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Discussione: Gli eroi della Vandea

  1. #21
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    Rino CAMMILLERI
    Vendée militaire

    Nel 1789 un pugno di intellettuali prendeva il potere di fatto all'interno dell'Assemblea degli Stati Generali a Parigi. Definivano se stessi "illuministi" (cioè "coloro che illuminano") e "filosofi". Per anni avevano inondato la Francia di opuscoli sovversivi e blasfemi, contenenti le loro idee utopistiche sulla pretesa "bontà naturale dell'uomo" e su un' "età dell'oro" che sarebbe stata nei primordi corrotta dall'avvento della società organizzata. Oggetto privilegiato del loro livore era la religione cristiana, supposta responsabile di quella civiltà che esecravano e che intendevano sostituire coi loro "lumi". «Schiacciate l'infame!», incitava Voltaire, ed intendeva il Dio della religione cattolica.
    Approfittando della debolezza di Luigi XVI («uno dei più grandi imbecilli della Storia», secondo la definizione dello storico e Accademico di Francia Pierre Chaunu), riuscirono a far votare la nazionalizzazione totale dei beni della Chiesa di Francia, beni che da secoli costituivano la "previdenza sociale" della nazione, dovendo essere impiegati per l'assistenza e l'istruzione gratuita che da sempre erano a carico del clero. In omaggio alla "sacralità" della proprietà privata, abolirono il salario minimo garantito e le associazioni operaie, aprendo un varco tra salariati e padroni che non si è più colmato. Le terre confiscate alla Chiesa furono vendute ai nuovi ricchi e masse enormi di contadini, privi di quei diritti comunitari che avevano costituito la loro difesa economica nei secoli, vennero proletarizzate con un tratto di penna. Una politica economica utopistica e dissennata gettò la Francia nella prima inflazione della storia, affamando il Paese e costringendolo ad aggredire il resto d'Europa che da cinquant'anni era in pace.
    I preti vennero dichiarati funzionari dello Stato e fu loro imposto il distacco dal Papa e il giuramento alla Costituzione. Pochi di essi aderirono, perché il popolo della "primogenita della Chiesa" rifiutava di partecipare alle funzioni celebrate da quei preti che si erano piegati. Quelli che rifiutarono il giuramento vennero perseguitati e massacrati a migliaia. L'escalation anticristiana divenne in breve parossistica, arrivando alla distruzione delle chiese e delle immagini sacre, alla sostituzione del calendario cristiano con quello giacobino e culminando col Terrore, in cui innumerevoli preti, suore, religiosi e laici cattolici salirono la ghigliottina. I moti spontanei vennero repressi nel sangue, i sacrilegi toccarono le vette del ridicolo: si facevano bere gli asini nelle pissidi consacrate e si adoravano ballerine sugli altari delle cattedrali.
    Nel marzo del 1793 la Convenzione decretò l'arruolamento coatto di altri 300.000 uomini, parte da mandare a combattere alle frontiere e parte da impiegare nelle repressioni. Allora tutto il nord-ovest della Francia insorse con le armi: Vandea, Anjou, Poitou, Maine, Bretagna, Loira si organizzarono, cucirono il Sacro Cuore sulle giubbe e sui vessilli e si diedero dei capi. Contadini e semplici popolani andarono di loro iniziativa a cercare i nobili perché li guidassero. Alcuni di questi capi improvvisati avevano appena diciott’anni come Henry de la Rochejacquelin, altri appartenevano al ceto più basso, come Cathelineau, detto "il Santo dell'Anjou".
    Per disprezzo vennero soprannominati dai bleus (i repubblicani, così detti per il colore delle uniformi) chouans che in dialetto bretone significa "civette" (per riconoscersi imitavano il grido dell'uccello notturno), parola poi divenuta sinonimo di "straccioni".
    I Vandeani (l'insorgenza è passata alla storia come "Vendée militaire") conquistarono le città più importanti e sarebbero arrivati a Parigi se all'ultimo momento non fosse venuto meno il promesso appoggio inglese. Vennero sopraffatti dall'esercito regolare, meglio armato e organizzato, e da quel momento cominciò il loro genocidio sistematico.
    Con tre leggi consecutive la Convenzione decretò lo sterminio totale in quelle regioni, con particolare accanimento sulle donne, perché i ribelli non si riproducessero.
    Tutto venne incendiato e raso al suolo, i campi e gli alberi furono bruciati e le acque avvelenate. Fu perfino cambiato il nome di quella parte del Paese perché ne fosse cancellato anche il ricordo. Il genocidio venne effettuato coi gas, con l'arsenico, con le mine, coi forni crematori.
    Il grasso delle vittime veniva usato per ammorbidire gli stivali degli ufficiali e lubrificare le armi; la loro pelle, conciata, andò a rinforzare i pantaloni della Cavalleria. Nulla fu lasciato d'intentato per quel primo genocidio "scientifico" della storia moderna: per far risparmiare l'erario legavano le vittime a centinaia, dopo averle private dei vestito, su chiatte e barconi che poi facevano affondare. «Noi faremo un cimitero della Francia piuttosto che non rigenerarla a modo nostro» diceva Carrier, braccio destro di Robespierre nella faccenda.
    Ne eliminarono circa 600.000, l'ottanta per cento dei quali erano donne e bambini.
    Ancora nel 1785 e nel 1799 i vandeani presero le armi con la forza della disperazione, dando notevole filo da torcere anche allo stesso Napoleone, che alla fine dovette scendere a patti e garantire la libertà religiosa.


    tratto da CAMMILLERI Rino, I Santi militari, Piemme, Casale Monferrato 1992, p. 270s.

  2. #22
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    I mulini, posti sulle alture, fornivano eccellenti segnali ai combattenti vandeani. Furono infatti incendiati completamente dalle truppe repubblicane.
    Erano le posizioni delle pale a dare le indicazioni necessarie:
    1. nulla da segnalare.
    2. attenzione assembramenti di truppe.
    3. nemici nelle vicinanze.

  3. #23
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    La vendetta giacobina si abbatte ovunque si è messa in discussione l'assoluta autorità rivoluzionaria. Lione sperimentarà una repressione durissima: "Lione ha fatto la guerra alla libertà, Lione non esite più"

  4. #24
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  5. #25
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  6. #26
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    Bonchamps, morente, chiede la grazia per 5000 «bleu».


  7. #27
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    Se avanzo seguitemi!
    Se indietreggio uccidetemi!
    Se muoio vendicatemi!

    Questo era il motto del conte Henri de La Rochejaquelein, morto in combattimento a 21 anni, uno dei capi della grande rivolta che ha infiammato la Vandea nel 1793. Con questo spirito indomito e ribelle i monarchici affrontarono l’intolleranza repubblicana che appestò la Francia nel 1789 e che si estese come un’epidemia maligna a tutta l’Europa, dando origine a quel Regno dell’Anticristo che è la “modernità” nell’accezione ideologica del termine.

    La Rivoluzione Francese aveva trovato terreno fertile a Parigi, dove l’avida borghesia cittadina e un’aristocrazia corrotta e smidollata si erano abbeverate col veleno dell’illuminismo nelle logge massoniche che pullulavano nella metropoli francese. Nelle campagne, invece, la nobiltà era vicina agli abitanti del territorio e amministrava con cura un’economia ancora prevalentemente agricola: il sistema feudale nelle campagne era sostanzialmente integro. Per questo gli abitanti delle campagne, anche quelli che appartenevano ai ceti sociali più umili, erano molto diffidenti verso le novità che venivano dalla capitale. La regione della Vandea, in particolare, manifestò segni di forte malcontento che sfociarono in rivolte armate quando il governo repubblicano ordinò la deportazione del clero che rifiutava di prestare giuramento alla Repubblica. Molti sacerdoti, infatti, preferirono andare incontro a un glorioso martirio piuttosto che accettare le logiche demoniache del potere repubblicano. Poi, quando la Repubblica, ormai sotto il ferreo controllo di Robespierre, comincia ad arruolare i contadini per le sue guerre “patriottiche”, la rivolta diventa endemica: ovunque vengono distrutti gli “alberi della libertà”, simbolo odioso del terrore rivoluzionario.

    Messi di fronte all’eventualità di rischiare la vita, gli abitanti della Vandea non hanno dubbi: meglio morire per Dio e per il Re che per la Repubblica. Così comincia la guerra civile fra i “Bianchi”, legittimisti monarchici, e i “Blu”, repubblicani. I ribelli legittimisti ottenero dei brillanti successi fra il marzo e il settembre del 1793 contro le armate repubblicane, arrivando a radunare sotto il vessillo della monarchia un nucleo iniziale di 20.000 uomini, guidati da comandanti abili ed esperti fra i quali si mette in luce François Athanase Charette de la Contrie, oltre al già citato Henri de La Rochejaquelein. Tuttavia i contadini vandeani sono combattenti non professionisti, e dopo le battaglie tornano alle rispettive abitazioni, per cui i repubblicani hanno il tempo di organizzare le opportune contromosse ed inviano nella regione 70.000 uomini.

    Il conflitto si estende e diviene sempre più crudele assumendo il carattere di una guerra totale: la Repubblica sta perdendo la faccia di fronte a masse di contadini armate di forcale e i governanti repubblicani sono decisi a portare avanti la distruzione completa della regione, mettendo in atto uno sterminio intenzionale della popolazione vandeana. I repubblicani mandano altre truppe in Vandea, e alla fine del 1793 la rivolta è quasi totalmente soffocata nel sangue. Le armate repubblicane, ormai tristemente note come “colonne infernali”, si abbandonano ai peggiori eccessi contro la popolazione civile: in alcuni villaggi tutti gli abitanti vengono sistematicamente sterminati, e i loro cadaveri vengono bruciati in appositi forni crematori. La fantasia sadica dei repubblicani arriva ad inventare una singolare modalità di esecuzione dei prigionieri: i condannati, legati fra di loro, sono stipati su battelli che vengono fatti affondare nella Loira! Si calcola che le vittime arrivino al numero di 300.000, circa un terzo della popolazione della zona (se si considera la densità di popolazione dell’epoca, si tratta di una cifra impressionante). Lungi dall’abbandonare il fronte, la Controrivoluzione, dopo lo scacco subito, si riorganizza, anche grazie all’aiuto dell’Inghilterra che invia una flotta a sostegno degli insorgenti. La guerra si protrae fino al 1796, quando i repubblicani, dopo aver piegato le truppe ribelli, mettono a segno un importante successo: Charette viene catturato e fucilato. La Resistenza, privata del suo comandante più capace, non riesce più a organizzare un’azione militare vera e propria, anche se non mancheranno tentativi di riattivare l’insorgenza in età napoleonica.

    Emblema della rivolta vandeana è il Sacro Cuore di Gesù, molto diffuso nella regione in quanto simbolo preferito del Beato Luigi Maria Grignon de Montfort, personaggio molto popolare in Vandea, che aveva diffuso una particolare devozione per questa immagine. Il Sacro Cuore, dopo le grandiose gesta della Resistenza controrivoluzionaria, divenne celebre anche come “Croce della Vandea”. Alla storia e alla diffusione di questo simbolo ha dedicato un breve opuscolo Louis Charbonneau-Lassay, insigne studioso di simbologia cristiana che ha scritto opere monumentali sull’iconografia del Cristo. Simboli della Vandea raccoglie una serie di immagini del Sacro Cuore che l’autore ha visto personalmente e che ha riportato nel libro sotto forma di disegno e, ove possibile, racconta le storie particolari legate alle singole immagini, generalmente dipinte su stoffa per essere appuntate al vestito, ma a volte anche incise sulle armi, oppure portate sotto forma di orecchino o di anello.

    La democrazia moderna, figlia della ghigliottina, è sfociata nel totalitarismo democratico che soffoca le coscienze del mondo occidentale sedicente “libero”. Lo stesso Charette ha definito l’inconsistenza dell’idea di “patria” uscita dalla Rivoluzione Francese, rivolgendosi ai suoi uomini con queste parole: «la nostra patria per noi sono i villaggi, i nostri altari, le nostre tombe. Tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra patria è la nostra Fede, il nostro Re. Ma la loro patria che cos’è per loro? Voi lo capite? Loro l’hanno in testa, noi la sentiamo sotto i nostri piedi». Nella guerra di Vandea si delineano due modelli antropologici inconciliabili: l’uomo della Tradizione da una parte, l’uomo moderno creato dalla Rivoluzione dall’altra. Victor Hugo ha evocato con grande efficacia il tipo umano dell’abitante delle campagne in epoca prerivoluzionaria: «Si pensi a questo selvatico, serio e singolare, a quest’uomo dagli occhi chiari e dai capelli lunghi, che si nutre di latte e di castagne, di guardia al suo tetto di foglie, alla sua aia, al suo fossato, che distingue ogni villaggio da quello vicino dal suono della campana, che si serve dell’acqua solo per bere, che porta un abito di cuoio con arabeschi di seta… che venera il proprio aratro ed i propri avi, che crede alla Santa Vergine e alla Dama Bianca, che è devoto all’altare e all’alta pietra misteriosa in mezzo alla landa, lavoratore nella pianura, pescatore sulla costa, fedele ai Re, ai suoi signori, ai suoi sacerdoti; pensoso, immobile spesso, per ore intere sulla grande spiaggia deserta, ascoltatore del mare… Le donne vivevano nelle capanne e gli uomini nelle cripte; esse portavano da mangiare agli uomini… Improvvisamente andavano a farsi uccidere, lasciando la tana per il sepolcro… I Bianchi inseguivano sempre; i Blu mai, perché avevano il paese contro di loro… Molti non avevano che picche… Erano combattenti straordinari, spaventevoli, intrepidi. Il decreto di arruolamento di trecentomila uomini aveva fatto suonare le campane di seicento villaggi. L’incendio scoppiò sotto tutti i ponti… Quando i contadini attaccavano i repubblicani, se incontravano sul campo di battaglia una croce o una cappella, tutti cadevano in ginocchio e dicevano la loro preghiera sotto la mitraglia; finito il rosario quelli che restavano si rialzavano e piombavano sul nemico… Quando attraversavano un bosco repubblicano, spezzavano l’albero della libertà, lo bruciavano e ballavano in tondo attorno al fuoco. Facevano quindici leghe al giorno, senza piegare un’erba al proprio passaggio. Venuta la sera, caricavano i fucili, sussurravano le loro preghiere, levavano gli zoccoli e in lunga fila attraversavano i boschi a piedi nudi, sul muschio e sulle pagliuzze, senza un rumore, senza una parola, senza un soffio».

    Naturalmente il genocidio della Vandea è una delle più imbarazzanti questioni storiografiche per la paludata e sclerotizzata cultura ufficiale. In Francia il Prof. Reynald Secher ha dedicato all’argomento studi approfonditi, il cui taglio revisionista ha inquietato la cultura “democratica”, che ha tentato di fermare Secher alternando le minacce ai tentativi di corruzione. Tuttavia Secher ha tirato dritto per la sua strada dando vita anche a una casa editrice le cui pubblicazioni hanno conosciuto notevole interesse da parte del pubblico. Le gesta eroiche della Resistenza vandeana non cadranno nell’oblio, e saranno sempre un fulgido esempio di libertà che deve stimolarci a combattere la violenza rivoluzionaria, che oggi ha assunto il volto mostruoso della globalizzazione.




    Michele Fabbri




    Bibliografia

    Louis Charbonneau-Lassay, Simboli della Vandea. Emblemi ed insegne dell’armata controrivoluzionaria, Il Cerchio Iniziative Editoriali, Rimini, 1993, pp.94, euro 8,00, www.ilcerchio.it
    Gian Pio Mattogno, La Massoneria e la Rivoluzione Francese, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 1990, pp.112, euro 7,80, www.insegnadelveltro.it
    Reynald Secher, Il genocidio vandeano, effedieffe edizioni, Milano, 1989, pp. 384, euro 18,00, www.effedieffe.com, www.reynald-secher-editions.com
    Jean-Clément Martin, Blancs et Bleus dans la Vendée déchirée, Gallimard, Paris, 2001, pp.192, euro 12.83, www.decouvertes-gallimard.fr





    http://www.centrostudilaruna.it/guerradivandea.html

  8. #28
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  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da codino Visualizza Messaggio
    Infiammato sin da bambino dalla resistenza Vandeana e ancor prima di Giovanna d'Arco mi associo a quanto sin qui scritto. DIO É IL MIO RE ED IO SONO IL SUO UMILE SERVITORE!
    Saluti di Pace Harunabdelnur

  10. #30
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    Predefinito perchè non cada l' oblio sulla vandea

    Carissimi perdonate l' intrusione,
    avendo visto il titolo del Vs forum mi permetto di segnalarvi che ho postato sul sito Monarchia Oggi
    un testo sulla strage degli innocenti di Vandea
    moltissimi bambini assassinati della mano omicida della rivoluzione
    grazie per l' ospitalità
    Nobis Vs bizzzarrro

    http://www.politicaonline.net/forum/...02#post7357102

 

 
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