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Discussione: Gli eroi della Vandea

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    Predefinito Gli eroi della Vandea




    Cronologia della epopea vandeana (1792 - 1796)

    22 Agosto 1792
    Inizio della insurrezione realista in Vandea e presa di Châtillon-Sur-Sèvre al grido di "viva il re e viva i nostri buoni preti".

    3 Marzo 1793
    Inizio della insurrezione realista in Bretagna.

    4 Marzo 1793
    Moti a Cholet contro la coscrizione di 300.000 uomini decretata dalla Convenzione Nazionale.

    11 Marzo 1793
    Inizio su vasta scala della insurrezione vandeana; il rifiuto della coscrizione fa degenerare in un conflitto aperto una ostilità, già da tempo manifestata, contro le idee rivoluzionarie.
    Per contenere il movimento insurrezionale Souchu, sindaco repubblicano di Machecoul, ordina l'esecuzione sommaria di 500 persone insorte.

    12 Marzo 1793
    L'insurrezione vandeana si estende a Saint-Florent e Tiffauges.

    13 Marzo 1793
    L'insurrezione vandeana tocca Saint-Fulgent, Beaupréau e Montaigu.

    14 Marzo 1793
    Presa di Cholet da parte degli insorti vandeani.

    15 Marzo 1793
    Estensione della insurrezione vandeana alla Bretagna.

    17 Marzo 1793
    Presa di Noirmoutier da parte degli insorti vandeani.

    19 Marzo 1793
    Sconfitta delle truppe repubblicane davanti ai vandeani a Pont-Charrault.

    22 Marzo 1793
    Presa di Chalonnes da parte dei vandeani condotti dal loro capo Stofflet.

    24 Marzo 1793
    Disfatta dei vandeani in prossimità di Sables-D'Olonne.

    4 Aprile 1793
    Formazione da parte degli insorti vandeani di un "Consiglio della armata cattolica e reale".

    13 Aprile 1793
    Vittoria vandeana agli Aubiers.

    22 Aprile 1793
    Vittoria dei vandeani guidati da Bonchamp e da D'Elbée a Beaupréau.

    29 Aprile 1793
    Le truppe della Convenzione riconquistano Noirmoutier.

    3 Maggio 1793
    I vandeani comandati da Bonchamp e da La Rochejaquelein prendono Bressuire.

    5 Maggio 1793
    Presa di Thouars da parte vandeana.

    16 Maggio 1793
    Disfatta vandeana davanti a Fontenay.

    25 Maggio 1793
    I vandeani conquistano Fontenay.

    9 Giugno 1793
    Inizio della grande offensiva dei vandeani e presa di Saumur.
    Rivolta del dipartimento del Calvados.

    18 Giugno 1793
    Presa di Angers da parte dei vandeani comandati da D'Elbée e da Stofflet.

    29 Giugno 1793
    Fallimento dell'attacco vandeano contro Nantes.
    Il comandante Jacques Cathelineau riesce a penetrare in citta' ma viene ferito gravemente; trasportato a Saint-Florent-le-Vieil morirà il 14 Luglio seguente.

    1 Luglio 1793
    Ripresa di Bressuire da parte delle truppe della Convenzione

    3 Luglio 1793
    Presa di Châtillon da parte delle truppe della Convenzione comandate dal Generale Westermann.

    5 Luglio 1793
    I vandeani riprendono Châtillon.

    30 Luglio 1793
    Sconfitta dei Vandeani davanti a Luçon.

    14 Agosto 1793
    Disfatta dei vandeani davanti a Luçon.

    5 Settembre 1793
    Vittoria dei vandeani a Chantonnay.

    16 Settembre 1793 Disfatta dei vandeani comandati da Charette a Montaigu.

    20 Ottobre 1793
    Decisione dei vandeani di tentare di raggiungere il porto di Granville, in Normandia, per stabilire un contatto con la flotta inglese.

    21 Ottobre 1793
    Presa di Château-Gontier da parte dei vandeani.

    23 Ottobre 1793
    I vandeani prendono Laval e si congiungono con le truppe di Cottereau detto Jean Chouan.

    25 Ottobre 1793
    Vittoria dei vandeani a Entrammes.

    12 Novembre 1793
    I vandeani prendono Avranches.

    13 Novembre 1793
    Prima importante sconfitta dei vandeani davanti a Granville.

    14 Novembre 1793
    Nuova sconfitta dei vandeani davanti a Granville e ripiegamento verso la Loira.

    29 Novembre 1793
    Nomina del Generale Turreau alla testa dell'armata della Convenzione in Vandea.

    4 Dicembre 1793
    Fallimento dei vandeani nel tentativo di conquistare Angers e di attraversare la Loira; ripiegamento degli insorti verso Sarthe.

    12 Dicembre 1793
    Disfatta e distruzione, quasi totale, delle forze vandeane davanti a Le Mans.
    Si vedono ovunque, scrive un testimonio repubblicano, fucili, cannoni rivoltati o smontati; tra i cadaveri molte donne nude, che i soldati hanno spogliate e poi le hanno uccise dopo averle violentate.

    23 Dicembre 1793
    Distruzione dei resti dell'armata vandeana a Savenay.
    Il Generale Westermann scrive alla Convenzione:
    "La vandea non esiste più. Vengo dall'averla sepolta nella palude di Savenay. Ho massacrato i bambini sotto le zampe dei cavalli ed ho massacrato le donne. Non ho un solo prigioniero da portarmi dietro. Ho sterminato tutti".
    Il Generale Westermann e' stato troppo ottimista. A breve il movimento vandeano risorgerà ancora piu' determinato.

    30 Dicembre 1793
    A Les-Ponts-De-Cé, lungo la Loira, in questi giorni sono stati fucilati centinaia di ribelli vandeani.
    Durante le fucilazioni il Maggiore Medico Pecquel, del battaglione delle Ardenne, ha avuto una eclatante idea: ha fatto scorticare, da sotto la cintura, i corpi di alcuni fucilati. Le pelli, inviate ad un abile conciatore di Angers, sono servite per la confezione di pantaloni di pelle umana.

    2 Gennaio 1794
    I vandeani perdono Noirmoutier.

    9 Gennaio 1794
    Esecuzione del capo vandeano D'Elbée fatto prigioniero a Noirmoutier.

    17 Gennaio 1794
    Creazione, da parte del generale Turreau, delle "colonne infernali" destinate a distruggere la Vandea. La metà della popolazione del dipartimento, che contava 300.000 persone, verrà massacrata.

    29 Gennaio 1794
    Morte del giovane capo vandeano La Rochejaquelein nella battaglia di Nouaillé.

    1 Febbraio 1794
    Elezione di Stofflet alla testa di cio' che resta dell'armata vandeana.

    16 Agosto 1794
    Istruzioni di Carnot, per le trattative con i ribelli, in previsione di una amnistia generale per tutti i vandeani.

    2 Dicembre 1794
    Amnistia generale promessa dalla Convenzione ai vandeani ed agli Chouans che depositeranno le armi entro un mese.

    12 Febbraio 1795
    Apertura dei colloqui di pace a La Jaunaye (presso Nantes) tra i rappresentanti della Convenzione e quelli della Vandea.

    17 Febbraio 1795
    Firma degli accordi di La Jaunaye che concedono l'amnistia ai vandeani, il riconoscimento della libertà di culto ed il diritto di conservare le proprie armi all'interno della Guardia Territoriale da loro costituita e rientrante nel quadro generale della Guardia Nazionale della Repubblica.

    20 Aprile 1795
    Accordi a La Prévalaye tra i rappresentanti della Convenzione e quelli dei Chouans (corrente ribelle vandeana) simili a quelli della La Jaunaye del 17 Febbraio.

    2 Maggio 1795
    Accordi a Saint-Florent con il capo Stofflet e con gli ultimi vandeani ancora in armi.

    27 Maggio 1795
    Nuova agitazione degli Chouans nel Morbihan.

    23 Giugno 1795
    Preoccupante raggruppamento di una armata di 14.000 Chouans nella regione di Quiberon. I colloqui per la pace, iniziati il 12 Febbraio, sono serviti a poco.

    25 Giugno 1795
    Ripresa delle ostilità in Vandea da parte degli uomini comandati da Charette.

    26 Giugno 1795
    Sbarco di una armata di 4.000 emigrati nella baia di Carnac, per dare manforte agli uomini di Charette.

    30 Giugno 1795
    Disfatta dell'armata degli emigrati davanti a Vannes difesa dal Generale Hoche e riconquista di Auray che era caduta in mano agli Chouans. Ripiegamento degli emigrati su Quiberon.

    7 Luglio 1795
    Assedio della penisola di Quiberon da parte del Generale Hoche.

    15 Luglio 1795
    Sbarco a Quiberon di altri 2.000 emigrati condotti da un nobile di nome Sombreuil.

    21 Luglio 1795
    Capitolazione degli emigrati a Quiberon. Durante la battaglia sono rimasti uccisi 1200 soldati e 190 ufficiali.
    Tra gli emigrati sono stati fatti prigionieri 952 uomini; condotti ad Auray, durante i primi 20 giorni di Agosto, oltre 750 di essi verranno fucilati.

    26 Gennaio 1796
    Il capo degli insorti Stofflet tenta di dare nuovo slancio al movimento vandeano.

    23 Febbraio 1796
    Il capo degli insorti vandeani Stofflet viene catturato e fucilato ad Angers.

    23 Marzo 1796
    Il capo vandeano Charette viene catturato dalle truppe del Direttorio.

    29 Marzo 1796
    Il capo vandeano Charette viene fucilato a Nantes.

    2 Aprile 1796
    Vittoria dei vandeani che conquistano Sancerre.

    9 Aprile 1796
    I vandeani perdono Sancerre, conquistata il 2 Aprile 1796.

    22 Giugno 1796
    Fine della guerra civile nei dipartimenti dell'ovest con la sottomissione di Cadoudal e la partenza di Frotté che si rifugia in Inghilterra.

    25 Agosto 1796
    Soppressione dell'Armata dell'Interno impiegata contro gli insorti vandeani. Il movimento della Vandea e' ormai allo stremo.



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    Articolo apparso sul n. 222 di Cristianità

    Nel bicentenario della rivolta


    Onore alla memoria della resistenza e del sacrificio degl’insorti vandeani del 1793 contro la Rivoluzione


    Sabato 25 settembre 1993, in Francia, invitato dal presidente del consiglio generale di Vandea, Philippe de Villiers, lo scrittore russo Aleksandr Isaevic Solzenicyn ha presenziato all’inaugurazione di un monumento a Les Lucs-sur-Boulogne, dedicato, in uno dei luoghi più significativi del martirologio vandeano, a ricordare l’insorgenza popolare contro la Rivoluzione detta francese, una rivolta scoppiata appunto nel 1793. Dell’avvenimento ha dato notizia la stampa internazionale, soprattutto — evidentemente — quella francese. Il quotidiano parigino Le Monde, del 28 settembre 1993, ne ha fatto ampia cronaca, riportando anche il testo del discorso, pronunciato dallo scrittore di fronte a circa trentamila persone, con il titolo "Toute révolution déchaîne les instincts de la plus élémentaire barbarie" e sottotitoli. Il nuovo titolo e la traduzione sono redazionali.

    Due terzi di secolo fa, quand’ero bambino, leggevo già con ammirazione nei libri il racconto che rievocava l’insorgenza della Vandea, così coraggiosa e così disperata, ma non avrei mai potuto immaginare, neppure in sogno, che da vecchio avrei avuto l’onore di partecipare all’inaugurazione del monumento in onore degli eroi e delle vittime di tale insorgenza.
    Sono passati venti decenni, decenni diversi a seconda dei diversi paesi, e non solo in Francia, ma anche altrove, l’insorgenza vandeana e la sua sanguinosa repressione sono state sempre di nuovo illuminate. Infatti gli accadimenti storici non sono mai compresi pienamente nell’incandescenza delle passioni che li accompagnano, ma a una discreta distanza, quando vengono raffreddate dal tempo.
    Per molto tempo si è rifiutato di ascoltare e di accettare quanto era stato gridato dalla bocca di coloro che morivano, che venivano bruciati vivi: i contadini di una terra laboriosa, per i quali sembrava fosse stata fatta la Rivoluzione, ma che la stessa Rivoluzione oppresse e umiliò fino all’estremo limite, ebbene, proprio questi contadini si ribellarono contro di essa!
    I contemporanei avevano ben colto che ogni rivoluzione scatena fra gli uomini gl’istinti della barbarie più elementare, le forze opache dell’invidia, della rapacità e dell’odio. Essi pagarono un tributo decisamente pesante alla psicosi generale, quando il fatto di comportarsi da uomini politicamente moderati, o anche soltanto di sembrarli, veniva già considerato un crimine.
    Il secolo ventesimo ha notevolmente offuscato agli occhi dell’umanità l’aureola romantica che circondava la rivoluzione nel secolo diciottesimo. Di mezzo secolo in mezzo secolo gli uomini hanno finito per convincersi, partendo dalle loro stesse disgrazie, del fatto che le rivoluzioni distruggono il carattere organico della società; che danneggiano il corso naturale della vita; che annientano i migliori elementi della popolazione dando campo libero ai peggiori; che nessuna rivoluzione può arricchire un paese, ma solamente quanti si sanno trarre d’impiccio senza scrupoli; che generalmente nel proprio paese produce innumerevoli morti, un vasto impoverimento, e, nei casi più gravi, un degrado duraturo della popolazione.

    Uno "slogan" intrinsecamente contraddittorio
    Il termine stesso "rivoluzione" — dal latino revolvo — significa "rotolare indietro", "ritornare", "provare di nuovo", "riaccendere", nel migliore dei casi mettere sossopra, una sequenza di definizioni poco desiderabili. Attualmente, se da parte della gente si attribuisce a qualche rivoluzione la qualifica di "grande", lo si fa ormai solo con circospezione, e molto spesso con molta amarezza. Ormai capiamo sempre meglio che l’effetto sociale che desideriamo tanto ardentemente può essere ottenuto attraverso uno sviluppo evolutivo normale, con un numero infinitamente minore di perdite, senza comportamenti selvaggi generalizzati. Bisogna saper migliorare con pazienza quanto ogni giorno ci offre. E sarebbe assolutamente vano sperare che la rivoluzione possa rigenerare la natura umana. Ebbene, la vostra Rivoluzione, e in modo assolutamente particolare la nostra, la rivoluzione russa, avevano avuto questa speranza.
    La Rivoluzione francese si è svolta nel nome di uno slogan intrinsecamente contraddittorio, e irrealizzabile: Libertà, uguaglianza, fraternità. Ma, nella vita sociale, libertà e uguaglianza tendono a escludersi reciprocamente, sono antagoniste: infatti, la libertà distrugge l’uguaglianza sociale, è proprio questa una della funzioni della libertà, mentre l’uguaglianza limita la libertà, perché diversamente non vi si potrebbe giungere. Quanto alla fraternità, non è della loro famiglia, è un’aggiunta avventizia allo slogan: la vera fraternità non può essere costruita da disposizioni sociali, è di ordine spirituale. Inoltre, a questo slogan ternario veniva aggiunto con tono minaccioso "o la morte", il che ne distruggeva ogni significato.
    Mai, a nessun paese, potrei augurare una "grande rivoluzione". Se la Rivoluzione del secolo diciottesimo non ha portato la rovina della Francia è solo perché vi è stato Termidoro. La rivoluzione russa non ha conosciuto un Termidoro che abbia saputo arrestarla, e, senza deviare, ha portato il nostro popolo fino in fondo, fino al gorgo, fino all’abisso della perdizione. Mi spiace che non vi siano qui oratori che possano aggiungere quanto ha insegnato loro l’esperienza all’estremo limite della Cina, della Cambogia, del Vietnam, a dirci che prezzo hanno dovuto pagare, da parte loro, per la rivoluzione.

    Le grandi insorgenze contadine
    L’esperienza della Rivoluzione francese avrebbe dovuto bastare perché i nostri organizzatori razionalisti della "felicità del popolo" ne traessero lezioni. Ma no! In Russia tutto si è svolto in un modo ancora peggiore, e in una dimensione senza confronti. Numerosi procedimenti crudeli della Rivoluzione francese sono stati docilmente applicati di nuovo sul corpo della Russia dai comunisti leniniani e dagli specialisti internazionalisti, soltanto il loro grado di organizzazione e il loro carattere sistematico hanno ampiamente superato quelli dei giacobini.
    Non abbiamo avuto un Termidoro, ma — e ne possiamo esser fieri nella nostra anima e nella nostra coscienza — abbiamo avuto la nostra Vandea, e più d’una. Sono le grandi insorgenze contadine, quella di Tambov nel 1920-1921, della Siberia occidentale nel 1921. Un episodio ben noto: folle di contadini con calzature di tiglio (1), armate di bastoni e di forche hanno marciato su Tambov, al suono delle campane delle chiese del circondario, per essere falciate dalle mitragliatrici. L’insorgenza di Tambov è durata undici mesi, benché i comunisti, per reprimerla, abbiano usato carri armati, treni blindati, aerei, benché abbiano preso in ostaggio le famiglie dei rivoltosi e benché fossero sul punto di usare gas tossici. Abbiamo avuto anche una resistenza feroce al bolscevismo da parte dei cosacchi dell’Ural, del Don, del Kuban, di Tersk, soffocata in torrenti di sangue, un autentico genocidio.
    Inaugurando oggi il Monumento della vostra eroica Vandea, la mia vista si sdoppia: vedo con la mente i monumenti che verranno eretti un giorno, in Russia, testimoni della nostra resistenza russa allo scatenamento delle orde comuniste. Abbiamo attraversato insieme a voi il secolo ventesimo, un secolo di terrore dall’inizio alla fine, terribile coronamento del Progresso tanto sognato nel secolo diciottesimo. Oggi, penso, crescerà sempre più il numero dei francesi che capiscono meglio, che valutano meglio, che conservano con fierezza nella loro memoria la resistenza e il sacrificio della Vandea.

    Aleksandr Isaevic Solzenicyn

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    Il Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, simbolo dell'armata antirivoluzionaria vandeana

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    Predefinito Generali Vandeani


    Henri du Vergier de la Rochejaquelin



    Maurice Gigost d'Elbée



    Louis-Marie de Salgues de Lescure



    François-Athanase Charette de la Contrie



    Jacques Cathelineau




    Charles-Artus de Bonchamp

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    "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede"

    S.Paolo

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    Martirio del sacerdote Voyneau. Vetrata della Chiesa a Les Lucs-sur-Boulogne.

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    La Vandea di Renato Cirelli

    Un fatto divenuto un simbolo
    Il termine «Vandea», grazie alla storiografia filo-rivoluzionaria, è divenuto sinonimo di rivolta reazionaria e di resistenza contro l’affermarsi del progresso, che hanno come protagoniste popolazioni contadine ignoranti, sobillate da clero e nobili, che utilizzano il fanatismo religioso per scopi in realtà riconducibili ai loro interessi e privilegi di classe. Questa interpretazione non ha potuto essere adeguatamente controbilanciata dalla storiografia filo-vandeana, perché, a tutt’oggi, gli storici di parte rivoluzionaria hanno praticato l’occultamento dei fatti e imposto la damnatio memoriae nei confronti dei protagonisti, quindi anche dei valori che stanno all’origine della rivolta vandeana.

    I motivi della rivolta
    Il territorio indicato come Vandea Militare è situato nella Francia Occidentale, sulla costa atlantica, con un’estensione di circa 10.000 kmq e con una popolazione, all’epoca, di ottocentomila abitanti. Non si tratta di una regione povera e marginale, ma la sua ricchezza e la sua popolazione sono superiori alla media francese, così come la ricchezza e la popolazione francesi sono superiori alla media europea del tempo.
    Gli abitanti della regione sono noti per l’attaccamento alle consuetudini e alle libertà locali, oltre che per un radicato sentimento religioso, segnato dalla predicazione di san Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716), che aveva combattuto lo scetticismo del tempo soprattutto con la devozione mariana.
    Alla fine del secolo XVIII l’Ovest, come tutta la Francia, patisce gli esiti di un processo di centralizzazione che si è sempre più sviluppato a partire dal regno di Luigi XIV di Borbone (1638-1715).
    Il costo di questa politica è la causa principale della voracità statale in materia fiscale e una delle conseguenze del governo dei ministri illuministi, sì che fra il 1775 e il 1789 la pressione fiscale diventa sempre più sostenuta e male sopportata da tutti.
    Quando, per avviare una riforma generale che affronti il problema fiscale e il deficit dello Stato, vengono convocati da re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) gli Stati Generali l’assemblea costituita dai rappresentanti del clero, della nobiltà e della borghesia , anche dalla Vandea arrivano i cahiers de doléance, raccolte di rimostranze e di petizioni che esprimono, insieme a un profondo attaccamento alla monarchia, anche una serie di proteste contro il sistema di imposizione fiscale, i suoi abusi e la sua irrazionalità.
    I vandeani auspicano, quindi, un rinnovamento e con questo spirito mandano a Parigi i loro rappresentanti, perché se ne facciano portavoce presso il sovrano. E la disillusione è tanto più cocente quanto più grande è stata la speranza.
    Diventa sempre più chiaro, e non solo in Vandea, che a Parigi non si lavora alle sperate riforme, ma a emanare leggi destinate ad aumentare il potere coercitivo delle amministrazioni, a colpire la Chiesa e le tradizioni religiose del popolo in una inquietante accelerazione distruttiva.
    La confisca e la vendita dei beni ecclesiastici, che avvantaggia solo borghesi e nobili, e l’introduzione della Costituzione Civile del Clero, nell’estate del 1790, creano un diffuso malcontento, al quale le autorità rispondono con insensibilità, con incapacità di governo e con una crescente repressione, che sfocia nell’irrimediabile frattura fra le popolazioni e i pubblici poteri.
    Gli avvenimenti precipitano nel 1793. La rottura provocata dalla Costituzione Civile del Clero, che pone le basi di una rivolta di natura religiosa, si consuma con la notizia che il 21 gennaio 1793 re Luigi XVI è stato ghigliottinato, e si manifesta quando il Governo di Parigi ordina in tutta la Francia l’arruolamento di trecentomila uomini da mandare al fronte.

    La guerra contro-rivoluzionaria
    La rivolta scoppia perché la popolazione della Vandea rifiuta di abbandonare le case per andare a morire per una repubblica che considera illegittima, colpevole di perseguitare la religione, di aver assassinato il sovrano legittimo e di aver inasprito la crisi economica.
    Già dal 1790, a causa delle tasse e in difesa dei sacerdoti detti «refrattari», cioè quelli che non avevano giurato fedeltà alla Costituzione, scoppiano un po’ dovunque tumulti e la Guardia Nazionale, più di una volta, non esita a sparare sulla folla.
    Anche in altre regioni della Francia scoppiano rivolte, però ovunque la Repubblica le soffoca più o meno rapidamente, perché sono improvvisate, mancano di coordinamento e di decisione. Ma in Vandea, nel marzo del 1793, inizia un’insurrezione generale, annunciata dal suono delle campane a martello di tutte le chiese. Gli insorti si organizzano militarmente sulla base delle parrocchie e costituiscono un’Armata Cattolica e Reale di molte decine di migliaia di uomini, guidati da capi che essi stessi si sono scelti e che spesso, specie fra i nobili, sono restii a farsi coinvolgere.
    Jacques Cathelineau (1759-1793), vetturino, è l’iniziatore della sollevazione e viene eletto primo generalissimo dell’Armata vandeana; muore in battaglia a trentaquattro anni. Il marchese Louis-Marie de Lescure (1766-1793) è un ufficiale che gli insorti liberano dalla prigionia, ed egli ne diviene un capo autorevole; quando muore in combattimento, a ventisette anni, gli viene trovato addosso il cilicio. Henri du Vergier de la Rochejaquelein (1772-1794) è eletto generalissimo a soli ventuno anni; Napoleone Bonaparte (1769-1821) ne esalterà il genio militare. Jean-Nicolas Stofflet (1753-1796), guardiacaccia, si rivela un formidabile tattico e non accetterà mai di arrendersi. François-Athanas de la Contrie (1763-1796), detto Charette, è un ufficiale di marina «costretto» a diventare un capo leggendario dagli insulti dei contadini che lo traggono da sotto il letto, dove si è nascosto per sottrarsi alle loro ricerche; muore fucilato. Vi è anche chi è prelevato a forza e portato in battaglia sulle spalle dei contadini. Fra le poche eccezioni vi è Antoine-Philippe de la Trémoille, principe di Talmont (1765-1794), che torna dall’esilio per mettersi alla testa della cavalleria, unico dei grandi signori di Francia a combattere e a morire con i vandeani.
    Vittorie e sconfitte si alternano fino allo scacco di Nantes e alla sconfitta di Cholet, nell’autunno del 1793. L’Armata Cattolica e Reale decide, allora, di attraversare la Loira e di raggiungere il mare in Normandia, dove pensa di trovare la flotta inglese. Ma all’arrivo gli inglesi non vi sono e i vandeani, con le famiglie al seguito, ritornano sui propri passi, inseguiti dai repubblicani che li sconfiggono in una serie di scontri, che si risolvono in carneficine dove gli insorti, donne e bambini compresi, vengono sterminati a migliaia.

    La repressione rivoluzionaria
    Nel gennaio del 1794 la Repubblica ordina la distruzione totale della Vandea. Spedizioni militari punitive, dette «colonne infernali», attraversano la regione facendo terra bruciata e perpetrando il genocidio della popolazione, con una metodicità e con strumenti da «soluzione finale», che anticipano gli orrori del secolo XX; né mancano intenti di controllo demografico.
    Parallelamente inizia la campagna di scristianizzazione del territorio e il Terrore rivoluzionario si abbatte sulle popolazioni con la più dura delle persecuzioni mentre gli imprigionati, i deportati in questo periodo viene inaugurata la colonia penale di Caienna, nella Guyana , le esecuzioni di ogni tipo sono in un numero imprecisato. Nel febbraio del 1794 la Vandea insorge ancora e conduce una spietata guerra di guerriglia, che mette la Repubblica alle corde. Finalmente, nel febbraio del 1795, a La Jaunnaye, i capi vandeani firmano una pace con la quale il Governo di Parigi s’impegna a riconoscere la libertà del culto cattolico, concede l’amnistia, un’indennità di risarcimento e, a quanto pare, in alcuni articoli segreti, s’impegna a consegnare ai vandeani il figlio di Luigi XVI, prigioniero nella Torre del Tempio di Parigi. Però, in seguito al mancato rispetto degli accordi, nel maggio del 1795 Charette e altri capi riprendono le armi, ma questa volta l’insurrezione non ha l’ampiezza della precedente, anche perché è grande la delusione per il mancato arrivo di un principe che si metta alla testa degli insorti; mancato arrivo di cui sono responsabili anche gli intrighi inglesi.
    La guerriglia continua senza speranza fino alla cattura e alla fucilazione di Charette, nel marzo del 1796. Il tentativo di sbarco a Quiberon da parte di settecentocinquanta «emigrati» persone che hanno lasciato la Francia dopo gli avvenimenti del 1789 , molti dei quali ufficiali di marina cui l’Inghilterra ha promesso aiuto e appoggio militare, si conclude in un disastro. Traditi, cadono nelle mani dei repubblicani, che promettono loro la vita in cambio della resa e invece li fucilano; tutto finisce in una tragica Baia dei Porci ante litteram.
    Con la morte di Charette si conclude l’epopea vandeana. Vi sarà un’altra insurrezione negli anni 1799 e 1800, guidata dai capi vandeani superstiti e da George Cadoudal (1771-1804) in Bretagna; poi ancora nel 1815, durante i Cento Giorni napoleonici; e, infine, l’ultimo episodio sarà la fallita insurrezione legittimista contro il governo liberale di Parigi nel 1832.

    Il costo della guerra
    Anni di guerra e di guerriglia spietata, ventuno battaglie campali, duecento prese e riprese di villaggi e di città, settecento scontri locali, centoventimila morti di parte vandeana, numerosissimi di parte repubblicana, la regione completamente devastata: queste sono le cifre impressionanti che molti cercano di nascondere.
    Quella che Napoleone ha chiamato una lotta di giganti è una guerra popolare, cattolica e monarchica, che i vandeani hanno condotto diventando coscientemente un ostacolo all’affermazione del primo grande tentativo di repubblica rivoluzionaria e totalitaria della storia moderna. Per questo la Vandea ha pagato con un terribile genocidio, seguito dal silenzio di chi si riconosce nell’albero ideologico della Rivoluzione francese.

    La vittoria dei vinti
    Il riconoscimento dei sacerdoti fedeli a Roma, il ristabilimento del culto cattolico e infine, con tutti i suoi limiti, il Concordato Napoleonico del 1802 sono da molti ascritti a merito anche del sacrificio dei vandeani. Questa, in ultima analisi, può essere definita la grande vittoria dei vinti. Vinti in questo mondo, dal momento che molti di questi martiri sono stati elevati alla gloria degli altari dalla Chiesa.
    Quindi, questa è la ragione per cui, fuori dal linguaggio corrente della storiografia, il termine «Vandea», al di là del suo contesto storico, ha valenza positiva, esempio e sinonimo di contrapposizione radicale ai princìpi rivoluzionari dell’epoca moderna, e difesa e proposizione dei valori sui quali si fonda la civiltà cristiana; perciò termine contro-rivoluzionario perché esprime non solo ostilità alla Rivoluzione in tutti i suoi aspetti, ma anche sostegno dei princìpi cristiani, che sono a essa radicalmente contrari.

 

 
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