro principi enunciati dopo le scorse elezioni: standard nazionali, devoluzione, nuovo trattamento contrattuale per i dipendenti pubblici e maggiori opportunità di scelta. Principi che si stanno sedimentando tra i promotori dell’innovazione dei servizi pubblici e che il Labour deve sostenere con chiarezza e convinzione.
Politiche concepite per incentivare la collaborazione pubblico-privato, migliorare i servizi, modernizzare e ottimizzare il lavoro, promuovere la responsabilità non sono la ragion d’essere di questo governo laburista. Sono invece alcuni degli strumenti che utilizzeremo per portare a termine la nostra missione, ovvero creare servizi pubblici che soddisfino i bisogni dei cittadini all’interno di una società forte e coesa.
La varietà di soluzioni è un principio importante del nostro programma di riforma. Abbiamo bisogno di più scelta, e non solo fra diversi fornitori di servizi pubblici ma anche all’interno di ogni servizio pubblico, in modo che i cittadini più svantaggiati possano accedere a servizi di qualità, diminuendo così le disuguaglianze e consolidando nella classe media la propensione verso servizi collettivi.
Nella sfera dell’istruzione la possibilità di scegliere fra scuole diverse fa sì che un numero sempre maggiore di genitori possa orientarsi verso quella che soddisfa le esigenze dei propri figli.
Nel servizio sanitario l’imperativo è dello stesso tipo, aumentare la diversificazione all’interno e fra i servizi. Le nostre esigenze aumentano in corrispondenza di vite più complicate e di ritmi più veloci. Anche l’accesso al Nhs, il Servizio sanitario nazionale, richiede dunque una più ampia differenziazione di servizi. Così come è necessaria una maggiore scelta fra i fornitori di servizi sanitari affinché si possano soddisfare le richieste individuali e rispettare i tempi di attesa per le operazioni compensando le insufficienze del servizio locale.
Il New Labour crede fermamente nei servizi pubblici e negli operatori che ne garantiscono il funzionamento. La nostra visione è radicata in servizi pubblici forti che estendano la giustizia sociale a un’economia di mercato dinamica attraverso l’investimento nelle capacità di ogni individuo e non solo di un’élite.
Crediamo che i servizi pubblici siano la scala d’accesso verso migliori opportunità e una fonte di sicurezza nell’economia globale poiché aiutano i nostri cittadini ad affrontare cambiamenti impre vedibili. Siamo quindi pronti non solo a investire di più nei servizi pubblici, ma anche ad assicurare che questi possano svolgere appieno il loro ruolo nella creazione di una società migliore e a riformare i sistemi e le strutture di tali servizi adattandoli all’era moderna.
Se saremo abbastanza determinati a portare avanti la nostra missione riformatrice riusciremo a riabilitare i servizi pubblici dopo due decenni di negligenza e registreremo non solo un importante avanzamento delle politiche progressist e ma soprattutto lavoreremo per la giustizia sociale nella nostra società.


Vedi, benfy, sul tema delle PMI credo, e permettimi in questo caso proprio un po' di presunzione e inscusabile arroganza, di poter fare tranquillamente lezione a tutto il forum di POL...ma pure a qualche ministro
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E' il mio campo....ma tu puoi sempre pensarla diversamente, non c'è niente da dire.
C'è molta ideologia sul dibattito in corso sulle piccole e medie imprese. Innanzitutto, non è possibile affrontarle in maniera tranchant. C'è differenza fra una piccola impresa (sotto i 20 addetti) e una nano-impresa (sotto i 5 addetti), non tutte le piccole imprese sono uguali, costituiscono pur sempre l'ossatura del sistema produttivo italiano, all'interno dei peculiarissimi aggregati d'impresa e comunità locale territoriali che sono i distretti industriali. Certo, c'è un problema di mentalità e cultura industriale. Che è comune, in questo momento, alla gran parte del capitalismo italiano....a parte l'ultima ascesa di fiat, dimmi dove la grande dimensione d'impresa deve essree presa a paradigma per lo sviluppo italiano e il recupero di competitività.....Parmalat? Cirio? Lucchini?
I problemi sono molti, dall'energia, all'innovazione, al capitale sociale (non soldi, aprlo di persone), alla capacità imprenditoriale e all'accettazione del rischio, al sistema dei servizi....
Io sulle PMI punterei molto, invece per il rilancio italiano; sono la parte più dinamica del paese, quella che per capacità evolutiva è in grado di adattarsi velocemente alle mutazioni del mercato internazionale (ancorché le mettiamo in condizione di farlo con beni locali collettivi per la competitività adeguati ed efficienti)...
Cmq, devo scappare adesso. Se il tema ti interessa, ne riparliamo volentieri domani.
Saluti
LupoDL


io non esalto nè demonizzo le piccole imprese, però abitando in una zona del mitico nord est e dato il mio lavoro credo di poter fare alcune osservazioni.
premessa:
io sono un grande estimatore del sistema giapponese e soprattutto del modello toyota, dipendesse da me farei kanban(cartellino in giapponese) ovunque.
il kanban è un sistema difficilmente applicabile nelle piccole imprese anche se non impossibile.
qualcuno dice che sono un fanatico di questo sistema anche se non mi sembra, il mio sopranome in ambito lavorativo è Kanban.
considerazione:
nelle piccole e medie imprese della mia zona magari sbaglio ma è la mia impressione, mancano dei manager adatti a queste realtà anche per scarsa mentalità degli imprenditori.
da un punto di vista logistico(di produzione perchè quando si parla di logistica tutti pensano ai trasporti.....) siamo molto indietro non si fa analisi ABC, non si utilizzano i lotti economici di acquisto e di produzione( si fa occhio go sempre fatto cussi no me rompere e bae), i magazzini non sono modernamente organizzati si fa il magazzino dove c'è posta non secondo una logica degna di questo nome e sistemando la merce con sistema modernamente organizzato(analisi ABC anche qua) , non parliamo di sistemi MRP
insomma si tende a fare a occhio e poi questi sono i risultati.
anche nelle grandi imprese non si sta meglio emblematico il caso electrolux ha costruito un magazzino automatizzato(costo miliardi) salvo smantellarlo qualche anno dopo perchè scarsamente funzionale per il tipo di prodotto.
questi magazzini infatti eliminano personale perchè l'impianto fa molto, però sono scarsamente flessibili come tutti i macchinari risultato un disastro.
caso limite certo, ma significativo dell'improvissazione italiana


prima di tutto parlare italiano..


issue è termine corrente nella sc politica...