INTERVENTO DI CALDAROLA SU IL RIFORMISTA 11GENNAIO 2007
DOVE SONO I DS? LI HANNO GIA' SCIOLTI
Inavvertitamente, in queste settimane i Ds sono già stati sciolti. Inavvertitamente, recita il Dizionario di Tullio De Mauro, vuol dire anche involontariamente, accidentalmente, distrattamente, erroneamente, inavvedutamente, sbadatamente. Ciascuno la interpreti come crede, ma il fatto è stato compiuto. Non ci vuole il medico legale per stabilire il decesso, né i Ris di Parma per cercare gli autori del delitto. Mentre si stanno svolgendo le procedure congressuali per stabilire i rapporti di forza fra le varie mozioni, la discussione vera è ormai sul dopo. Quando scrivo che i Ds sono già stati sciolti, so di scrivere una verità spiacevole che irriterà soprattutto il segretario del partito diessino. Ma anche lui si dovrà convincere che non si possono più raccontare le favole. Sono mesi che si parla del partito che verrà dandolo per scontato, come se questo disgraziato partito in cui molti hanno vissuto, credendoci, fosse un inutile ingombro. Del dopo nulla si sa. Più si accumulano gli ostacoli lungo la strada - il Pse, la Binetti, i candidati sindaci delle prossime amministrative -, più viene dato per certo che si farà comunque questa roba nuova. Il partito che c'è si sarebbe dovuto offendere. E in effetti si è offeso con una protesta silenziosa di cui si vedranno nel tempo, non ce ne vorrà molto, gli effetti. Una parte del partito deciderà di correre questa nebulosa avventura, sperando che sia l'ultima fuga dal passato. Altri ancora guardano con amore lontano questo strano partito, tutto sommato ancora vivace visto che ha regalato a Prodi gran parte dei voti delle primarie, ma si sono fatti l'idea che non lo vuole più nessuno, come un gran cagnone abbandonato in un una afosa giornata di luglio sull'autostrada.La battaglia su se e quando si scioglieranno i Ds rischia a questo punto di essere una gran presa per i fondelli. Fassino dirà che non scioglie nulla, che si resta nel Pse, che alla Binetti gliela faremo vedere (in verità qui è meno battagliero), poi prepara questo buffo matrimonio fondato sull'odio purissimo con Rutelli. Adesso, come ho già fatto notare in un altro articolo, ci stiamo disputando la prossima leadership. Dibattito fondamentale che trascura il banale problema di trovare i voti. Si vedrà, non si può chiedere agli statisti di occuparsi de minimis.Se le cose stanno così, si possono trarre alcune conseguenze. La prima è questa: a che diavolo serve questo congresso? Se vince la maggioranza attuale si va al Partito democratico. Analizziamo questo scenario. Prima ipotesi, vittoria bulgara al congresso, Fassino e famiglia (intesa nel senso di famiglia politica) tirano un sospiro di sollievo, D'Alema rinvia la geniale autocritica che si è preparato per quando tutto questo andrà a puttane. Una parte del partito se ne va a casa, un'altra parte cercherà di fare qualcosa. Un partito socialista con i socialisti e con i democratici scontenti di questo micro-partito democratico? Un partito che guarderà all'evoluzione di Bertinotti, che si è ricordato di essere lombardiano? O tutte e due le cose assieme. Analizzate fuori contesto, le diverse ipotesi possono dar luogo a sub-ipotesi. Analizzate nel contesto di un paese che starà più o meno come sta ora, cioè incazzato come una iena, una parte di questa discussione si presenta lussuosa.L'altra ipotesi è che la maggioranza non vinca in modo bulgaro o non vinca affatto. Questa ipotesi si può realizzare se le minoranze fanno una battaglia comune e convergente aspra, che metta in discussione l'attuale gruppo dirigente, che indichi una prospettiva diversa dall'attuale Partito democratico e prefiguri un'unità fra vecchi e nuovi socialisti, fra democratici liberal, fra sinistre che interpretano il radicalismo fuori dal massimalismo, che abbia l'obiettivo di dare vita a un partito vero, largo e plurale, soprattutto democratico nella vita interna, capace di un'alleanza con un nuovo leader e con un progetto chiaro, come si usa in Occidente. Per far questo torno a proporre una Assemblea revisionista che abbia il valore di una grande discussione della sinistra italiana e che susciti l'interesse della sinistra europea in quanto mette a fuoco i nodi su cui da tempo si confrontano le grandi socialdemocrazie che hanno più esperienza di governo. Qui dentro c'è la questione socialista italiana.Fuori da questa ipotesi si rischia un congresso burocratico. Invece, grazie anche a Nicola Rossi, la vicenda del riformismo italiano è diventata oggetto di una grande discussione pubblica, una discussione interna/esterna, carattere che deve mantenere e sul quale si misureranno la forza e l'appeal delle proposte contrapposte, purché siano proposte non formalistiche e siano effettivamente contrapposte. Servirebbe anche all'attuale maggioranza, se non fosse assillata, dalla Bolognina in poi, dal tema della leadership. Serve percorrere una strada che veda un confronto più alto e che non si faccia dettare l'agenda e i tempi da Prodi e da Rutelli. Anche chi si oppone ha la responsabilità di dire quello che farà. Questi lunghi mesi in cui si parla con il morto in casa, i Ds, rischiano di far precipitare tutto nella noia e nel disincanto. Qui si vedono i leader veri. Se ci sono.




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