Il leader degli industriali: "A Caserta
ancora una volta ha vinto la sinistra frenatrice"
Lo sconcerto di Montezemolo
"Sotto la Reggia niente"
di ROBERTO MANIA
ROMA - "Sotto la Reggia niente". Non è una battuta quella di Luca di Montezemolo, presidente della Confindustria. Né la delusione per il nulla di fatto nella "due giorni di Caserta" perché erano comunque modeste le aspettative delle imprese. È, piuttosto, lo "sconcerto" per la nuova vittoria di quella che Montezemolo chiama la "sinistra frenatrice". Il leader degli industriali non vuole rilasciare alcuna dichiarazione su Caserta. Alla domanda risponde con "no comment", ma basta quella frase espressa ai suoi più stretti collaboratori per comprendere le sue preoccupazioni.
"Sia chiaro - ragionavano ieri al vertice di Confindustria - nessuno pensava che Franco Giordano (il segretario di Rifondazione comunista, ndr) si convertisse all'economia di mercato, ma almeno che dai buoni propositi si passasse a qualcosa di più concreto. Invece siamo passati dal "anche i ricchi piangano" della Finanziaria, al "li abbiamo fermati" di Caserta". Slogan efficaci per la sinistra radicale, ma débâcle rovinosa per l'anima riformista della coalizione. "Enrico Letta è sparito - dice Massimo Calearo, presidente degli industriali vicentini - e Bersani è stato zittito. Nemmeno a Cuba esiste una sinistra marxista come quella italiana!"
Da tempo gli industriali chiedono una "terapia d'urto", uno "shock irreversibile", come ha scritto il chief economist della Confindustria, Sandro Trento, per sfruttare la ripresa che è in atto e che è stata alimentata finora proprio solo dalle aziende. Che si sono ristrutturate e che, medie e grandi, hanno fatto i conti con l'euro e la globalizzazione. La Fiat di Sergio Marchionne è solo l'esempio più clamoroso.
"Da Caserta - spiega Giuseppe Morandini, presidente della Piccola impresa e vice di Montezemolo a Viale dell'Astronomia - ci si poteva ragionevolmente aspettare l'assunzione di impegni a intervenire per costruire nel paese le condizioni per cavalcare la ripresa che c'è ora e che non si sa quanto durerà. Invece niente". Insomma, scommettere come ha fatto a Caserta il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, su una crescita del 2,5 per cento nel 2011 ha poca importanza per chi ogni giorno gioca la sua partita sui mercati internazionali. "È da qui - insiste Morandini - che nasce la nostra grande preoccupazione".
Non negano gli industriali, a cominciare proprio da Montezemolo, che l'Agenda di Caserta sia la stessa della Confindustria. Che quella fosse la condivisa direzione di marcia l'aveva già detto Piero Fassino, leader dei Ds, direttamente allo stesso Montezemolo.
"Ma non ci si può fermare all'elencazione dei problemi e dei temi da trattare", insiste Morandini. Perché la politica si fa con le scelte concrete. "E poi - era la domanda che si rivolgevano a Viale dell'Astronomia - quali parti dell'Agenda si tradurranno in atti concreti se ogni volta che ci si avvicina al bivio la strada che porta alle riforme non viene mai imboccata?".
Caserta ha accentuato la diffidenza degli industriali nei confronti del governo Prodi, esplosa con sull'"affaire Tfr". Lo "scippo", come lo definivano le aziende, è rientrato ma non lo scetticismo. La Finanziaria ha tagliato di tre punti il cuneo fiscale, ma resta quello che Calearo chiama "il terrore per gli adempimenti che impone l'ultimo decreto di Visco". Le liberalizzazioni si sono fermate e le riforme solo preannunciate.
Allora l'ombra di un galleggiamento progressivo da qui alle prossime elezioni amministrative di maggio, si staglia sulle pareti di Palazzo Chigi. E gli industriali cominciano a intravederla: "Non ci aspettiamo più niente", diceva ieri un componente della squadra di Montezemolo. "Perché se la scorsa legislatura - è la tesi del presidente - è stata quella delle grandi occasioni perdute nonostante l'ampia maggioranza parlamentare, questa rischia di essere quella delle tante promesse". Delle Agende, appunto.
Va giù duro Calearo, uomo certo non di sinistra, ma neanche berlusconiano, per sua stessa ammissione: "Questo è un governo dei mediocri che via via accentua il suo distacco con la realtà. Ormai vivono nel limbo, seguendo liturgie di secoli passati. Sono andati a Caserta a passare il weekend, a chiacchierare un po'. Peggio di Chavez che almeno imbambola il suo popolo, mentre Prodi addormenta gli italiani".
La seconda tranche delle liberalizzazioni sarebbe stata un segnale, come quello di una nuova ondata di sburocratizzazioni. Per ora sono nell'Agenda. E gli industriali non ne fanno solo una questione corporativa, di interesse particolare: "Di fronte alla necessità di rendere la pubblica amministrazione più efficiente, un operaio della Ferrari tifa per noi o per i sindacati? Per chi vuole le riforme o per chi frena?
Oggi a volere più mercato e più liberalizzazioni sono innanzitutto i lavoratori. Su questi temi è artificiosa la divisione nel sistema della produzione". E allora la domanda è d'obbligo dopo l'accusa di Padoa-Schioppa a Montezemolo di fare politica: s'avanza la "Confindustria partito"con il voto degli operai?
(14 gennaio 2007)
http://www.repubblica.it/2007/01/sez...ntezemolo.html




