Accanimento terapeutico
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Accanimento terapeutico
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Crisi di sistema
Leadership priva della necessaria maggioranza
Le consultazioni al Quirinale sono appena avviate, la crisi del governo Prodi a soli 281 giorni dal suo insediamento è giovane, ma c'è già chi pensa che dietro a questa si celi una crisi di sistema. Lo scrive ad esempio Massimo Franco sul "Corriere della Sera": "E' forte l'impressione di assistere alla crisi non soltanto di un governo e di una coalizione, ma del sistema che ha plasmato gli schieramenti negli ultimi dodici anni". Tanto è vero che la soluzione alla quale sta lavorando il capo dello Stato non è facile. La maggioranza apparirebbe determinata a indicare un nuovo incarico per Prodi. Da quello che leggiamo, il premier dimissionario sarebbe disponibile solo a condizione di un rafforzamento dei suoi poteri decisionali e c'è persino chi parla di un patto programmatico chiaro, cosa che sottintende che quello precedente, se c'era, non era tale. Ammesso che i partiti della coalizione fossero consapevoli di questo rafforzamento del premier, resta il problema dei numeri, che sono quelli che sono, soprattutto in Senato. Non tali da impedire un successivo incidente di percorso. E' chiaro che se Prodi partisse una seconda volta e scivolasse nuovamente, le condizioni del centrosinistra, oltre che quelle sue personali, sarebbero senza una speranza politica futura.
Può darsi che la coalizione si senta in grado di poter correre questo rischio: dubitiamo che il Capo dello Stato possa affidare un mandato in queste condizioni a cuor leggero. Sulla base delle dichiarazioni che sono state rese nel corso delle consultazioni al Quirinale, abbiamo sentito chi infatti sostiene che il presidente Napolitano vorrebbe vedere una maggioranza svincolata dai senatori a vita. Perché si verifichi questo, occorrerebbe un ampliamento della stessa verso settori di opposizione disponibili ad un rafforzamento. Anche questo è un problema politico, perché trovare singoli senatori che salgano su una barca che affonda quando altri sembrerebbero intenzionati a scendervi, è difficile, ma che addirittura una forza politica, per quanto possa essere piccola, si allei alla sinistra radicale, apparirebbe un'impresa ardua.
Ecco allora il timore di Franco prendere corpo perché l'attuale coalizione, così come disegnata, è insufficiente ed il suo allargamento impossibile. Per questo i repubblicani hanno pensato ad una proposta di larga intesa, che possa offrire un governo rappresentativo, un programma limitato, il rifinanziamento della missione in Afghanistan, il problema della legge elettorale. Ma questa è già una proposta che parte dalla convinzione che, sulla base delle due coalizioni dell'aprile scorso, non se ne cavi una maggioranza di governo, e che dunque occorra ripensare gli schieramenti. Un orientamento che parrebbe di buon senso, e che ha già trovato contrapposti i campanilismi ideologici dell'attuale bipolarismo. Se il Capo dello Stato dovesse prendere atto che oggi non ci sono le condizioni per le larghe intese e intendesse riaffidare l'incarico a Prodi, non si esclude che fra sei mesi le larghe intese siano più possibili. Se non altro per andare alle elezioni con un governo, magari tecnico, in carica.
E questa sarebbe davvero la crisi di sistema che pretenderebbe un nuovo ripensamento della politica italiana. Va annotato che questa nostra posizione trova dei riscontri anche in personalità del mondo della sinistra. Ad esempio nella riflessione che il senatore Emanuele Macaluso compie sul "Riformista". Egli ricorda che già ebbe modo di scrivere tempo addietro che "bastano due, tre senatori a rifiutare un voto di fiducia in qualsiasi momento per mettere in crisi la coalizione". Oggi Macaluso sostiene che "non basta un rabbercio della maggioranza per andare avanti", così come "riproporre la stessa laedership e la stessa linea politica è insensato: sarebbe un'avventura che non terrebbe conto né degli interessi generali del Paese né del logoramento cui sarebbero sottoposte le istituzioni". Inutile ricordare il lungo e comprovato sodalizio intellettuale maturato negli anni fra il senatore Macaluso e il presidente Napolitano. Può darsi infatti che il realismo politico porti il Capo dello Stato a compiere scelte diverse dal consiglio suggerito da un suo vecchio amico che non è fra i soggetti coinvolti nelle consultazioni, fra l'altro. Ciò non toglie che è fin troppo chiaro chi oggi sia in grado di vedere lontano e avanza la necessità di cambiare da subito lo scenario, ed i tanti che non riescono a guardare al di là del loro naso.
Roma, 23 febbraio 2007
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it
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