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  1. #1
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito Finalmente, professor Spaventa

    L’editorialista di Rep. scopre perché il declino non è mai esistito. Era ora


    Il professor Spaventa, in un editoriale su Repubblica, rileva che i dati di crescita del prodotto nazionale, delle attività industriali e dell’esportazione nel 2006 mostrano che l’economia italiana è in una ripresa non puramente congiunturale, ma strutturale. La crescita del pil del due per cento, nella sua composizione, fa vedere che negli anni scorsi il nostro apparato produttivo è riuscito a ristrutturarsi, così da essere nuovamente competitivo. Ne consegue che non è più tempo di incentivi: i due riguardanti la rottamazione e il cuneo fiscale possono bastare (o forse non erano neppure necessari). Ciò che ora occorre è lasciar fare all’economia, alleggerendo il carico delle imposte dirette: così da lasciare maggiori risorse alle imprese e ai cittadini, accrescendo le capacità di accumulazione e la domanda. Se, come ci sembra questo è ,in sintesi, quanto sostiene Spaventa, ne consegue che la tesi del declino della nostra economia, su cui sono corsi, in questi anni, fiumi di inchiostro, non era corretta. Aveva ragione il Foglio a sostenere che si stava scambiando per declino l’intenso processo di ristrutturazione che il nostro apparato produttivo stava attuando, sotto la pressione della nuova realtà internazionale, costituita dalla sfida asiatica e dalla partecipazione alla moneta unica, che non consentiva svalutazioni competitive e comportava un cambio alto. E appare errata l’impostazione del programma dell’Unione e quella della campagna elettorale di Prodi basata sulla premessa che il governo precedente aveva dato luogo al declino dell’economia italiana. E alla luce di queste considerazioni, risulta fuori squadra la manovra di finanza pubblica di Tommaso Padoa- Schioppa e Vincenzo Visco, basata sull’aumento della pressione fiscale e su interventi selettivi di rilancio dell’economia: una ricetta che è l’opposto di quella che ora risulta appropriata. Ed invece la riduzione delle imposte dirette, che il governo Berlusconi aveva programmato e parzialmente attuato, appare come la linea da proseguire nel futuro. Ma se le cose stanno davvero così, non vi era alcuna ragione di sostituire il governo Berlusconi, con uno che dovrebbe, ora, fare un’inversione di marcia e diventarne la brutta copia.

    il Foglio
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  2. #2
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    Se ti va un discorso serio ti dico che dal 2001 al 2005 c'è stata in Italia la crisi più grave e lunga dal dopoguerra. 5anni di stagnazione non si erano MAI visti. Ci sono stati anni in passato nei quali il PIL è persino calato, ma dopo il calo c'è stato il rimbalzo. In quei 5 anni no, andamento piatto, calo della quota di mercato italiano nell'export mondiale (mentre Francia e soprattutto germania aumentavano le loro quote nei mercati mondiali).
    Di fronte a ciò la politica del governo è stata quella di espandere la spesa, mantenendo i conti apparentemente in regola attraverso tutte le cosiddette manovre di finanza creativa.
    Ma nonostante questa espansione della spesa il PIL è stato stagnante.
    Non ci sono stati interventi atti a favorire le concentrazioni industriali ed a finanziare l'innovazioni. Le varie leggi Tremonti vennero utilizzate per tutto meno che per innovare.
    Nel quinquennio però le imprese, mentre ci si baloccava con le cazzate del protezionismo, hanno investito, si sono ingrandite, hanno delocalizzato, hanno agito sui costi e sono tornate forti. L'esempio più eclatante la FIAT, data per morta dal CDX durante il suo governo con un accanimento senza pari. Ricordiamo le stupidaggini dette all'epoca contro l'unica grande impresa italiana dagli esponenti del CDX o no?
    Oggi la situazione si presenta migliore; si apre un periodo di liberalizzazioni, che continuerà nonostante le proteste, si agisce sul cuneo fiscale per ridurre i costi, si torna all'estero con missioni importanti e lunghe (Cina ed India) volte a rilanciare la presenza dell'Italia nel mondo. Si lavora per risanare davvero i conti tornando ad avere un "rating" da debitore affidabile e solvibile. Poi ci sono le aspettative: l'economia si nutre di aspettative. Aspettative positive che inducono i consumatori a spendere di più, le imprese ad investire di più e ad esportare di più, i turisti a venire di più nel nostro paese, la borsa a salire in questi mesi come mai nel recente passato (vedi i grafici), il FMI e la Commissione Europea che plaudono ai miglioramenti ed incitano a proseguire nella strada del risanamento.
    Del governo precedente come sai non ho una buona opinione; la si può pensare come si vuole ma è certo ed assodato che aver dato la guida del governo ad un personaggio ingombrante e discusso come Berlusconi, nell'idea che avendo fatto il bene per le sue aziende avrebbe fatto il bene dell'Italia, non ha funzionato.
    Ne deduco che se con un qualunque Prodi le cose vanno meglio, non serve affidarci al cosiddetto "fuoriclasse". Possiamo lasciarlo lì dov'è a curarsi le sue aziende ed a godersi le sue ricchezze. Accontentandoci la prossima volta di mettere un politico "normale" a capo del Centro Destra (un Monti, un Casini, un Formigoni o persino uno scarso come Fini) affiancati da Ministri forti e competenti (un TPS, un Visco, un Bersani di destra). Ti assicuro che costui farà meglio del Silvio senza farci ridere dietro nel mondo per le sue gaffes e le sue fisime

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio Visualizza Messaggio
    L'esempio più eclatante la FIAT, data per morta dal CDX durante il suo governo con un accanimento senza pari. Ricordiamo le stupidaggini dette all'epoca contro l'unica grande impresa italiana dagli esponenti del CDX o no?
    la Fiat è grossa non grande e ha sempre pesato sulle medie imprese italiane,

    ed è stata lasciata al vecchio gruppo dirigente..
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    L’editorialista di Rep. scopre perché il declino non è mai esistito. Era ora


    Il professor Spaventa, in un editoriale su Repubblica, rileva che i dati di crescita del prodotto nazionale, delle attività industriali e dell’esportazione nel 2006 mostrano che l’economia italiana è in una ripresa non puramente congiunturale, ma strutturale. La crescita del pil del due per cento, nella sua composizione, fa vedere che negli anni scorsi il nostro apparato produttivo è riuscito a ristrutturarsi, così da essere nuovamente competitivo. Ne consegue che non è più tempo di incentivi: i due riguardanti la rottamazione e il cuneo fiscale possono bastare (o forse non erano neppure necessari). Ciò che ora occorre è lasciar fare all’economia, alleggerendo il carico delle imposte dirette: così da lasciare maggiori risorse alle imprese e ai cittadini, accrescendo le capacità di accumulazione e la domanda. Se, come ci sembra questo è ,in sintesi, quanto sostiene Spaventa, ne consegue che la tesi del declino della nostra economia, su cui sono corsi, in questi anni, fiumi di inchiostro, non era corretta. Aveva ragione il Foglio a sostenere che si stava scambiando per declino l’intenso processo di ristrutturazione che il nostro apparato produttivo stava attuando, sotto la pressione della nuova realtà internazionale, costituita dalla sfida asiatica e dalla partecipazione alla moneta unica, che non consentiva svalutazioni competitive e comportava un cambio alto. E appare errata l’impostazione del programma dell’Unione e quella della campagna elettorale di Prodi basata sulla premessa che il governo precedente aveva dato luogo al declino dell’economia italiana. E alla luce di queste considerazioni, risulta fuori squadra la manovra di finanza pubblica di Tommaso Padoa- Schioppa e Vincenzo Visco, basata sull’aumento della pressione fiscale e su interventi selettivi di rilancio dell’economia: una ricetta che è l’opposto di quella che ora risulta appropriata. Ed invece la riduzione delle imposte dirette, che il governo Berlusconi aveva programmato e parzialmente attuato, appare come la linea da proseguire nel futuro. Ma se le cose stanno davvero così, non vi era alcuna ragione di sostituire il governo Berlusconi, con uno che dovrebbe, ora, fare un’inversione di marcia e diventarne la brutta copia.

    il Foglio
    si come no, il declino era un'invenzione comunista.


  5. #5
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