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Discussione: La Bufala di Caserta

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da zaffo Visualizza Messaggio
    Senza dubbio se si guarda alla sostanza il ''vertice'' di Caserta è stato un fiasco.
    Se qualcuno ha vinto,di certo questo "qualcuno" non sono Fassino,Rutelli e i cosiddetti ''riformisti''.
    Ha semmai trionfato l'inerzia,l'attesa,il ''campare giorno per giorno''.

    Da un punto di vista politico il centro-sinistra sta distruggendo -da solo- ogni possibilità di uscire da quella atmosfera di cupo grigiore e di vuoto che per molti tratti ha caratterizzato l'azione di governo.
    E questo da ch elementi lo deduci?

    Certo a leggere Il Tempo sembra di essere di fronte ad una disfatta

    Il testo del documento di Caserta
    I dieci punti-guida: dalla ricerca alle liberalizzazioni, dallo sviluppo all'ambiente


    I ministri partecipanti al Seminario di Caserta hanno deciso di porre al centro dell'azione di Governo del 2007 il tema della crescita, una crescita di qualità ancorata alla sostenibilità ambientale, alla formazione, alla cultura, alla piena valorizzazione delle risorse umane e alla ricerca e l'innovazione.

    Solo attraverso una robusta e duratura crescita della ricchezza prodotta dal paese - si legge nel documento - è possibile infatti:
    a) Completare l'azione di risanamento avviata con i provvedimenti varati nel corso del 2006 e con la legge finanziaria per il 2007;
    b) Proseguire nella coesione della società italiana attraverso misure volte ad una maggiore giustizia ed equità sociale;
    c) Colmare i divari di sviluppo e di qualità della vita delle diverse aree del Paese.

    Lo sforzo di attuazione della legge finanziaria, la collaborazione con il Parlamento nel seguire l'iter legislativo dei provvedimenti già proposti così come le nuove iniziative del governo ed il pieno utilizzo del metodo della concertazione saranno volti ad operare per la crescita lungo le seguenti direttrici:
    1. Ricerca e istruzione
    2. Apertura dei mercati e difesa del cittadino consumatore e riforma delle autorità di regolamentazione
    3. Semplificazione amministratività e tempi della giustizia
    4. Sviluppo delle infrastrutture e delle reti di mobilità
    5. Sviluppo del Mezzogiorno ed attuazione del nuovo quadro comunitario di sostegno 2007-2013
    6. Difesa del territorio e del mare e sviluppo delle energie rinnovabili
    7. Attrazione degli investimenti esteri e ristrutturazione di Sviluppo Italia
    8. Federalismo fiscale e codice delle autonomie
    9. Ricerca di una maggiore equità sociale ed intergenerazionale con la piena valorizzazione della famiglia, dei giovani e delle donne
    10. Apertura del tavolo con le parti sociali per la verifica e la modernizzazione dello stato sociale.






    12 gennaio 2007

  2. #22
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    Non so se avete visto Primo Piano su Rai ieri sera, c'erano Tabacci (udc) Boselli (rnp) e Migliore (prc) e devo dire che sono totalmente in diaccordo su quasi tutta la politica economica (vedi legge Biagi)

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Kronos Visualizza Messaggio
    E questo da ch elementi lo deduci?

    Certo a leggere Il Tempo sembra di essere di fronte ad una disfatta

    Il testo del documento di Caserta
    I dieci punti-guida: dalla ricerca alle liberalizzazioni, dallo sviluppo all'ambiente


    I ministri partecipanti al Seminario di Caserta hanno deciso di porre al centro dell'azione di Governo del 2007 il tema della crescita, una crescita di qualità ancorata alla sostenibilità ambientale, alla formazione, alla cultura, alla piena valorizzazione delle risorse umane e alla ricerca e l'innovazione.

    Solo attraverso una robusta e duratura crescita della ricchezza prodotta dal paese - si legge nel documento - è possibile infatti:
    a) Completare l'azione di risanamento avviata con i provvedimenti varati nel corso del 2006 e con la legge finanziaria per il 2007;
    b) Proseguire nella coesione della società italiana attraverso misure volte ad una maggiore giustizia ed equità sociale;
    c) Colmare i divari di sviluppo e di qualità della vita delle diverse aree del Paese.

    Lo sforzo di attuazione della legge finanziaria, la collaborazione con il Parlamento nel seguire l'iter legislativo dei provvedimenti già proposti così come le nuove iniziative del governo ed il pieno utilizzo del metodo della concertazione saranno volti ad operare per la crescita lungo le seguenti direttrici:
    1. Ricerca e istruzione
    2. Apertura dei mercati e difesa del cittadino consumatore e riforma delle autorità di regolamentazione
    3. Semplificazione amministratività e tempi della giustizia
    4. Sviluppo delle infrastrutture e delle reti di mobilità
    5. Sviluppo del Mezzogiorno ed attuazione del nuovo quadro comunitario di sostegno 2007-2013
    6. Difesa del territorio e del mare e sviluppo delle energie rinnovabili
    7. Attrazione degli investimenti esteri e ristrutturazione di Sviluppo Italia
    8. Federalismo fiscale e codice delle autonomie
    9. Ricerca di una maggiore equità sociale ed intergenerazionale con la piena valorizzazione della famiglia, dei giovani e delle donne
    10. Apertura del tavolo con le parti sociali per la verifica e la modernizzazione dello stato sociale.






    12 gennaio 2007
    Lo deduco esattamente da questa lista: zeppa di propositi,che il centro-sinistra,a giudicare dalle bugie e dalle mere chiacchere già raccontate,non riuscirà mai a perseguire.
    Basta solo sottolineare che in realtà si tratta della solita manfrina ("faremo","decideremo","proporremo"..guardacaso tutto al futuro )senza reali prospettive.
    Anche perchè quando si dice "proseguiremo la coesione sociale..."uno si domanda: ma quando mai è stata applicata,la coesione?!
    Con un decreto uscito dal nulla?Con decisioni calate dall'alto?Si pensi solo alle proteste di professionisti,avvocati,taxisti,farmacisti,e quanti altri!
    E quando si dice "ricerca e istruzione"?Non fa ridere,dopo che i rettori universitari hanno allontanato a forza tutti i ministri del governo dai loro edifici?
    E "sviluppo delle infrastrutture"?Quando c'è gente che non vuole fare neppure la Tav??

    E via dicendo.
    Solo cupo grigiore e sfiducia malcelate da una apparenza di ottimismo.

  4. #24
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    Zaffo ma ancora perdi tempo a rispondere a Kronos?!
    Tanto si è capito che Kronos (Prodos) continuerebbe a votare Prodi pure se questo gli dimezzasse lo stipendio.

    Penso che l'articolo di Panebianco parli da solo.Non ha bisogno di ulteriori commenti!

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da diegol22 Visualizza Messaggio
    Zaffo ma ancora perdi tempo a rispondere a Kronos?!
    Tanto si è capito che Kronos (Prodos) continuerebbe a votare Prodi pure se questo gli dimezzasse lo stipendio.

    Penso che l'articolo di Panebianco parli da solo.Non ha bisogno di ulteriori commenti!
    sì come no. Se questo è il tuo metro di giudizio sem a post

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da zaffo Visualizza Messaggio
    Lo deduco esattamente da questa lista: zeppa di propositi,che il centro-sinistra,a giudicare dalle bugie e dalle mere chiacchere già raccontate,non riuscirà mai a perseguire.
    Basta solo sottolineare che in realtà si tratta della solita manfrina ("faremo","decideremo","proporremo"..guardacaso tutto al futuro )senza reali prospettive.
    Anche perchè quando si dice "proseguiremo la coesione sociale..."uno si domanda: ma quando mai è stata applicata,la coesione?!
    Con un decreto uscito dal nulla?Con decisioni calate dall'alto?Si pensi solo alle proteste di professionisti,avvocati,taxisti,farmacisti,e quanti altri!
    E quando si dice "ricerca e istruzione"?Non fa ridere,dopo che i rettori universitari hanno allontanato a forza tutti i ministri del governo dai loro edifici?
    E "sviluppo delle infrastrutture"?Quando c'è gente che non vuole fare neppure la Tav??

    E via dicendo.
    Solo cupo grigiore e sfiducia malcelate da una apparenza di ottimismo.
    Quando tocchi degli interessi iper protetti è ovvio che scoppino proteste. Il "brutto" è che certa destra (liberista) sia scesa in piazza con quelle "corporazioni". Quello di Caserta era un summit per fa il punto della situazione e i progetti futuri. Si vedrà quello che il Governo saprà fare. E' comprensibile che voi siate critici (essendo l'opposizione...tanto per dare un'idea criticate pure l'abolizione dei costi di ricarica )...io al momento attendo fiducioso e giudicherò volta per volta.

    Ahh i punti dall'1 al 10 non mi sembrano al condizionale

  7. #27
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    La Destra Liberista è scesa in piazza insieme ai tassisti che non si facevano prendere in giro da FALSE LIBERALIZZAZIONI che toccavano loro E NON LE AZIENDE MUNICIPALIZZATE.
    LE RICARICHE dei telefonini è roba dell'AUTORITY e non del Sig.Bersani che va a BALLARO' (NON NEL CONSIGLIO DEI MINISTRI) a MILLANTARE progetti non suoi.
    I Vari MIliardi per il SUD non è roba nuova ma Vecchia...
    Giudichiamo caso per caso esattamente come avete fatto voi negli ultimi 5 anni...

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Kronos Visualizza Messaggio
    Quando tocchi degli interessi iper protetti è ovvio che scoppino proteste. Il "brutto è che certa destra(liberista) sia scesa in piazza con quelle ''corporazioni"
    Le proteste sono scoppiate perchè il tutto è stato deciso con un decreto scritto e firmato in pochi giorni e senza informare e concordare nulla con chicchessia.
    Alla faccia della concertazione!
    A spargere l'odio,questa volta(ma solo questa volta?)è stato proprio il centro-sinistra.

    Citazione Originariamente Scritto da Kronos
    Quello di Caserta era un summit per fa il punto della situazione e i progetti futuri. Si vedrà quello che il Governo saprà fare. E' comprensibile che voi siate critici (essendo l'opposizione...tanto per dare un'idea criticate pure l'abolizione dei costi di ricarica )...io al momento attendo fiducioso e giudicherò volta per volta.

    Ahh i punti dall'1 al 10 non mi sembrano al condizionale
    Il governo è in carica da molti mesi,ma ormai non c'è forumista di centro-sinistra che non utilizzi l'espressione "attendo fiducioso".
    Lo dirai anche fra,non so,sei mesi?O fra altri sei ancora?
    La realtà è che il ''vertice'' di Caserta poteva benissimo non esserci;poco cambiava.

    PS: i punti dall'1 al 10 sono enunciazioni così banali che pure io potrei mettermi a scrivere il nuovo programma per una Italia più ricca,unita e felice.
    Ci volevano 40 persone,tutti i ministri,tutti i capo-partito per scrivere quelle panzane per gli allocchi?(Panzane non di per sè,ma proprio perchè promesse dalla coalizione dei bugiardi ciarlieri...)

  9. #29
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  10. #30
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    L’albero dai frutti avvelenati

    Il conclave unionista della Reggia di Caserta sarà ricordato, negli annali della politica italiana, come l’evento che ha sancito la definitiva archiviazione di quella commedia degli equivoci nota col termine “riformismo”. Cioè di quel maldestro tentativo di ridurre il gap che separa il nostro paese dal resto del mondo occidentale in termini di modernizzazione dell’apparato dello stato, liberalizzazioni economiche, creazione di un welfare universalistico e non particolaristico, equità intergenerazionale. La fine del riformismo all’amatriciana, certificata dal ghigno trionfante del segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano (”Li abbiamo fermati. Partita chiusa”), segna anche il definitivo disvelamento della vigliaccheria politica di Piero Fassino e Francesco Rutelli, gli uomini del fusionismo ulivista e degli accordi con forze antioccidentali e neopauperiste, portatrici di una visione dei rapporti sociali improntata all’odio di classe ed alla prevaricazione ed annichilimento dell’individuo come soggetto politico attivo.

    Piero Fassino, l’illividito ed impotente segretario politico di un partito privo di anima ed indirizzo politico, ridotto a cinghia di trasmissione dei poteri forti, soprattutto di quello cooperativo; l’uomo che invoca riforme e se le fa ricacciare in gola senza battere ciglio; la guida di un partito, il più importante della coalizione, che ha tuttavia rinunciato ad esprimere il premier se non dopo colpi di palazzo, in una perenne sindrome da autocastrazione.

    E Francesco Rutelli, l’incorporeo post-democristiano vocato negli slogan e nella guerriglia di posizione contro Prodi. L’uomo degli annunci solenni e degli altrettanto solenni dietrofront. L’uomo dalle grandi visioni per il sistema-paese, che di certo non ha tempo per curarsi della quotidianità, fatta anche di tessere false per gonfiare gli iscritti al suo partito, nella guerra per bande che si è scatenata tra le correnti della Margherita per essere in pole position in vista della costituzione del fantasmatico partito democratico.

    Il vertice di Caserta, nella sua teatrale vacuità, è riuscito a produrre l’ennesima brochure a colori, l’ennesimo “albero del programma“, il memorandum delle azioni che governo e maggioranza si prefiggono di portare a termine entro la fine della legislatura. E’ proprio una fissazione prodiana, questa dei gosplan scritti sulla sabbia e rapidamente destinati all’oblio. Non dovremmo, quindi, perdere tempo a segnalare ai lettori le chicche in essi contenute. Ma faremo un’eccezione, per mostrare a tutti gli elettori moderati di centrosinistra chi e cosa hanno realmente votato, lo scorso anno. Si tratta di un elenco ovviamente non esaustivo, in prevalenza limitato all’ambito economico perchè è in esso che si annida (come è prevedibile) il maggior tasso di ideologismo del più sgangherato (ma pericoloso) governo italiano del Dopoguerra.

    Segnaliamo, ad esempio, l’autentica ossessione per il “recupero di progressività” nel’ambito del sistema fiscale (pag.29), che finirà col ridurre gli incentivi all’offerta di lavoro ed all’assunzione di rischio d’impresa, deprimendo ulteriormente la crescita del paese. Si parla poi di reintrodurre la restituzione del fiscal drag, cioè l’indicizzazione degli scaglioni d’imposta all’inflazione per impedire che, in un sistema fiscale progressivo, la crescita dei redditi nominali causata dall’inflazione finisca col sottrarre quote crescenti di reddito reale ai contribuenti. Bene, ma perchè questa iniziativa non è stata ancora assunta, dopo aver strepitato in campagna elettorale, non senza qualche ragione, che la mancata restituzione del fiscal drag ha rappresentato un misfatto del precedente governo? Eppure le risorse ci sono.

    Nella sezione “Una piena e buona occupazione” si parla della necessità di “impostare una politica fiscale basata sul prelievo progressivo per tutti i redditi, dai salari alle rendite”. Illuminante. Perchè, se parliamo di progressività anche nella tassazione del risparmio (le “rendite”, nel lessico dei somari marxisti al governo), ciò vuol dire una cosa sola: tassare ad aliquota marginale Irpef interessi, dividendi e capital gain, superando l’attuale cedolare secca del 12.5 per cento, destinata a salire al 20 per cento in attuazione della legge delega di “riordino” che il parlamento ha concesso al governo settimane addietro. Si tratta, in sostanza, della nominatività piena di tutte le attività finanziarie dei contribuenti. Per ottenere ciò, un ruolo fondamentale verrà giocato dal Grande Fratello di Visco, con la creazione di una banca dati centralizzata dei rapporti bancari e con gli intermediari finanziari, che segnaleranno all’erario le consistenze dei risparmi delle famiglie.

    A pagina 42, sempre nella sezione dedicata all’occupazione si giunge, per la finalità di garantire il potere d’acquisto di salari e pensioni, a vagheggiare l’introduzione d’imprecisati meccanismi per “definire una quota dell’incremento di produttività a favore delle retribuzioni perchè risulta evidente che, da molti anni a questa parte, essa è andata esclusivamente a vantaggio delle imprese”. E come si dovrebbe strutturare questo intervento, di grazia? Espropriando le imprese?

    Sempre per tutelare il potere d’acquisto, addirittura esilarante il precetto che impone di “adottare criteri di trasparenza nella definizione del paniere di prodotti che definiscono l’aumento dell’inflazione”. Ma quel paniere è pubblico, in cosa consisterebbe la sua asserita opacità?

    Nella sezione “Previdenza sicura e sostenibile“, si parla della necessità di “rafforzare il pilastro della previdenza complementare”. Possibile? Possibile che un governo egemonizzato da forze comuniste (perchè è ora di chiamare le cose col loro nome) si dica disponibile a ridimensionare il ruolo pubblico nella previdenza? Manco per idea: e così, ecco comparire una nuova fogliolina dell’albero del programma, fogliolina che nasce proprio sul rametto della previdenza complementare (pagina 44) e che specifica che occorre “rivedere la tassazione delle prestazioni [della previdenza complementare, ndPh.], che è oggi ingiustificatamente molto più vantaggiosa del trattamento riservato alla pensione pubblica”. Cosa si intenda con questa minacciosa frase non è dato sapere, ma da essa emerge il pregiudizio ideologico avverso alla previdenza privata.

    A pagina 43 si ipotizza “l’allungamento graduale della carriera lavorativa, tenendo conto del diverso grado di usura provocato dal lavoro, attraverso incentivi che non mettono a rischio l’adeguatezza della pensione“. Altra assurdità: introdurre incentivi per favorire la permanenza al lavoro finirebbe con l’aumentare ulteriormente il rendimento dei contributi versati nel corso della vita lavorativa che già oggi, per le generazioni prossime alla pensione, è eccessivamente elevato e finisce col drenare risorse alle prossime generazioni. Attività, quest’ultima, che rappresenta l’autentica specialità del blocco politico e sociale a cui Prodi si è consegnato, mani e piedi.

    La riforma pensionistica elaborata dal governo Dini nel 1995 rappresenta la stella polare di questa maggioranza, e se ne comprende agevolmente il motivo: si tratta di una riforma molto blanda, incapace di generare significativi riequilibri nella dinamica di spesa, motivo per il quale i governi degli ultimi dieci anni hanno sempre dovuto ricorrere alla riduzione di numero ed ampiezza delle “finestre” per i pensionamenti di anzianità. E infatti, a pagina 43 dell’albero, si legge: “procedere al confronto con le parti sociali al fine di effettuare la verifica sul funzionamento della ‘Riforma Dini’, prevista nel 2005 e mai effettuata dal governo Berlusconi”. E’ vero, il precedente governo aveva deciso di non decidere sul “tagliando” del 2005 alla riforma Dini, anche perchè tale verifica implicava essenzialmente un unico intervento: la modifica dei coefficienti di trasformazione, cioè la riduzione della percentuale di copertura della pensione pubblica rispetto all’ultima retribuzione. Una rettifica, che avrebbe dovuto essere automatica, necessaria a scontare sulla spesa pensionistica l’aumento della speranza di vita. Eppure, già oggi, i sindacati non ci stanno: “Sarebbe una malvagità“, dice il segretario generale della Uil, uno dei tre oligarchi che stanno fottendo il futuro delle giovani generazioni di italiani, attivamente coadiuvati da “riformisti” come il ministro diessino Cesare Damiano, che si è messo in testa di ridurre l’età pensionabile facendo pagare il conto ai contribuenti.

    Potremmo proseguire ma sarebbe un sostanziale spreco di tempo, nostro e dei lettori. La sintesi ultima è che, da questo albero dei desideri, spuntano alcuni frutti avvelenati per l’economia e per i contribuenti italiani. Una overregulation, una stratificazione di norme del tutto incompatibile con l’obiettivo di semplificare le procedure di avvio e gestione ordinaria delle imprese, obiettivo a cui ormai credono solo i saltimbanchi radicali; un fisco occhiuto e insaziabile; una spesa pubblica senza freni; un’accresciuta ipertrofia della burocrazia statale; la mortificazione del principio di sussidiarietà, mai realmente decollato nel nostro paese; un più che certo calo del prodotto potenziale dell’economia, sotto il peso dell’utilizzo ideologico di potenti disincentivi fiscali dal lato dell’offerta, di lavoro e d’impresa; la creazione di un ambiente palesemente ostile all’impresa ed a quell’investimento diretto estero che a parole si afferma invece di voler attivamente ricercare ed attrarre.

    Una concezione chavista dello stato e dell’economia innestata in un paese che, a differenza del Venezuela, non gode della rendita petrolifera. Una contraddizione destinata a esplodere con il rallentare della congiuntura internazionale, quando si renderà ancora più evidente il danno inferto alla competitività del paese dall’eccesso di pressione fiscale e regolamentazione.

    dal Sito Phastidio

 

 
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