Una persona seria non vede solo le luci, ma anche le ombre, quali sono secondo voi i più gravi errori dei "nepoti di San Luigi" ?
il primo che mi viene in mente: l'abolizione dei Sedili


Una persona seria non vede solo le luci, ma anche le ombre, quali sono secondo voi i più gravi errori dei "nepoti di San Luigi" ?
il primo che mi viene in mente: l'abolizione dei Sedili
L'unificazione del Regno, con la cancellazione del plurisecolare Regno di Sicilia e con esso del più antico Parlamento d'Europa, fu la causa della profonda instabilità che trascinò il Paese in una successione di disordini che alla fine ne determinarono il crollo.
E' pur vero che la scelta probabilmente subita da Re Ferdinando (terzo, quarto e primo, che confusione), imposta dal Congresso di Vienna; rimane il fatto che è dalla Sicilia che sono partite tutte le rivolte, fino al fatidico 1860.
Aggiungerei una cosa, anche se so di andare a toccare un tasto sensibile per quelli che sono dalla mia parte: l'intransigenza della visione politica dei Borbone.
Essi non vollero trovare un compromesso tra la modernità che avanzava in tutta Europa e la tradizione, pur se sapientemente ravvivata.
Erano propensi al perdono, le pene per reati politici venivano spesso commutate, ma la tradizione cattolica e la centralità del Re rimanevano fuori discussione.
Abbiamo spesso detto tra noi che se Ferdinando II fosse stato meno indulgente la fine non sarebbe arrivata così tragicamente e oggi la situazione sarebbe migliore. Ma la transizione poteva essere rimandata, non evitata: tutte le monarchie che oggi sopravvivono in Europa dovettero a suo tempo trattare, accogliere le istanze liberali e progressiste, e oggi sono gli Stati meglio amministrati d'Europa. Ferdinando invece, piuttosto che cedere, lasciò in eredità al figlio una gigantesca polveriera.
Di Francesco II non possiamo non ammirare il coraggio e l'onore, ma oggi come oggi non ce ne facciamo granché...


Non vorrei errare, caro Vincenzo ma i Sedili vennero aboliti dai giacobini 1799.
la discussione è interessante. uN POCO DI AUTOCRITICA FA SEMPRE BENE.
Primo errore. La ricerca della neutralità in politica estera. Del borbone l'Austria diceva.
E tanto convinto a non voler nemici, che quando verrà attaccato non avrà amici.
Così fu.
Secondo errore.
Mi riallaccio alla visione di "Vanvitelli" Non capirono che la "modernità" non è il naturale scorrere del calendario , ma una visione del mondo e della vita che viene imposta da gruppi elitari ben consapevoli ed organizzati. Questi gruppi avendo acquisito il potere attraverso la via economica (gestione delle intermediazioni bancarie, signoraggio, invenzione della finanza....) misero come modello UNICO L'Inghilterra e convinsero tutti gli altri governanti (un poco con la cultura e un poco con la corruzione , un poco con la massoneria, un poco con i media di allora e molto con bombe e cannoni) che per stare al passo coi tempi bisognava rincorrere L'inghilterra (puntando ed investendo tutto sulla ricerca scientifica, l'evulozione tecnologica e la tecnica, a scapito dell'uguaglianza sociale, della crescita spirituale, della qualita della vita). Dandolo per scontato che chi volesse rincorrere l'Inghilterra doveva indebitarsi con loro.
Quello che non dissero e che il prezzo di quel debito era la perdita della sovranità popolare.
TUTTO QUESTO era inconcepibile ad un vero aristocratico dell'epoca, essi non potevano neanche concepirlo che un re avesse venduto la propria sovranità per estendere i propri domini. Se ci pensiamo bene, è meglio essere sovrani, ma davvero sovrani di 3 metri quadrati o essere re di vasti territori, ma per fare un ponte dover chiedere un prestito ad una banca e poi pagare, e far pagare al popolo, capitale più interessi???
Tutto questo i Borboni e la loro classe dirigente, gia venduti alla massoneria non vollero capirlo o non lo capirono affatto, quindi non presero le dovute contro mosse.
terzo errore. La ferma fiducia negli accordi internazionali usciti dalla controriforma.
Quarto errore. Non aver provveduto a "collocare" la borghesia dell'epoca.
Un modello alternativo all'economia liberale i borboni l'avevano e funzionava anche bene, come dimostrano i dati storici.
Il sistema economico dei borbone non prevedeva la schiavitù (come in inghilterra per le miniere scozzesi o come oggi dove gente che lavora "liberamente" 16 ore al giorno ricorda che anche gli schiavi di una voltà mangiavano insieme alla famiglia, loro no.) , non prevedeva il concetto di proprietà privata di stampo moderno (cosi come negli stessi anni ne denunciava la nascita Marx in Inghilterra) e non prevedeva neppure che il popolo fosse al servizio dell'economia , ma proprio il contrario (infatti si pagavano pochissime tasse). Questo sistema (altro che comunismo) funzionava relativamente bene, (tanto da dare fastidio ai liberali) ma non prevedeva le grosse speculazioni dei privati, la non responsabilita sociale delle industrie, la virtualità delle finanza, la proprietà privata antitetica ai bisogni sociali. In pratica non prevedeva il capitalismo moderno. Indi
Non si poteva spendere più di quello che si aveva (ed infatti si rallentarono le costruzioni ferroviarie, ed il piemonte ci superò) , non ci si poteva permettere un esercito di leva (la terra ha bisogno di braccia), non si poteva far crescere il potere della borghesia o della bassa aristocrazia, non si poteva far crescere il potere USURAIO delle banche (si ricordi che al banco di Napoli fu permessa l'apertura della filiale di Bari solo quando i banchi di pegno di quella citta lo consentirono - Non è proprio cosi ma l'importante è il principio-). Queste due classi sociali, che non potevano crescere (ma che non vennero annientate) furono le prime allettate dalle promesse massoniche e per prime passarono al nemico.
Quinto errore.
Non fecero la riforma agraria. Forse se non il più grave il più fatale di tutti, derivante da una formazione culturale sbagliata o da consigli inetressati, o semplicemente dalla politica sbagliata basata sulla troppa fiducia (e potere) della medio alta aristocrazia (laica ed ecclesiastica) . L'argomento sarebbe da approfondire, ma resta il fatto che non la fecero e i contadini videro in Garibaldi uno che l'avrebbe fatta (la terra ai contadini). Fu la prima grande bugia del risorgimento, ma una bugia che come tante altre funzionò bene.
Sesto errore.
Gli mancarono le palle di fare fuori un sacco di gente, soprattutto membri della famiglia reale (dovevano prendere ad esempio gli Stuart). Sia Prima del 1799, sia dopo la controriforma, sia nel 48. Erano a conoscenza della crescità della massoneria nella corte? Si ci sono i documenti che parlano.
Erano a conoscenza di chi era stato giacobino? Certo li hanno addirittura graziati.
In pratica si allevarono la serpe in seno, una serpe che nel momento giusto diede il suo morso velenoso e che i Borbone pur conoscendo, non estirparono a tempo. (Il camorrista liborio romano fu messo dai borbone a sindaco di Napoli, poi i savoia se lo tennero, dando in cambio della trancquillità più potere alle organizzazioni criminali- nasce la Camorra così come la conosciamo oggi)
Settimo errore.
Dopo la rottura diplomatica con gli inglesi, (Zolfi e ferdinandea) non si costruirono una dovuta protezione diplomatica internazionale (si torna all'errore n° 1)
Ottavo errore.
Troppa fiducia nel concetto di aristocrazia e poca nel patriottismo. Molta nel leggittimismo, poca sul senso di apparteneza. Troppo elittari, poco "moderni" A ben vedere si ritorna all'errore 2. In quanto per l'aristocrazia pre-rivoluzione francese il nazionalismo non era neppure concepibile. Per l'aristocrazia il nascere 10 metri prima o 10 metri dopo un luogo chiamato confine nazionale, non fa di un uomo, un uomo migliore, ne un uomo più o meno fedele a dei principi. Nella pratica pre-89 un uomo che crede in dei principi ed è disposto a battersi per essi è un uomo di cui fidarsi a prescindere da dove sia nato e della lingua che parla. Il germe sovversivo del nazionalismo, invece imponeva la coincidenza TOTALE fra etnia-cultura e cittadinanza, facendo di qualsiasi uomo nato 5 metri dopo il proprio confine un uomo cattivo. Ma soprattutto sterminando tutte le differenze interne a quei confini, per dimostrare che i "differenti" erano i cattivi per eccellenza. (Con Qusto principio in europa nasce il nazionalismo, nel mondo il razzismo positivistico su base scientifica)
I principi pre-99 però non prevedevano l'avvento delle masse in politica, ne il concetto di guerra totale fra popoli (erano sempre i guerrieri che si scontravano o gli eserciti , non le popolazioni) quindi con l'avvento della politica moderna (sempre voluta da quel gruppo elitario che governava l'inghilterra) quei principi vennero spazzati via.
nono errore.
Troppo ricchi e troppo poco armati.
nono errore bis- (argomento in via di studio)
Non concepirono l'economia moderna fondata sul debito, ne la forza della moneta come arma di ricatto politico, non nascondendo neppure che avrebbero voluto trarre ,dall'apertura del canale di Suez i dovuti benefici.
In Europa prima dell'euro ci fu gia una "moneta unica" voluta da Napoleone III ed il fatto che i Borboni che erano fra i più ricchi d'Europa non volevano sentirne parlare (soprattutto dell'argento)gli chiuse l'"amicizia" della Francia.
L'accordo sulla moneta unica in Europa si fece è durò dal 1867 al 1916 (Francia e Italia ne fecero parte)
decimo errore.
Persero e come ci insegna la storia "I vincitori hanno sempre ragione" e "Guai ai vinti".
I nostri antenati persero con loro, e da allora cercano di convincersi che nel 1861 si svolse una guerra, in realtà fu solo una BATTAGLIA.
"CHI NON SI ARRENDE NON HA MAI PERSO, CHI NON HA PERSO POTRA' SEMPRE VINCERE"
N.B. Mi rendo conto , dopo aver riletto, che gli argomenti trattati meriterebbero seri approfondimenti e soprattutto riscontri documentali, storiografici e bibliografici che non posso dare per ovvi motivi in questo post "frettoloso" . 'A disposizione per tutti quelli che vogliono approfondire.




Aldilà delle varie interpretazioni di carattere politico e non, a mio avviso l'errore più grande venne commesso dall'ultimo sovrano della dinastia, FRANCESCO II°.
Da napoletano qual'era amava troppo il suo popolo e vistosi circondato da traditori e liberal-massoni, come ben sapete, decise di salvare la sua dignità personale ed il suo onore ritirandosi con il suo esercito, fedele fino in fondo, a Gaeta. Tale mosse gli consenti un riscatto sul piano morale, ma in realtà consegnò le Due Sicilie nelle mani dei piemontesi invasori.
Cosa doveva fare?
Aspettare il ricchione dei due mondi alle porte di Salerno e sfidarlo in campo aperto come fu fatto sul volturno. La battaglia del I° Ottobre non diede nè un vinto nè un vincitore, ma consenti agli infami rossi di riorganizzarsi ed attendere la marmaglia dal Nord. Se essa si fosse svolta a Sud di Napoli tre erano le possibili conseguenze:
1. Sconfitta di Garibaldi e conseguitivo arresto e fucilazione.(più una bella tagliata di male piante)
2. Identico risultato sul volturno, con la differenza che era l'Armata di terra delle Due Sicilie a riorganizzarsi contro un esercito allo sfascio e non il contrario.
3. anche con una sconfitta sul campo si poteva sempre sperare in un riscatto dei cittadini napoletani.


Accettando questo preambolo , mi sembra che non ci fossero comandanti fedeli a Francesco II atti a raccogliere su di se il comando delle truppe " bianche" per operazioni belliche in difesa della monarchia .
Si parla spesso più dell'infedeltà , della massoneria e della fellonia degli ufficiali borbonici che della loro inettitudine al comando , alle gelosie ed alla pochezza tattica sui campi di battaglia .
Con le sole truppe fedeli non si poteva difendere il Regno da un'invasione corsara !
Per quanto riguarda la "resistenza" dei cittadini napoletani , certo sarebbero state scritte pagine splendide di eroismi , ma a quale prezzo ? e , con quale esito ?
Il Regno delle Due Sicilie era condannato alla scomparsa da tutte le nazioni europee e dagli Stati Uniti , forse solo la Spagna e la Russia ne erano fuori , ma il loro peso politico era quasi irrilevante .


UN RE GIOVANE E PATERNOIl Re - come ricorda il Nisco - rimase di sasso. Noi diciamo che il Re, se non avesse avuto "cuore paterno", avrebbe dovuto far fucilare all'istante, per alto tradimento, quel ministro e tutto il gabinetto, perché chiaramente il documento, pur dai ministri all'ultimo istante non sottoscritto, ne metteva in evidenza la collusione col Romano, che si esprime a nome di tutti. Il memorandum era stato cosí concepito perché il Romano si aspettava che tutti i suoi compari gettassero la maschera e ponessero il Re davanti al fatto compiuto. Al Re si erano aperti finalmente completamente gli occhi: "I traditori, pagati dal nemico straniero, sedevano nel mio Consiglio, a fianco dei miei fedeli servitori; nella sincerità del mio cuore non potevo credere al tradimento" (8 dicembre, da Gaeta, Manifesto ai popoli delle Due Sicilie). Il 1° settembre anche Pianelli, ministro della guerra, in collusione col Romano, consiglia al Re di abbandonare Napoli. Il Re chiede consiglio ai suoi esperti militari. Anche costoro sono dello stesso avviso. Il Re fa mettere tutto per iscritto. Subito dopo tutti i ministri danno le dimissioni e lo lasciano completamente solo con i gravissimi problemi del momento. Il tradimento è giunto all'atto finale, consummatum est. Il Re le accettò, ma li pregò di sbrigare gli affari correnti in attesa delle nuove nomine (Giornale costituzionale, 3 settembre). Il giorno dopo, dopo che un consiglio di generali ebbe dichiarato impossibile la resistenza al Garibaldi in quel di Salerno, il Re decise la partenza per Gaeta, per difendere il Paese, le ricchezze, l'onore, le case, la Patria. A don Liborio, al diabolico ministro, rivolse le ultime parole "don Libò , guardateve 'o cuollo", cioè se torno, ti faccio la festa. Qualcuno dei fedeli piangeva. Il Re rivolto a tutti esclamò : "Voi sognate l'Italia e Vittorio Emanuele, ma sarete infelici". E cosí è stato ed è. Appena partito il Re per Gaeta, 6 settembre, il nizzardo, avvisato dai soliti compari, cosí telegrafò da Salerno a don Liborio: "Sig. Ministro dell'Interno e della Polizia - Napoli - Appena qui giunge il Sindaco (il principe di Alessandria, ndr) e il Comandante della Guardia Nazionale di Napoli (De Sauget, ndr) (altri due traditori, ndr) che attendo, io verrò tra voi. In questo solenne momento vi raccomando l'ordine e la tranquillità, che si addicono alla dignità di un popolo, il quale rientra deciso nella padronanza dei suoi diritti. Il Dittatore delle Due Sicilie - Giuseppe Garibaldi" Ecco la incredibile, anche se in sintonia col personaggio, risposta del Romano: "All'invittissimo General Garibaldi Dittatore delle Due Sicilie. Con la maggiore impazienza Napoli attende il suo arrivo per salutarla il redentore d'Italia e deporre nelle sue mani il potere dello Stato e i propri destini. In questa aspettativa, io starò saldo a tutela dell'ordine e della tranquilllità pubblica. La sua voce, già da me resa nota al popolo, è il piú grande pegno del successo di tali assunti. Mi attendo ulteriori ordini suoi e sono con illimitato rispetto, di lei, Dittatore invittissimo, Liborio Romano." Quello scritto fu la pietra tombale che sancí, con la piú criminale delle impreveggenze e col tradimento piú becero, la morte delle Due Sicilie e l'inizio della tragedia del popolo duosiciliano. "Un popolo che esprime dal suo seno governanti di tale carattere...ministeriale non può andare incontro e non può essere "docile" che alla servitú, anche se il capo dello Stato ne difende l'indipendenza" (Renato Di Giacomo, Il Mezzogiorno dinanzi al terzo conflitto mondiale).
http://www.brigantaggio.net/briganta...o1.htm#giovane


...quindi, se di errori si tratta, quest'ultimi furono tutti dei traditori, visto che chi per una ragione e chi per un'altra, pensava di trarne vantaggio ma alla fine fecero una misera fine peggio di quella del Regno delle Due Sicilie!
Quale vantaggio alla fine?...Gli uomini della "Camorra" oggi muoiono ammazzati fra loro in mezzo alle strade come cani randagi!!


aver perso contro una banda di 1000 delinquenti
oggi potremmo avere questa bandiera.... anche col tricolore......