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  1. #91
    Paul Atreides
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    La cultura contadina meridionale era fondamentalmente magica, pagana nel profondo, in superficie cattolica. Ne parlo per esperienza addirittura familiare: una sorella di mio padre levava il ''fascino'' ad es. Oppure mi ricordo i grandi riti di fertilità o le feste per la mietitura al suono dei tammurrielli.

    Era anche una cultura politica, come lo erano tutte le culture politiche contadine: all'epoca dell'Unità, era per il ripristino degli usi civici, per i diritti consuetudinari, contro i galantuomi accapparratori delle ''quote demaniali''. In fondo, fu l'eversione della feudalità del 1808 il primo evento disastroso. A chi si deve ''ringraziare'' lo sappiamo bene.

  2. #92
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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    Ma qui non si parla di religioni, si parla di ideologia politica. Ho scritto a più riprese che esistono fior di cristiani fascisti. Ma molti cristiani sono antifascisti e i fascisti anticristiani neppure si sprecano. Il problema va inquadrato correttamente. Correttamente non si può dire che cristianesimo e fascismo siano incompatibili ma neppure che siano necessariamente sinonimi.
    Poi sta a ciascuno accettare, nello specifico, i cristiani in quanto fascisti o i fascisti in quanto cristiani. Il che, se permetti, può sembrare la stessa cosa ma non lo è affatto.
    Che l'internazionalsismo socialista non fosse nell'ottica imperiale è scontato. Che ci fossero un pathos, un'aspirazione alla giustizia sociale, un fermento di non poco conto è comunque certo. Che poi quell'internazionalismo socialista divenisse in vari casi, specie nel nostro Risorgimento, un vero e proprio nazionalismo è un altro dato di fatto.
    Infatti io vorrei parlare di politica e di ideali, ma ogni volta parte la caccia al prete!!

    Discutevamo dei "valori" del '48 e della loro eventuale ripresa e riproponibilità nel '19 o negli anni successivi.
    Io credo che dal '848 al '919 in Italia ci siano stati tali stravolgimenti politici e di costume che quel '48 è rimasto un modo di dire più che un riferimento. Ecco allora che quel risorgimento non può essere preso tout court come modello.
    Se si può accettare il risorgimento come anelito alla giustizia sociale, non si può accettare l'impostazione marxista.
    Se si possono accettare le guerre d'indipendenza per avere finalmente un'Italia unita, non si può accettare l'invasione del sud e lo sterminio.
    Ragazzi, i Savoia cui dobbiamo l'unità d'Italia non parlavano manco italiano, e Garibaldi non era tanto meglio...
    Non fu altro che una guerra di un regno legittimo contro un altro regno legittimo.
    Ma a livello di italianità, se fossero stati i borboni a conquistare il nord, chissà?!
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  3. #93
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    Citazione Originariamente Scritto da Gaio Mario Visualizza Messaggio
    Ignari probabile. Per quanto riguarda il loro "tornaconto" direi proprio che è una termine che mal si adatta, non c'azzecca un fico secco.
    Il tornaconto era un piatto di legumi, qualche verdura ed un po' di frutta nel migliore dei casi, un po' di pane e pasta.
    Chiamalo "tornaconto".
    Ma neppure grandi idealità e spiritualità.
    Credo che chi prese le armi lo fece consapevolmente, per ideale e per interesse. Non erano santi, non erano opportunisti.
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  4. #94
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Pretoriano Visualizza Messaggio
    Infatti io vorrei parlare di politica e di ideali, ma ogni volta parte la caccia al prete!!

    Discutevamo dei "valori" del '48 e della loro eventuale ripresa e riproponibilità nel '19 o negli anni successivi.
    Io credo che dal '848 al '919 in Italia ci siano stati tali stravolgimenti politici e di costume che quel '48 è rimasto un modo di dire più che un riferimento. Ecco allora che quel risorgimento non può essere preso tout court come modello.
    Se si può accettare il risorgimento come anelito alla giustizia sociale, non si può accettare l'impostazione marxista.
    Se si possono accettare le guerre d'indipendenza per avere finalmente un'Italia unita, non si può accettare l'invasione del sud e lo sterminio.
    Ragazzi, i Savoia cui dobbiamo l'unità d'Italia non parlavano manco italiano, e Garibaldi non era tanto meglio...
    Non fu altro che una guerra di un regno legittimo contro un altro regno legittimo.
    Ma a livello di italianità, se fossero stati i borboni a conquistare il nord, chissà?!
    Questo è un discorso condivisibile in linea di massima. Non possiamo dimenticare comunque che i Borboni rifiutarono quella proposta (magari un po' utopica). In quanto al marxismo, che ha i suoi grossi limiti, per carità, noi siamo anche abituati a considerarlo dai suoi frutti storici, ovvero dai comunisti bolscevichi e dai riformisti. Ma non si può ridurre a quello, né si può dimenticare l'importanza che ebbe nella maturazione di Mussolini. Il quale, giusamente, lo superò.

  5. #95
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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    Questo è un discorso condivisibile in linea di massima. Non possiamo dimenticare comunque che i Borboni rifiutarono quella proposta (magari un po' utopica). In quanto al marxismo, che ha i suoi grossi limiti, per carità, noi siamo anche abituati a considerarlo dai suoi frutti storici, ovvero dai comunisti bolscevichi e dai riformisti. Ma non si può ridurre a quello, né si può dimenticare l'importanza che ebbe nella maturazione di Mussolini. Il quale, giusamente, lo superò.
    Il marxismo nella sua teorizzazione di base è sbagliato, per vari motivi.
    Quindi la mia analisi non è sulla sua applicazione storica, ma sui suoi principi.

    Per farti capire, il marxismo nella Roma del 1848, durava 5 minuti!
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  6. #96
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Pretoriano Visualizza Messaggio
    Il marxismo nella sua teorizzazione di base è sbagliato, per vari motivi.
    Quindi la mia analisi non è sulla sua applicazione storica, ma sui suoi principi.

    Per farti capire, il marxismo nella Roma del 1848, durava 5 minuti!
    Concordo, ci mancherebbe. Però se ha potuto produrre Jack London, George Sorel, Benito Musssolini e Jacques Doriot significa che qualcosa di buono c'è pure lì. Il nostro compito dovrebbe essere quello di recuparare l'Uno (plurimo) in tutti i frammenti nei quali è smarrito e imprigionato in questa modernità.

  7. #97
    Paul Atreides
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    Cerco di ricapitolare.

    1) l'eredità del Risorgimento è plurale. Certo è che se nel '43-'45 combattevano in due campi opposti schieramenti che si richiamavano entrambi al Risorgimento, qualche riflessione dovrebbe nascere sul grado di coesione o disunione rappresentato dalla storia risorgimentale

    2) il Risorgimento per me non è in discussione. Avrei di gran lunga preferito la soluzione federalista sia in versione democratica [Cattaneo et alii] sia in versione Savoia [seguendo però l'esempio prussiano, quindi federalista, mantenendo i Savoia come casa regnante italiana]. Tra l'altro, l'ipotesi di un Meridione al suo interno federalista era stata avanzata già dalla Carboneria meridionale [Statuto Organico della Repubblica lucana occidentale, 1818; Statuto confederativo sannitico-irpino, 1820; Costituzione del popolo carbonaro della Repubblica lucana orientale, 1820].

    3) il trattamento subito dal Meridione resta una pagina nerissima, la vera macchia del processo unitario.

    4) al contrario dello stato pontificio, che si teneva in piedi solo con le armi straniere e andava quindi giustamente raso al suolo, il regno borbonico, libero e indipendente, andava federato. I margini diplomatici c'erano.

    5) il vizio d'origine dei Savoia risale a Carlo Alberto e alle sue smanie annessioniste, che misero fine alla fase federalista della prima guerra d'indipendenza [cui, ricordo, partecipò pure il regno delle Due Sicilie].

    6) la repubblica romana è una delle pagine più gloriose del Risorgimento.

  8. #98
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    Cerco di ricapitolare.

    1) l'eredità del Risorgimento è plurale. Certo è che se nel '43-'45 combattevano in due campi opposti schieramenti che si richiamavano entrambi al Risorgimento, qualche riflessione dovrebbe nascere sul grado di coesione o disunione rappresentato dalla storia risorgimentale

    2) il Risorgimento per me non è in discussione. Avrei di gran lunga preferito la soluzione federalista sia in versione democratica [Cattaneo et alii] sia in versione Savoia [seguendo però l'esempio prussiano, quindi federalista, mantenendo i Savoia come casa regnante italiana]. Tra l'altro, l'ipotesi di un Meridione al suo interno federalista era stata avanzata già dalla Carboneria meridionale [Statuto Organico della Repubblica lucana occidentale, 1818; Statuto confederativo sannitico-irpino, 1820; Costituzione del popolo carbonaro della Repubblica lucana orientale, 1820].
    Ignoravo che esistesse un federalismo meridionale, posso conoscere le fonti ?


    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    3) il trattamento subito dal Meridione resta una pagina nerissima, la vera macchia del processo unitario.

    4) al contrario dello stato pontificio, che si teneva in piedi solo con le armi straniere e andava quindi giustamente raso al suolo, il regno borbonico, libero e indipendente, andava federato. I margini diplomatici c'erano.
    A dire il vero un minimo di guerriglia legittimista negli stati papali la si ebbe nella zona di Ascoli a ridosso della frontiera con le Due Sicilie, in coordinazione con le bande che operavano a Civitella del Tronto. Sta di fatto che fu ben poca cosa rispetto alla rivolta meridionale e che negli anni successivi il regno pontificio non fu rimpianto da nessuno.

    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    5) il vizio d'origine dei Savoia risale a Carlo Alberto e alle sue smanie annessioniste, che misero fine alla fase federalista della prima guerra d'indipendenza [cui, ricordo, partecipò pure il regno delle Due Sicilie].
    Giusto, anche se va comunque ricordato che re Ferdinando dopo la controrivoluzione di Maggio ritirò le truppe perchè non intenzionatop a continuare la guerra per la liberazione dell'Italia, in cui non credeva.

    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    6) la repubblica romana è una delle pagine più gloriose del Risorgimento.
    .

  9. #99
    Paul Atreides
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    Tito Di Domenico [a cura di], ''La Carboneria meridionale. Testi e documenti'', Pietro Laveglia Editore, Salerno, 1980.

    Il proclama per il plebiscito sulla fusione della Lombardia con il Piemonte è del 12 maggio 1848. L'ordine di Ferdinando di richiamare il corpo di spedizione di Pepe è successivo al 15 maggio. Ergo...

    ''Qualunque fosse stata l'illusione che aveva fatto credere nella possibilità di una guerra nazionale dei prìncipi, le evidenti mire di Carlo Alberto all'ingrandimento territoriale del suo regno, lasciarono il Piemonte isolato di fronte all'Austria'' [Stuart J. Woolf, ''Il Risorgimento italiano'', vol. II°, Einaudi, 1981, p. 553].

  10. #100
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    Pero' mica avevano poi tanto torto Gioberti e Cattaneo !

    Rivalutiamoli !

 

 
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