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  1. #21
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    Ciociaria Felix Chiamami al 348-3406101
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    BR: TRA INDAGATI A MILANO UNA VENTINA SINDACALISTI

    MILANO - Tra gli indagati dalla Procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta sul Partito comunista politico-militare vi sono anche una ventina di sindacalisti e iscritti alla Fiom-Cgil che, nei giorni scorsi, sono stati perquisiti.

    Le perquisizioni sono state complessivamente una settantina, ma non tutte le persone che ne sono state oggetto sono indagate. Ha quindi trovato conferma in ambienti giudiziari milanesi la notizia pubblicata stamani dal Corriere della Sera, che parla, appunto, di una ventina di sindacalisti milanesi Cgil indagati nell'inchiesta.

    Oggi sono previsti gli ultimi interrogatori di garanzia dei 15 arrestati lunedì scorso con l'accusa di associazione terroristica finalizzata all'eversione dell'ordine democratico, mentre, a Monza, è prevista l'udienza di convalida per quattro persone arrestate mentre, a Sesto San Giovanni, affiggevano volantini in solidarietà con gli elementi del Pcp-m ora in carcere.

    Tra questi c'è Angela Ferretti, anch'essa sindacalista della Cgil, ora sospesa, e compagna di Massimiliano Gaeta, ritenuto il tecnico informatico della cellula del movimento operante a Milano. Anche Gaeta si trova in carcere.

  2. #22
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    I sindacati italiani sono xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx, senza di loro le condizioni dei lavoratori sarebbero decisamente migliori, del resto l'inventore del frigorifero, tanto per citare un caso, ha fatto molto di più per il proletariato che tutti questi pagliacci sinistrati

  3. #23
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    La sinistra e il continuum ideologico

    di Federico Punzi

    Perché in Italia fare il giuslavorista “è così pericoloso”? Se lo è chiesto Pietro Ichino, indicato dai 15 appartenenti alle Brigate Rosse arrestati lunedì scorso come obiettivo da colpire, in un articolo sul Corriere. “Il lavoro è materia che scotta...”; lo studioso spesso è chiamato a sostenere tesi “che urtano contro dei tabù, contro un modo fazioso ipico del dibattito italiano su questi temi...” e “rischia di trovarsi isolato e schiacciato tra le opposte faziosità”, che “quindi finiscono col demonizzarlo, nel tentativo di chiudere il dibattito prima ancora che esso si apra”. Ma nella risposta di Ichino c’è qualcosa che stona. Indubbiamente siamo immersi in un contesto politico in cui le due coalizioni tendono a delegittimarsi a vicenda e, così facendo, a sorreggersi a vicenda, obbligando i propri sostenitori a digerire inadeguatezze, arretratezze culturali, e incapacità politiche dell’uno e dell’altro campo. Ogni critica al loro interno e ogni proposta di evoluzione e riforma, presentando com’è ovvio dei rischi elettorali, è vissuta come destabilizzante se la priorità è che non vincano “i destri” o “i sinistri”. Ecco, dunque, che il sistema è bloccato. Tuttavia, il “volenteroso” Ichino, pur di conservare il suo approccio bipartisan, sembra scordare che questo quadro, seppure reale, poco ha a che fare con ciò che è accaduto in questi anni ai giuslavoristi, che non si sono affatto trovati “isolati e schiacciati tra le opposte faziosità”.

    Il centrodestra e la parte sedicente riformista del centrosinistra li hanno stimati e si sono avvalsi del loro lavoro. Ciò che è accaduto, invece, è che le riforme da loro elaborate e offerte al mondo della politica sono state criminalizzate dai sindacati, in modo veemente dalla Cgil, e dalla sinistra comunista e antagonista, che hanno portato in piazza milioni di persone su falsi slogan. Intimiditi, i riformisti non li hanno difesi, ma il fronte con il quale i giuslavoristi hanno a che fare è uno solo. Ichino sembra mettere sullo stesso piano come posizioni ideologiche quelle di chi – non solo nel governo di centrodestra – presentava la riforma Biagi come liberalizzazione del nostro mercato del lavoro, per renderlo “il più fluido d’Europa”, e di chi a sinistra gridava alla “liberalizzazione selvaggia”, al precariato, anzi, allo sfruttamento. Ebbene, chi se non Ichino dovrebbe essere in grado – dati alla mano – di riconoscere che era vera la prima affermazione e volutamente falsa la seconda? Il metodo, sia della Cgil, sia della sinistra comunista, è quello della mistificazione nel merito e della demonizzazione della persona. In una parola: stalinista. Di tema in tema, di avversario in avversario, l’iter è sempre lo stesso e a forza di battere il tasto la gran cassa mediatica fa diventare quel tema un “tabù” e chi ne parla un “nemico”.

    La legge Biagi è stato solo l’ultimo caso. A indicare in Biagi il “traditore” - cosa che in questi giorni non si sente ricordare molto spesso – contribuirono per primi, con le loro polemiche, l’ex segretario della Cgil Cofferati e, a cascata, gli altri dirigenti del Sindacato, cosicché senza aver minimamente letto una riga delle sue proposte, complice il conformismo che vige a sinistra sui temi del lavoro, la legge Biagi è divenuta “un simbolo da abbattere” e neanche gli esponenti sedicenti riformisti del centrosinistra hanno più trovato il coraggio politico di chiamarla “legge Biagi”, assimilandola come “legge 30”.
    E ci siamo dimenticati forse la mistificazione di cui la Cgil di Cofferati fu responsabile, complici la stampa e i partiti di sinistra, sull’articolo 18, quando sostenne nella campagna referendaria che la sua abolizione rappresentava una violazione dei “diritti umani”? Con questo non s’intende individuare “mandanti morali”. E’ una categoria che non esiste. Primo, perché ciascuno fa i conti con la propria coscienza. Secondo, perché dal punto di vista penale la responsabilità è solo individuale. Tuttavia, sarebbe stupido non vedere che c’è un problema politico di cui la sinistra per prima si dovrebbe far carico. Basta leggersi i volantini di rivendicazione degli omicidi Biagi e D’Antona da parte delle Br, ma anche altri documenti, per trovarvi analisi politiche ed economiche, classiste e anti-imperialiste, del tutto affini alle posizioni di quella sinistra comunista e antagonista, parlamentare ed extra, e anche di parte dei Ds, che sostengono l’attuale Governo.

    Del reato di banda armata e organizzazione eversiva, e delle cosiddette “zone grigie”, si occupino forze dell’ordine e magistratura, ma se l’uso della violenza è il discrimine penale, dal punto di vista politico è un errore ignorare il continuum ideologico tra la Cgil, le sinistre comuniste, e le Br o le altre organizzazioni insurrezionaliste, che si fonda su un’opposizione strenua e pregiudiziale a qualsiasi politica liberale e sull’anti-americanismo. Insomma, per farla breve, non mi risulta che vi sia in attività alcuna “brigata liberista” e forse non è un caso. Ed è quella ideologia, seppure confusa perché non più strettamente marxista, ma ancora diffusa, che va politicamente e apertamente combattuta all’interno del dibattito pubblico – quindi senza censure e limiti alla libertà di espressione di alcuno – sia se si vuole emancipare una sinistra democratica, liberale, “di governo”, dagli estremisti, sia per sconfiggere i residui del terrorismo. Ma perché, poi, il Sindacato si oppone a qualsiasi liberalizzazione del mercato del lavoro? E’ davvero convinto che ne derivi un male per i lavoratori? Oppure c’è, forse, la percezione che si tratti di una perdita netta di potere da parte del Sindacato stesso? Il Sindacato in Italia opera facendosi forte anche di fronte al governo e ai rappresentati eletti della posizione di potere e di privilegio di un monopolista. E’, infatti, a dispetto del principio della libertà contrattuale, prestatore della manodopera in regime di assoluto monopolio attraverso i contratti collettivi nazionali, architrave di un modello vecchio, ormai insostenibile, di relazioni industriali.

  4. #24
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    Predefinito Il brusco (non) risveglio....

    ....del sindacato

    Roma. Le dichiarazioni di Gianni Rinaldini, leader della Fiom, il quale ha detto ieri di considerare possibile un allargamento quantitativo della zona grigia, ci dicono che la questione sindacale è una delle lenti per guardare quello che sta accadendo.
    Il sindacato è in una condizione paradossale, crescono gli iscritti, ma diminuisce la rappresentatività reale.
    Cresce il suo potere di veto, diminuisce la sua capacità di visione politica.
    Già in un pamphlet di successo pubblicato trent’anni fa (“Declinare crescendo”), Bruno Manghi descriveva il sindacalismo italiano avviato verso la perdita di originalità e progressivamente incerto nella tutela degli interessi dei lavoratori.
    Le sue critiche segnalavano l’esigenza di cambiare il sindacato dentro, rivederne i meccanismi di funzionamento, riconsiderare il rapporto fra dirigenti e iscritti, riformare la comunicazione e il metodo di elaborazione delle cosiddette “piattaforme rivendicative”.
    Oggi, in una fase in cui la permeabilità alle infiltrazioni terroristiche fa pensare a un collegamento tutto formalistico con la realtà sociale, qualcuno comincia a chiedersi se il sindacato non debba cominciare a ridefinire il suo rapporto con il sistema politico, la funzione negoziale, la natura della rappresentanza, la cultura del lavoro e del welfare.
    Il sindacato non dovrebbe limitarsi all’azione di propaganda, ma costruire soluzioni e definire proposte.
    Sergio Cofferati aveva lasciato la Cgil in una posizione critica per la iperpoliticizzazione, dovuta al tentativo di condizionare il gruppo dirigente dei Ds e di monopolizzare l’opposizione al governo di Silvio Berlusconi.
    Questo progetto è fallito, Guglielmo Epifani ne ha preso atto? Non sembra.
    Sembra ancora prevalere l’idea di un confronto con il governo, stavolta di centrosinistra, su una linea di resistenza.
    Anche in queste ore – drammatiche - la posizione di Epifani appare timida. Dire che la questione terroristica è una maledizione, oppure spiegare la fine del rapporto tra vecchi e giovani nel sindacato con la precarizzazione dei rapporti di lavoro, significa utilizzare strumenti vecchiotti.
    Se l’analisi di Epifani è debole, la difesa di Giorgio Cremaschi è sconcertante. Il segretario nazionale della Fiom si è appellato al garantismo.
    La presunzione di innocenza –ha sostenuto – deve valere con queste quindici persone come per Silvio Berlusconi, dimenticando che uno degli arrestati si è dichiarato prigioniero politico.
    Nel complesso si ha la sensazione che il sindacato sia spiazzato e che non abbia la prontezza di spirito per reagire, per isolare le anomalie o semplicemente i comportamenti leggeri, sciocchi, autolesionisti, irresponsabili.
    Ieri qui si ricordava il caso di Giovanni Naccari, coordinatore della consulta dei giuslavoristi della Cgil, che aveva chiesto ai colleghi di alzare un cordone sanitario intorno a Pietro Ichino.
    Dentro al sindacato si conoscono casi di anomalie, nelle grandi imprese del nord, in alcune aree del pubblico impiego e delle utilities, eppure al momento non si coglie energia sufficiente.
    C’è stata un’espulsione in dieci anni – raccontava ieri Enrico Marro sul Corriere della Sera.
    Naturalmente ci sono questioni che affondano la loro origine indietro nel tempo.
    La natura della rappresentanza resta un problema. Il sindacalismo confederale rappresenta, in termini di iscritti, circa un terzo delle maestranze occupate in Italia.
    Quando stipula un contratto o un accordo, come può assicurarsi il consenso dei due terzi non sindacalizzati?
    E nel settore privato (in quello pubblico c’è una legge) chi stabilisce qual è il sindacato più rappresentativo?
    Su questi temi maturano i contrasti e la progressiva perdita di influenza politica.
    Secondo alcuni osservatori, le organizzazioni dei lavoratori si chiudono in una difesa corporativa degli interessi.
    Come accade nella lettura delle trasformazioni del lavoro. O nella difesa dei diritti.
    Quando diventa difesa di categorie identitarie etico-politiche il risultato è disastroso, porta al conflitto senza sbocco.
    E’ accaduto sull’articolo 18, un flop eclatante. Accade adesso con le resistenze alla riforma previdenziale.

    da il Foglio di giovedì 15

    saluti

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Dottor Zoidberg Visualizza Messaggio
    BR: TRA INDAGATI A MILANO UNA VENTINA SINDACALISTI

    MILANO - Tra gli indagati dalla Procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta sul Partito comunista politico-militare vi sono anche una ventina di sindacalisti e iscritti alla Fiom-Cgil che, nei giorni scorsi, sono stati perquisiti.

    Le perquisizioni sono state complessivamente una settantina, ma non tutte le persone che ne sono state oggetto sono indagate. Ha quindi trovato conferma in ambienti giudiziari milanesi la notizia pubblicata stamani dal Corriere della Sera, che parla, appunto, di una ventina di sindacalisti milanesi Cgil indagati nell'inchiesta.

    Oggi sono previsti gli ultimi interrogatori di garanzia dei 15 arrestati lunedì scorso con l'accusa di associazione terroristica finalizzata all'eversione dell'ordine democratico, mentre, a Monza, è prevista l'udienza di convalida per quattro persone arrestate mentre, a Sesto San Giovanni, affiggevano volantini in solidarietà con gli elementi del Pcp-m ora in carcere.

    Tra questi c'è Angela Ferretti, anch'essa sindacalista della Cgil, ora sospesa, e compagna di Massimiliano Gaeta, ritenuto il tecnico informatico della cellula del movimento operante a Milano. Anche Gaeta si trova in carcere.
    Prima o poi (meglio prima che poi) doveva scoppiare questo bubbone di certo sindacalismo o agire sindacale che, ovviamente, sfugge ad ogni forma di controllo (almeno stando alle parole di certi dirigenti che ne prendono le distanze) che per anni, indefessamente, giorno dopo giorno ha sparso fra la classe lavoratrice informazioni false e tendenziose con l'unico scopo e risultato di propagandare e istigare l'odio di classe.

    Opinione azzardata? No, se si pensa che per il lavoro che svolgo sono spesso a contatto con le "maestranze", i loro discorsi li ascolto, i volantini dei sindacati li leggo...

    Che la magistratura se ne accorga solo adesso è sicuramente un merito; a meno che non sia stata opportunamente "telesoccorsa" da chi ha interesse a mantenere una sorta di pace sociale alquanto precaria in questi giorni...

    Non lo sapremo mai... Certo è incredibile che certe organizzazioni legate a filo doppio e rosso con la cosiddetta sinistra estrema o radicale si trovino coinvolte in questa vicenda... E più si tenta di sminuire più si aggrava agli occhi dell'O.P. la loro posizione, secondo il mio modesto parere.

    Per cui, volendo rispondere anche a chi ha segnalato un paio di posts diciamo ... "birichini".. onestamente, dopo averci riflettuto e pur considerando l'onorevole fonte, ritengo superfluo intervenire. Se non altro perché certe ipotesi, magari frettolosamente espresse, sembrano corroborate dai fatti.

  6. #26
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    Bisogna isolare i comunisti, spingerli ai margini della legalità come si fa con i fascisti.
    E reprimerli.

  7. #27
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    Io eviterei di criminalizzare la CGIL,faremmo lo stesso ragionamento che hanno fatto i sinistri la settimana scorsa,quando prendendo a pretesto il fatto che per gli incidenti di Catania è stato fermato un ragazzo militante di Forza Nuova ne hanno chiesto lo scioglimento.
    Certamente la CGIL,così come gli altri sindacati e tutti i partiti e le grandi organizzazioni in genere devono vigilare attentamente,ma non si può accusare un sindacato intero per la sconsideratezza di alcuni imbecilli.
    Giova anche ricordare che diversi iscritti alla CGIL votano anche per il centrodestra,come dimostrato da autorevoli ricerche,quindi fare di tutta l'erba un fascio è ulteriormente sbagliato.
    E tuttavia un'analisi di ciò che sta accadendo va fatta.
    Perchè c'è questa riesplosione del terrorismo?
    Non è un caso che colpisca proprio il settore delle riforme sul mondo del lavoro.
    Tramontato il mito del posto fisso statale , che ha accompagnato le generazioni dei nostri padri e dei nostri nonni,oggi la situazione lavorativa per i giovani si presenta all'insegna della precarietà.
    C'è quindi un disagio di fondo che certamente non giustifica l'uso della violenza,ma che va capito e al quale bisogna dare delle risposte per evitare che diventi il terreno fertile per un nuovo terrorismo,così come le grandi sacche di povertà lo sono per la mafia e la camorra.
    Reprimere non basta,occore anche capire il fenomeno e prevenirlo.

  8. #28
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    Una rondine non fa primavera, d' accordo, ma qui la cosa comincia a diventare troppo frequente e ciò denota una elevata connivenza dell' ambiente.
    Perseverare è diabolico...

  9. #29
    JohnNozik
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    Citazione Originariamente Scritto da -Duca- Visualizza Messaggio
    Bisogna isolare i comunisti, spingerli ai margini della legalità come si fa con i fascisti.
    E reprimerli.

    Quoto. Rieducazione liberale e repubblicana per i comunisti e i socialisti. Per insegargli a vivere nel rispeto altrui. Per insegnargli a vivere e lasciar vivere chi non la pensa come loro.

  10. #30
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Infatti a furia di comprendere e capire e giustificare siamo arrivati alla situazione attuale. Quasi che i pooo-ooo-veri giovani di oggi non abbiano gli stessi identici problemi dei loro padri o dei loro nonni... Che quelli, però, hanno saputo risolversi da soli mica aspettando che papino passi a miglior vita.

    Che poi, così ad occhio, non mi sembra che questi tizi che hanno fermato siano dei ragazzetti... ma è questione di opinioni, s'intende.

    Oggi la pubertà dei nostri cosiddetti "ragazzi" si spinge ben oltre i 30 anni ovviamente vigilata e difesa da mammina e papino... ed è vano ricordare a sociologi e psicologi e cazzologi vari che, fino a pochi anni fa, a 16 anni si era già uomini con tutti gli annessi e connessi.

    Stiamo allevando una generazione di budini...

 

 
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