Si, meglio che accodarsi ai vari gruppi circensi!
Si, ma che palle!
No, a malincuore adotteremo un'altra strada!
MENO MALE CHE SILVIO C'è!






Ma possibile che uno non possa dire una cosa su uno straniero che immediatamente viene tacciato di razzismo?! E' sempre la solita solfa... dici "beh" contro la palestina quindi sei amico degli ebrei, lo dici a favore degli irakeni quindi sei un comunista antiamericano, lo dici a favore della sinistra quindi sei un comunista, lo dici a favore delle destra e diventi immediatamente fascista... non è che qui (in senso lato, non mi riferisco solo a POL) si tende spesso a regalare aggettivi gratuitamente, senza guardare nel merito delle argomentazioni che hanno fatto dire "beh"?








Un bambino che piange non lo si può certo zittire affogandolo.....ovviamente darebbero fastidio anche a me tante feste notturne o case discoteca in continuazione e scatterebbe anche a me l'ira....ma citare esempi del genere è superfluo...sono il primo a menare le mani in questioni condominiali e in passato dinanzi ad uno stupido vicino paranoico che insultava la mia persona per cosa inesistenti, l'ho pestato di dovere....ma paragonare una tragedia simili a banali liti condominiali o questioni di vicini rompicoglioni (l'etnia non c'entra nulla) quotidiane, mi sembra alquanto fuoriluogo.


Il condominio, quella piccola isola che ci fa tanto feroci / 1
Uccidere i vicini di casa è il più feroce e
meschino sogno universale, quello a
cui non si sfugge, quello di cui più ci si vergogna
perché non c’è nemmeno un ideale a
infiocchettarlo, ma solo mollette per il bucato
e puzza di pesce che entra dal balcone.
Eliminare i dirimpettai, i compagni di pianerottolo,
di scala, i proprietari della villetta
accanto, i condomini tutti: un’unica, immensa
strage che liberi in un colpo dai dispetti
quotidiani, dalle porte dell’ascensore
chiuse in faccia, dall’adiacenza forzata
che scava nella nostra mostruosità, e dall’orrore
democratico della riunione condominiale,
quella in cui si decidono le migliorie
e le antenne paraboliche, si mettono all’asta
i posti auto e ogni volta si decide di rifare
il tetto.
La storia tragica di Erba forse è un gigantesco
sbaglio, e i due indagati (per un plurimassacro
prenatalizio che non ha avuto
pietà nemmeno di un bambino piccolo),
marito e moglie, netturbino e colf molto ordinati,
ne usciranno distrutti e offesi ma innocenti:
banalissimi vicini di casa che si
odiano con passione qualunque e nota a
chiunque, vogliono dormire la notte perché
alle cinque si alzano per andare a lavorare,
lottano a colpi di stenditoi rovesciati e pugni
sul muro per dire basta fare casino, poi
si consolano in pizzeria sparlando dell’ossessione
da pareti comunicanti e cancelletti
troppo vicini, ovviamente esagerano, insultano,
si fissano e sperano, come tutti,
nella salvezza di un trasloco. Perché basta
aver visto mezz’ora di Grande Fratello,
esperimento crudele e riuscitissimo sull’impossibilità
di convivenze civili, per capire
quanto siamo pronti ad ammazzarci
volentieri (o comunque a immaginare, almeno
una volta, di farlo), anche in tivù, anche
dopo tre giorni, anche per niente: basta
un pacchetto di sigarette in meno, una doccia
in più, un pisolino rovinato.
Non si dovrebbero mai avere vicini, se
non a distanze da mondo rurale e dietro
muri insonorizzati, portoni separati, edere
altissime, garage lontani, nessuna scala da
condividere, nessuno scorcio di vita intima
da farsi rubare, niente mutande stese e tovaglie
macchiate di sugo che sventolino accanto
alle mutande e alle tovaglie altrui. Poi
invece Walter Veltroni l’anno scorso ha
inaugurato a Roma la festa del vicino di casa,
con poster colorati in cui tutti si stringono
le mani dalle finestre e dai balconi, fanno
merenda insieme e si sorridono: si doveva
organizzare una specie di pranzo di ringhiera,
seppellire le querele, le terrazze
abusive, le macchie di umidità mai coperte,
e allora l’odio condominiale ha raggiunto il
culmine. Perché non esiste vicinanza culturalmente
elevata, di buone letture, politicamente
corretta e prontissima all’accoglienza
che possa coprire il rumore dello scarico
gocciolante di un water vicino alla testa di
chi si sta per addormentare, o addolcire un
trapano nel muro la domenica mattina presto,
o guarire il cane avvelenato con una
polpetta due metri più in là, nel giardinetto
confinante di un nuovo amabile vicino. Persone
civilissime da generazioni si trasformano
immediatamente in mostri, se degradate
alla condizione di condomini: capaci di
tagliare le gomme di una bicicletta parcheggiata
male nel cortiletto comune, felici di rigare
una macchina che si è accaparrata ingiustamente
il miglior posto coperto, pronti
a tenere occupato l’ascensore tutto il giorno
per impedire a quello del piano di sotto di
farlo usare agli operai che stanno montando,
con fracasso, la cucina.
I miei vicini di pianerottolo si urlano notte
e giorno cose irripetibili, sbattono la porta
sempre, e di nascosto rovesciano il passeggino
che lascio, come massimo gesto di
arroganza condominiale, nell’ingresso del
palazzo. Quelli di fronte forse si sono da poco
uccisi a vicenda: fino a poche notti fa
cercavano di farlo tutte le notti, verso le
quattro. L’unica possibilità di non crollare
nell’imbarbarimento assoluto e pericoloso
della lite condominiale è la fuga, cioè cercarsi
in fretta un’altra casa: nel frattempo
sorridere molto, parlare poco, buongiorno
e buonasera, signora dopo di lei. Mai, per
nessun motivo, lamentarsi con la portinaia,
e mai mai mai cercare la solidarietà di un
altro vicino di casa.
Annalena Benini
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A fool and his money can throw one hell of a party.



