Così si fa il vero riformismo
http://espresso.repubblica.it/dettag...81432&ref=hpsp
di Romano Prodi
Crescita economica con equità e conti pubblici in equilibrio. Liberalizzazioni, riforma della pubblica amministrazione, del welfare e delle pensioni: le decidiamo insieme alle parti sociali
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Il Seminario di Caserta
Cara e illustre direttrice,
non è frequente assistere ad un esercizio di fantasia così copioso come quello che ha preceduto, accompagnato e seguito il seminario di Caserta.
Si è arrivati anche a criticare l'aspetto "lussuoso e costoso della riunione", alludendo pure all'elevato affitto che il governo avrebbe pagato.
Tutto questo senza tener conto che il Seminario si è svolto nella francescana, ancorché efficiente, sede della Scuola superiore della pubblica amministrazione, che, guarda caso, è di proprietà della presidenza del Consiglio la quale, guarda caso, non può pagare l'affitto a se stessa.
Il fatto che il Seminario fosse ad un passo dalla favolosa Reggia di Caserta non è stato altro che una conseguente pubblicità per un monumento che lascia senza fiato i visitatori e che, essendo più bello di Versailles, meriterebbe un flusso turistico pari alla sua bellezza. Ci è stato anche chi si è spinto oltre, sostenendo che a Caserta abbiamo semplicemente trascorso un week end di chiacchiere.
Non mi sembra il caso di soffermarmi su questi aspetti. Mi basta sottolineare come queste giornate di lavoro e di approfondimento dei problemi siano indispensabili per costruire una squadra di governo affiatata e consapevole e per rafforzare le relazioni tra il governo e la maggioranza che lo ha espresso e lo sostiene.
Ma, forse, era proprio questa l'interpretazione che si voleva evitare per cui è stato molto più agevole insistere sulle differenze e sui ruoli dei singoli tralasciando di sottolineare la visione e l'impostazione unitaria e collegiale del Seminario.
A Caserta erano governo e maggioranza che si riunivano per analizzare, discutere e decidere strategie ed azioni: se lo avessero fatto anche il governo e la maggioranza precedenti avrebbero forse evitato gli errori che hanno portato, nonostante lo strapotere mediatico e la schiacciante prevalenza di seggi in Parlamento, alla loro sconfitta elettorale. In un Paese in cui tutta l'attività di governo viene ridotta a proporre e varare leggi senza alcun interesse per le modalità di applicazione delle leggi stesse, l'aver impiegato alcune ore a individuare le 'modalità' per mettere in atto la legge finanziaria e i provvedimenti relativi, mi sembra un fatto concreto ed importante. Così come importanti sono le proposte immediate venute fuori a Caserta. E non sono proposte da poco se misurate con il metro del riformismo che significa guardare alla coerenza dei risultati rispetto agli obiettivi che il governo stesso si era proposto. Ed è proprio la parola riformismo che è stata usata come una clava, riempiendola di ambiguità, come se il riformismo non fosse il perseguimento di obiettivi semplici e condivisi attraverso strumenti tra di loro coerenti. Riformismo non è la moltiplicazione delle decisioni, come si vantava il precedente governo quando annunciava di aver approvato 53 leggi in pochi mesi. Leggi mai discusse collegialmente ma affidate a chi più ne aveva interesse.
Alla Lega era stata appaltata la legge elettorale. A Previti la 'riforma' della giustizia. A Berlusconi, ovviamente, la riforma del sistema televisivo mentre Igor Marini e Mario Scaramella si attribuivano l'onere della ricostruzione di importanti capitoli della storia d'Italia.
Essere riformisti significa invece per noi perseguire crescita ed equità in una situazione di conti pubblici in equilibrio. Con il Dpef, con il decreto Bersani di giugno e con la legge finanziaria abbiamo avviato un paziente lavoro riformista e a Caserta lo abbiamo proseguito. In quella sede ho tra l'altro annunciato decisioni 'riformiste' forti e condivise che, da sole, potrebbero costituire già un elemento di grande progresso per l'Italia. Ne elenco alcune perché si possa valutarne la portata.
La prima è l'unificazione degli Enti di previdenza con un risparmio di quasi due miliardi di euro all'anno e con il passaggio dell'Inail dal metodo a capitalizzazione a quello a ripartizione essendo ormai l'unico ente in Europa che non ha attuato questa trasformazione




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