La reggia e il vuoto
di Gabriele Cazzulini
Abbiamo riso e scherzato sull'incontro di Caserta. Fa bene ridere di Prodi e della sua sventurata compagine di governo, perché il fragore di una sola risata incenerisce tutta la vacua solennità con cui il governo si camuffa da governo serio. Ma nell'eco di quella risata risuona qualcosa di drammatico. C'è il rimbombo del vuoto. Il vuoto delle decisioni, il vuoto della leadership che non vale niente, il vuoto dei partiti che non hanno progetti salvo che quelli di potere. Il vuoto del governo ha riempito la vuota reggia di Caserta. La Caserta spogliata della sua antica nobiltà di sangue e di terra viene temporaneamente rioccupata dall'oligarchia del potere. Ma dura poco.
Anche questo governo è un precario. Come lo sono le migliaia di disoccupati fuori dalle vetrate e dai giardini così gelidamente sfarzosi. Fuori gridano le coscienze che non hanno più neanche la voce per protestare. Urlano il loro disagio e il loro malessere alla politica sordomuta - e pure vigliacca, perché viene a fare le passerelle superprotette dalla polizia nella terra della camorra, parlando di alta velocità e liberalizzazioni quando i diritti più elementari sono parole che nessuno osa più dire. E parla la sinistra, di ogni razza e lingua, che ha perso nel vuoto della storia la sua identità e le sue battaglie ideologiche per trasformarsi in un formidabile macchinario per lo sfruttamento intensivo del potere pubblico. Gli eredi di Gramsci e Togliatti si sono rintanati nel palazzo che fu dei Borbone di Napoli, la più reazionaria e oscurantista monarchia assoluta nella storia d'Italia. E ci va anche Bertinotti, paladino degli oppressi, a gustarsi le succose mozzarelle di bufala. Doppia morale, stessa vergogna.
Caserta diventerà la tomba del governo Prodi. Doveva essere un bagno rigenerante, invece si è rivelata un sudario di morte. Volevano una decisa accelerazione per un'iniziativa a tutto campo sui temi più sensibili. Invece continuerà a dominare l'inerzia, la conservazione, la paura di scatenare conflitti che possano uccidere questo governo nato in agonia. Per realizzare l'utopia di un governo governante non ci voleva la realtà di Prodi e del centrosinistra. Siamo sempre allo stesso punto: le riforme non si fanno con l'immobilismo della sinistra conservatrice o gli striscioni rivoluzionari della sinistra di piazza che vive nel Palazzo. Le riforme si fanno per cambiare, non per conservare. Altrimenti vengono fuori leggi-schegge, lanciate così, a caso, tanto per fare qualcosa senza farsi troppo male. Mezze parole balbettate senza senso. Un turbinio di messaggi, slogan, dichiarazioni, promesse, rotture e cuciture - il diario di Romano Prodi. Solita roba. Però ora cambia, perché la mole di immobilismo, sommata alle mosse sbagliate, ha formato una cera di fallimenti e delusioni che si sta sciogliendo sotto il calore del tempo.
Il vuoto della reggia di Caserta ospiterà il sepolcro del governo Prodi. L'eleganza delle sue decorazioni, i suoi stucchi e i suoi saloni deserti si compenetrano con l'effigie di questo governo all'apice della sua asfissia. Tutto è fermo a Caserta, tutto è statico. Ma è un equilibrio divorato dalle sue lacerazioni, un equilibrio sul punto di crollare internamente. E crolla, ancora una volta, nel vuoto di questo governo.




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