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  1. #1
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    Predefinito *Un Video per il Giorno della Memoria*

    Un Video per la Memoria


    Salve,
    avevo programmato di postare questo Video il giorno 27 ma oggi su questo forum ho letto delle brutte cose e ritengo giusto anticipare la cosa. Questo Video è nato grazie al contributo di alcuni forumisti che ringrazio infinitamente(sono scritti alla fine del filmato).

    Il 3d rimarrà in rilievo per una settimana, sino al 28 Gennaio.

    Saluti













    «Quando arriva la conoscenza, arriva anche la memoria»
    (Gustav Meyrink)

  2. #2
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    "Solo colui che urla per gli ebrei può anche cantare il gregoriano"

    DIETRICH BONHOEFFER - (Breslavia, 4 febbraio 1906 - campo di concentramento di Flossenbürg, Baviera, 9 aprile 1945) pastore e teologo evangelico tedesco ed uno dei protagonisti della resistenza al Nazismo





    Monumento a DIETRICH BONHOEFFER

  3. #3
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    Complimenti Danny.

  4. #4
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    Il "Giorno della Memoria" è stato istituito con la legge 211 del 20 luglio 2000, al fine di ricordare, da una parte, la data (27 gennaio 1945) dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz e commemorare la Shoah (in ebraico: “catastrofe”, “distruzione”, “desolazione”), le leggi razziali, la persecuzione, la deportazione, la prigionia e lo sterminio dei cittadini ebrei, dall’altra, tutti coloro che pur in campi e schieramenti diversi si opposero a quel folle progetto di genocidio, non esitando a salvare altre vite e a proteggere in condizioni difficili i perseguitati, anche mettendo a rischio la propria vita.
    In occasione del "Giorno della Memoria" sono organizzati incontri, cerimonie e momenti comuni di riflessione e di rievocazione dei fatti, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto accadde allora al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, in modo da conservare viva la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia dell’Europa e del nostro Paese, affinché sia scongiurato per sempre il ripetersi di simili eventi. Il Ministero della Pubblica istruzione, in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ha indetto il concorso “I giovani ricordano la Shoah”, che ha fatto registrare una numerosa partecipazione..
    Il Ministro della pubblica istruzione, Fioroni, ricorda che “le istituzioni scolastiche, nella convinzione che solo da una approfondita riflessione sulle drammatiche conseguenze delle discriminazioni può nascere, nelle giovani generazioni, la ferma determinazione ad impegnarsi per un domani di pace, hanno da tempo attivato percorsi formativi volti alla valorizzazione della dimensione della memoria, in particolare quella riferita alle drammatiche vicende dell’Olocausto”.
    Conoscere e ricordare la Shoah può essere di valido aiuto per meglio comprendere le ramificazioni del pregiudizio e del razzismo; per realizzare una pacifica convivenza tra etnie, culture e religioni differenti; per creare, infine, attraverso la valorizzazione delle diversità, una società realmente interculturale. Facendo emergere le pericolose insidie del silenzio di fronte all’oppressione, il ricordo della Shoah permette anche la maturazione nei giovani di un’etica della responsabilità individuale e collettiva, cooperando con la promozione dell’esercizio di una cittadinanza attiva e consapevole.
    Il “Giorno della Memoria”, che costituirà senz’altro per molte scuole il punto di arrivo di un lungo itinerario di studio e di ricerca, dovrà costituire, nel rispetto dello spirito della legge istitutiva, un momento collettivo, non di una formale cerimonia commemorativa, ma di una autentica partecipazione ed attenta riflessione, affinché sia reso omaggio alle numerose vittime di quella immane tragedia, conservandone la memoria per trasmetterla alle future generazioni.
    Per mantenere viva la memoria collettiva della Shoah, è stata costituita a Stoccolma, nel 1998, una Task Force internazionale. Ne fanno parte attualmente 24 paesi: Argentina, Austria, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Israele, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Romania, Stati Uniti d'America, Svezia, Svizzera e Ungheria. Ognuno di questi paesi a turno, per la durata di un anno, è chiamato ad assumerne la presidenza.

    http://www.governo.it/GovernoInforma...007/index.html

  5. #5
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    Moni Ovadia
    Vivificare il senso ultimo della Shoà nella battaglia contro ogni forma di razzismo, di sopraffazione, di offesa alla dignità e al diritto degli uomini



    Il sessantaduesimo anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz il 27 gennaio del 1945, si sta avvicinando. Anche il nostro paese, da qualche anno, ha istituito in concomitanza con quella ricorrenza, “Il Giorno della memoria”.
    Le fonti di informazione cominciano a moltiplicare i loro interventi sull’argomento. La televisione si prepara a ricordare l’evento già da diversi giorni. Rai 1, martedì scorso, ha trasmesso “La Caduta” film sugli ultimi giorni di Adolf Hitler nel bunker di Berlino e l’immarcescibile Bruno Vespa, specializzato in trasmissioni affettuose sul Duce, ha dedicato al commento del film, una trasmissione di “Porta a Porta” presenti alcuni sopravvissuti ai lager e alle stragi naziste, con psicologi e storici.

    Quest’anno l’anniversario cade nel clima avvelenato di un nuovo negazionismo promosso per ragioni strumentali e propagandistiche, dal presidente iraniano Ahmadinejiad e che trova seguaci in alcuni paesi ex comunisti del centro-est Europa alle prese con una difficile ricostruzione identitaria e naturalmente entusiasma tutte le forze dell’estrema destra europea.
    Il negazionismo è in sé un’evidente idiozia logica, perché se si dà credito agli argomenti di cui si fa forte, ogni evento storico, ogni verità documentata e persino ogni certezza personale o anagrafica, può essere messa in discussione, soggetta all’imputazione di essere frutto di manipolazione e via dicendo. Ma anche se ottusamente illogico, il negazionismo rimane un pericolo perché può divenire uno strumento di inquinamento di fatti acclarati a danno dei meno consapevoli e informati.
    E’ bene non dimenticare mai il monito di Orwell: “Chi controlla il passato, controlla il presente e chi controlla il presente controlla il futuro”.
    Il Cancelliere della Repubblica Federale tedesca Angela Merkel, per rispondere al rigurgito negazionista ha proposto di istituire in tutti i paesi dell’Europa comunitaria il reato penale di “negazione della Shoà”. Anche in Italia c’è chi ha raccolto la sollecitazione.

    Ma la questione principale della memoria è a mio parere un’altra. Se la memoria non è uno strumento di costruzione del futuro, se non viene sottratta alle forme retoriche della routine, rischia di diventare un boomerang. Per evitare una simile pericolosa eventualità, è urgente vivificare il senso ultimo della Shoà nella battaglia contro ogni forma di razzismo, di sopraffazione, di offesa alla dignità e al diritto degli uomini, di ogni uomo. Solo il legame con le grandi battaglie per l’uguaglianza, per la pace, per la giustizia sociale, per la sacralità universale di ogni esistenza umana tiene viva quella memoria e la rilancia eticamente contro l’inaridimento celebrativo e l’isterilirsi nelle forme museali che ne fanno una comoda copertura delle false coscienze.

    Certi politici di casa nostra il 27 gennaio indossano l’espressione di circostanza, partecipano a qualche cerimonia, fanno tre moine all’attuale governo israeliano, così per il resto dell’anno si danno a legittimare il peggior revisionismo che riabilita il crimine fascista, coccolano il ricordo del criminale di guerra Benito Mussolini, sostengono provvedimenti xenofobi, tollerano ed elogiano i CPT che, pur fatte le debite differenze, sul piano etico e giuridico hanno la forma del lager.
    Questi politici sputano sulla Costituzione repubblicana, si alleano con i gruppuscoli nazifascisti lasciandoli liberi di scorazzare bardati dei più lugubri simboli e gesti del Regime violando sistematicamente la Legge.
    Il modo migliore di onorare la memoria, è opporsi a questo schifo e costruire un mondo libero da ogni fascismo, politico ed economico. E’ bene non dimenticare mai che la Shoà ha colpito innanzitutto l’essere umano. Lo ha negato nell’ebreo, nello zingaro, nell’oppositore politico, nell’omosessuale, nel testimone di Geova, nel menomato fisico e mentale e in chiunque disse no a quella barbarie. Per questo un grande testimone che visse sulla propria pelle la disumanizzazione, Primo Levi, scrisse Se questo è un uomo.

    Ogni uso capzioso della Shoà è sbagliato ed ingiusto anche quando è fatto dai politici israeliani per legittimarsi. Il sacrosanto diritto di Israele all’esistenza e alla sicurezza, deve poggiare sui solidi argomenti autonomi del Diritto internazionale. La riduzione della memoria della Shoà a propaganda, è un vulnus alla memoria stessa, al suo significato universale e alla sua verità.
    http://www.peacereporter.net/dettagl...c=0&idart=7149


    Sottoscrivo tutto quanto detto da Moni Ovadia nell'articolo.

  6. #6
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    Cordoglio per tutti i morti della shoa Ma non dimentichiamo i morti nei gulag per opera dei comunisti

  7. #7
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    La comunità di POL riconosce i giorni 27-28 gennaio come “Giornate Polliane della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Il 27 gennaio 1945 è la data dell’abbattimento dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz.

  8. #8
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    ebrei




    ebrei politici



    politici



    omosessuali



    "asociali"



    cristiani e testimoni di Geova



    zingari

  9. #9
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    Salvò gli ebrei dai nazisti.
    Ed era un arabo



    Khaled Abdelwahhab

    Il suo nome sarà presto a Yed Vashem
    ELENA LOEWENTHAL
    Vashem, il memoriale alla Shoah che si trova a Gerusalemme, è un bosco: un grappolo di colline fitte di alberi, diversi per specie e misure. Ognuno ricorda un «giusto fra le genti» che, a rischio della propria vita e non per denaro ma per umanità, ha salvato un ebreo durante la Shoah. Anche uno soltanto, perché come dicono tanto un adagio ebraico quanto il Corano, «chi salva una vita salva il mondo intero». Fra quasi ventimila nomi (e alberi) polacchi, italiani, tedeschi, francesi, olandesi, figurerà presto anche quello di Khaled Abdelwahhab, il primo arabo a ottenere questo riconoscimento della memoria. La pratica è avviata e procede con l'esame delle testimonianze: lo Yad Vashem è infatti anche un immenso archivio storico.

    Ventitrè ebrei debbono la vita a quest'uomo e a suo padre, che li nascosero nel loro uliveto in Tunisia, al riparo dai nazisti. Sia Khaled sia Anny Boukris, che svelò questa storia, non ci sono più. Il suo racconto era animato da una gratitudine mai spenta per quella famiglia di proprietari terrieri arabi che rischiò la vita ospitando lei, i suoi cari e altri correligionari in un frantoio nel villaggio di Tlelsa finché non arrivarono gli inglesi. Abdelwahhab dopo la guerra visse a New York e Parigi, e morì nel 1997, a ottantasei anni. La sua storia è stata raccolta da Robert Satloff, studioso e direttore dell'istituto per i «Near East Studies» di Washington, in un libro appena pubblicato, «Among the Righteous».

    Mentre in Italia si discute intorno alla legge Mastella, mentre alle Nazioni Unite è appena passata una risoluzione di condanna del negazionismo storico - non senza una prevedibile dissociazione da parte dell'Iran -, c'è una storia che è ancora tutta da scoprire, e per questo sembra viva anche se le sue voci, come quella di Khaled e Anny, tacciono per sempre. Fra il giugno del 1940 e il maggio del 1943 i nazisti arrivarono in Africa: all'epoca qui vivevano circa un milione e mezzo di ebrei. Come in Europa, questi paesi videro collaborazionisti e spettatori passivi, ma vi fu anche chi si ribellò all'orrore aiutando e nascondendo le vittime della caccia nazista. Se non che, in nome di una strategia politica dell'omertà, il fronte arabo militante contro Israele ha scelto, almeno sino ad oggi, una negazione tout court dello sterminio ebraico, considerato un pretesto per l’«intrusione» dello stato ebraico entro l'universo islamico.

    Tale rimozione della Shoah ha spazzato via per anni tante piccole, grandi storie di salvezza. Di questa «congiura del silenzio» in nome di una battaglia totale contro lo stato ebraico, ha fatto le spese sino ad ora quella memoria di giustizia e umanità che orienta i passi fra le colline dello Yad Vashem, guida gli occhi sulle targhe di marmo grigio con tutti quei nomi. Dopo Khaled Abdelwahhab, proprietario terriero di Tunisia e (gaudente) cittadino del mondo, eroe e «giusto» in contumacia suo malgrado, molte altre storie come questa sono destinate a riaffiorare dalla retorica della negazione. Per mettere finalmente radici fra le colline di Gerusalemme.
    http://www.lastampa.it/redazione/cms...7181girata.asp

  10. #10
    Vittima del proporzionale
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    Complimenti. Davvero un bel video.
    Livio

 

 

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