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Francia, arriva il baby- boom

Raggiunto il record della nazione più feconda d'Europa. Con l'aiuto dello Stato
DOMENICO QUIRICO
PARIGI
Le francesi non fanno come le altre: fervidamente in carriera, lavoratrici ad ogni costo, ma anche e soprattutto madri. Eccome. La nazione per più di un secolo ossessionata da un tasso di natalità flebilissimo e dall’ombra scura dell’invecchiamento è ora tutta una culla e un vagito. E’ diventata la più feconda d’Europa, perché ha «probabilmente» scavalcato anche l’Irlanda, dove però l’aborto è vietato. All’inizio del 2000, era solo un timido baby-boom, si è trasformato in rampante tendenza. 830 mila nascite, ha contato l’Insee, Istituto centrale di statistica, il più alto dal 1981, che fatte le opportune divisioni per tasso di fecondità vuol dire qualcosa in più di due bambini per donna. Voilà, il ricambio generazionale è bell’assicurato.

I bilanci demografici di Germania, Italia e Spagna con il loro mediocre 1,4 sono polverizzati, per non parlare dei nuovi aderenti dell’Est all’Unione dove c’è un allarmante maltusianesimo. Gli Stati Uniti, che registrano un 2,1 ma grazie all’immigrazione e alla fecondità precoce, sono ormai a un passo. La Francia lavora freneticamente con una tambureggiante politica demografica statale a indurre le mamme a marciare verso il terzo figlio. Come dice la federazione «Familles de France»: «È solo un inizio non un traguardo, bisogna fare sforzi perché le coppie possano avere un bambino in più se lo desiderano». Incontentabili. Eppure l’età media in cui le francesi decidono di diventare mamme continua a salire, siamo ai 30 anni. Una volta avrebbero rinunciato, ora no. «L’eccezione», positiva, è che proprio le donne che lavorano qui sono in condizioni più favorevoli per avere figli e non il contrario. E senza dover ricorrere al part time come in Gran Bretagna e in Olanda. Le francesi infatti superano la media europea anche nel tasso di impiego: l’81% tra i 25 e i 49 anni contro il 60%.

L’immigrazione non ha alcun rilievo o solo marginale, la prima generazione nata qui infatti, secondo l’Insee, ha almeno in questo adottato il modello francese. Il merito principale va alla politica demografica avviata da 15 anni e seguita sia dai governi di destra che di sinistra, in una sorta di unità nazionale demografica. Il suo architrave è far sì che la donna che decide di avere figli sia aiutata a mantenere il posto di lavoro: con l’asilo pubblico gratuito dai due anni, colonie per le vacanze sovvenzionate, mense scolastiche, nidi per l’infanzia.

Quasi la metà dei due milioni e mezzo di bambini con meno di 3 anni sono custoditi con finanziamenti della collettività. Sulle famiglie, soprattutto se decidono di andare oltre il primo figlio, piovono sussidi contributi assegni riduzioni tariffarie, dalle tasse ai trasporti alle piscine, dai divertimenti all’acquisto di elettrodomestici. Dal 2008 un progetto legge che sarà discusso questo mese prevede che lo Stato rimborsi fino a 7500 euro di spese per la baby sitter anche a chi non paga le tasse. Politica demografica efficace dunque. E’ molto ma non tutto.

Perché metà dei bambini oggi nascono in famiglie che hanno subito una trasformazione radicale rispetto al passato, ovvero fuori dal matrimonio. Nel 1970 costituivano solo il 6%. Fin dal 1972 il legislatore francese ha equiparato i figli che un tempo si definivano «naturali» a quelli «legittimi» e da due anni ha fatto sparire qualsiasi distinzione dal codice civile. Così il matrimonio continua a diminuire mentre le unioni di fatto, i Pacs, istituite nel 1999 tra feroci polemiche continuano a crescere (60 mila nel 2005, il doppio del 2004). Nuovi record sono in arrivo: nel primo trimestre del 2006 erano già 58 mila. Su una cosa i programmi di Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal sono d’accordo: promettono nuovi posti nei nidi d’infanzia. La socialista 200 mila, Sarkozy ben 600 mila.

I Pacs disgregano la famiglia? Forse è vero, ma, visto quello che sta accadendo nella vicina Francia, bisogna chiarire che significato dare al termine "famiglia".